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Quando Conte all'Inter non sapeva che farsene di Dimarco e lo spedì per due volte in prestito al Verona facendosi comprare Ashley Young e Moses
Nei giorni in cui Federico festeggia il premio di miglior giocatore del campionato è giusto ricordare quando nell'estate 2019, di rientro da Parma, fu sbolognato da Conte non essendo ritenuto utile
Nel pezzo che ripropongo oggi in lettura libera a tutti, scritto nell’aprile di un anno fa su Antonio Conte, ritroverete anche un po’ della storia di Federico Dimarco, il 28enne esterno sinistro dell’Inter, 7 gol e 18 assist in campionato, che ha appena ricevuto il premio di miglior giocatore della Serie A 2025-26. Nell’estate 2019, rientrato a 21 anni dal prestito al Parma, Dimarco trovò sulla panchina dell’Inter Antonio Conte che dopo avergli fatto fare due spezzoni di partita uno in sostituzione di D’Ambrosio e uno in sostituzione di Biraghi, a gennaio disse a Marotta che il ragazzo non gli serviva: di cederlo pure in prestito al Verona e di comprargli due mammut come Ashley Young dal Manchester United e Moses dal Chelsea.
Dimarco. Che se al ritorno dal secondo anno di prestito al Verona, nell’estate 2021, avesse trovato ancora sulla panchina dell’Inter Conte e non Simone Inzaghi, chissà oggi in quale club starebbe giocando…
“Qui nessuno ha vinto niente. A chi lo chiedo, a Barella che arriva dal Cagliari?”. A 6 anni dallo sfogo di Conte che se ne andò non credendo nella squadra, l’Inter di Inzaghi è oggi una big d’Europa
Antonio Conte, che non credette in Dimarco, si disfò di Politano e snobbò Eriksen non riuscì mai a passare i gironi Champions. Ma con i suoi “scarti” Inzaghi ha portato l’Inter all’eccellenza assoluta
PAOLO ZILIANI
APR 11, 2025
Antonio Conte ha lavorato all’Inter due stagioni, nel 2019-20 e nel 2020-21. Il secondo anno ha vinto lo scudetto. In quelle due stagioni l’allenatore non si è mai detto contento di quel che la società, a cominciare da Marotta che l’aveva fortemente voluto per affidargli la panchina che era di Spalletti, gli metteva a disposizione. Su sua richiesta l’Inter gli aveva comprato Lukaku dal Manchester United (più Alexis Sanchez in prestito), Lazaro dall’Herta Berlino, poi Marotta aveva investito una cifra importante per acquistare Barella dal Cagliari, dal Sassuolo erano arrivati Politano e Sensi, dal prestito al Parma erano rientrati Bastoni e Dimarco e Godin, ex Atletico Madrid, era stato ingaggiato a costo zero in quanto svincolato. Il 5 novembre 2019, dopo Borussia Dortmund-Inter 3-2 (Champions League, con l’Inter rimontata da 2-0 a 2-3), Conte si era presentato ai microfoni di Sky e con la voce rotta dall’amarezza aveva detto: “A parte Godin nessuno ha vinto niente qui: a chi chiedo qualcosa in più? A Barella che arriva dal Cagliari?”.
Era chiara la sua sfiducia nei confronti della rosa messagli a disposizione: Conte venne eliminato ai gironi (fece 7 punti contro i 14 del Barcellona e i 10 del Dortmund) e l’Inter retrocesse in Europa League. Per la cronaca: Conte non seppe cosa farsene di Dimarco, riserva anche di Biraghi, che ad agosto fece mandare in prestito al Verona, e anche di Politano, ceduto al Napoli al mercato di gennaio. Visto che il giovane Barella che arrivava da Cagliari non dava a Conte alcuna speranza di poter vincere, Marotta gli diede a gennaio due super esperti in campo internazionale come Moses (Chelsea) e Ashley Young (United). In più, cogliendo al volo l’occasione di ingaggiarlo quasi a zero perchè prossimo a svincolarsi, Marotta prelevò dal Tottenham Eriksen. Facendo storcere il naso a Conte al quale il danese non piaceva; tant’è che nella finale di Europa League persa contro il Siviglia fece giocare al suo posto Gagliardini.
Chiusa la prima stagione, Marotta fece di tutto per accontentare al massimo Conte che era stato sul punto di abbandonare baracca e burattini e con cui, alla presenza di Zhang, venne trovato un accordo per proseguire nel famoso incontro di Teano, pardon, di Villa Bellini del 25 agosto 2020. Dopo avere acquistato Hakimi dal Real Madrid, Marotta mise sotto contratto due vecchi lupi di mare come Vidal, preso dal Barcellona e Kolarov dalla Roma. Da Parma arrivò il non più giovane Darmian e dal Verona si ripresentò per fine prestito Dimarco: che però continuava a non godere di alcuna stima da parte di Conte, tant’è che venne rispedito a Verona dove l’esterno avrebbe giocato 35 partite e segnato 5 gol in una squadra che lottava per non retrocedere.
