Parla Maldini: «Guardiola era vicino ad accettare il ruolo di ct, scriveva già le formazioni. Malagò non è stato ai patti. Coverciano? Una macchina ferma» https://t.co/rgfe9egsDH
Anche stavolta, come sempre, dovevi battermi sul tempo. Non posso, non devo mai pensarti lontano, ma sempre qui come alle Dame, al Tenco o da Vito, burbero, dilagante, geniale, eterno amico mio: comincia a versare vino. Non fare che ti raggiunga con il bicchiere vuoto.
Roberto
Japanese Wisdom:
If it's not yours, don't take it.
If it's not right, don't do it.
If it's its' not true, don't say it.
If you don't know, be quiet. ~ Wise words!
"Cara Roxane, dimenticavo il post scriptum: dopo il Mondiale mi ha acquistato il Real Madrid e lo sai? Ho battuto Zidane, Bellingham e CR7, sono il giocatore più pagato della storia del club"
Prima del Mondiale in USA Yan Diomande, 19enne attaccante e nazionale ivoriano, scrisse una lettera alla sorellina (morta all'età di 15 anni) che l'aveva accompagnato nei suoi primi passi da calciatore. Ma ancora non le aveva detto tutto...
Ci sono storie che per essere raccontate hanno bisogno di poco: un titolo, una grafica, una foto. Specie se il racconto è già stato fatto da chi della storia è il protagonista o, come nel caso di Yan Diomande di cui vi parlo oggi, il co-protagonista. Un titolo, una grafica, una foto. È tutto quel che ho dovuto fare io oggi nella convinzione che la storia di questo 19enne attaccante della Costa d’Avorio, che il Real Madrid di Perez e Mourinho ha appena acquistato dal Lipsia, non potesse essere raccontata meglio che da lui, Yan Diomande in persona.
E allora, ricapitolando: il titolo l’avete letto, è un po’ strano, sì, ma non c’è nulla di fantasioso o forzato. È il naturale proseguimento della lettera che Yan Diomande ha scritto davvero alla vigilia del Mondiale in USA alla sua cara e amata sorella Roxane morta tragicamente un anno e mezoz prima. Solo un post scriptum: per aggiornarla sulle ultime novità.
Poi la grafica, che spiega l’attualità, e che è quella che vedete sotto: l’ha pubblicata L’Équipe, il prestigioso quotidiano sportivo francese, e riguarda gli acquisti più costosi della storia più glorioso club di calcio al mondo, il Real Madrid. Dove al primo posto si legge da ieri proprio il nome di Yan Diomande che a 19 anni e dopo due sole stagioni in Europa, la prima in Spagna nel Leganés (terzultima e retrocessa in Seconda Divisione), la seconda in Germania nel Lipsia, è stato acquistato dal club madrileno per 140 milioni diventando di colpo l’acquisto più costoso della storia del Real davanti a Bellingham, Cristiano Ronaldo, Bale, Hazard, Zidane e a tutti gli dei dell’Olimpo.
E infine la foto, quella che dice tutto, l’unica in circolazione, quella di Roxane: la sorella di Yan, un anno meno di Yan, che spronò, incoraggiò e accompagnò il fratello nei suoi primi calci al pallone dati ad Abidjan senza mai stancarsi di dirgli: “Credici Yan, sei il più bravo, diventerai forte come Cristiano Ronaldo”.
Due anni fa, Diomande era appena arrivato in Spagna per dare il via a una carriera a giudicare dagli inizi fulminante, Roxane morì ad Abidjan in circostanze drammatiche. Ma non per Yan. Che continua a tenerla viva dentro di sè, le parla e le scrive. E non per scherzo, per davvero.
Per chi non l’avesse letta, questa è la lettera che alla vigilia del Mondiale in USA, giocato dal debuttante Yan Diomande - esterno offensivo sia destro che sinistro - da campione consumato, scrisse e indirizzò dalle pagine di “The players tribune” alla sorellina Roxane morta da un anno e mezzo.
