La probabilità che questo avvenga è bassissima.
Anche se i nazifascisti di @AfD lo gridano ai 4 venti, un po’ come le idiozie di @RoVannacci
Vediamo alcuni fatti
1. USCIRE DALL’EURO
La Germania vive di export. Nel 2025 ha esportato merci per circa 1.570 miliardi di euro: 876,5 miliardi verso l’UE e 609,6 miliardi nella sola eurozona.
Con un nuovo marco, molto probabilmente più forte dell’euro residuo, auto, macchinari, chimica e beni tedeschi diventerebbero più cari all’estero. ZDF lo scrive chiaramente: una D-Mark più forte ridurrebbe la competitività tedesca e potrebbe perfino spingere imprese a trasferire produzione.
Poi arriva il piccolo particolare che nei comizi sparisce: depositi, mutui, debito pubblico, obbligazioni, crediti e contratti internazionali. In che valuta vengono convertiti? A quale tasso? E quelli regolati dal diritto straniero?
Pensare che una delle maggiori economie finanziarie del pianeta cambi moneta senza shock è roba da ubriachi.
2. USCIRE DA SCHENGEN E “CHIUDERE LE FRONTIERE”
La Germania confina con NOVE Stati ed è il grande nodo industriale e logistico dell’Europa.
Controlli permanenti significano camion in coda, tempi di consegna maggiori, più scorte, più costi e meno just-in-time. Esattamente ciò di cui ha bisogno l’industria tedesca già in difficoltà.
Una simulazione Prognos/Bertelsmann stimava per la Germania 77-235 miliardi di minore crescita cumulata in dieci anni con il ritorno permanente dei controlli interni.
È uno studio del 2016, quindi non una previsione sul 2026: serve a capire l’ordine di grandezza.
E circa 400.000 lavoratori transfrontalieri entrano in Germania per lavorare. La “fortezza Germania” finirebbe così per mettere sabbia negli ingranaggi delle stesse aziende tedesche.
3. E USCIRE DA SCHENGEN NON BASTA
Qui arriva il cortocircuito giuridico.
Schengen riguarda soprattutto l’abolizione dei controlli alle frontiere interne. La libera circolazione dei cittadini europei deriva invece dal diritto UE.
Quindi se “chiudere le frontiere” significa davvero impedire stabilmente l’ingresso anche agli europei, non basta Schengen: devi entrare in rotta di collisione con l’Unione stessa.
Ed eccoci allo scenario finale: DEXIT.
L’Institut der deutschen Wirtschaft ha simulato cosa accadrebbe se la Germania seguisse una traiettoria tipo Brexit:
PIL reale dopo 5 anni: -5,6%.
Circa 2,5 milioni di posti di lavoro a rischio.
690 miliardi di produzione cumulativamente perduta.
Non è una profezia, è una simulazione economica. Ma rende perfettamente l’idea del rischio.
Gli scenari diventano quindi tre.
Scenario “leggero”: nuovo marco + frontiere = meno competitività, più costi e meno investimenti.
Scenario grave: crisi dell’industria esportatrice, produzioni spostate fuori dalla Germania, occupazione sotto pressione.
Scenario estremo: euro-exit + scontro sul mercato unico e libera circolazione → Dexit e recessione auto-inflitta.
AfD pretende insomma di “salvare la Germania” colpendo proprio le strutture che hanno fatto ricca la Germania: mercato unico, catene produttive continentali, libera circolazione e moneta comune.
Un capolavoro di ignoranza. Tipico dei nazi-fascisti
FONTI USATE
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https://t.co/aJyPOh2HaJ
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https://t.co/E3SFMtqwJh
https://t.co/xGy0qf0Ut1
@StDallaNora@VeroDeRomanis@LaStampa Con la differenza di non avere una banca centrale solida, come la BCE. Non vedo somiglianze, piuttosto le vedo con l'Italia e la lira.
@StDallaNora@VeroDeRomanis@LaStampa Ah certo con la monetizzazione del debito e via come l'Argentina. Per il "debito buono" (famosa espressione di Draghi) bisogna essere in grado di farlo diventare appunto buono.
Mio art @LaStampa
Europa bersaglio perfetto. Ora è il turno di Vannacci. I suoi attacchi, però, solo gli stessi delle altre forze politiche
1) destra contro euro: eppure e’ un successo e ci dà sovranità
2) sinistra contro le regole di bilancio : eppure proteggono i più deboli
@StDallaNora@VeroDeRomanis@LaStampa Il punto 1) è autoevidente... Pensava di affrontare la crisi del debito sovrano (2011 e seguenti) con la lira, facilmente attaccabile da speculatori?
Punto 2) è semplice da capire: nuovo debito=peso sulle spalle dei cittadini, indovini quali ne risentono di più? Poveri o ricchi?
@Pendolare148@monacelt E di questo ne sono contento... Ma il solo fatto che il caporalato (o schiavismo se preferisci) sia così diffuso ti dimostra come il settore sia poco incline all'automazione
@Pendolare148@monacelt La corrispondenza fra le due cose non è collegata ad una eventuale remigrazione. Semplicemente verrebbero sostituiti da altra manodopera a basso costo. L'automazione del settore è un tema, ma non è collegata alla eventuale remigrazione, ma agli incentivi a iniziarla
@Pendolare148@monacelt Non lo conosco direttamente il settore ma di certo non è un allevamento di maiali o una coltivazione di pomodori che prova la tendenza all'innovazione di un settore
@Pendolare148@monacelt Quello che sostieni (basta schiavi) è sacrosanto ma la tua soluzione (più automazione) è solo una parte (piccola) della risposta, e, se funzionale a sostenere remigrazione, diventa una favoletta per allocchi
@Pendolare148@monacelt No inizialmente non l'avevo visto, ma dopo averlo visto non cambia la mia idea. Perché
1. I pomodori sono solo una delle coltivazioni e non per tutte esistono macchine così
2. Oltre all'acquisto iniziale devi metterci manutenzione e formazione operatori
@Pendolare148@monacelt Eh sì ce li vedo frotte di "imprenditori" agricoli ad investire nell'automazione per vederne un ritorno anni dopo... Bella storiella
@Apocalypsevax@AndreaM72716965@Semprepronto5 Basta guardare i dati su quali sono le economie più sviluppate e quali meno e vedere dove sono quelle che si basano unicamente sulle materie prime
@Apocalypsevax Non capisco perché si sia passati sul piano personale. Le assicuro che, visto anche la mia professione, sono ben contento quando non ho nemici da cui difendere la Patria. Continuerò comunque a seguirla, pur non condividendo molto delle sue opinioni, perché voglio orizzonti aperti