C'è chi pensa che in Italia si possano proiettare liberamente i documentari di RT, la macchina della propaganda di #Putin. Non è vero: diffondere quei contenuti è vietato in tutta Europa dal 2022. Il problema è che da noi quel divieto è rimasto sulla carta, e così la propaganda russa ha continuato a trovare spazio tra sale pubbliche, teatri e perfino nelle scuole.
Per questo abbiamo scritto e depositato una proposta di legge che colma questo vuoto.
@Azione_it
ULTIM'ORA: La Repubblica islamica, come il regime Nazista. Rispolverata la dottrina khomeinista contro la popolazione curda. Il regime iraniano decide di fatto la soluzione finale contro i curdi senza distinzione tra politici o civili.
La Repubblica islamica considera il #Kurdistan un obiettivo militare. L'Assemblea consultiva islamica, il cosiddetto parlamento iraniano, adotta la vecchia dottrina jihadista di #Khomeini che definiva i curdi "obiettivi militari" a prescindere se siano armati o meno. È un ulteriore passo verso l'ampliamento di una definizione che cancella la distinzione tra civili e obiettivi militari, creando un quadro per legittimare la violenza politica e l'eliminazione di coloro che vengono percepiti come oppositori.
L'agenzia dei pasdaran definisce i curdi "gruppi terroristici per procura". "A seguito dell'approvazione parlamentare, tutti i sionisti residenti nei territori occupati sono considerati personale militare".
La legge approvata dal Parlamento stabilisce che: "Tutti i sionisti residenti nei territori occupati, le forze terroristiche del #CENTCOM e i loro gruppi terroristici affiliati, i curdi, indipendentemente dal fatto che portino armi o meno, saranno considerati personale militare".
Per oltre quarant'anni, la Repubblica Islamica dell'#Iran ha costantemente cercato di dipingere i partiti politici del Kurdistan iraniano come burattini degli Stati Uniti e di Israele. Invece di riconoscere le rivendicazioni politiche e i diritti umani del popolo curdo come legittime aspirazioni civiche e democratiche, le autorità le hanno costantemente inquadrate come parte di un progetto di sicurezza sostenuto dall'estero. Questa narrazione è servita ripetutamente a giustificare le politiche militari e di sicurezza della Repubblica Islamica dell'Iran, compresi gli attacchi missilistici e con droni contro i partiti politici curdi con sede nella regione del Kurdistan iracheno, l'assassinio di attivisti curdi dentro e fuori dall'Iran, la repressione di attivisti politici e della società civile curda e l'imposizione di condanne a morte e lunghe pene detentive.
Sebbene la legislazione recentemente adottata non menzioni esplicitamente i partiti politici del Kurdistan iraniano, segue il consueto schema retorico della Repubblica Islamica dell'Iran, sostituendo la chiarezza giuridica con la propaganda, rafforzando la narrazione di sicurezza statale di lunga data, secondo la quale i partiti politici e gli attivisti curdi vengono sistematicamente dipinti come agenti di #Israele, degli Stati Uniti o di altre potenze straniere, nel tentativo di privarli del loro status politico e civile e ridefinirli come "nemici" o "agenti stranieri". Questa narrazione ignora la realtà storica che il movimento curdo è anteriore sia alla fondazione dello Stato di Israele che alla creazione della stessa Repubblica Islamica dell'Iran, nonché al successivo deterioramento delle relazioni diplomatiche dell'Iran con tali Stati.
In questo contesto, qualsiasi individuo o gruppo accusato dalle autorità di cooperare o di allinearsi con questi paesi rischia di essere privato delle protezioni fondamentali garantite dal diritto internazionale umanitario e di essere considerato un "legittimo obiettivo militare".
Le implicazioni di questa narrazione si estendono ben oltre i membri e i funzionari dei partiti politici curdi. Dato l'ampio sostegno sociale di cui godono questi partiti in tutto il Kurdistan, tale retorica potrebbe, in pratica, mettere milioni di curdi che simpatizzano con questi partiti, collaborano con essi o sono anche solo socialmente o familiaremente legati a essi, sotto una minaccia permanente da parte delle autorità. L'esperienza degli ultimi quarant'anni dimostra che la Repubblica Islamica dell'Iran ha fatto poca distinzione tra membri del partito, sostenitori, attivisti della società civile, giornalisti, familiari o semplici cittadini, prendendo di mira sistematicamente tutti loro con generiche accuse di minaccia alla sicurezza nazionale.
