Conte è stato l’unico uomo sulla faccia della terra a far star zitto un megalomane figlio di puttana con la sindrome di Napoleone.
L’unico allenatore in grado di far vincere uno scudetto a Mazzocchi.
Criticato, abbandonato dai suoi tifosi.
Ora è tardi, godetevi Allegri.
Allenatore che mette un difensore in più per accumulare giocatori nella propria area e svuotare i fianchi, allenatore che subisce gol.
5 settembre del 2026 e c'è chi ancora non lo capisce.
Come buttare una partita, a lezione da Massimiliano Allegri.
Cambi e letture da calcio anni 90 (la sua epoca): fuori gli attaccanti per mettere difensori contro una squadra che già ti stava bloccando dietro
Che allenatore di merda che sei
E stiamo a 2 partite così
Finché diremo "ripartiamo da questo elemento positivo" evitiamo di affrontare i problemi. Oggi il #Napoli la perde in panchina. E non tanto per le scelte tattiche di Allegri (comunque discutibili), bensì per la differenza tecnica dei cambi. Serve una profonda riflessione su un mercato che inizia a presentare il conto.
Lasciatemi fare solo una brevissima riflessione su Rasmus Hojlund: attaccante coi controcazzi che può essere considerato mediocre solo da chi il pallone lo guarda con due bende sugli occhi.
#InterNapoli
Ci sono club che si tifano.
E poi c'è il Napoli.
Il Napoli non è una squadra di calcio. È una madre. È la terra che ti ha visto nascere. È il profumo di casa. È la lingua che parli. Sono le radici che ti riportano sempre lì, anche quando sei dall'altra parte del mondo.
Per milioni di persone il Napoli non è un passatempo.
È appartenenza.
Da cento anni attraversa famiglie intere. I nonni lo hanno raccontato ai figli. I figli lo hanno consegnato ai nipoti. Generazione dopo generazione, senza mai spezzare quel filo invisibile che lega un popolo ai suoi colori.
Presidente De Laurentiis,
a lei va riconosciuto un merito immenso. Ha restituito credibilità al Napoli. Lo ha riportato dove merita di stare. Ha costruito una società solida, rispettata e vincente. Programmare è giusto. Amministrare con intelligenza è giusto. Proteggere il futuro del club è giusto.
Ma ci sono giorni in cui il cuore deve pesare quanto i numeri.
E il centenario è uno di quei giorni.
Perché una passione così non può vivere soltanto di equilibrio. Ha bisogno anche di coraggio. Di fuoco.
Questa gente non chiede l'incoscienza.
Chiede un sogno.
Completi questa squadra. Le dia quell'ultima scintilla che può trasformare una grande stagione in qualcosa di eterno.
Perché il Napoli, per noi, non è un'azienda.
È casa.
È la nostra terra.
È la nostra mamma.
E una mamma, dopo cento anni d'amore, merita di essere guardata negli occhi e sentirsi dire una sola cosa:
Facciamola sognare ancora.
Buon compleanno, Napoli.
100 anni di radici. 100 anni di appartenenza. 100 anni d'amore.
Forza Magico Napoli Vinci Per Noi.
Ancora.
Ancora ,
@ADeLaurentiis .
ANCORA!
🔹✍🏻⚽️🕴️
(Video : @CalcioNapoli24 )
Nel salutare a voi tutti do questa mia ultima risposta.
Perché il Napoli è cresciuto molto più di quanto in realtà è.
Ha dato per strutturale qualcosa che invece era figlio di momenti, intuizioni e singoli cicli tecnici.
Non ha ancora una cultura calcistica continuativa da élite europea. Ogni volta riparte quasi da zero: cambia idee, riferimenti, uomini, metodologie. E quando trovi un allenatore forte, invece di costruirgli attorno un ecosistema stabile, spesso si arriva al punto di rottura nel momento più alto.
I grandi club consolidano principi. Il Napoli invece negli anni ha consolidato soprattutto picchi emotivi e tecnici. Bellissimi, fortissimi, ma non continui.
Per avere un ciclo vero non basta vincere o giocare bene due anni. Serve una struttura che sopravviva anche agli allenatori. E il Napoli, ad oggi, non ce l’ha ancora del tutto.
A domani.
🧢⚽️🕴️🕷️
@ArmandoAreniell Ti seguo sempre.
Rinnovo i complimenti per il tuo straordinario lavoro come sempre e per la tua professionalità.
Parlo da tifoso malato del napoli il quale si gasò con te 2 anni fa quando tu fosti il primo a dare notizie su Conte a Napoli.
Vai avanti così, tanta stima per te!
C’è un altro aspetto molto importante che fa capire l’importanza e l’autorevolezza di un personaggio come Antonio Conte, e che distrugge sempre, con i fatti, ogni discorso fatto in prefazione, a ritroso, nel presente, nel futuro o nel passato: vederlo soprattutto in comparazione con altri suoi colleghi e competitor.
Prendete coach Massimiliano Allegri: senza nessuna competizione, tra un po’ esce dalle zone importanti e mette a rischio quasi qualsiasi futuro. A differenza di Antonio, che già nel primo anno in un ambiente nuovo va primo in classifica e chiude con la miglior difesa d’Europa.
