#8hSpa#FIMEWC
Alla 8 ore di Spa-Francorchamps è arrivata la seconda vittoria Aprilia nella classe Superstock del Mondiale Endurance, la prima in proprio del team REVO-M2 dopo il pregresso successo conseguito sempre a Spa nel 2024 insieme ad Aviobike.
La RSV4 Factory 1100 si è affermata come l'indiscusso riferimento di categoria in gara, con un Kevin Calia top rider da assoluta (giocandosela con big della EWC nel primo stint), Simone Saltarelli rientrato ottimamente dopo il (doloroso) infortunio di Le Mans e Flavio Ferroni che ha completato al meglio un successo tutto italiano.
Tutto il pacchetto squadra, piloti e moto hanno fatto la differenza in questa 8 ore, con la possibilità adesso di giocarsi anche la Coppa del Mondo di categoria considerando lo zero della BMW #38 vittoriosa a Le Mans ed una buona chance tra un mese a Suzuka (dove conclusero 3° lo scorso anno).
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Il Mugello non è una pista qualunque. Per i piloti italiani rappresenta qualcosa di speciale, un luogo ricco di passione, storia ed emozioni. Vincere qui è l’obiettivo che ogni pilota italiano coltiva fin da bambino. Marco lo ha raggiunto, e lo ha fatto nel migliore dei modi, conquistando la pole position, firmando il record della pista al sabato e dominando la domenica con autorevolezza.
Era emozionatissimo sul podio, e come non esserlo? Vincere davanti al pubblico di casa, su un tracciato così iconico, è qualcosa che rimane per sempre nella carriera di un pilota. Sono quelle giornate uniche che ti porterai dentro per tutta la vita. Eppure questo successo racconta molto più di una semplice domenica perfetta. Racconta la crescita di un pilota che oggi guarda tutti dall’alto della classifica mondiale e che sta costruendo, gara dopo gara, qualcosa di davvero importante. In questo 2026 stiamo vedendo un Bezzecchi concentrato, maturo e pienamente consapevole del proprio potenziale. Sa di avere una moto competitiva e sa perfettamente quale sia l’obiettivo da raggiungere.
Non sono mancati gli errori e nemmeno i weekend più complicati, come accade a tutti nel corso di una stagione. La differenza è che Marco ha sempre saputo reagire, rispondendo con lucidità, lavorando sui propri limiti e tornando ogni volta più forte. Questo weekend rappresenta anche una risposta importante al suo diretto rivale e compagno di squadra, Jorge Martin, che nelle ultime gare aveva dimostrato di essere estremamente veloce.
Ci voleva un segnale così forte per ricordare a tutti che Marco c’è e che non ha alcuna intenzione di mollare nemmeno un centimetro.
Quel primo posto in classifica è il risultato di un percorso costruito con impegno, determinazione e crescita continua.
Noi continuiamo a sognare insieme a lui, mantenendo i piedi ben saldi a terra perché la stagione è ancora lunga. Nel frattempo non possiamo fare altro che ringraziarlo per le emozioni che ci sta regalando.
Grande Super Bez ♥️🥹💪
#motogp #italiangp #marcobezzecchi #apriliaracing #mugello
Che Domenica bestiale!
Dopo una giornata così non poteva mancare la nostra diretta di Wheel Motorsport di lunedì sera due orette per parlare di MotoGP Gran premio del Mugello.
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Ken rocen ha fatto l'impresa!
Con una moto del 2018 ha vinto nel 2026 il titolo del supercross!
Sarebbe stato un furto dopo quello che ha passato se non avesse vinto almeno un titolo.
Risorto dopo due infortuni mostruosi che avrebbero messo in ginocchio chiunque.
Complimenti!
Le dichiarazioni di Luca Marini aprono ancora una volta una riflessione importante sul rapporto tra i piloti della MotoGP e la Safety Commission. Negli ultimi mesi è emerso con sempre maggiore evidenza il calo delle presenze dei piloti alle riunioni del venerdì dei weekend di gara, incontri che dovrebbero rappresentare il momento principale di confronto diretto con organizzatori e FIM su temi legati alla sicurezza. Marini ha spiegato di non ritenere utile rendere obbligatoria la partecipazione, sostenendo che in passato, anche con molti piloti presenti, “eravamo in 20 persone in quella stanza ed era più caotico che essere in tre o quattro”. Ma il pilota italiano ha soprattutto evidenziato quello che, dal suo punto di vista, rappresenta il vero problema ovvero la mancanza di unità all’interno della griglia. Emblematica la sua frase: “non è un problema di numeri. È solo che dobbiamo essere più uniti”.
Da una parte è comprensibile che alcuni piloti abbiano ormai maturato la convinzione che la Safety Commission sia uno strumento poco incisivo e che la loro opinione, alla fine, non conti nulla nelle decisioni finali. Negli ultimi anni si è avuta più volte la sensazione che il parere dei piloti venga ascoltato solo fino a un certo punto, alimentando inevitabilmente disinteresse verso queste riunioni.
