@susurrosdemusgo Gran trabajo. Teniendo en cuenta que - si mal no recuerdo - el censo de 1991 no daba ni 10% de euskaldunes en la CFN, nos podemos permitir cierto optimismo.
The real threat at our borders may no longer be boats — but algorithms steering the assault.
A Facebook group, a TikTok loop… and the border gives way.
Schengen cannot be dismantled with a mere social media post.
My interview in @LaStampa 🇮🇹👇
https://t.co/jjyrC0pG2s
U.S. acceptance of Iranian control over the Strait of Hormuz is an extraordinary outcome only made conceivable by an administration that squandered legitimacy, alienated allies, attempted regime change in a war it had not adequately prepared for and that is being forced to accept a catastrophic outcome without viable alternatives.
Counterfactuals are impossible to prove but in other circumstances Iran's closure of Strait by brazenly attacking maritime traffic and neighbors' civilian infrastructure would likely have justified and led to a united, global response--like the U.S.-led naval escort mission during the Iran-Iraq war, the global coalition that reversed Iraq's invasion of Kuwait in 1991, the multinational naval force enforcing UN sanctions in the Gulf in the 1990s, or the UN Security Council sanctions on the Iranian nuclear program in the 2010s--that led to the JCPOA.
Instead US and other countries are now being forced to accept an outcome that would have been unthinkable before the war but seems to have become unavoidable because of it.
Questa buffonata tra Italia e Spagna mentre il Mondo va a fuoco deve essere conclusa immediatamente. Se vogliamo contare qualcosa noi europei dobbiamo lavorare insieme. Dovrebbe essere intuitivo anche per un bambino.
Cuando este señor fue presidente de Coca-Cola Iberia:
- La compañía acumuló sin pagar más de 42 millones de euros de impuestos.
- Apoyó el despido de 821 trabajadores de las embotelladoras, un ERE declarado nulo.
Hoy defiende el sufragio censitario.
Viva el extremo centro.
What a weak, spineless response from the EU Commissioner responsible.
Both Spain and Italy are openly testing the rules of Schengen. And the Commission’s answer? They’re “temporary” and we should “trust” each other.
No, @vonderleyen the Commission’s job is to enforce EU law, not ask Member States to trust one another while they undermine it.
A British citizen in their 20s heads over to #Israel, takes part in killing children and other civilians. Comes back and nothing is done.
An elderly lady says that she is opposed to this activity and the police arrest her as a terrorist.
Is this some sort of Kafka novel?
¡Vivir! ¡Mauro! ¡Vivir!
¿Qué vamos a hacer? Disfrutar de la vida con la familia o sin ella, viajar o quedarte en tu barrio tranquilamente. Entiendo que desde tu despacho de vicedecano de Yale ves la vida plácidamente. Pero tu situación es una excepción, no la generalidad. Te metía 30 años trabajando en la obra, la hostelería o conduciendo camiones.
La principal responsable de la escalada de esta crisis entre España e Italia no está en Madrid ni en Roma.
Vive en Bruselas. Preside la Comisión Europea.
Y está mostrando una incapacidad grave para cumplir con su deber… que es hacer cumplir la Ley y los Tratados.
The relationship between Spain and Italy is broken - until the 2027 elections. A spectacular fallout from two countries that have leaned on each other at key points over the past decade. Think the financial crisis (Rajoy & Monti), or the pandemic fund (Conte & Sánchez). Tit-for-tat border checks on citizens of a single union. Both countries trade blame (and a battle of communiqués) on illegal migration. Ultimately it comes down to politics. The Commission should be the honest broker on Schengen. Time after time, incapable of keeping member states in check over unilateral measures.
Número de italianos residentes en España: 346.000 aprox *
Número de españoles en Italia: 30.000 aprox.
*Esa cifra incluye a latinoamericanos con pasaporte italiano gracias a la ley 91/1992 impulsada por el diputado Miko Tremaglia, del MSI, la familia política de Meloni.
Questa storia dello scontro con la Spagna è una mezza follia. Si può dare un segnale in ossequio alla propaganda ma poi un attimo dopo ci si ferma. Anche perché gli immigrati di Ceuta per arrivare in Spagna debbono attraversare a nuoto lo stretto di Gibilterra. Invece torniamo alle barriere dentro l’Europa, esattamente ciò che vogliono Vladimir, Donald e Xi.