Cara Roxane,
Ti ricordi quando qualcuno mi comprò una maglietta falsa dello United e io scrissi “Ronaldo 7” sulla schiena con un pennarello nero? Non sapevamo cosa significasse essere ricchi o poveri. Conoscevamo solo la felicità. Ti ricordi delle 25 persone che dormivano in una sola casa ad Abidjan? La mamma voleva guardare le sue telenovele, tutti gli altri i film. Io fingevo sempre di dormire e poi, dopo mezzanotte, andavo nella stanza della TV. Tenevo il volume bassissimo, appena due tacche, guardavo il calcio al buio e sognavo. Ti ricordi quando gli adulti mi videro giocare sulla terra e mi soprannominarono “Roberto Carlos” per la forza con cui calciavo? In segreto mi arrabbiavo tantissimo, perché il mio idolo era Cristiano Ronaldo.
Ti ricordi quando andai a giocare lontano da casa? Avevo nove anni ed ero all’Inter Foot Sud Comoé, vicino al confine con il Ghana. Io e gli altri bambini andavamo nel villaggio e rubavamo patate perché avevamo fame. La chiamavamo “rapina in banca”: due distraevano il proprietario e gli altri scappavano con un paio di patate. Non erano nemmeno buone. Ancora oggi il mio piatto preferito sono le patate bollite con un po’ d’olio, perché mi ricordano quei tempi. Ti ricordi quando vinsi i miei primi veri scarpini e ci dormii dentro? Da piccolo giocavo sempre con quelle infradito bianche di plastica e ancora oggi, quando torno a casa, le uso. È la nostra tradizione. Ti ricordi quando dicevi ai miei amici del quartiere: “Perché avete smesso di allenarvi? Yan non vi comprerà le macchine. Dovete continuare a lavorare”? Avevi dieci anni ed eri già la mia agente.
Ti ricordi quando sognavamo di trasferirci in Francia? Avremmo fatto shopping, avuto il nostro appartamento e io sarei diventato un calciatore ricco, con macchine e una casa grande. Tu non avresti più dovuto preoccuparti di nulla. Sei sempre stata la persona convinta che potessi diventare il prossimo Cristiano, anche quando tutti gli altri ridevano. Ti ricordi quando mi trasferii negli Stati Uniti per il liceo, a 15 anni, e sentivo tantissimo la mancanza di casa? Per mesi non capivo ciò che dicevano. Mi fecero sedere accanto a un ragazzo francese che cercava di tradurmi le parole dell’insegnante. Ti chiamai e ti dissi: “Non ci crederai, qui i ragazzi discutono con i professori”. A casa nostra non avremmo osato nemmeno sbattere le palpebre davanti agli adulti. Non riuscivo neppure a credere che i ragazzi fumassero dopo scuola. Tu dicevi sempre che sembrava una serie televisiva americana.
Ti ricordi quando mi portarono a fare provini al Bournemouth, al Chelsea, ai Rangers, all’Olympiacos e al Crystal Palace? Persino Eze e Olise mi raggiunsero dopo un allenamento e mi dissero: “Ehi, ragazzo, sei bravissimo”. Ma non mi presero. Nemmeno le squadre riserve della MLS mi volevano. Non sapevo perché e non mi diedero mai una spiegazione. Gli adulti si occupavano di tutto: mi portavano in giro per l’Europa e tutti continuavano a dirmi di no. Il mio visto era scaduto. Il mio sogno sembrava finito. Mi rimandarono in Africa e piangemmo insieme.
Sei stata l’unica a non smettere mai di credere in me. Qualche settimana dopo firmai con il Leganés e versammo lacrime diverse. Era il periodo in cui provavo ancora emozioni. Ora non sento più nulla. È come se non fossi nemmeno umano. Da quando sei morta, dentro di me è rimasto soltanto il vuoto. Non credo di aver versato una lacrima il giorno in cui mi dissero che te n’eri andata. Ero sotto shock. Era successo poche settimane dopo il mio esordio con il Leganés. Chi debutta a 18 anni contro il Real Madrid? Era una follia, un sogno che si realizzava. Poi è diventato un incubo.
