I paesi baltici hanno un territorio che è più della metà dell’Italia per una popolazione pari a quella del Piemonte. Tutti insieme NON hanno un solo caccia bombardiere. Ora ditemi come potrebbero invadere anche solo un piccolo pezzo di Russia. Surreale.
@allpablo1@robeian67@gianluspin@dariodangelo91 In più, sulle mine @kommander61 ha scritto circa due settimane fa su Substack un bellissimo approfondimento, di cui consiglio vivamente la lettura. Le mine sono tutt’altro che un bluff.
@allpablo1@robeian67@gianluspin@dariodangelo91 Aggiungerei che un conto è un attacco "indiretto" tramite mine un conto è un attacco "diretto" tramite droni. Le reazioni sarebbero differenti e gli iraniani lo sanno
@gianluspin@dariodangelo91 Ciao, il blocco deriva da due fattori principali: la riluttanza delle compagnie assicurative a coprire navi esposte anche solo al rischio potenziale di attacchi iraniani o scontri e secondo e principale fattore la presenza di mine nello stretto, che l’Iran può posizionare anch -
Una coppia unita civilmente ha chiesto di poter adottare un bambino all’estero.
Il Tribunale per i minorenni di Venezia ha esaminato la loro storia e le loro condizioni familiari. Questa la valutazione dei giudici: «Mostrano un legame molto solido e intenso (…) una coppia matura, equilibrata, traspare fiducia e stima nell’altro (…) caratterialmente sono l’opposto ma questo non li divide, piuttosto li integra».
Secondo il tribunale hanno le risorse per accogliere un figlio: stabilità, equilibrio, capacità di cura. Eppure la legge oggi lo impedisce.
Non perché manchino le condizioni.
Non perché non ci siano bambini che aspettano una famiglia.
Ma perché quella coppia è composta da due uomini.
Per questo il tribunale ha rimesso la questione alla Corte costituzionale: dovrà stabilire se una legge che esclude una coppia solo perché unita civilmente, e quindi composta da due persone dello stesso sesso, sia compatibile con il principio di uguaglianza della nostra Costituzione.
Se una famiglia è in grado di offrire amore, responsabilità e futuro, perché lo Stato dovrebbe impedirglielo?
In Italia passiamo giornate intere a commentare retroscena, sondaggi inutili, dichiarazioni dei politici, come se la politica fosse solo un grande talk show permanente. A volte una spruzzata di spread, altre un pizzico di transizione verde da bar. Nel frattempo, tolto qualche folle solitario, ignoriamo la variabile più lenta, più prevedibile e più implacabile di tutte: la demografia. È quasi ironico: i mercati temono l’incertezza, ma sulla struttura per età di un paese l’incertezza è minima. I giovani che non abbiamo oggi non compariranno tra 20 anni, e un paese che invecchia senza ricambio lo sappiamo già, oggi, che tipo di rischio porterà domani.
Una demografia sfavorevole, se non incorporata esplicitamente in ogni scelta politica, diventa un amplificatore di rischio paese. Non è solo “meno nascite” o “più anziani”: è la progressiva perdita di diversificazione dei rischi. In statistica parliamo di comonotonia quando le variabili si muovono tutte nella stessa direzione: ecco, l’Italia sta lentamente subendo questo. Meno forza lavoro significa meno crescita, meno investimenti, meno innovazione. Più anziani significa più spesa pensionistica e sanitaria, più debito, meno margini di manovra (e già ne abbiamo pochi). La fuga dei giovani qualificati riduce la produttività e il dinamismo imprenditoriale. Presi da soli, sono problemi forse gestibili; insieme, su uno sfondo demografico cupo, diventano un’unica traiettoria coerente verso l'abisso.
In un paese anziano, poco dinamico e molto indebitato, gli shock non colpiscono più comparti isolati: creano una crescente dipendenza di coda. Uno shock sanitario pesa di più su una popolazione anziana e si traduce subito in più spesa, più debito, meno crescita. Uno shock finanziario si scarica su conti pubblici fragili. Uno shock energetico erode competitività e base industriale. Gli eventi estremi diventano meno rari e fanno cluster: se qualcosa va storto, tende ad andare storto tutto.
