“Il congedo paritario è un obbligo. E a me gli obblighi non piacciono”.
Lo ha detto Eugenia Roccella, ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità.
Ma il capolavoro arriva subito dopo.
Secondo Roccella, siccome oggi avere un figlio può diventare uno svantaggio sul lavoro, dividere quello svantaggio tra madre e padre “non risolve il problema, semmai lo moltiplica”.
Fermiamoci un secondo.
Oggi quello svantaggio ricade soprattutto sulle donne.
E quindi qual è il ragionamento?
Lasciamolo alle donne.
Perché se anche i padri fossero messi nelle condizioni di assentarsi dal lavoro per occuparsi dei figli, allora improvvisamente gli svantaggi diventerebbero due.
Geniale.
La madre che rallenta la carriera, rinuncia al lavoro o viene considerata un problema dall’azienda va bene.
Se però anche il padre si prende la sua parte di cura, allora abbiamo “moltiplicato lo svantaggio”.
E pensare che stiamo parlando della ministra delle Pari Opportunità.
È questa l’idea di famiglia che ci propongono: totalmente diseguale, con le donne costrette ancora una volta a pagare il prezzo più alto.
Una destra che vorrebbe riportarci nel Medioevo.
Noi continueremo invece a batterci per il congedo paritario obbligatorio, perché crescere un figlio riguarda entrambi i genitori e il lavoro di cura deve essere una responsabilità condivisa. Senza se e senza ma.
@AleInBiancoNero@SandroSca È vero, così come è vero che senza Olise in forma smagliante i francesi non avrebbero segnato il gol e avrebbero avuto meno occasioni...il portiere è uno degli 11 e il suo apporto al gioco è da giudicare come quello degli altri 10
@LucaLF65@capuanogio E senza Olise la Francia non combinava niente...ma che ragionamento è? Donnarumma è un giocatore dell'Italia e fa la sua parte come gli altri...la Francia nel primo tempo non ha fatto un tiro, l'Italia ha avuto due grandi occasioni
@CronacheTweet Nessuno in patria lo critica perché riconoscono che sta facendo un lavoro che darà i suoi frutti tra un po'....invece in Italia si massacra Mancini dopo una sola partita dove ha messo in atto la stessa politica di Klopp...
@tommasogiulini@lavoceazzura I giornalisti badano solo a vendere..prima l'hanno definito il nuovo Rodri, ingiustamente, alzando enormemente le aspettative, ora dopo una partita negativa di tutta la squadra dicono che ha deluso....ma bai a ca..gai!!!!
Una donna lesbica tedesca è sposata civilmente con una donna proveniente dallo Sri Lanka. Le due hanno due figli, che in realtà sono figli biologici solo di una, ottenuti grazie all'inseminazione artificiale ottenuta da diversi donatori anonimi di sperma.
Tra l'altro la coppia vive in Svizzera per motivi fiscali.
Fin qui uno come Vannacci si strapperebbe i capelli, gridando allo scandalo e ribadendo che la famiglia tradizionale è solo quella naturale, invocando la sacralità dei sacramenti cristiani. Nel suo programma, tra l'altro, c'è l'abolizione delle unioni civili. Per non parlare delle agevolazioni fiscali di chi vive in Svizzera: orrore e puzza di radical chic a 100 km!!!
Ma se quella donna è Alice Weidel, presidente di Afd, allora per Vannacci va tutto bene.
Tra l'altro la Weidel, quando qualcuno di Afd gli ha chiesto spiegazioni sulle sue "discutibili" scelte di vita, ha liquidato la questione spiegando che le scelte programmatiche del suo partito non devono interferire con la sua sfera privata, e ha dichiarato «Io vivo qualcos'altro».
Un po' come Vannacci, grande sostenitore dei "tratti somatici" italiani e della bianchezza della pelle, che affondano le radici in millenni di storia, e poi lui è sposato con una rumena.
Lo capite da soli che questa gente vi sta prendendo per il culo, vero?
Molti siti e profili social statunitensi stanno deridendo Zandalasini rea di aver simulato nell’ultima azione (dalle immagini della tv non si vede il contatto). Queste è la ripresa di uno spettatore italiano (Andrea Pinto) a bordo campo: la ditata nell’occhio è chiara e limpida. E pure forte.
Ergo: ZANDALASINI NON HA ASSOLUTAMENTE SIMULATO.
#MondialiTipo
@iosonorossoblu È vero che sia una rivoluzione, cambiati 14 giocatori, dobbiamo aspettare per capire il valore della squadra, ma il fatto che alcuni debbano dimostrare di sapere stare in A valeva anche l'anno scorso. In attacco siamo leggeri nel senso di xG, è vero
@iosonorossoblu Su Mina penso che dovremo pensare ad un sostituto, Kofler forse va bene..per il resto è impressionante quante occasioni si son lasciate all'Inter, per quanto sia forte, non va bene, meglio contrattacco anche se si rischia...e Carlos in attacco servirà? 🤔
@tancredipalmeri Il Cagliari..è in vicolo cieco, non può cedere Esposito al prezzo che vorrebbe ma neanche tenerlo, parcheggiarlo un anno al Sassuolo può essere una buona scelta, magari farà bene e potrà rivalutarsi...Ciervo non so se serve,in attacco son tanti
Lettera aperta a Claudio Borghi, Lucio Malan, Marco Lisei, a Maurizio Belpietro e alla redazione de "La Verità"
Una bambina è morta.