Con quell’Inter, l’Inter che l’anno prima aveva imbarcato Lukaku, Bastoni, Barella, Godin e anche Dimarco e Politano, non graditi però all’allenatore e quindi ceduti, e che ora aveva inserito in organico Hakimi, Vidal e Darmian, Conte fece in Champions League un disastro più grande ancora di quello dell’anno prima arrivando 4° su quattro in un girone che comprendeva Real Madrid, Borussia Moenchengladbach e Shakhtar: ma riuscì tuttavia a vincere lo scudetto. Dopodiché, a causa della grave crisi finanziaria in cui l’Inter era precipitata per le difficoltà della famiglia Zhang, crisi che rendeva necessaria la cessione di Lukaku e Hakimi per permettere al club di iscriversi al via della stagione successiva, Antonio Conte ruppe i ponti, disse che un’Inter così malridotta avrebbe imboccato il cammino discendente, non volle sentire ragioni e se ne andò insalutato ospite non dopo essersi fatto bonificare una lauta, milionaria buonuscita a riparazione del disturbo arrecatogli.
Fu così che in fretta e furia, a feste scudetto ancora in corso, Marotta si trovò costretto a precettare Simone Inzaghi, che era sul punto di firmare il rinnovo di contratto con la Lazio, scippandolo a Lotito e portandolo a Milano sulla panchina dell’Inter. Che come da programmi procedette alla cessione sia di Lukaku che di Hakimi: e che non potendo spendere più di tanto fece di necessità virtù ingaggiando a parametro zero Calhanoglu dal Milan e Dzeko dalla Roma e acquistando Dumfries a 12 milioni dal PSV e Correa per 30 milioni (5 più 25 di riscatto) dalla Lazio. In più Marotta disse a Inzaghi: se vuoi ci sarebbe anche Dimarco, che a Conte non interessava, di ritorno dal secondo anno in prestito al Verona. Certo che m’interessa, disse Simone Inzaghi.
Quello che è successo poi all’Inter è cronaca (ma anche storia) recente. A due anni di distanza dal risentito e velenoso addio di Antonio Conte, l’Inter che avrebbe dovuto - non potendo spendere un euro più di quanto incassava - imboccare il cammino discendente, è discesa al punto tale da andare a giocarsi una finale di Champions League persa contro il Manchester City per il rotto della cuffia con una squadra che nel frattempo aveva imbarcato, dopo gli addii a Brozovic, Perisic e Vidal, Mkhitaryan e Onana presi a zero da Roma e Ajax e in più, per due spiccioli, Acerbi, Bellanova e Asllani; ed è andata così a catafascio da vincere l’ultimo scudetto con 19 punti di vantaggio sul Milan e 23 sulla Juventus e dal trovarsi in corsa oggi, nella quarta stagione con Inzaghi in panchina, su tutti i fronti: con una semifinale di Champions già per metà ipotecata, con un primo posto a +3 sul Napoli in campionato, con l’approdo alla finale di Coppa Italia da contendere al Milan dopo l’1-1 dell’andata e col biglietto già in tasca per andare a giocare a giugno-luglio il Mondiale per club negli USA.
Sotto la guida di Inzaghi, Bastoni e Barella (quelli che Conte snobbava perchè provenienti da Parma e da Cagliari, così come Sensi da Sassuolo; un po’ come se Rocco ai tempi avesse detto: “A chi chiedo qualcosa di più? A Rivera che viene dall’Alessandria?”) sono diventati due tra i giocatori più forti d’Europa nel loro ruolo; lo stesso dicasi di Calhanoglu e Dimarco; e in quanto a Lautaro, senza Lukaku a fargli ombra è diventato più Lukaku di Lukaku dimostrando nei fatti di essere lui a valere di più, superiore per rendimento al pur forte attaccante belga senza il quale pare che Conte non sia in grado di svolgere il lavoro di allenatore. Al punto da schifare persino Osimhen, perchè sia chiaro il concetto.
Sempre senza spendere una lira più di quanto incassa, l’Inter che Conte vedeva avviata al disfacimento ha aggiunto poi al suo organico, agli ultimi giri di giostra, Thuram, Zielinski e Taremi (costati zero) e ancora Sommer, Pavard, Carlos Augusto, Frattesi, Arnautovic, Bisseck, J. Martinez. E se Conte con Lukaku e Hakimi non era mai riuscito a superare i gironi di Champions, con Simone Inzaghi l’Inter è arrivata agli ottavi il primo anno (eliminata dal Liverpool), in finale il secondo (battuta dal City), agli ottavi il terzo (eliminata dall’Atletico) e come detto oggi ha già messo un piede in semifinale.
