La prima conseguenza delle dimissioni forzate di Starmer è che salta il summit del 22 luglio con la Ue che doveva siglare gli accordi per il rientro dell’Uk nel mercato unico.
Nulla succede a caso.
Starmer non è stato defenestrato per tutte le panzane a cui per ideologia la gente sceglie di credere, ma perché la Brexit era un’operazione di guerra ibrida. E chiunque tenti di riavvicinare il Regno Unito alla Ue paga il pegno.
Gli utili idioti laburisti perché Burnham, Streeting e Miliband non possono essere descritti in altro modo, vedranno presto cosa gli succederà quando penseranno di potersi spingere anche più oltre di Starmer verso l’’Europa.
E rifletterei anche sul fatto che solo 2 giorni fa, Johnson è rispuntato fuori dal nulla per proclamare di nuovo il “grande successo della Brexit” e intimando a non toccarla.
@antani@carloalberto Le specifiche farlocche si dimostreranno tali.
Quando le abbiamo viste all'opera (Venezuela, Iran, Ucraina) si sono rivelate fallimentari rispetto alle armi occidentali. Chi le comprerà ancora?
@silupescu un avvertimento mafioso: The incident comes days after Royal Marine Commandos intercepted a Russian shadow fleet tanker carrying sanctioned oil in the Channel on Sunday, in the first operation of its kind carried out by the British military.
https://t.co/P9rrnaHU00
@torloneg@Fabopolis@Pirlo_official L'atleta nella foto, infatti, non era indifferente, ma si era messo d'accordo con i due americani.
https://t.co/TyNEcIWE2m
FAKEROOM, PIU’ CHE DATAROOM. Oggi Gabanelli sul @Corriere si improvvisa esperta della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum ma finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire. Cito le principali:
1) Sulla separazione delle carriere: “Oggi un pm può diventare giudice e viceversa soltanto una volta e cambiando regione, la media dei trasferimenti è una trentina l’anno”. Di nuovo si fa confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni per trasmettere il messaggio che la riforma in realtà ha un altro intento (quello di ridurre l’indipendenza dei magistrati). Ma il passaggio tra una funziona e l’altra non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: pm e giudici oggi rispondono a un unico organo di governo autonomo (il Csm) che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.) e che è composto sia pm che da giudici, secondo una commistione illogica e assurda che ha ovvie conseguenze.
2) “Per il No i giudici non sono accondiscendenti ai pm, tant’è che le assoluzioni ci sono nel 30% dei casi con punte del 50%”. Dato fuorviante: il punto non è mai stato il tasso di assoluzione in dibattimento, bensì la tendenza del giudice ad appiattirsi alle tesi dell’accusa soprattutto nella fase delle indagini. Recenti statistiche del Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste avanzate dai pm durante le indagini (come le intercettazioni) vengono accolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip.
3) “Con un Consiglio tutto dei pm il rischio è che venga tenuta in piedi l’accusa a tutti i costi, mentre oggi devono cercare le prove anche a favore dell’imputato”. Falso. La riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.
4) “Con due Csm i costi passano da 50 a 100 milioni di euro l’anno”. Falso. Non essendo ancora stato stabilito dalla legge ordinaria il numero dei componenti dei due futuri Csm è impossibile calcolarne il costo.
5) “I laici saranno sorteggiati dal Parlamento in un elenco di giuristi scelto dalla maggioranza”. Falso. Sarà la legge attuativa a stabilire il quorum richiesto al Parlamento per stilare l’elenco dei giuristi dal quale saranno poi estratti a sorte i membri laici dei Csm. La maggioranza quindi non è ancora stata stabilita, ma secondo la dottrina costituzionalistica più autorevole il quorum non potrà essere la maggioranza semplice: trattandosi di un organo di garanzia (come il Csm) dovrà essere richiesta una maggioranza qualificata, che implica il coinvolgimento delle opposizioni.
6) “Per il Sì bisogna togliere la sezione disciplinare al Csm perché troppo indulgente e affidare la funzione a un’Alta Corte. Per il No parlano i numeri: in 15 anni su 1.399 processi disciplinari ci sono state ben 644 condanne”. Falso. Qui non si comprende veramente da dove siano stati presi questi numeri. Secondo i dati forniti dalla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, dal 2015 al 2025, quindi in 11 anni, i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli). Senza dimenticare che oltre il 90% degli esposti viene archiviato ancor prima di arrivare a un vero procedimento disciplinare (e senza considerare che nella stragrande maggioranza dei casi la "condanna" irrogata è costituita da sanzioni che non impediscono al magistrato di proseguire la sua attività).
7) “Inoltre è pericoloso, perché il sanzionato non potrà più come oggi fare ricorso in Cassazione, ma soltanto davanti alla stessa Alta Corte”. Falso. Data la natura di sentenza pronunciata dall’Alta Corte non può ritenersi abrogata la possibilità di impugnare il provvedimento in Cassazione per violazione di legge.
8) “Il dato certo, per voce degli stessi promotori della riforma, è che non c’entra nulla con l’efficienza della giustizia e la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci. Come dire: i problemi nostri restano tali e quali”. Cara Gabanelli, siamo di fronte a una riforma dell’ordinamento, non a una riforma del processo penale o civile, quindi appare surreale contestare il mancato miglioramento dell’efficienza della giustizia.
Per quanto riguarda “i problemi nostri” direi che non restano affatto “tali e quali”: se non avremo una giustizia più rapida avremo sicuramente una giustizia migliore. La riforma rende pienamente terzo e imparziale il giudice e lo libera da qualsiasi contaminazione con il pm: il giudice non nascerà nella stessa ‘culla’ del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità, sarà più libero di decidere secondo scienza e coscienza. Con la separazione delle carriere avremo un giudice che mette sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa, come prevede esattamente l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità fra le parti. E' dunque ragionevole aspettarsi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziario.
No, direi proprio che “i problemi nostri” non resteranno “tali e quali”, anzi… Ma con la diffusione di queste bufale la vittoria del Sì è ancora più in salita.
Vi sblocco un ricordo: i prezzi per l’energia più alti negli ultimi anni ce li abbiamo avuti tra il 2021 e il 2022, periodo in cui la Russia inizialmente pompava gas e petrolio in quantità record verso l’Europa (necessarie per la ripresa economica post-Covid), ma poi, a partire dalla fine del 2021, ha iniziato a ritardare e bloccare arbitrariamente le forniture (adesso sappiamo che si trattava di una parte della preparazione per l’invasione dell’Ucraina).
Ora è anche stato appurato dalla Corte Federale Suprema svizzera che nel maggio 2022, Gazprom ha deliberatamente smesso di pagare per il transito del suo gas attraverso l’Ucraina nonostante questo continuasse.
Chi esorta a tornare a importare idrocarburi da questi qui o è un emerito imbecille che non conosce o capisce i fatti, oppure un venduto al servizio del regime di Mosca.
Dicono che sia impossibile spiegare perché votare SI al referendum sulla giustizia in due minuti.
Una ragazza di 27 anni - Patrizia De Grazia dei Radicali - ci è riuscita in un minuto.