Questa legge è da inquadrare nel più ampio contesto storico delle politiche della Repubblica islamica dell'Iran nei confronti del Kurdistan. Dall'agosto del 1979, quando Ruhollah #Khomeini emanò l'ordine di "jihad" contro il Kurdistan, le autorità hanno costantemente cercato di privare i loro oppositori della protezione della cittadinanza e persino della dignità umana, al fine di giustificare la violenza sistematica contro la popolazione curda.
Questa retorica è sostenuta persino da parte di coloro che si oppongono alla Repubblica islamica dell'Iran e rafforza in ultima analisi lo stesso quadro propagandistico e di sicurezza su cui le autorità si sono a lungo basate per giustificare la repressione e l'eliminazione degli oppositori politici curdi. In un momento in cui la Repubblica islamica dell'Iran si trova ad affrontare una crisi di legittimità senza precedenti, l'esternalizzazione e la riproduzione di elementi chiave di questa narrazione da parte di settori dell'opposizione iraniana rischiano di restituire un certo grado di legittimità pubblica alla politica di violenza dello Stato contro il Kurdistan.
Dalia Grybauskaitė, ex Presidente della Lituania:
“L'ho incontrato per la prima volta a Helsinki nel 2010. Per noi, il prezzo del gas dalla Russia era una questione enorme.
Dipendevamo completamente dalle forniture di gas dalla Russia. E stavamo pagando circa il 30-40% in più di quanto pagava la Germania, per esempio.
Per un paese vicino dove i gasdotti sono a circa 2.000 km di distanza più vicini, stavamo pagando così tanto.
Durante l'incontro, Putin mi lesse un elenco di ciò che la Lituania avrebbe dovuto fare, e mi fu chiaro che si trattava di obbedienza, di arrendersi.
Mi fu chiaro che con i paesi vicini alla Russia, o ti inginocchi o sei il nemico, e non c'è niente in mezzo.
Naturalmente, non fui in grado di accettare queste richieste. Dopo questo incontro, capii che la Lituania doveva liberarsi dalla sua dipendenza energetica dalla Russia.
Ci muovemmo molto rapidamente per costruire un terminale GNL. Fummo i primi in Europa a farlo in quel momento. Entro la fine del 2014, avevamo un terminale GNL.
Questo ci permise di tagliare completamente la nostra dipendenza dal gas russo e dalla Gazprom in Lituania, e persino di aiutare i nostri vicini in Lettonia ed Estonia.”
Cari @GiuseppeConteIT, @matteosalvinimi, @RoVannacci, @ale_dibattista e @marcotravaglio, cosa non vi è chiaro?
At the World Decolonization Forum, Dr. Esra Albayrak, the daughter of Turkish President Recep Tayyip Erdogan, spoke about their endeavour to “decolonize” the West.
The first phase of their plan as she says is not within the political realm, but the realm of knowledge and thought.
Their alliance is not advocating for a world without the West, rather, there is an open invitation for the West to accept its own “decolonization”.
The current centers of knowledge located in Paris, London, Amsterdam. And New York; need to be replaced by new centers in Istanbul, Jakarta, Addis Abbaba, Rabat, Cairo, and Gaza.
La condanna internazionale riportata da @guardian a maggio per Pirlo ambasciatore della società russa di scommesse Fonbet mentre Mosca stava intensificando gli attacchi contro Kyiv
https://t.co/u7DlbkYfDy
On. @SPatuanelli, è interessante notare come ogni volta che illustri esponenti del M5S cercano di spacciare la propria vicinanza alla Russia per pacifismo, finiscano per fare puntualmente patetiche figure di palta.