La risposta politica, però, è disallineata rispetto alla durezza dei numeri. Invece di una strategia coerente e di lungo periodo, ci si rifugia in misure simboliche: bonus bebè che non cambiano le decisioni di fertilità di nessuno; qualche asilo in più, utile ma un pannicello caldo se non è parte di un disegno massiccio di conciliazione tra lavoro e famiglia (e quindi di più donne e NEET che lavorano). Nel frattempo, l’immigrazione viene trattata come emergenza o slogan, non come una leva strutturale da governare con serietà e continuità.
Se parliamo di soluzioni di medio periodo, l’orizzonte dovrebbe essere almeno trentennale. Non basta incentivare le nascite, va reso meno costoso, meno rischioso e meno penalizzante avere figli in termini di carriera e reddito. Serve una politica della famiglia stabile e non ciclica, un sistema esteso e accessibile di servizi, un mercato del lavoro che non punisca maternità e paternità, pensioni sostenibili, un’immigrazione selettiva ma integrata che copra parte della forza lavoro mancante, e investimenti seri su scuola, università e formazione per formare e attrarre capitale umano. È un lavoro paziente, misurabile, che mette la demografia al centro dei modelli di bilancio, di welfare e di politica industriale, non in una nota a piè di pagina.
L’Italia non rischia un futuro declino demografico, è già dentro una spirale di comonotonia. Non si tratta di se ma di come e quando la combinazione di demografia, debito, bassa crescita e fragilità istituzionale si manifesterà in termini di eventi estremi. La demografia non è una tragedia inevitabile, ma una struttura numerica che impone vincoli duri alle scelte future. Ignorarla non la rende meno vera. Semplicemente, sposta il conto in avanti, accumulando rischio.
Finché continueremo a costruire politiche cieche alla struttura dinamica della popolazione, non avremo un problema di sfortuna storica, ma di matematica elementare. E la matematica, quando la si ignora per troppo tempo, presenta sempre il conto con interessi di mora.
Dopo le sanzioni americane, India e Cina sospendono le importazioni di petrolio da Rosneft e Lukoil.
La situazione è estremamente fluida, ma in ballo ci sono decine di miliardi di dollari l’anno.
Cina e India comprano il 60% di tutto il petrolio esportato da Mosca.
Crisi balneare: ma davvero qualcuno pensava che l’Italia potesse essere una “superpotenza turistica”?
Prima di riempire le spiagge, l’Italia del dopoguerra ha costruito industrie, strade, infrastrutture strategiche, creato milioni di posti di lavoro e - di conseguenza- aumentato il potere d’acquisto e la capacità della domanda interna.
Se smantelli l’intero sistema produttivo e lasci soltanto ombrelloni a 50€ e frise gourmet che cazzo pretendi? Ma veramente qualcuno credeva a questa sesquipedale stronzata?
🇮🇹 Il ventennio perduto.
In vent’anni, tra alterne fortune, le economie di Germania, Francia e Spagna sono cresciute tutte del 15%.
L’Italia è l’unico grande paese UE ad aver solo recuperato ciò che aveva perso nel corso della crisi del debito.
De quoi mettre à l’abri financièrement l’ensemble de sa population.
La capitalisation du fonds, qui atteint 1 700 milliards de dollars, représente environ 3.6 millions de couronnes pour chaque citoyen (enfants inclus), soit l’équivalent de 300 000 euros.
Il n’est donc pas surprenant que la Norvège figure parmi les pays où les habitants sont les plus heureux au monde.
[9/11]
🥇 Une stratégie payante puisque le fonds souverain Norvégien est le plus gros fonds étatique au monde !
Pour la première fois, sa valeur a franchi les 20 000 milliards de couronnes, ce qui correspond à 1 700 milliards d’euros.
Sa valeur n’était pourtant que de 23 milliards d’euros en 1998.
[7/11]
Questa cosa della cittadinanza a Milei è ridicola.
Mentre Milei liberalizza il servizio taxi il governo italiano tenta di uccidere gli NCC per difendere la corporazione dei tassisti
Landini e i suoi compari della CGIL sono tra i grandi colpevoli del declino del paese in merito al tema del lavoro. Chi li difende è parte del problema.
