Ranucci, "Esperia" e il "giornabullismo".
Guai a criticare Sigfrido Ranucci! Potresti trovarti bullizzato, in prima serata su Rai 3, con tanto di foto segnaletica, sottoposto al dossieraggio, questo sì, inequivocabile, del servizio pubblico!
E' quello che è accaduto ai giornalisti di “Esperia”, una giovane media company molto attiva sui social, composta da giovani e preparati giornalisti e comunicatori, che hanno osato rilevare come il noto conduttore di “Report”, che tanto autoproclama la sua supposta indipendenza e autonomia, in realtà è molto attivo nel partecipare alle iniziative promosse dalla Sinistra ma soprattutto dai grillini.
Ma, si sa, “Ranucci & Compagni” ragionano in questo modo: se ad esporsi pubblicamente in iniziative politiche è lui, invoca la “libera manifestazione del pensiero”; se lo fanno gli altri è perché sono prezzolati. Un bizzarro schema mentale che rivela pregiudizi, supponenza e arroganza.
Ma soprattutto prepotenza. Perché il trattamento rivolto a “Esperia” è un atto di pura violenza, una cosa gravissima che si può tranquillamente ascrivere alla categoria delle intimidazioni: un giornalista del servizio pubblico, infatti, pagato coi soldi dei contribuenti, utilizza la trasmissione che conduce per un regolamento di conti.
Perché di questo si tratta. Tu mi critichi? E io ti sguinzaglio i giornalisti del mio programma per farti le pulci, alla ricerca di scheletri negli armadi. Roba da tv sudamericana. Anzi, da tv russa.
Che poi, nel merito, cos'ha rimproverato ai bullizzati di “Esperia”?
Di avere dietro un editore che ci mette i soldi! Pensa un po. Ma per Ranucci è poco. Ecco allora che alimenta il sospetto sulla proprietà, su chi ci sia dietro. Insomma, un po' di mascariamento. Con la solita teatralità in stile “Report”: il giornalista che t'insegue, l'intervistato che cerca di svincolarsi.
Tutto questo in un confronto davvero impari. Perché mentre “Esperia” attraverso un video sui propri canali social parla a 50, 60 mila persone, Ranucci li sbatte in prima serata di fronte a un milione di spettatori.
Rannuci ha definito, ingiustamente, il direttore editoriale di “Esperiai” un “leone da tastiera”. Ma come si può definire un giornalista professionista che utilizza il servizio pubblico per vendicarsi di una critica?
Ovviamente Ranucci non dovrà scusarsi di questa canagliata, perché è lo “007 del giornabullismo”: ha licenza di smerdare.
Anzi, vedrete che griderà alla censura, che vogliono tacitarlo, che è uno scomodo.
A me, però, questa sua autocommiserazione fa venire in mente quella nota espressione vernacolare napoletana... ve la ricordate? Quella per indicare un certo atteggiamento umano, tipico di chi ha una doppia morale. Già, proprio quella: “chiagne e fotte”.
Ecco, Ranucci alla Rai “chiagne e fotte”. In nome di una personalissima idea della libertà di stampa. @EsperiaItalia@Tommasocerno@Libero_official@LaVeritaWeb@SecolodItalia1@tempoweb@Capezzone
"È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi". Per chi non conosce Star Wars (guardatelo!) queste sono le parole pronunciate da Padmé Amidala, un personaggio della saga di “Guerre Stellari”, nell'episodio “La vendetta dei Sith”, per commentare la presa del potere assoluto da parte del perfido Palpatine, a seguito del voto, e degli scroscianti applausi, appunto, dei senatori.
Ci è venuto in mente ieri sera alle 16.23, quando il boato di gioia dei partecipanti all'assemblea costituente del M5s di Conte ha accolto la notizia che tutti aspettavano con il sangue agli occhi: gli iscritti hanno votato per eliminare il garante Grillo. Hanno ucciso il loro fondatore per compiacere il nuovo padrone del partito, Conte, che non ha mai mostrato una briciola di riconoscenza e rispetto nei suoi confronti. Potremmo quindi dire, parafrasando Star Wars: "È così che muore il MoVimento 5 Stelle: sotto scroscianti applausi."