Europeans are getting a taste of what the EU could look like if the hard right runs it:
No free movement. A race to the bottom on standards. And a lawless space where Europe’s worst enemies can divide and conquer.
The Ceuta–Italy spat was largely provoked by an EPP-led Commission that has not only failed to act against Italy’s unlawful checks, but has fuelled the tit-for-tat by siding with the 22-member-state letter blaming Spain.
Yet despite this unprecedented politicisation of EU law enforcement, no mainstream party - not the S&D not the liberals (having mostly joined that letter) or the Greens - is holding the Commission to account.
That’s the real danger for Europe: not just the hard right’s agenda, but its mainstream parties failing to defend European integration and, in doing so, helping dismantle it themselves while strengthening Europe’s worst enemies.
Maybe it’s time for Meloni and her far-right allies to ask themselves why hundreds of thousands of Italians have chosen to move to Spain.
They are all welcome here. Italians are our friends.
Da anni ci raccontano la storiella di come, in nazioni economicamente depresse, il turismo sia una ghiotta occasione di sviluppo nonché uno straordinario volano di benessere per la società tutta. Eppure basta guardare questa mappa di Eurostat per accorgersi di un dettaglio che fa crollare l’intero castello di carta della retorica promotrice della “thailandizzazione” dell’Italia e degli altri paesi euromediterranei.
Nella lista degli Stati UE in cui è presente la quota maggiore di popolazione che non può permettersi nemmeno una settimana di vacanza (UNA SETTIMANA), compaiono infatti tutte le principali economie turistiche del Mediterraneo: Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. Ovvero le stesse destinazioni scelte da mezzo mondo per andare in vacanza. Nella condizione opposta, ovviamente, olandesi, lussemburghesi, scandinavi eccetera. Gli stessi che (insieme a britannici , israeliani e statunitensi) stanno saccheggiando a prezzi stracciati il patrimonio immobiliare delle mete vacanziere più ricercate del Mediterraneo. Un paradosso che è tale solo in apparenza perché il tanto decantato modello economico di sviluppo turistico produce sì ricchezza, ma la concentra tra rendita immobiliare, fondi d’investimento, grandi operatori del settore e piattaforme digitali. Nel mentre distribuisce sui territori interessati occupazione precaria (stagionale e non sindacalizzata), salari bassi e inflazione (di beni e servizi primari). Detto in altri termini: una forte specializzazione turistica non coincide automaticamente con un maggiore benessere diffuso della popolazione. Anzi, l’esatto contrario. Perché per i cittadini dei paesi euromediterranei non diventa sempre più complicato soltanto fare la spesa e comprare casa, ma conseguentemente anche andare in vacanza. Per giunta nel proprio stesso paese che nel frattempo - diventato sempre più dipendente dal turismo - si è adeguato su prezzi letteralmente inaccessibili ai residenti.
Ecco perché dovremmo smetterla - una volta per tutte - di misurare il “successo” di un territorio contando entusiasticamente gli arrivi col pallottoliere. Il vero indicatore non è quanti turisti riesce ad attirare una città, ma quante sono le persone che ci vivono che possono ancora permettersi un lavoro ben pagato, una casa e almeno una settimana di vacanza, insomma una vita dignitosa. Al contrario, se i visitatori aumentano costantemente ma nel contempo diminuisce la capacità dei residenti di vivere il proprio Paese, allora non siamo mica davanti a un modello di sviluppo. Ciò che abbiamo di fronte è esclusivamente un sofisticato modello di estrazione di ricchezza, cresciuto e sviluppatosi nel vuoto di una politica che, incapace di creare benessere reale, ha venduto ai suoi cittadini il sogno di cartone del turismo. È infatti molto più facile convincere un’intera popolazione senza prospettive a inseguire l’illusione della rendita che impegnarsi a costruire un’economia realmente capace di generare ricchezza e benessere diffusi. Così il cittadino smette di colpo di essere il soggetto destinatario delle politiche pubbliche e tira a campare in autonomia, trasformandosi in una sorta di infrastruttura umana dell’industria dell’accoglienza. Possibilmente senza lamentarsi. #Turistiacasanostra