Qualche numero sul caso Stellantis:
- dal 1990 al 2019 su dieci miliardi di investimenti di Stellantis ben quattro sono soldi pubblici (aiuti di Stato).
- Sono stati spesi 887 milioni per la cassa integrazione negli ultimi dieci anni.
- negli ultimi quattro anni, a fronte di 23 miliardi di dividendi erogati agli azionisti (3 miliardi sono finiti in tasca a Exor), i dipendenti sono scesi dai 52.700 di gennaio 2021 a 42.500 del dicembre 2023
- Tavares riceveva uno stipendio annuo di circa 40 milioni di euro
- Negli anni '70 la produzione di auto a Mirafiori era di 700mila unità, nel 2023 di meno di 86mila.
- prima delle nozze tra Fca e Psa il Copasir denunciò il rischio deindustrializzazione ma il Conte bis rimase indifferente. Nb: all'inizio del Duemila la Fiat aveva in Italia circa 75mila dipendenti.
E a proposito di Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi è corso ai cancelli di Pomigliano al fianco dei lavoratori:
Fca e Psa raggiungono l'accordo per la fusione il 18 dicembre del 2019. Il giorno dopo, in un’intervista a La Stampa, l’allora premier Conte brinda al matrimonio che “può segnare la nascita di un importante polo per l'innovazione e lo sviluppo, con effetti benefici per il resto dell'economia europea e nazionale". Il 16 gennaio 2021 si completa la fusione e nasce Stellantis. Lo Stato francese è azionista assieme alla famiglia Peugeot con il 7%, ma pesa (a livello politico e strategico) più della Exor degli Elkann. Sul fronte italiano invece in quei mesi cruciali si è dormito. A Palazzo Chigi c’era il governo giallorosso Conte bis (durato dal 5 settembre del 2019 al 13 febbraio 2021) , al Mef c’era Roberto Gualtieri del Pd e al Mise l’allora ministro grillino Stefano Patuanelli. Il 23 gennaio 2021 in un’intervista a Le Figaro lo stesso Elkann dichiara che il ministro Le Maire ha sostenuto molto, insieme al suo omologo italiano, Patuanelli, la nascita di Stellantis".
(Piccolo memento anche su Maurizio Landini: è lo stesso Landini che si girò dall’altra parte quando ci fu la possibilità di far entrare un rappresentante del sindacato nel cda del gruppo nei mesi della fusione (2020-2021) Peugeot-Fca. Perdendo così l’occasione di avere voce in capitolo nel luogo deputato a prendere e ratificare le principali decisioni per la vita dell’azienda).
Perché al sud una giornata di degenza costa il triplo che al nord?
Tra le Aziende ospedaliere, al Papardo di Messina il costo giornaliero di una degenza arriva a 1031,6 euro. Va poco meglio al San Pio di Benevento con 1 suoi 915,3 euro al giorno. Una differenza netta rispetto al Santa Croce e Carle di Cuneo dove si spendono 413,2 euro. Ancora più marcate le differenze se si prendono in esame le Aziende ospedaliere universitarie: al Luigi Vanvitelli di Napoli si sfiorano i 1.400 euro di costo giornaliero, oltre il triplo rispetto ai 400,3 euro del Policlinico San Matteo di Pavia. Come detto tante volte, non è un problema di quanti soldi si mettono nel sistema sanitario, ma di come si spendono. Occorre procedere rapidamente con la lotta agli sprechi che, in alcune realtà del sud, fanno lievitare i costi. Oltretutto a costi maggiori non corrisponde una maggiore qualità delle cure e dell’assistenza.
I'm a South Korean journalist based in New York City. This is a thread about what's happening in South Korea right now after the president declared emergency martial law.
La Spagna potrebbe regolarizzare 900.000 stranieri irregolari nel corso dei prossimi tre anni.
Chi critica queste misure spesso ignora del tutto che l'attuale governo italiano sta regolarizzando almeno 490.000 migranti irregolari nel corso di tre anni.
Un grande sdeng.