Per sua informazione, Einstein non disse mai che “la stupidità è rifare sempre le stesse cose sperando di avere un risultato diverso". Quella frase, che erroneamente gli viene attribuita, apparve per la prima volta negli anni '80 nei manuali dei gruppi degli alcolisti anonimi.
Voglio però provare per un attimo ad immaginare che questo concetto non sia un quarantennale invito ad uscire dalle dipendenze (quella dal Cremlino, nel vostro caso) e ad applicarlo patuanellisticamente alla vastità delle relazioni internazionali. Se è vero che ripetendo lo stesso errore non si possono avere risultati differenti, saprebbe spiegare perché dovremmo per l’ennesima volta lasciare impunite le aggressioni di Putin e continuare a comprare il suo gas, come abbiamo fatto dopo la Cecenia (1999), la Georgia (2008), la Crimea (2014), la Siria (2015), le ingerenze elettorali, gli attacchi hacker, lo spionaggio e i sabotaggi, sapendo che questo ha solo incoraggiato la Russia, negli ultimi 26 anni, a compiere aggressioni sempre più violente? Cosa le fa pensare che scegliere di essere Chamberlain anziché Churchill questa volta, dopo quasi 90 anni di smentite, possa risparmiarci sia il disonore che la guerra?
A conferma del suo abbaglio le faccio presente che già nel luglio del 1933, prevedendo con straordinaria lucidità la traiettoria nazista, nel rispondere a due obiettori di coscienza belgi, Einstein scrisse: “Fino a poco tempo fa speravo che il rifiuto del servizio militare potesse essere un mezzo efficace per evitare la guerra. Ma oggi ci troviamo di fronte a una forza brutalmente organizzata che mira alla guerra. Ecco perché sostengo che, nelle condizioni attuali, la forza organizzata è l'unica difesa.”
È infatti noto a tutti - fatta eccezione per i 5 Stelle - che Einstein abbandonò le posizioni di pacifismo ingenuo proprio al cospetto della minaccia di un’autocrazia che si riarmava nel cuore dell’Europa e si preoccupò anche di spiegare la sua posizione, scrivendo: “Sono un pacifista convinto, ma non un pacifista assoluto. Di fronte a una minaccia totalitaria, l'uso della forza non è solo giustificato, è un dovere per salvare la libertà.”. E ancora: “La pace non è semplicemente l'assenza di guerra, ma la presenza della giustizia, del diritto e della libertà”. Quanto al rapporto tra pace e armi, è corretto citare anche il messaggio indirizzato alla Disarmament Conference del 1932, dove spiegò che i problemi del disarmo e della pace non si risolveranno finché le nazioni non accetteranno di sottomettere la loro sovranità a un diritto internazionale vincolante, ricordando come la pace ai costruisca sulla giustizia e non sulla resa al più forte.
Sperando di poter contribuire ad una lettura non manipolatoria dell’Einstein-pensiero mi permetto infine di aggiungere anche una parte del breve testo che Einstein inviò il 30 marzo 1953 a Josep Maria Corredor, da inserire nel libro Conversations con Casals (dedicato al celebre violoncellista e pacifista catalano Pablo Casals): “Egli [Casals] vede chiaramente che il mondo è in un pericolo di gran lunga maggiore per colpa di coloro che tollerano o incoraggiano il male, che non da parte di coloro che lo commettono effettivamente”. Vale la pena citarlo perché il suo risentimento era in quel momento verso quel pezzo di Occidente, che, pur essendo appena uscito dal trauma del nazismo, faceva disinvoltamente accordi con la dittatura franchista in Spagna. Questo perché Einstein non aveva doppi standard, quelli che invece puntualmente mostrate voi ogni volta che parlate di Ucraina, rispetto ad esempio ai conflitti in Medio Oriente.
Alla luce di tutto questo, l’unica cosa che posso dire a chi cita una frase motivazionale per alcolisti per mistificare e ribaltare il pensiero del più grande scienziato di sempre, è che forse nel vostro partito si dovrebbe bere di meno e studiare di più.