Non solo per il grillicidio, ma per tutto ciò che è stato votato ieri che trasforma definitivamente e statutariamente il M5s nel partito di Conte. Andiamo a vedere i passaggi più importanti:
• Eliminazione di Grillo 63% sì, 29% no, 7,6% astenuti
• Tesseramento a pagamento 70% sì, 20% no
• Abolizione limite dei due mandati 72% sì, 25% no
• Fissato un numero di candidati scelti dal Presidente 73% sì, 19% no
• Posizionamento politico: Progressisti indipendenti 36%, Nè destra nè sinistra 26%, Forza progressista 22%, Forza di sinistra 11%
• Sì alle alleanze 81%
• La proposta di modifica del simbolo diventa un'esclusiva di Conte 78% sì
Tutte quelle che erano caratteristiche peculiari del M5s sono state eliminate come fossero dei fardelli per dare ancora più potere a Conte che oggi, con l'espulsione di Grillo, ha un potere praticamente assoluto su tutto, compresa la scelta indiscutibile di un certo numero di candidati e la possibilità di proporre il cambiamento del simbolo a suo gradimento.
Conte e i suoi lacchè, come abbiamo visto, hanno gioito e applaudito fino a spellarsi le mani. Ma siamo sicuri che tutto filerà liscio? Che detto in politichese vuol dire: dopo avere ucciso Grillo e de facto il M5s, prenderanno più voti? In realtà questo è tutto da vedere. Ci sono almeno due incognite.
La prima incognita è Beppe Grillo. Difficilmente il fondatore ed ex garante uscirà silenziosamente di scena. Potrebbe prima di tutto far ripetere il voto, ma pare che non lo farà. Potrebbe intentare una causa per impedire al neo partito di Conte l'uso del nome e del simbolo del MoVimento 5 Stelle (e speriamo vivamente che lo faccia). Di certo da oggi Grillo è totalmente libero e potrà dire e fare quello che vuole senza più alcuna preoccupazione. Ricordate il video prima del voto in Liguria? Moltiplicatelo per ogni giorno dell'anno.
La seconda incognita sta nei dettagli dei numeri che abbiamo visto sopra. Il 29% dei votanti vuole tenere Grillo, a questi vanno aggiunti quelli che non hanno votato per non far raggiungere il quorum. Il 20% non vuole le tessere a pagamento. Il 25% vuol il limite dei due mandati. Il 20% non voleva candidati decisi dal Presidente. Il 26% si definisce post ideologico né destra né sinistra. Il 19% non vuole alleanze. Vedete che sulle questioni più decisive c'è circa un quarto degli iscritti del M5s totalmente contrario alla direzione presa da Conte, senza contare coloro che si sono astenuti per far fallire la votazione. Questo vuol dire che il M5s è profondamente spaccato, e non per una scelta politica come entrare in un governo. Ma per questioni esistenziali e costitutive di una forza politica. E un quarto degli iscritti sono davvero tanti. Quindi da qui l'incognita: quanti saranno gli attuali elettori del M5s che smetteranno di votarla dopo la svolta contiana? Se fossero proporzionali agli iscritti, il M5s potrebbe piombare nel giro di un anno a meno dell'8% nazionale. E chissà se quelli che rimangono, a quel punto, non preferiranno alla brutta compia l'originale, ossia il PD.
Insomma gli onorevoli contiani festeggiano perché non hanno più limite ai mandati che possono fare e personaggi come Paola Taverna e Vito Crimi non vedono l'ora di rimettere il loro fondoschiena al caldo delle poltrone del Senato. Ma dimenticano un particolare: avranno i voti per essere rieletti? Deciderà il popolo. Ma intanto diteci la vostra nei commenti.
La vera ragione del caos M5s? Lo spiega Toninelli
Tutti stanno a ricercare sofisticate spiegazioni per spiegare quello che sta accadendo nel M5s, ma la spiegazione è molto semplice ed è soltanto una.
