Con il costo della vita che ci sta strozzando. Carburante, bollette,costo del carrello, sanità. Possibile che le organizzazioni sindacali, i partiti d'opposizione non organizzino una manifestazione contro il carovita?
Svegliatevi.
Questi geni sono al governo,hanno una maggioranza
alla Camera e al Senato come pochi nella storia Repubblicana.
Ma dopo 4 anni scendono in piazza per legalità e sicurezza che non hanno saputo dare ai cittadini.
Protestare contro i propri fallimenti è un pò da coglioni.
Salvini critica il patto di stabilità due anni dopo che lo hanno firmato. Attenzione: lo hanno firmato loro, Giorgetti e Meloni. Giorgetti è della lega. Questi o non capiscono quello che firmano o ci hanno presi per deficienti.
Abbiamo il #diesel a 2,5euro ma non vedo #trattori a bloccare le autostrade, #Coldiretti è sparita, i pescatori sotto Palazzo Chigi anche.
Siamo un paese fascista e corrotto moralmente.
Con altri governi, in queste stesse condizioni, i media nazionali avrebbero fatto le barricate
Oggi al self-service: 2.14 € il gasolio!
Voglio quindi fare gli auguri di buona #pasqua a quei due bugiardi seriali di Premier(Giorgia #Meloni)e Vicepremier (Matteo #Salvini)che hanno trovato negli italiani una rendita di potere e privilegi.
Non provate vergogna?
Buffoni 🤡🤡🤡
Tre giorni nel Golfo Persico a farsi le vacanze di Pasqua con la figlia, a spese nostre. Trentamila euro di spese varie. Qualche nuovo abito messo in conto spese.
Anche questo viaggio è stato l’ennesimo fallimento della Meloni. L’unica cosa che ha portato a casa sono le foto.
Ne ha fatti un centinaio di viaggi in questi tre anni. Non ha mai portato a casa un risultato. Mai.
Signore e signori, il governo Meloni.
ECCO LA FOTO.
#delmastro non solo è andato nel ristorante del mafioso, ma ha pure mentito dicendo che non c'era mai andato. La ragazza bionda accanto a lui è Bartolozzi, quella di "Votate Sì così ci sbarazziamo della magistratura".
Capito il motivo della riforma?
#ioVoteròNO
Ho cancellato un precedente post. Lo ripropongo evidenziando ogni riga. Perché va letto tutto ciò che Piero Calamandrei dichiarò all' Assemblea Costituente del 1947. C'è tutto ciò che è utile a capire perché la Costituzione non va modificata.
#IoVotoNo
Non sono capaci di togliere 30 centesimi di accise, figuriamoci si mi devo fare cambiare la Costituzione da questi incapaci.... UN MOTIVO IN PIÙ PER VOTARE NO
Una presidente del Consiglio che evita il confronto con i giornalisti, salvo una sola conferenza all’anno o interlocuzioni con figure amiche, e che chiude la propaganda per il sì al referendum da Fedez, rappresenta un livello di squallore istituzionale senza precedenti
Mio zio è morto per le ustioni riportate spegnendo un incendio scoppiato nel silos di calce dell’azienda per cui lavorava. Il responsabile si era rifiutato di chiamare i pompieri perché tutto era fuori norma.
Non siamo mai stati ricevuti da nessuno.
#famiglianelbosco#LaRussa
Mia figlia a Parigi può votare per il #Referendum, mio figlio che insegna a Torino ma è residente a Pisa no, e con lui 5 milioni di fuori sede. L’unico pensiero è il controllo dei giudici, il diritto di voto invece non importa. #IovotoNo
Già il fatto che in questo momento storico ci facciano sborsare milioni di euro di fondi pubblici per un referendum che non migliora la vita di nessuno, ma che serve solo ai loro interessi, dimostra chi sono.
Chi non paga mai
Ogni volta che qualcuno tira fuori il caso Palamara per spiegare perché i magistrati andrebbero riformati, mi viene una specie di nausea. Non per il caso in sé. Per come viene usato.
La notte del 9 maggio 2019, hotel Champagne, Roma. Palamara, cinque consiglieri del CSM e il deputato Cosimo Ferri si trovano a spartirsi la nomina del procuratore di Roma. Una roba da voltastomaco.
Solo che i magistrati hanno pagato. Tutti. Palamara radiato. I cinque consiglieri dimessi, processati, condannati a sospensioni fino a un anno e mezzo. La Cassazione ha confermato tutto. Il sistema giudiziario ha fatto pulizia al suo interno.
Ferri no. Ferri era nella stessa stanza, faceva le stesse identiche cose. Solo che Ferri era deputato di Italia Viva, sottosegretario alla Giustizia in tre governi, leader storico della corrente di destra della magistratura. Quando il CSM ha chiesto di usare le intercettazioni contro di lui, la Camera ha detto no. Due volte. Risultato: il CSM lo ha dovuto assolvere.
Senza prove non si condanna nessuno. Le prove gliele aveva sequestrate il Parlamento.
Il 4 marzo scorso Ferri è rientrato in magistratura. Sapete dove? Al Tribunale di Roma. Lo stesso ufficio del cui procuratore si discuteva quella notte. Torna a giudicare i cittadini sotto la scritta “la legge è uguale per tutti”.
I magistrati coinvolti: radiati, sospesi, condannati. Il politico coinvolto: assolto, reintegrato, promosso. Poi vengono a dirti che il problema sono i giudici. Che la magistratura non sa riformarsi. Lo dicono gli stessi che hanno votato per proteggere Ferri.
La stessa politica che ti chiede di votare sì al referendum è quella che ha garantito che un politico la facesse franca. Ti vendono la cura. Sono la malattia.
Il 22 marzo si vota. Votare no non significa dire che la magistratura è perfetta.