✍🏻 Roberto Riccardi
Elena di Troia non era nera e mai potrà esserlo. Qualcuno lo dica a quel somaro del regista Christopher Nolan, la cui Odissea uscirà il 17 luglio nelle sale di tutto il mondo, con Lupita Nyong’o nei panni di Elena e di sua sorella Clitennestra.
È l’ennesima invenzione farneticante del woke che ha impestato Hollywood e schiavizzato le case produttrici. Il woke è il moralismo dei mediocri travestito da giustizia sociale: una religione laica senza Dio, ma piena di peccati, eresie, scomuniche e tribunali.
Non cerca uguaglianza: pretende obbedienza linguistica, culturale e simbolica. Il suo metodo è semplice: riscrivere la storia, colpevolizzare l’Occidente, cancellare il merito, degradare l’identità europea a materiale intercambiabile e chiamare tutto questo “inclusione”.
Torniamo a Omero, visto che Nolan non lo ha mai letto e sui giornali la sinistra si affaticherà per inventare giustificazioni creative.
Non vi spaventate nel leggere, sarò breve con il greco antico, poi seguiranno degli esempi su altri film che vi lasceranno a bocca aperta.
Iliade, libro terzo, verso 121: “Iride venne come messaggera da Elena dalle bianche braccia.” Il termine è λευκωλένῳ, da λευκός, bianco, chiaro, e ὠλένη, braccio. Esiodo la chiama ξανθὴν Ἑλένην, Elena dai capelli dorati.
Nella lirica, la sorella Clitennestra riceve l’epiteto κυανῶπις, dagli occhi scuri, nero-bluastri, secondo un codice estetico greco ben riconoscibile. Occhi scuri e capelli chiari: un tipo mediterraneo specifico, che non ha nulla a che fare con l’Africa subsahariana.
Ma c’è un argomento che chiude il caso con la forza di un macigno. Nella tradizione troiana esiste Memnone, re degli Etiopi, figlio di Eos e Titono, che porta il suo esercito africano sotto le mura di Troia. L’universo epico greco conosce l’Africa. La sa distinguere.
Se Omero avesse voluto fare di Elena una figura africana, aveva gli strumenti lessicali, geografici e mitologici per farlo. Non l’ha fatto. Questo non si discute, si constata.
Elena è figlia di Zeus e di Leda, la moglie di Tindaro re di Sparta. Cresce nella casa spartana, sposa Menelao re di Sparta. È una figura del mito greco-spartano fino al midollo. Si può reinventarla, ma dal genere storico si passa al fantasy per ignoranti.
Non è la prima volta che qualcuno cambia le carte in tavola. È un programma.
Biancaneve, la principessa il cui nome significa “bianca come la neve”, è stata affidata da Disney a Rachel Zegler, di origini colombiane. La sceneggiatura ha riscritto l’origine del nome: non più la pelle candida dei Grimm, ma una tempesta di neve.
Il principe è stato definito dall’attrice uno stalker. Il bacio che spezza l’incantesimo è stato presentato come atto non consensuale su una donna in coma.
La soluzione: una canzone in cui Biancaneve chiede preventivamente di essere svegliata con un bacio, modulo di consenso in forma di duetto musicale.
I sette nani, l’unico ruolo che Hollywood offriva ad attori affetti da nanismo, sono stati cancellati e sostituiti con creature in CGI. Per proteggerli, li hanno eliminati. Risultato: 336 milioni di budget, 205 di incasso, 170 milioni di perdita. Uno dei più grandi disastri al botteghino del 2025.
Anna Bolena, regina d’Inghilterra, decapitata nel 1536, personaggio storico documentato in ogni ritratto dell’epoca, è stata interpretata dall’attrice nera Jodie Turner-Smith. Anche il fratello George è nero.
La famiglia Tudor, interamente africana. La produzione l’ha chiamato “identity-conscious casting”, definibile con le parole del ragionier Fantozzi: “Una stronzata pazzesca.”
Cleopatra, sovrana macedone-greca della dinastia tolemaica, è stata rappresentata come donna nera in un documentario Netflix. Non finzione: formato factual. La regista ha ammesso su Variety che il casting era “a political act.”
