Fiero di mio fratello Davide Aytano! È in prevendita il suo primo romanzo "Lost & Found - I custodi del silenzio" (Verso Altrove)
Una storia intensa sulla memoria della nostra famiglia, arricchita da lettere autentiche del fronte russo.
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@CarloVerdelli Un post di merda...altro non posso dire, altrimenti mi bannano. Resto dell'opinione che voi del Corriere vi scelgano in base a quanto siete appecorinati al Male .
GLI SPENGONO IL MICROFONO IN DIRETTA.
#UE#Europa#Ucraina#Russia#NATO
Sub. Ita 🇮🇹
L'europarlamentare Grzegorz Braun, osa alzarsi e dire una verità scomoda al Parlamento Europeo:
«Smettete di fingere di aiutare l’Ucraina. Prolungando questa guerra con armi e miliardi, state solo sacrificando altro sangue ucraino e distruggendo il futuro del continente.»
Il microfono viene spento all’istante. Parla nel vuoto, mentre la sua voce viene cancellata davanti a tutta Europa.
La presidente di turno, con arroganza da regime criminale, gli risponde che non può sostenere quella posizione, perché equivarrebbe a «fare il gioco della Russia», un Paese «senza libertà di espressione».
Il paradosso è mostruoso.
Ti spengono la parola.
Ti censurano in diretta.
E lo fanno nel nome della democrazia e della libertà di espressione.
È il livello di ipocrisia che solo un’istituzione ormai marcia fino al midollo può raggiungere.
Questa non è più l’Europa
dei popoli.
È un’oligarchia ideologica
che non tollera dissenso, esattamente come i regimi che dice di combattere.
Basta.
È ora di dire basta a questa Unione Europea autoritaria, bugiarda e suicida.
Italiani, svegliamoci.
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I’m going to say this as calmly as possible:
Watching Caitlin Clark in the WNBA has become genuinely hard to stomach.
Not because she struggles sometimes. Not because she makes mistakes. Not because she gets criticized. That comes with being great.
It’s hard to stomach because it has become obvious that the league, the officials, the media, the players, and even her own organization have all decided that the most important thing is not letting Caitlin Clark become too big.
And that is insane.
This league was handed the most marketable, electric, revenue-generating player women’s basketball has ever seen, and instead of building around the moment, too many people seem obsessed with humbling her.
She gets fouled. Held. Hit. Cheap-shotted. Mocked. Targeted. Then when she reacts like a normal competitor, suddenly everyone wants to analyze her attitude.
No.
Her attitude is not the story.
The story is that a generational player is being treated like a problem by the very league she helped drag into mainstream relevance.
This reminds me of the worst kind of youth coach... the one who sees a special player, feels threatened by her talent, and slowly drains the joy out of her in the name of “teaching humility.”
That is what this looks like.
The freedom she played with at Iowa is disappearing. The fire is still there, but the joy looks damaged. The confidence looks weighed down. She looks like someone constantly fighting the refs, opponents, narratives, coaching decisions, jealousy, and a league culture that should be protecting its golden opportunity instead of resenting it.
And let’s be honest: Stephanie White has not helped.
Benching Caitlin Clark randomly when she is controlling the game tempo, or having your best shooter off the floor in critical game ending minutes when a victory is within reach is basketball malpractice. Limiting her rhythm, downplaying her greatness, benching momentum, and treating her like just another piece instead of the engine is absurd.
You do not take a player who changed the economics of your sport and manage her like you’re afraid her greatness might offend the room.
Nike deserves criticism too. Other players get signature shoes rolled out with urgency, while the biggest draw in women’s basketball is somehow still waiting on that signature shoe. That is not confusing. That is revealing.
Fans are not stupid.
They see the fouls.
They see the double standards.
They see the jealousy.
They see the media resentment.
They see the league benefiting from her popularity while refusing to fully embrace her.
And here is the part the WNBA better understand quickly:
People are not tuning in to watch Caitlin Clark be humbled.
They are tuning in to watch Caitlin Clark be great.
If she walked away tomorrow, the fans would follow her. The sponsors would follow her. The energy would follow her. The high salaries and the charter jets would follow her. And the league would be forced to confront the uncomfortable truth it keeps trying to avoid:
Caitlin Clark did not need the WNBA nearly as much as the WNBA needed Caitlin Clark.
At some point, her family, her agent, and her team need to ask a hard question:
How much longer do you let a league profit from her while allowing the culture around her to beat the spirit out of her?
Because from the outside looking in, this does not look like normal adversity anymore. It looks like abuse.
It looks like a league trying to break the very player who made millions of people care.
https://t.co/AAxFrO46Z4
My goodness, Ursula, you are truly a stupid woman. Your tiresome bullshit rhetoric has no weight in persuading anyone with half a brain that Russia is the enemy. Frankly it's patently obvious the enemy is you. A fully paid up member of the Narrative Nazi coalition. A disgusting and wretched hive of scum and villainy.