Una bambina di quattro anni è morta a Palermo, allo Zen, la notte del 20 agosto. Si chiamava Anna Rosa. Aveva la febbre da giorni, vomitava, non mangiava. Al pronto soccorso l'hanno guardata e l'hanno rimandata a casa, tonsillite. Due giorni dopo è tornata che non respirava più. L'hanno intubata, caricata su un'ambulanza, portata da un ospedale all'altro attraverso una città che ad agosto, di notte, dorme.
Una bambina è morta di difterite, che in Italia non ammazzava nessuno dal 1991. Roba da libro di storia. La tossina le ha preso il cuore, il fegato, il colon. Hanno provato tutto, anche la circolazione extracorporea. Due giorni.
Una bambina è morta perché non era vaccinata. Sua madre e suo padre avevano paura che il vaccino le facesse venire l'autismo. Non erano cattivi. Avevano paura.
Suo cugino, quattro anni pure lui, ricoverato con la difterite, sta bene. Lei non era vaccinata. Lui sì. In mezzo ci sono pochi secondi, il tempo di una puntura fatta o non fatta quando erano piccoli.
Qualcuno ha reso rispettabile quella bugia. Di questo si parla.
Una bambina è morta perché quei due hanno creduto. La bugia però non l'hanno inventata loro, non l'hanno cercata, non hanno letto niente. L'hanno respirata. Gliel'hanno passata già pettinata, già uscita dalla bocca di gente che porta la cravatta e sta in televisione.
Una bambina è morta mentre il senatore Borghi continua a ripetere che l'obbligo vaccinale non serve a niente, che siamo un'anomalia in Europa, che ci riproverà a smontare la legge Lorenzin. Il suo emendamento non riguardava la difterite. Riguardava morbillo, rosolia, parotite, varicella. Lo scrivo perché è vero.
Allo Zen però le distinzioni non arrivano. Non arriva la differenza tra i quattro obblighi vecchi e i sei aggiunti nel 2017. Arriva il video, trenta secondi, un senatore della Repubblica che dice a una madre che deve essere libera di scegliere. Lei sceglie. Poi il senatore torna a casa e la madre resta con la figlia.
Una bambina è morta dopo anni in cui il senatore Malan ha coltivato il sospetto. Le morti improvvise. Gli effetti avversi. Il malore di Ndicka in campo e quel messaggio che lasciava intendere una correlazione senza mai dirla, perché dirla sarebbe stato verificabile.
Una bambina è morta e il metodo resta quello. Non si mente, si allude. Non si dice che i vaccini uccidono, si domanda se per caso non uccidano. Una domanda non la puoi querelare. Entra e basta, poi ci mette anni a uscire, e certe volte non esce.
Una bambina è morta e sua madre aveva paura. Mentre quella paura girava per le case dello Zen, il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta stava su un palco ad Atreju a dire che i no vax andavano rinobilitati, che chi aveva avuto paura dei vaccini aveva avuto ragione.
Oggi quella madre ha una figlia sottoterra e un'indagine per omicidio colposo per omissione. Il senatore Lisei ha una carriera.
Una bambina è morta e quarantotto ore dopo la Verità, il giornale che si porta stampata sotto la testata la domanda di Pilato, quid est veritas, pubblicava un pezzo di Mario Giordano secondo cui se gli italiani non si fidano dei vaccini la colpa è di Roberto Burioni. Non del batterio. Non di dieci anni passati a raccontare che i vaccini fanno più male che bene. Di Burioni.
Anna Rosa era morta da due giorni e voi stavate già regolando i conti con un virologo antipatico. Chiedetevi che cos'è la verità, direttore. Ve lo chiedete in latino ogni mattina, provate una volta in italiano.
Anna Rosa è morta nella regione con la copertura vaccinale pediatrica più bassa d'Italia, 85,13 per cento contro una media nazionale del 94,46. La procura per i minorenni sta setacciando le materne della zona nord di Palermo. Cercano gli altri bambini.
Una bambina è morta e nessuno di voi l'ha uccisa. La responsabilità penale è personale, e la vostra fedina resta pulita.
A pagare saranno due poveracci dello Zen convinti di proteggerla. Loro hanno creduto. Voi avete lavorato per anni perché ci fosse qualcosa in cui credere, poi vi siete voltati dall'altra parte e avete chiamato libertà il risultato.
Una bambina è morta e voi continuerete a parlare. In aula, in televisione, in prima pagina, e nessuno vi chiederà conto di niente. Ve lo chiedo io. Quando prendete una paura ignorante e le mettete addosso la giacca di un senatore, cosa pensate che succeda dopo, nelle cucine dove quella paura arriva?
Una bambina è morta. La responsabilità penale non vi riguarda. Quella politica non prescrive, non si archivia, non aspetta l'esito di un'autopsia.
Dormite pure. Il nome però imparatelo. Anna Rosa, quattro anni, Palermo.
Rispondetene.
Timostene