Il governo egiziano ha risposto ufficialmente: Cleopatra aveva “tratti ellenistici, pelle chiara.” L’archeologo Zahi Hawass ha definito il documentario “completely fake.” Gradimento del pubblico su Rotten Tomatoes: due per cento. Di tutti i faraoni della storia egizia, Hollywood ha scelto l’unica greca di nascita per farne una donna nera.
Bridgerton racconta un’aristocrazia multirazziale nella Londra della Reggenza, dove la schiavitù era ancora legale. The Gilded Age presenta un farmacista nero laureato con servitù nella New York del 1880, meno di vent’anni dopo la fine della schiavitù.
La Sirenetta danese diventa nera. Gli Elfi di Tolkien diventano neri. Un rapper interpreta un bardo omerico perché, parole di Nolan, “la poesia orale è analoga al rap.” Nessun attore greco nel cast. Zero, fatta salva qualche possibile comparsa.
E qui si apre la voragine del doppio standard. Scarlett Johansson fu costretta a rinunciare a un ruolo perché doveva interpretare un transgender senza esserlo. La stessa Johansson fu attaccata per Ghost in the Shell perché interpretava un personaggio giapponese.
Dunque: un’attrice bianca non può interpretare un giapponese né un transgender. Ma un’attrice nera può interpretare una regina spartana, una Tudor e una sovrana macedone. La rappresentatività è sacra, ma solo in una direzione.
Ogni cultura merita fedeltà, tranne quella europea. Quella si riscrive a piacimento e chi protesta è razzista.
I greci lo hanno capito. Su Greek City Times hanno scritto a Nolan: “Non siamo scomparsi dopo l’età del mito. Siamo ancora qui.” Il deputato Papanikolaou ha chiesto chi abbia concesso i permessi di ripresa in Grecia senza controllare il casting.
Ma il punto vero non è il casting. Il punto è cosa succede nella testa delle persone.
Nel 2013 la deputata grillina Tatiana Basilio vide su Facebook una docufiction americana, “Mermaids: The Body Found”, falso documentario con un finto scienziato.
Postò il video: “Prove schiaccianti, sei scienziati le hanno viste.” Una deputata della Repubblica che certifica l’esistenza delle sirene perché ha visto un filmato su internet.
È lo stesso meccanismo. Milioni di spettatori vedono un “documentario” Netflix e credono che Cleopatra fosse nera, al punto che il governo egiziano deve intervenire per ristabilire la verità.
Milioni di ragazzi vedranno Nolan e registreranno che Elena era nera. Nessuno di loro aprirà mai il terzo libro dell’Iliade. Nessuno cercherà un ritratto di Anna Bolena.
Non si tratta di doppio standard. Si tratta di riscrittura sistematica della memoria collettiva occidentale, condotta attraverso l’unico strumento che oggi ha più autorità dei libri di testo: lo schermo.
Chi controlla lo schermo controlla la storia. E chi controlla la storia controlla l’identità di un popolo.
Omero, quasi tremila anni fa, affidò la trasmissione dell’identità greca a un bardo cieco che cantava versi. Oggi Hollywood affida l’identità europea a un regista che non sa leggere quei versi.
La differenza è che il bardo cieco vedeva più lontano.
@Ander_Bruckes Giova ricordare che in posti di rilievo dentro Limes, distribuiti tra rivista e prestigiosissima Scuola così da agganciare sia chi legge solo sia chi ama proprio essere indottrinato di persona, siedono altrettanto prestigiosissimi russi ex GRU e Consigli di Sicurezza vari
Ecco come si presenta oggi la TV ungherese: uno sfondo nero ed una scritta:
"I media non possono mentire. Ci scusiamo per averlo fatto per così tanti anni".
L'era Orban si chiude nella vergogna. Mentire è l'unica cosa che russi e filorussi sanno fare.
Travaglio si è appena guadagnato una nuova segnalazione all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, per via dell’editoriale di oggi che in termini di deliri, brucia letteralmente ogni precedente record.