Qualcuno continuava a chiamarmi da casa. Ero irritato e non capivo perché insistessero. Alla fine risposi e non attenuarono nemmeno il colpo. Sai come siamo fatti a casa nostra: niente emozioni, soltanto le parole.
“Tua sorella se n’è andata.”
“Cosa?”
“È morta.”
“Di cosa stai parlando?”
“Qualcuno ha messo qualcosa nella sua bevanda durante una festa e lei non si è più svegliata. Se n’è andata.”
Avevi 15 anni. Non ho mai avuto risposte e non so nemmeno se voglio conoscere il motivo. Forse è stata invidia. Forse è soltanto qualcosa che succede nel nostro Paese. Forse avrei potuto proteggerti. Non lo so.
Cerco di fidarmi del piano di Dio. È tutto ciò che posso fare. Non provo a dimenticare, perché so che non dimenticherò. Posso soltanto usare il dolore per lavorare più duramente e realizzare tutto quello che avevamo sognato.
Ho scritto questa lettera perché non riesco a parlarne. Voglio che tu sappia che farò in modo che tu rimanga viva. Farò conoscere il tuo nome a tutti, al mondo intero. Tutto quello che faccio su un campo di calcio è per te.
Sono successe così tante cose dall’ultima volta che ti ho vista. Non ci crederesti. Non so nemmeno se ci credo io. Sai cosa è folle? Dopo il mio esordio contro il Real Madrid ho davvero scambiato la maglia con Mbappé. Ti ricordi quando lo guardavamo in televisione e tu dicevi: “Mbappé? Sì, è bravo. Ma mio fratello è più forte”?
Mi sbagliavo su una cosa: non voglio diventare ricco. Ho visto cosa fanno i soldi alle persone, persino alla famiglia. Quando ero al Leganés mandavo a casa tutto quello che guadagnavo. A un certo punto non volevo più denaro, era diventato soltanto un peso. Continuavano a chiedermene, forse pensavano che fossi già milionario. Non avevo nemmeno un appartamento. Vivevo nel centro sportivo, in una stanza senza televisione. Soltanto calcio e sonno, calcio e sonno. Non volevo una casa grande e non volevo macchine. Volevo soltanto dedicare tutto al calcio e dimostrare al mondo che mia sorella aveva ragione. Questa la troverai divertente. Quando mi sono trasferito al Lipsia ero sempre in ritardo. O meglio, arrivavo puntuale, che in Germania significa essere molto in ritardo. Così ho cominciato ad arrivare 90 minuti prima a ogni appuntamento. Arrivavo talmente presto che i compagni hanno iniziato a chiamarmi “Il Tedesco”. Devo sempre esagerare in tutto. Non ho equilibrio, come dicevi tu. Il campo è l’unico posto nel quale mi sento ancora a casa. È il luogo in cui sono calmo e posso parlare con te. Vorrei soltanto che fossi ancora qui per poterti dire che ce l’abbiamo fatta.
Tutto quello che avevi previsto si è realizzato. Domani partiamo per la Coppa del Mondo. Davvero. Tuo fratello giocherà per la Costa d’Avorio, come Drogba, Yaya Touré e Gervinho. Non la considero soltanto una partita. La vedo come un palcoscenico, l’occasione per mostrare al mondo ciò che tu avevi visto in me. Ogni volta che segnerò, farò in modo che tutti conoscano il tuo nome. Farò in modo che non ti dimentichino. Dicevi sempre che avrei potuto diventare più forte di Cristiano. Se lo incontrerò, lo saluterò da parte tua. Farò quello che avevi previsto, te lo giuro. Prima ancora che avessi dei veri scarpini dicevi a tutti: “Mio fratello diventerà il migliore al mondo”. Ti dimostrerò che avevi ragione, o morirò provandoci.
Tuo fratello,
Yan
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