A #Lampedusa è un via vai di morti ma non si deve sapere.
Silenzio stampa su altre 4 salme (4 uomini) arrivate oggi sull'isola insieme ad oltre 230 persone #migranti
Mai visti tanti morti sbarcare sull'isola con questa frequenza 👇🏽
Sovraffollamento, caldo insopportabile, diritti calpestati. Nelle carceri italiane l'emergenza è adesso. Come raccontiamo nel nostro nuovo rapporto di metà anno: https://t.co/rnmboTnAZF
Il maltempo non ferma le partenze da #Libia e #Tunisia
75 #migranti su un barcone partito da #Libia sono stati soccorsi dalla nostra Guardia Costiera. 330 in hotspot. Il maltempo ferma i traghetti e trasferimenti. @alarm_phone e @seawatchcrew segnalano barca alla deriva con 55
*Gaza alla fame* https://t.co/BhTgs36TRR
📊 _Eyes on Gaza - la dashboard ISPI con i dati aggiornati sulla crisi umanitaria a Gaza: https://t.co/IcSFkQJrmP
📖 _ISPI Global Watch #203 - Oltre Trump: l’UE cerca soluzioni: https://t.co/mdqVsWZKTo
Sabato un suicidio a Rebibbia. Oggi un altro a Massa. Sale ancora il numero delle persone che si tolgono la vita in #carcere.
Una strage silenziosa che continua, giorno dopo giorno, nella distrazione generale. L’emergenza è diventata normalità: vi sembra accettabile?
Clima teso
Il report che dà forma alle intimidazioni contro i giornalisti ambientali italiani | di @FabriFasanella
👉Leggi la newsletter di @greenkiesta_lk
https://t.co/Qgdb6ikSf9
Ahmad Manasra’s release today is a huge relief for him and for his family, but nothing can undo the years of injustice, abuse, trauma and ill-treatment he endured behind bars.
This Doctor should have been safe by now, under protected status, and reveered by international leaders as an icon of Ethics. Instead he is still a hostage of Israel, which has abducted him without ever charging him.
In #Argentina, con la benedizione di Milei, la società idrica israeliana Mekorot si è comprata tutta l'acqua della #Patagonia per utilizzarlo nelle attività estrattive. Così i mapuche finiscono per essere trattati come i palestinesi
https://t.co/2jSfwLzBRM
#Israele#Palestina
1/2. Feroze Sidhwa, medico americano volontario a Gaza, ha visto bambini palestinesi di 5, 6, 7 anni uccisi da singoli proiettili alla testa o al petto. Ha chiesto ad altre decine di medici, che hanno confermato: i cecchini di Idf mirano ai bambini
(da @PiazzapulitaLA7 27.03.25)
Le 360mila richieste di aiuto in 19 anni al numero verde di Gay Help Line istituito dal Comune di Roma. Il 41% dei casi riguarda violenze in ambito familiare. La piaga che facciamo finta di non vedere.
#Pietre@repubblica
Where are mothers in the western world?
A child in the desert and a crime in plain sight.
Not in a home.
Not in a mother’s arms.
But in the open desert alone.
A traveler found him alone, barefoot, walking in the vast cruel Sahara. Somewhere between Libya and Chad.
The child in this video did not commit a crime. His only sin is being born with black skin in the wrong place, at the wrong time—into a world that still calculates humanity based on passports, pigment, and profit. His only crime is being poor in a system designed to erase the poor.
We do not know his name. But we know what put him there.
His parents may have collapsed behind him—dehydrated, hunted, or disappeared during Libya’s latest mass expulsions of Black Africans. Perhaps they were arrested and thrown into the dark holes of Gharyan or Sikka. Or perhaps they were left to die, like so many others, in the no-man’s-land Europe pays to keep invisible.
This child, perhaps no older than five, now represents the utter breakdown of every supposed moral pillar Libya and Europe claim to uphold.
This is not an accident. It is a racial purge, institutionalized and funded by the same Europe that lectures the world on human rights.
"Mi hanno detto sempre così, nelle commemorazioni: tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta".
#AlcideCervi#Campegine (#RE) #6maggio 1875 - #26marzo 1970
@CasaCervi @istitutocervi
Una lettura da non perdere! Una mia fotografia su quanto di straordinario sta accadendo in #Turchia sul quotidiano L'ALTRAVOCE diretto da @alebarbano.
"Dov'è l'Unione europea?", ci chiedo gli studenti universitari in Turchia. "Dov’è l’Europa che predica sempre democrazia e diritti umani?”, mentre vengono malmenati dalla polizia. Il loro futuro democratico viene rubato per averlo difeso con coraggio dal fuoco dei lacrimogeni dei poliziotti che intervengono con violenza sempre crescente. Le folle enormi che si sono radunate davanti al palazzo del comune in scene che ricordano le proteste di #Euromaidan del 2014 in #Ucraina, che costrinsero il presidente filorusso Viktor #Yanukovych a dimettersi.
Buona lettura!