Oggi dal prontuario della propaganda russa il Direttore del fatto ha addirittura ripescato la maxi-balla dei biolab ucraini finanziati dagli USA, una mistificazione colossale che ha imbarazzato l’intelligence statunitense, dopo che l’ex capa del DNI Tulsi Gabbard aveva “desecretato materiale classificato” e divertito i grandi capi della propaganda russa dai quali gran parte di quelle idiozie era stata in realtà copiata e incollata.
Il punto è che questa teoria è stata ampiamente debunkata e nelle slide della Gabbard, già nota da oltre un decennio per la sua puntuale opera di disinformazione in favore di Mosca, sono emersi errori grossolani e vere proprie manipolazioni di qualità così infima da aver fatto ridere ogni essere dotato di pollice opponibile, mandando però in visibilio terrapiattisti, complottisti, schiechimichisti, cioè, appunto, i lettori del Fatto.
Per @marcotravaglio non sembra però essere un problema il fatto che i “biolab”, che sono così segreti da essere stati finanziati con un programma pubblico dal 2005 e spesso inaugurati con cerimonie ufficiali, siano in realtà centri di ricerca epidemiologica, laboratori di analisi e universitari. Così come non sembra voler sottilizzare sul fatto che nella mappa dell’Ucraina diffusa dal DNI, Kyiv sia lontanissima dalla sua posizione reale, dei laboratori vengano collocati in una località chiamata Cherniv, che nemmeno esiste, ed altri ancora vengano segnalati in Crimea e a Kherson, la prima, sotto il controllo russo dal 2014, e la seconda occupata per mesi da soldati che hanno portato via dalle case persino i servizi di posate ma non hanno scovato questi pericolosissimi luoghi dove si progettano pandemie. Non sembra aver fatto caso neanche al dettaglio che i micidiali laboratori scovati dalla Gabbard sono tutti di livello BSL-2 o 3 mentre per manipolare virus letali sono necessari centri che abbiano un livello di Biosafety 4 che in Ucraina semplicemente non esistono. Si preoccupa però di elencare i ceppi conservati dai “fascionazionalisti” che secondo Travaglio tengono in mano Zelensky (il cui governo è definito, come sempre, “regime”), dimenticando che sono presenti nei laboratori di mezzo mondo e che ad esempio lo Spallanzani (dove invece c’è un laboratorio BSL-4) ne ha molti di più.
Silenzio anche sul fatto che mezzo report, spacciato come “di intelligence” è semplicemente copiato e incollato da un delirante documento presentato all’ONU dalla Russia nel 2022, nel quale si favoleggia, tra le altre cose, anche di zanzare killer, geneticamente modificate per ammazzare solo soldati russi.
Quello che fa (amaramente) sorridere è che il pezzo si apre con la celebre scena di Colin Powell che agita vergognosamente una fiala con le finte prove delle armi di distruzione di massa di Saddam e la denuncia della guerra in Iraq che ne è seguita, facendo 600.000 morti. Che quelle stesse cazzate siano oggi tra le ragioni del più grande conflitto degli ultimi 80 anni, scatenata però da Mosca, per Travaglio è invece quasi comprensibile ed anzi male fa l’Europa a non porsi il problema (testualmente: «Sulle false armi di distruzione di massa di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono.»).
Ecco, io direi che se non vogliamo che l’informazione diventi definitivamente un circo, forse è ora che gli ordini regionali si diano una svegliata.
Non so nemmeno da dove cominciare dopo aver ascoltato il senatore Alfieri (PD), che stamattina dialoga con l’ambasciatore ucraino.
Non comincerò dall’aspetto morale di cosa significhi chiedere all’ambasciatore - “cosa siete disposti a cedere per la pace?” - proprio la mattina/1
La sentenza pronunciata oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea chiarisce, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che il divieto previsto dall’articolo 2-septies, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 833/2014, come modificato dal regolamento (UE) 2022/350, impedisce in qualunque forma la diffusione dei contenuti di Russia Today e delle altre emittenti individuate dall’Unione europea come strumenti della guerra ibrida del Cremlino.
La Corte afferma infatti che è “irrilevante che la diffusione dei contenuti vietati sia effettuata o meno nell’ambito di un’attività economica” e che il concetto di “operatore” comprende “qualsiasi persona responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti vietati, anche nell’ambito di un’attività non retribuita”.