Solo col rendimento in Champions Inzaghi ha fatto guadagnare all’Inter, rispetto a Conte, dei 250 ai 300 milioni in più. E guidando la squadra da cui Conte aveva preso le distanze giudicandolo troppo scarsa per competere in Italia, prim’ancora che in Europa.
E però continuano a dire che tra i due quello bravo sia lui.
P.S. La cosa buffa è che Conte racconta oggi che contro l’Inter non ci può essere competizione perchè la squadra di Inzaghi “è una corazzata progettata da anni per vincere”. Quattro anni fa parlava di bagnarola. E a dirla tutta, solo con gli acquisti di Lukaku, Buongiorno, Neres, McTominay e Gilmour messigli a disposizione l’estate scorsa, De Laurentiis ha speso più soldi di quanti non ne abbia spesi Marotta in 4 anni per dare rinforzi a Inzaghi.
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La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati #GianGaetanoBellavia, il commercialista collaboratore di @reportrai3 che fece #disinformazione sui ricavi commerciali dell'@Inter del '19, per reiterata e indebita attività di raccolta di dati ad altissima sensibilità.
Di razza Papillon, l'animale è deceduto nell'ospedale veterinario di Allonzier-la-Caille, nell'Alta Savoia francese. La sua data di nascita è stata registrata nel 1995 presso il Livre des Origines Françaisa. Era da poco entrato nel Guinness World Records ➡️ https://t.co/vOr1ZR9zUX
🇮🇹⚫️🔵 ESTE ÁNGULO DEL GOLAZO DE HAKAN CALHANOGLU
COMO VA CAMBIANDO EL EFECTO DEL BALÓN... UNA LOCURA DEL TURCO para recuperar la ventaja del Inter ante la Roma 🇹🇷🔥
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Bravissimo Berry, ma nel gioco delle lattine lo è solo nel non farle “esplodere” durante l’apertura anche se precedentemente agitate, e viceversa per farglielo fare anche se “scariche”, qualunque sia la lattina incriminata. Niente di “mentale”, ma è talento anche questo. #gfvip
Why could the smallest plastic particles be the most dangerous? How does nanoplastic differ from microplastic, and what happens to your body when it gets inside?
Watch the video and discover some unexpected details.
I have instructed the relevant authorities that Cardinal Pierbattista Pizzaballa, the Latin Patriarch, be granted full and immediate access to the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem.
Over the past several days, Iran has repeatedly targeted the holy sites of all three monotheistic religions in Jerusalem with ballistic missiles. In one strike, missile fragments crashed meters from the Church of the Holy Sepulchre.
To protect worshippers, Israel asked members of all faiths to temporarily abstain from worshipping at the Christian, Muslim and Jewish holy sites in Jerusalem’s Old City.
Today, out of special concern for his safety, Cardinal Pizzaballa was asked to refrain from holding mass at the Church of the Holy Sepulchre.
Even though I understand this concern, as soon as I learned about the incident with Cardinal Pizzaballa, I instructed the authorities to enable the Patriarch to hold services as he wishes.
IL CORAGGIO DI UN MAGISTRATO
La giudice Ceccarelli si dimette dal direttivo dell’Anm non prima però di sbattere in faccia ai colleghi alcune pesanti responsabilità: “Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia dopo aver assistito alle scene di giubilo di cui si sono resi protagonisti i magistrati, con balli e cori da stadio intonati contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato, e contro una giovane collega”. Dall’Anm “martellante campagna di disinformazione”, “manipolazione storico-giuridica”, “vero e proprio furto di verità”.
L’intervento integrale di Natalia Ceccarelli ⬇️ (notare il fuggi fuggi sdegnato dei colleghi mentre parla)
That sigh your dog just did? It’s 16,000 years old.
Two studies published this week in Nature pushed back the genetic record of dog domestication by 5,000 years, detaching it entirely from the story of farming. The humans who first lived with dogs had no fields, no livestock, no permanent address. They were ice-age nomads, moving constantly across a frozen continent, and they had dogs with them anyway. Not for agriculture. Not for herding. Just because somewhere along the way, a wolf that wasn’t quite a wolf anymore sat down next to a human fire and stayed.
The particular way your dog presses against your leg when something feels wrong, positions itself with a sightline to the door, watches you without watching you – that’s not a quirk. That’s a collaboration 16,000 years in the making, running without interruption through every plague, empire, and revolution since.
Dogs are great. I love my dog. 🐕
Gandalv / @Microinteracti1