Se pensavate che il peggio fosse la farsa delle intercettazioni insabbiate dai media, tenetevi forti: oggi assistiamo in diretta alla morte dello stato di diritto e della giustizia sportiva in questo Paese. Un colpo di spugna chirurgico, apparecchiato nei minimi dettagli per salvare l’Inter e l'intero baraccone federale dal processo per #Arbitropoli.
I dettagli di quello che sta accadendo alla Procura di Milano sono talmente scandalosi da sembrare un copione scritto per un film di quart'ordine, ma è tutto drammaticamente vero:
⚠️ IL PM HA LE PROVE, MA IL TEMPO SCADE: Il pm Ascione, titolare dell'inchiesta, ha elementi sufficienti per mandare a processo Gianluca Rocchi per aver condizionato le designazioni su pressione dell'Inter e della Federazione. Ma c'è una scadenza: domani è il suo ultimo giorno in Procura. Se non firma l'archiviazione rinnegando il suo stesso lavoro, dal giorno dopo ci penseranno i suoi superiori.
🔵 IL FATTORE VIOLA (IL CAPO TIFOSO): A orchestrare la ritirata e pretendere l'archiviazione c'è il capo della Procura Marcello Viola (noto e dichiaratamente interista) insieme al pm Ielo. Una staffetta temporale perfetta: aspettare che scada il turno del magistrato che vuole fare il suo lavoro per mettere la firma sul "nulla di fatto" penale. Tutto in famiglia, tutto regolare!
🍷 LA "GARANZIA" CHINÈ ALLA GIUSTIZIA SPORTIVA: "La palla passa alla giustizia sportiva", dicono. Sì, certo, peccato che lì ad aspettarla ci sia il Procuratore Federale Giuseppe Chinè. Lo stesso Chinè che quando si tratta di scovare plusvalenze o irregolarità altrove si trasforma in uno sceriffo implacabile in 48 ore, ma che davanti a #Interopoli e alle pressioni documentate sui designatori improvvisamente indossa la benda. Finirà tutto a tarallucci e vino, con la solita melina burocratica per salvare la baracca.
IL DOPPIO PESISMO È DIVENTATO LEGGE ⚖️❌
La narrazione è già scritta: useranno l'archiviazione penale firmata d'ufficio da Viola e Ielo come uno scudo per dire "visto? Non c'era niente!". E Chinè userà quell'archiviazione come scusa perfetta per girarsi dall'altra parte, ignorando la violazione dell'Articolo 4 sulla lealtà sportiva che, in un Paese normale, comporterebbe la retrocessione diretta per illecito sportivo.
Hanno creato una cupola mediatica e giuridica indistruttibile, dove chi indaga viene neutralizzato dalle gerarchie interne e chi dovrebbe vigilare sullo sport risponde al telefono degli amici di palazzo.
Potete archiviare le carte, potete scambiarvi i favori nei corridoi dei tribunali e potete brindare a tarallucci e vino. Ma lo schifo di questa operazione rimarrà stampato nella storia del calcio italiano. La vostra "onestà" non è mai stata così palesemente di cartone. 🚪🤫👋
#Arbitropoli #Interopoli #MarcelloViola #Chine #GiustiziaSportiva #TarallucciEVino
Oggi tutti fissati col 352 ma il mio allenatore in una semifinale mondiale FUORI CASA chiuse il secondo tempo supplementare con Iaquinta Totti Gilardino e Del Piero
Dio
Senza Edwards.
Senza Smailagic.
Senza Diouf.
Senza Diarra.
Senza tutti i centri.
Per battere in queste condizioni l'Olimpia Milano, per piazzare un parziale di 30 punti tra il secondo e il terzo quarto passando da -15 a +15, ruotando praticamente solo 8 giocatori, non è sufficiente che la squadra dia il 110%.
Occorre avere la capacità di incutere timore pur senza entrare in campo.
Occorre saper turbare i sogni e far passare i singhiozzi soltanto con uno sguardo.
Occorre saper portare con eleganza, buon gusto e garbo, una coda di cavallo adagiata su un vestito a giacca da 8 mila euro.
Occorre non aver mai avuto paura nemmeno dell'uomo nero quando ti raccontavano le favole a 3 anni.
Occorre chiamarsi Dusko Ivanovic.
«Mi dissero che Maradona, in allenamento, si divertiva a tirare da metà campo spedendo il pallone in porta come se niente fosse.
Quella scena mi rimase impressa e decisi di raccontarla alla squadra, al Comunale, pensando di strappare qualche reazione.
Finito il racconto, Platini rimase impassibile.
Nessun commento, nessun sorriso.
Si limitò a rivolgersi al magazziniere e a chiedergli di aprire la piccola porta degli spogliatoi, quella dall’altro lato della pista d’atletica.
Poi chiese un pallone.
Lo posò con calma, guardò quella porticina come un bersaglio lontanissimo… e senza dire una parola calciò dal centrocampo.
Il pallone attraversò il campo, superò la pista e finì dritto dentro la porta degli spogliatoi.
Platini mi lanciò un mezzo sorriso, breve ma eloquente.
Non servivano né spiegazioni né frasi ad effetto: aveva già detto tutto con quel tiro.»
Gianni Agnelli
4 aprile 2002. Durante Virtus-Udine, fa il suo esordio in Serie A un ragazzo di appena 16 anni. Riceve palla fuori dall’arco, si alza in sospensione e segna da 3 punti. In panchina, uno di quelli che applaude più di tutti si chiama Manu Ginobili.
23 anni dopo, oggi, quel ragazzino è diventato un uomo di 39 anni.
È stato l’unico giocatore italiano a vincere un titolo NBA.
Ha vinto anche 3 Scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe, 1 Eurocup, 1 Three Points Contest all’All Star Game NBA.
Ha giocato 13 stagioni NBA segnando 8921 punti.
È riuscito rendere possibili migliaia di tiri impossibili.
È stato uno degli atleti migliori nella storia del basket italiano.
Oggi, condividendo le foto della sua stanzetta e le parole “Perché non c’è stato niente di più bello”, Marco Belinelli ha annunciato l’addio al basket.
Grazie di tutto Beli.
Platini alla Juve vs Maradona al Napoli
- miglior media gol: Platini
- miglior media assist: Platini
- più trofei vinti: Platini
- più titoli di capocannoniere: Platini
- più squalifiche per doping: Maradona