Perché uno che ha una copia del Mein Kampf in casa è "un nazista" anche se non ha alcun contatto con nessuno e nessuno lo conosce invece se un immigrato imita i gesti del terrorismo islamico e parla di "bastardi cristiani" ma non risulta affiliato all'Isis "non è un terrorista" e chi lo dice "un razzista"...?
Il controllo della stampa e dello spin dell'informazione da parte della sinistra è spaventoso e se non ve ne accorgete dopo Modena siete ciechi.
Dopo il referendum credono di poter vincere alle elezioni quindi sono tutti mobilitati.
L'attentatore di Modena era italiano bergamasco, pazzo (così esce subito), è stato fermato da eroi stranieri e la colpa è di Salvini che fa lo sciacallo.
Non deve esistere altra verità.
Siamo oltre Orwell.
Pazzesco. Impressionante. Irrealizzabile senza un'infiltrazione totale e militante durata decenni di ogni angolo informativo da parte di chi "sa cosa si deve fare". Manifesto di Ventotene per la sovversione della democrazia in assoluta purezza.
Tutti a ripetere che l'Islam non c'entra, l'integrazione nemmeno, è "solo" disagio psichico. Però ora si scopre (lo dice il ministro dell'Interno) che Salim el Koudri il macellaio di origini marocchine scriveva mail contro i "bastardi cristiani". E io non capisco se sia più folle lui o chi fa finta di non capire #modena #terrore
L’ESPERIMENTO PROIBITO. Hai mai guardato il comodino di tuo nonno? Dieci, dodici, quindici pillole ogni giorno.
Non esiste uno studio clinico al mondo che verifichi cosa succede quando mischi 15 farmaci contemporaneamente. È terra incognita. È il caos puro spacciato per cura.
1,3 milioni di italiani prendono più di 10 farmaci al giorno. Ogni farmaco in più aumenta il rischio di reazione avversa del 18%. Il 27,7% dei ricoveri negli anziani è legato a problemi farmacologici evitabili.
Silvio Garattini — uno dei più grandi farmacologi al mondo — è stato brutale: ‘Se un medico ha pazienti che prendono 15 farmaci al giorno, quel medico è un incompetente e non dovrebbe più esercitare.’
Vai a guardare quel comodino. E chiedi al medico una revisione completa della terapia.
Nella scienza non si crede.
È un metodo. E il metodo oggi ci dice che stiamo esagerando.
- @RoyDeVita
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E se ci fosse stata tua figlia? O tua sorella o tua moglie?
Milano. Sono le 23.30 del 21 marzo. La metro linea M1 è ferma a Cadorna. Un treno è bloccato per un guasto tecnico. La gente è stanca, un po' spazientita, nervosa.
Dentro quel vagone, però, non c’è solo disagio. C’è paura. Un gruppo di ragazzi sta molestando alcune ragazze. Non è una scena interpretabile. È chiara: stanno molestando delle ragazze.
La situazione è sul punto di degenerare.
Arrivano due guardie giurate. Intervengono. Chiedono al gruppo di scendere. Una parte scende. Uno resta. Non ha il biglietto, ma non è quello il punto.
Il punto è l’atteggiamento: ostile, provocatorio. In mano ha una bottiglia di vetro, tenuta per il collo, come fosse un’arma.
In quel momento non hai tempo per ragionare con calma. Non hai il lusso della teoria. Hai pochi secondi e delle persone da proteggere.
Ilario Esposito, 52 anni, fa quello che ritiene necessario: estrae la pistola d’ordinanza. Non la punta contro nessuno. La tiene verso il basso. È un segnale, un deterrente. Che infatti funziona. La bottiglia viene abbassata. La tensione scende. Lui rimette l’arma a posto. Poi interviene fisicamente per allontanare chi è rimasto.
La situazione si chiude lì.
Nessuno ferito.
Nessuna escalation.
Fine dell’intervento.
Ma inizio del problema. Perché per l’azienda quel gesto è "sproporzionato". "Non conforme ai protocolli".
Risultato: sospensione e poi licenziamento per giusta causa.
Oggi Ilario è senza lavoro. È marito, è padre di quattro figli. E paga una decisione presa in pochi secondi dentro una situazione che, da fuori, è sempre più facile giudicare.
La domanda, però, resta: cosa pretendiamo davvero da chi deve garantire la sicurezza? Che intervenga quando serve o che si limiti a non sbagliare secondo regolamento?
Perché è facile parlare di proporzionalità dopo, a sangue freddo, quando tutto è già successo. È molto più difficile decidere lì dentro, in una carrozza ferma, con delle ragazze spaventate e qualcuno che stringe bottiglie di vetro come fossero armi.
E allora torniamo all’inizio, senza giri di parole: se su quel vagone ci fosse stata tua figlia, tua sorella o tua moglie, avresti voluto qualcuno in divisa che interveniva o qualcuno che aspettava?
Poi non sorprendiamoci se la prossima volta chi è in divisa si gira dall’altra parte. Se ogni scelta può costarti il lavoro, smetti di scegliere. E quando smetti di scegliere, smetti anche di proteggere.