Alla luce di questa sentenza è ancora più inaccettabile che in Italia continuino a svolgersi manifestazioni ed eventi pubblici dedicati alla diffusione di questi materiali di propaganda, spesso utilizzando perfino il marchio di Russia Today, e che gli stessi contenuti, insieme alla loro promozione, continuino a circolare di fatto liberamente sulle principali piattaforme social.
Tutto questo avviene, per stessa ammissione del Governo, perché l’Italia non ha ancora individuato le autorità nazionali competenti a garantire l’applicazione del regolamento europeo e ad accertare e sanzionare le relative violazioni.
Non esistono più alibi, Presidente Meloni, è urgentissimo intervenire per impedire agli osceni cantori della propaganda putiniana di inquinare ancora il nostro dibattito pubblico
Sì D’Orsi, mi riferisco a lei
Sì Basile, mi riferisco a lei.
Sì, Lucidi, sì, Lorusso, mi riferisco esattamente a voi, e a tutto il vostro grottesco circoletto di finti intellettuali e finti giornalisti asserviti al regime del Cremlino.
Le norme europee devono essere applicate integralmente anche nel nostro Paese.
Lasciare senza attuazione un regolamento adottato per contrastare la guerra ibrida della Russia significa indebolire la sicurezza democratica dell’Italia e dell’Unione europea
🤬🤬🤬🤬🤬🤬
Roberto Damico. La Pagina
Carlo Calenda, in un'intervista, parla del suo desiderio di formare il "terzo polo" – o polo di centro – con Picierno e Marattin. Messo davanti alla domanda: "Come fate a mettervi insieme tu e Marattin, visto che avete posizioni inconciliabili su Israele?", Calenda da una parte svicola, dall'altra dice una cosa molto grave.
Svicola, perché dice che la questione non sarebbe così centrale – mentre lo è quella ucraina – e quindi si possono anche non applicare sanzioni contro Israele (e per l'Europa cambia poco, mentre non applicarle alla Russia sarebbe letale). Ma dice una cosa grave perché mette sullo stesso piano Russia e Israele, parla della necessità di sanzionare Israele e dice che non si possono fornire armi a Hezbollah e Hamas perché sono terroristi – lasciando aperta la possibilità di fornirle a eventuali forze laiche arabe per "difendersi" da Israele.
Un discorso molto simile lo aveva fatto Picierno. E credo che questo sia, in primo luogo, una forma di palestinismo – anche se più moderata di quella di chi scende in piazza chiedendo di distruggere Israele. E, visto che arriverà il commento: sì, Israele si può criticare – ma no, mettere Israele e la Russia sullo stesso piano è un'aberrazione. Una è una potenza imperialista che vuole invadere tutti i vicini; l'altro è un paese a cui il regime iraniano ha creato attorno un anello di fuoco – l'asse della resistenza – che vuole distruggerlo.
Ma credo anche che Calenda e Picierno non abbiano capito quanto grave e importante sia il palestinismo. Perché, se è vero che la guerra in Ucraina è vitale per l'Occidente – anche a livello fisico – d'altra parte va detto che il palestinismo, oltre a essere un cuneo nell'edificio delle nostre democrazie messo lì dalla Russia e da altre potenze per far venire giù tutto, è anche uno dei fondamenti della narrazione antioccidentale – e un elemento che diventa sempre più centrale nella creazione di schieramenti e politica interna.
Cioè, il palestinismo è l'elemento aggregante e identitario della nuova sinistra. E se non si affronta questo, si perde di vista uno dei problemi più importanti della contemporaneità. Mi chiedo: su che basi può nascere il polo di centro, se Picierno e Calenda equiparano la Russia a Israele?
La risposta è: su nessuna base solida. Perché il centro – se vuole essere tale – non può confondere l'aggressore con l'aggressito, non può equiparare una democrazia che si difende a un regime che invade, e non può chiudere gli occhi di fronte al fatto che il palestinismo è oggi il principale veicolo di antisemitismo e antioccidentalismo in Europa.