Ma proprio qui nasce anche la contraddizione più evidente. Se i piloti scelgono di non partecipare perché convinti di non essere ascoltati, finiscono inevitabilmente per rafforzare la posizione di chi quelle richieste magari non vuole ascoltarle davvero. Una presenza sempre più ridotta alle riunioni indebolisce la loro forza collettiva, rende più difficile costruire una posizione comune e permette all’organizzazione di trovarsi davanti a un gruppo sempre meno compatto e rappresentativo. In sostanza, continuando su questa strada, i piloti rischiano di fare proprio il gioco di chi preferisce non avere una voce forte e unita dall’altra parte del tavolo. Criticare il sistema senza partecipare attivamente al confronto difficilmente può portare a un cambiamento concreto. Le lamentele pubbliche continuano ad emergere, ma troppo spesso restano soltanto dichiarazioni destinate a spegnersi nel giro di pochi giorni. Manca un’azione collettiva realmente forte, continua e organizzata. Ed è proprio questo il tema evidenziato da Marini quando afferma che “ognuno pensa per conto proprio” e che oggi è difficile trovare una linea comune tra tutti i piloti.
In Formula 1 gli incontri ufficiali con il direttore gara e i briefing del weekend fanno parte delle procedure regolamentari obbligatorie previste dalla FIA. La presenza collettiva permette ai piloti di confrontarsi direttamente con direzione gara e federazione, creando un dialogo più strutturato che oggi in MotoGP appare evidentemente molto più fragile. Anche in Formula 1 non mancano polemiche e tensioni, ma attraverso strumenti come la GPDA e i briefing del weekend i piloti cercano comunque di presentarsi con una posizione più forte. Personalmente, è difficile condividere completamente il pensiero di Marini sul fatto di non rendere obbligatoria la presenza per evitare troppa confusione. I piloti non sono bambini, ma professionisti chiamati a confrontarsi su temi importantissimi per la loro sicurezza. In un confronto strutturato si può tranquillamente parlare a turno, ascoltare il parere di tutti. Le parole di Luca hanno comunque il merito di aver evidenziato il nodo reale della questione....oggi in MotoGP manca soprattutto unità tra i piloti. Si criticano spesso le decisioni prese dall’organizzazione e il fatto che l’opinione dei piloti sembri non contare nulla, ma allo stesso tempo manca una vera volontà comune di cambiare concretamente le cose. Continuare a pensare che “tanto non cambia nulla” rischia di diventare un atteggiamento sterile e poco costruttivo. Anche perché, senza presenza, partecipazione e unità, difficilmente la situazione potrà evolversi davvero.
#MotoGP #CatalanGP
#MotoGP#FrenchGP
Marc Marquez conferma non soltanto l'intervento al quinto metatarso del piede destro, ma anche alla spalla destra svelando dettagli inediti sul suo infortunio.
"Avevo capito subito che c'era qualcosa di problematico al piede", ha dichiarato a Sky. "Per "fortuna" mi sono fratturato solo il quinto metatarso. Questo mi obbligherà ad un intervento chirurgico. Non ho detto nulla finora, ma dopo il Gran Premio di Barcellona mi sarei sottoposto ad un'operazione alla spalla destra. Così facciamo tutto insieme".
In merito all'infortunio alla spalla e l'operazione resasi necessaria. "Dopo Jerez avevo capito perfettamente che c'era qualcosa che non andava per il verso giusto. Così per avere la testa sgombra sono andato dai dottori per un controllo medico. Hanno visto che l'infortunio alla spalla di Mandalika è recuperato, ma una vite di fissaggio, quella rotta, era in una direzione diversa rispetto al passato di 1 o 2mm. Questa vite tocca il nervo radiale che interessa il braccio: per questo guido in maniera incostante ed alle volte mi capitano delle cadute strane".
Sull'intervento previsto alla spalla destra. "Togliere questa vite è un'operazione lunga, ma non così rischiosa. Vedremo come andrà dopo l'intervento. Complice questo problema alla spalla avevo preso questo fine settimana con calma e nelle prove ero così indietro. In un momento di relax nel corso della Sprint, vedendo che mancava un giro, non ho guidato come al solito ed il corpo non ha seguito la mia testa. Adesso dobbiamo sistemare tutto e vediamo se sarà possibile rientrare al Mugello".
I tempi di recupero. "Me la prenderò con calma, ma di sicuro non si prospetta un recupero lungo. Dopo Jerez ho capito tutto. Ai medici ho detto che avevo problemi solo a guidare una MotoGP, mentre "a casa" con moto stradali o da cross non avevo simili problemi. Proprio la posizione di guida di una MotoGP faceva sì che la vite toccasse il nervo radiale e mi obbligasse a guidare in quella maniera. Lo abbiamo scoperto e, guardando l'aspetto positivo, c'è una soluzione e l'abbiamo scoperta".