para mí la gente de twt es la de su foto de perfil, no importa si es la foto de un famoso, de un personaje de anime o hasta de un perro con chanclas, para mí ese eres tú
Il vino: il nettare della stupidità o l’anestesia sociale?
Ma vi siete mai chiesti seriamente a cosa serve il vino? Passiamo ore a parlare di "sentori di frutti rossi", "note di cuoio" e "retrogusto persistente", investendo soldi e tempo in un liquido che, alla fine dei conti, è solo frutta andata a male con un po’ di alcol dentro.
L’essere umano è l’unico animale così stupido da trasformare un veleno in un culto.
Ecco perché lo "assaporiamo" con tanta convinzione:
Per non guardare la realtà: Il vino è la nebbia che usiamo per coprire lo schifo giornaliero. Ci serve a dimenticare che nel 2026 i diritti sono a pezzi, che le auto dei disabili vengono sequestrate e che lo Stato ci pignora pure l'aria.
Per sentirci "colti": Niente gonfia l'ego quanto far roteare un calice e sparare aggettivi altisonanti davanti a una tavola imbandita, mentre fuori il mondo crolla. È la versione liquida del politico che ride: un modo per sentirsi parte di un'élite mentre si è solo schiavi di un vizio.
Il business dell'illusione: Ci hanno venduto la storia della "tradizione" e della "cultura" per giustificare prezzi folli. Paghiamo oro per un’illusione che dura il tempo di una sbornia, mentre i servizi essenziali diventano un lusso.
Assaporare il vino non è un atto di civiltà, è la prova suprema della nostra idiozia: cerchiamo la bellezza in una bottiglia perché non abbiamo il coraggio di costruirla nella società. Brindiamo al nulla, mentre intorno a noi tutto va allo sfascio.
Forse, se smettessimo di guardare il fondo del bicchiere, vedremmo finalmente quanto è profondo il baratro dove stiamo cadendo.
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