Continuo a mangiarmi le mani pensando che avevamo nella stessa squadra: Osimhen, Kvara, Zielinski, Anguissa integro, Rrahmani e Lobotka ancora under 30.
E il folle Padrone cosa pensa bene di fare?
Chiamare Garcia, prendere Natan al posto di Kim e a gennaio prendere Mazzocchi e Ngonge.
Uno spreco di talento quell'anno.
Il peccato originale.
💰#Napoli, il #BayerLeverkusen ha già raddoppiato il cartellino di Miguel #Gutierrez: il terzino spagnolo dopo il grande inizio di stagione viene valutato 60/70 milioni di euro, la #Juventus ha chiesto informazioni.
@fussball_news
🔵 | Giuntoli alla @Gazzetta_it: “Gli stavamo dietro da tanto tempo. Poi scoppia la guerra e penso: 'Magari costa un po' meno ora'. Poi vedo che non lo prendeva nessuno e penso: 'Magari ha qualche problema...'. Dopo la guerra ha fatto calare un po' il prezzo. Ci si mosse per tempo, era marzo. Quando ho capito che riuscivo a prenderlo lo feci vedere a Luciano Spalletti e lui pensava che non riuscissimo a prenderlo. Il giorno dopo Kvara era arrivato in Italia e gli dissi di andare a suonargli il campanello di casa”
❌ #Napoli, Aurelio #DeLaurentis ha mentito di nuovo per il centro sportivo: non c’è assolutamente accordo tra le due parti coinvolte, anzi c’è una netta differenza economica tra la richiesta e la proposta economica.
@mattinodinapoli
🏹 #Napoli, il presidente del #Besiktas sfotte e ringrazia #DeLaurentis: “L’agente di Vincenzo #Italiano durante il primo incontro ci disse: “stiamo chiudendo con il #Napoli”, poi alla fine è venuto da noi, devo ringraziare #DeLaurentis che ha preso #Allegri”.
Diego Armando Conte.
A volte basta ascoltare Aurelio De Laurentiis per capire, per contrasto, quanto sia stata particolare la presenza di Antonio Conte a Napoli.
Dopo l’ennesima intervista odierna del patron, tra progetti, centro sportivo, stadio, futuro del club e riflessioni sul calcio italiano, mi è tornata in mente una cosa che forse non abbiamo compreso fino in fondo mentre la stavamo vivendo: la potenza di Antonio Conte non è stata soltanto quella dell’allenatore, ma quella dell’uomo capace di entrare nel sistema Napoli e di creare un equilibrio nuovo.
De Laurentiis è una figura difficilmente catalogabile nella definizione tradizionale di presidente. Negli anni ha parlato di tutto: mercato, allenatori, calciatori, procuratori, istituzioni, Serie A, UEFA, FIFA, stadi, infrastrutture. Ha costruito una società vincente, ma anche rapporti e contrapposizioni praticamente in ogni ambiente del calcio. È il suo modo di essere. Una presenza costante, fortissima, spesso protagonista anche oltre i confini della semplice proprietà.
Poi è arrivato Conte.
E, forse per la prima volta, c’era qualcuno abbastanza forte da non farsi inglobare da quella personalità.
Conte non aveva bisogno di essere presidente, direttore sportivo o dirigente. Gli bastava essere l’allenatore. Ma voleva esserlo fino in fondo. La squadra, lo spogliatoio, la preparazione, la disciplina, le esigenze tecniche e la responsabilità dei risultati erano il suo territorio. E proprio perché si prendeva tutto quel peso sulle spalle, pretendeva che quel territorio rimanesse suo.
È qui che, secondo me, si trova la vera particolarità del rapporto con De Laurentiis.
Conte non lo ha combattuto. Non lo ha ridimensionato. Non ha cercato di sostituirsi a lui.
Lo ha semplicemente costretto, attraverso la propria autorevolezza, a fare il presidente.
De Laurentiis aveva la società, le strategie, i conti, gli investimenti, le infrastrutture, il business planning e la visione imprenditoriale. Conte aveva il campo. E per una volta due personalità enormi sembravano avere un confine molto chiaro davanti a sé.
Il risultato lo conosciamo: uno Scudetto, una Supercoppa e due qualificazioni in Champions League.
Ma forse oggi, a qualche mese dalla separazione, possiamo comprendere meglio quanto quella presenza fosse importante anche al di fuori del campo.
Perché De Laurentiis è tornato a parlare di tutto. Ancora una volta progetti, stadio, centro sportivo, futuro, sistema calcio, istituzioni, idee e confronti. Nulla di nuovo, sia chiaro: è il suo modo di essere presidente. Ma proprio per questo viene spontaneo chiedersi quanto, durante l’esperienza Conte, quella enorme presenza fosse stata naturalmente contenuta da un uomo che non aveva bisogno di lasciare nemmeno un centimetro del proprio territorio.
Ed è qui che nasce il paradosso.
Forse Conte è stato uno dei pochissimi uomini capaci di accrescere De Laurentiis proprio perché non ha mai cercato di prenderne il posto.
Gli ha lasciato il suo potere e ha difeso il proprio.
Gli ha permesso di essere più presidente perché lui si assumeva completamente la responsabilità di essere allenatore.
Non un antagonista.
Un contrappeso.
E forse questa è stata la sua vittoria più importante.
Perché un grande presidente non deve necessariamente occuparsi di tutto: deve avere la forza di affidare il proprio club a uomini abbastanza autorevoli da poter esercitare il loro potere senza essere schiacciati dal suo.
Conte, a Napoli, forse è stato esattamente questo.
Un uomo capace di stare accanto ad Aurelio De Laurentiis senza farsi schiacciare dalla sua personalità e senza avere bisogno di combatterla.
E oggi, ascoltando l’ennesima intervista del patron, questa cosa mi sembra ancora più evidente.
Forse certe dinamiche si comprendono davvero soltanto quando una persona non c’è più.
Questa era la riflessione che avevo dentro e che volevo condividere con voi, dragoni.
Buonanotte a tutti.