Significa non farsi prendere in giro.
La posta in gioco
Vi hanno raccontato che questo referendum riguarda la terzietà del giudice. Che si tratta di una riforma tecnica, di buon senso, né di destra né di sinistra. Meloni ci ha speso tredici minuti di video per spiegarvelo con quella voce da maestra paziente che usa quando vi sta mentendo in faccia.
Poi è arrivata Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, la persona che quel ministero lo governa davvero, e in tredici secondi ha detto la verità: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione.”
Una gaffe? Un’uscita infelice nel calore di un dibattito televisivo? No. Quella frase è il programma. E lo sappiamo perché la Bartolozzi quel programma lo ha messo per iscritto, sei anni fa, quando nessuno la guardava.
Il disegno è già scritto
L’8 ottobre 2020, da deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi depositò alla Camera una proposta di legge costituzionale che chiunque può ancora andare a leggere. Il cuore di quella proposta era semplice e devastante: togliere ai pubblici ministeri l’autonomia nell’esercizio dell’azione penale e attribuire al governo il potere di stabilire le priorità investigative. Nella relazione introduttiva lo scriveva senza pudore: “La definizione delle priorità dell’esercizio dell’azione penale è un supremo compito che spetta alla politica.”
Rileggete. Supremo compito che spetta alla politica. Il governo decide cosa si indaga. Il governo decide cosa si ignora. Il governo decide chi viene toccato e chi resta al sicuro.
Lo stesso giorno depositò un’altra proposta: un’Alta corte disciplinare per i magistrati composta da nove membri, sei nominati dal Parlamento, tre dal Presidente della Repubblica, nessuno dalla magistratura. Un tribunale dei giudici senza giudici dentro. Sei mesi dopo arrivò la terza mossa: una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia, con poteri enormi, costruita sulla premessa che le procure fossero diventate un potere autonomo fuori controllo, una “Repubblica dei PM” da smantellare.
Tre proposte di legge, un unico disegno: sottomettere la magistratura al potere politico. Pezzo per pezzo, norma per norma.
Il referendum è il primo pezzo
Quella proposta del 2020 sulla subordinazione dei PM al governo non passò. Non poteva passare, per una ragione costituzionale precisa: finché giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario, protetto dall’articolo 104 della Costituzione, qualsiasi tentativo di mettere i PM sotto il controllo dell’esecutivo si schianta contro un muro. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura valgono per tutti, giudicanti e requirenti.
La separazione delle carriere serve a demolire quel muro.
Una volta che i PM vengono separati dai giudici, una volta che hanno un loro CSM distinto, una volta che non appartengono più formalmente allo stesso ordine, il passaggio successivo diventa possibile. Diventa persino logico, nella retorica di chi lo proporrà: se i pubblici ministeri non sono più giudici, perché non dovrebbero ricevere un indirizzo dal governo, come le forze di polizia? Se sono un corpo a parte, perché non rendere le loro priorità coerenti con le priorità politiche del paese?
Non è un piano segreto. Non è un’interpretazione malevola. È la sequenza scritta dalla stessa persona che oggi siede nel posto più importante del Ministero della Giustizia. Prima la separazione costituzionale, poi il controllo con legge ordinaria. Il referendum è il primo tempo. La legge Bartolozzi è il secondo.
Chi comanda davvero
La Bartolozzi non è una funzionaria qualunque che si è fatta scappare una frase. È la persona che detta le linee del ministero. Nordio fa le dichiarazioni, va in televisione, ci mette la faccia. Lei decide. Chi frequenta i piani alti di via Arenula lo sa benissimo. È lei che ha gestito il caso Almasri (per il quale è indagata per false informazioni al PM, mentre Nordio e Piantedosi si sono fatti scudo dell’immunità ministeriale). È lei che ha costruito l’architettura della riforma. È lei che conosce il passo successivo.
Quando Meloni dice che questa riforma non è contro i magistrati, mente sapendo di mentire. Quando Nordio si scusa per le parole del suo capo di gabinetto, recita una parte. La Bartolozzi ha detto la verità: l’obiettivo è togliersi di mezzo la magistratura. Prima con la separazione. Poi con il guinzaglio.
Non è un rischio. È un progetto.
Smettiamola di trattare la questione come un’ipotesi remota, come uno scenario pessimistico agitato dall’opposizione per fare paura. Il disegno è stato scritto, depositato, protocollato. Porta una firma. Quella firma appartiene alla persona che oggi ha più potere di chiunque altro sulla politica giudiziaria di questo governo.
Il 22 e 23 marzo non vi stanno chiedendo se volete un giudice più imparziale. Vi stanno chiedendo se volete aprire la porta a un sistema in cui il governo decide chi viene indagato e chi no. In cui un PM che indaga un ministro può essere richiamato all’ordine. In cui le priorità investigative le stabilisce chi ha interesse a non essere investigato.
Votate come volete. Ma sappiate cosa state votando.
Ha speso più di 800 milioni di euro per il canile in Albania e non ha battuto ciglio nel togliere 117 euro dalla card dei docenti, che sono quelli che hanno uno stipendio da fame, il più basso tra i colleghi europei.
L’unica famiglia che le preme è australiana, quella nel bosco.
Opzione donna cancellata
Congedo paritario per uomini e donne respinto
Bonus assunzioni per le donne più stringente
Ridotti i fondi per i centri antiviolenza.
Buon 8 Marzo un cazzo @GiorgiaMeloni
Travaglio a 'sto punto dovrebbe brevettare il 'servizio asfaltature Bocchino': ogni volta che quello apre bocca, lui gli ricorda puntualmente che è un cretino. Ed è sempre divertente.
#Travaglio#bocchino#chefiguradimerda#MarcoTravaglio