@RadioRadicale
"Dov'è l'Unione europea?” “Dov’è l’Europa che predica sempre democrazia e diritti umani?”, si chiedono gli studenti universitari mentre vengono malmenati dalla polizia. Il loro futuro democratico viene rubato per averlo difeso con coraggio dal fuoco dei lacrimogeni dei poliziotti che intervengono con violenza sempre crescente mentre il governo intensifica la censura in Internet. #Bruxelles sembra pronta a ignorare tutto ciò perché #Ankara tornerebbe preziosa nella sicurezza e nella difesa dalla minaccia russa. L'#UE non può ripetere gli stessi errori del passato nei rapporti con la #Turchia. Buon ascolto!
"Dov'è l'Unione europea?” “Dov’è l’Europa che predica sempre democrazia e diritti umani?”, si chiedono gli studenti universitari che protestano a Istanbul davanti al palazzo del Comune di #Saraçhane, mentre vengono malmenati dalla polizia. Il loro futuro democratico viene rubato per averlo difeso con coraggio dai proiettili di gomma, dalle bombe assordanti, dai lacrimogeni e dai cannoni ad acqua dei poliziotti che intervengono con violenza sempre crescente mentre il governo intensifica la censura in Internet.
Ci troviamo di fronte alla repressione più dura dal tentato golpe del 2016: oltre 1400 arresti, tra cui decine di giornalisti indipendenti e delle maggiori testate internazionali, mentre la protesta si espande come uno tsunami che dilaga in tutti i centri urbani del Paese.
Circa 15 milioni e mezzo di persone hanno votato per #İmamoğlu alle primarie del Partito repubblicano del popolo. Questo è stato il messaggio più devastante che il presidente turco potesse mai ricevere dal suo popolo: il rifiuto della sua presa del potere.
La decisione dell’arresto di İmamoğlu si sta rivelando il più grande errore strategico di #Erdoğan che ora sta ricevendo dall’opinione pubblica il più grande ripudio mai registrato nell’arco della sua intera carriera nel suo proporsi come uomo forte e invincibile.
A differenza di quanto avvenne nelle proteste antigovernative di #Gezi del 2013, ora c'è un partito politico che guida la folla e le masse sono molto più consistenti, alla moltitudine di studenti universitari che stanno guidando la carica si sono uniti, lavoratori, pensionati e avvocati.
Erdoğan ha difinito i manifestanti "un movimento violenza", accusati di aver aggredito la polizia con acido e asce.
Per sei notti consecutive, folle enormi si sono radunate davanti al palazzo del comune in scene che ricordano le proteste di #Euromaidan del 2014 in #Ucraina, che costrinsero il presidente filorusso Viktor #Yanukovych a dimettersi.
Erdoğan non sta solo cercando di impedire a @ekrem_imamoglu di diventare presidente, ma vuole anche riprendersi la megalopoli. E non è tutto qui, è l'intero maggior partito di opposizione, il repubblicano #Chp, ad essere sotto esame da parte delle autorità turche che aprono inchieste per corruzione per screditarlo e lo accusano di aver operato brogli nelle elezioni del suo presidente Özgür Özel durante il congresso del partito del novembre 2023. Per questo #Özel ha convocato un congresso straordinario che si terrà il 6 aprile e che dovrà confermare l'attuale classe dirigente che il governo vuole delegittimare.
Intanto le proteste continuano, il presidente turco lascia fare e per il momento si fa riprendere mentre sorseggia un caffè in un locale di Ankara; scommette probabilmente che l'indignazione pubblica per l'arresto di İmamoğlu alla fine evaporerà e che l'economia si riprenderà prima che il paese vada nuovamente alle urne una volta che si sarà liberato di ogni opposizione.
“Dov’è l’Europa che predica sempre democrazia e diritti umani”, chiedono a noi giornalisti gli studenti universitari. Mentre Erdoğan compie un altro passo verso il consolidamento della sua autocrazia, Bruxelles sembra pronta a ignorare tutto ciò perché Ankara tornerebbe preziosa nella sicurezza e nella difesa dalla minaccia russa. Non sarebbe la prima volta che l'Unione europea ignora gli attacchi di Erdoğan alla democrazia. Nel 2015, mentre Bruxelles era impegnata a tenere #Ankara a bordo con un piano per arginare l'immigrazione dal medioriente, la Commissione europea ritardò la pubblicazione di un rapporto altamente critico sul livello di libertà di parola in Turchia per non danneggiare l’immagine del presidente durante la campagna elettorale. Negli anni successivi, il leader turco pur avendo rafforzato il suo governo autocratico ha ottenuto preziose concessioni dall'Europa mentre i leader europei guardavano dall'altra parte. Quello di oggi è un altro punto di svolta nella politica turca e l'Europa non dovrebbe ripetere gli stessi errori. Con #Trump non c'è più alcuna possibilità che gli Stati Uniti possano rappresentare un modello di ideali democratici. #Bruxelles deve colmare questo vuoto. Rafforzare le difese contro la Russia non sarà sufficiente per proteggere il mondo libero dalle autocrazie. I leader europei devono difendere i valori democratici, alzare la voce contro il tentativo sfacciato di Erdoğan di trasformare il suo paese in una #Russia e mostrare al popolo turco che non è solo nella sua lotta per la democrazia.
"La scorsa notte a Gaza abbiamo operato una ragazzina di 15 anni che andava in bicicletta quando è stata maciullata da un elicottero Apache. Se tutto va bene conserverà due arti dopo 12 ore di sala operatoria". Domani su @Corriere? @repubblica? @Tg1Rai? #GazaScortamediatica