Senza parlare di coach Luciano Spalletti, un coach che per idea di gioco amo e amerò finché avrà voglia di allenare, che seppur da subentrato e da favorito distrugge completamente il futuro prossimo juventino, perché in termini economici questo scivolone sarà decisivo per il futuro senza introiti.
O lo stesso Gian Piero Gasperini, altro grande allenatore, che anch’egli non sa neanche come abbia fatto ad arrivare là.
Antonio Conte, in una stagione allucinante, a differenza di questi, non ha mai subito la pressione, le critiche e mai, e dico mai, ha messo in dubbio il suo obiettivo o l’obiettivo del club.
Il SSC Napoli è secondo in classifica perché nulla è scontato. Come non è scontato battere un Pisa già retrocesso. Come abbiamo potuto vedere con Spalletti tra Lecce e Fiorentina, senza citare Allegri o Gasperini che ne hanno combinate di ogni.
La gente deve imparare a capire che in ogni settore, anche se fai il garzone e porti un caffè, per performare devi essere un grande lavoratore. Devi pesare. Devi credere nelle tue qualità e nelle tue strategie, qualsiasi esse siano.
E non è per niente scontato quando guadagni 10 milioni all’anno e ne devi garantire 100 a qualcun altro.
È lì dentro che dovreste buttarvi: nel provare a portare sette caffè in un solo vassoio sotto il sole senza ribaltare tutto.
Provateci.
Provate a migliorare le vostre vite. Testatene il sacrificio e le difficoltà che ci sono, e poi forse potrete realmente capire chi è o cos’è Antonio Conte.
Altro che “bel gioco” o non “bel gioco”. Antonio Conte è uno status.
Antonio Conte, come vi ho scritto in un altro pezzo, è un naso profumiere destinato a restare addosso. Antonio Conte è Dominique Ropion.
Non è una copia sbiadita o, peggio ancora, uno che dura cinque minuti, magari come Vincenzo Italiano o chi per lui.
FNVPN 🧢
@_FCAST7 Onore a te, Frank, per queste parole.
Posso solo che appoggiare questo tuo pezzo, anche perché, e non scherzo, Antonio Conte è, è stato e sará sempre il mio esempio di vita(Aldilà dello sport e del calcio). Forza Napoli sempre e per sempre 💙
Nel calcio italiano esiste un fenomeno quasi patologico: più una figura domina, più cresce il bisogno di ridimensionarla. Non di comprenderla. Ridimensionarla. Ed è ciò che accade con Antonio Conte.
Conte non genera semplici opinioni: genera fastidio, tensione, reazioni emotive. Perché obbliga tutti ad uscire dalla mediocrità. E allora parte il copione: “troppo duro”, “superato”, “ingestibile”, “finito”. Sempre gli stessi slogan.
La verità è che molti non lo comprendono: lo soffrono.
Perché rappresenta meritocrazia feroce, disciplina, responsabilità totale. Elimina alibi. E quando spariscono gli alibi emergono limiti e superficialità.
Conte non arriva per adattarsi ad un ambiente. Arriva per trasformarlo. La sua idea di calcio è ossessione competitiva, controllo mentale, cultura del lavoro. Ed è questo che crea paura in un calcio che spesso preferisce narrazione e comfort alla sostanza.
Poi però arriva la realtà: i risultati. E SSC Napoli lo dimostra. Trofei, Champions, crescita, mentalità, credibilità ritrovata.
Persino Aurelio De Laurentiis, uomo accentratore per definizione, gli ha affidato centralità e progetto. Perché ha riconosciuto ciò che tanti fingono di non vedere: Conte cambia il livello dei club in cui entra.
Un allenatore “finito” non continua a ricostruire ambienti, pretendere, vincere e spostare mentalità.
La verità è più semplice: Antonio Conte continua ad avere un peso enorme perché è uno dei pochi capaci di trasformare davvero i contesti.
E uomini così non vengono criticati solo per ciò che fanno. Ma soprattutto per ciò che rappresentano: potere, competenza, controllo, mentalità, vittoria.
Altri scarsi 100 milioni alle casse. Uno scudetto. Una SuperCoppa Italiana.
In sole due stagioni.
Il calcio non è un reality.
Né un gioco.
ONORE AD UN GRANDE LAVORATORE CHE VIENE GIUDICATO DA VERI RICOTTARI.
GRAZIE TONIO.
🧢⚽️🏆
Antonio Conte esempio per Napoli e per il calcio italiano.
Uomo d’onore, grande lavoratore, leader vero. Ha restituito identità, fame e mentalità ad una società che aveva bisogno di sentirsi un po’ più grande .
Chi vince lasciando il segno non lo fa mai per caso.
Viva sempre la meritocrazia e la devozione al lavoro.
Sei il più grande di tutti.
🧢
@NapoliNetworkX@Chiariello_CS Perché poi il problema è vanja e non i 63 milioni buttati nel cesso che comprendono Lang e lucca. Nessuna parola ovviamente su quel mediocre di policesso. Questi calciatori da me elencati sono dei bidoni di cacatorio