Sproloquiano di superamento dell'adolescenza, fine del movimento antisistema, necessaria evoluzione, andiamo oltre gli steccati ideologici, abbracciamo il progressismo, è l'ora della maturità, siamo cresciuti, ascoltiamo gli intellettuali, basta padre padrone e tutte queste palle qua.
Comprensibilmente, Conte e i suoi lacchè, cercano di ammantare lo stravolgimento del M5s con tutte queste belle scuse. Come se dal 2018 a oggi il M5s sia stato un partito di deficienti solo oggi risvegliatisi grazie al Presidente Conte, il cui culto della personalità da parte dei (pochi) iscritti e dei (pochissimi) elettori rimasti ha assunto proporzioni ridicole e grottesche.
Tutti questi paroloni per non dire la verità. J. P. Morgan una volta disse: "Un uomo ha sempre due motivi per fare qualsiasi cosa: un buon motivo e il motivo reale". Ecco, ci stanno dicendo tutti i buoni motivi, ma non quello reale. Avete capito qual è?
Lo dice senza mezzi termini (grazie a Dio) l'ex ministro Danilo Toninelli: sono affamati di mandati elettorali. Vogliono tenersi stretta la poltrona a vita. Sia gli onorevoli parlamentari (ormai non si chiamano più portavoce, avete notato?), sia il Presidente Conte. Eh sì, Conte tra tre anni terminerà il suo primo mandato. Dopo gliene resterebbe solo uno. Furbo com'è non poteva certo aspettare all'ultimo.
E se si comprende che questo è il reale motivo, chi è l'unico che si opponeva ai mandati infiniti come volevano i contiani? Ma è Beppe Grillo. Lo ha detto chiaro e tondo più volte che togliendo quella regola si toglie l'essenza del M5s. Conte anche oggi, in un'intervista al Corriere della Sera, accusa Grillo di "cancellare la sua storia" e di tutta una serie di orribili nefandezze. Perché non dire la verità e cioè: "visto che Grillo non voleva abolire il limite del secondo mandato per consentirci di stare in Parlamento per sempre, abbiamo deciso di abolire lui". Sarebbe stato più onesto e onorevole. Invece hanno scelto di essere ipocriti e di prendere in giro tutti, come se nessuno potesse capire cosa gli interessa veramente: 10.000 euro al mese a tempo indeterminato.
Tanti paroloni, tanta filosofia, tante supercazzole. La spiegazione invece è semplice. Mandato via Grillo, mandati infiniti. Ora li avranno, ma trascurano un piccolissimo particolare: i voti dei cittadini. Gli elettori alle urne (unica cosa che conta davvero) voteranno il M5S per garantire la poltrona a vita a questi neo-professionisti della politica che fino a ieri avevano raccontato che erano solo cittadini prestati alle istituzioni? A voi i commenti.
Forza Italia boccia con l'aiuto di Pd e M5S la proposta della Lega che permetterebbe alla RAI di abbassare il canone Rai e trasmettere più pubblicità dal 2025. Questo potrebbe ridurre gli introiti pubblicitari di Mediaset, l'azienda della famiglia Berlusconi, perché la concorrenza aumenterebbe.
Il M5S approva la Costituente e diventa un partito: da rivoluzione a brutta copia del PD
C’era una volta il Movimento 5 Stelle, la "rivoluzione gentile" e post-ideologica, il grido di battaglia contro la “casta”, la politica senza soldi, il limite ai mandati, il rifiuto dei finanziamenti pubblici. C’era una volta, appunto. Domani analizzeremo dettagliatamente i risultati della votazione, oggi ci limitiamo a recitare il De Profundis del M5s, diventato la brutta copia del Pd.
Con l'approvazione della cosiddetta "Costituente", Conte ha completato la metamorfosi del M5s secondo i suoi desiderata. Si definivano un movimento, ora sono ufficialmente un partito personale. Si dichiaravano oltre le ideologie, oggi abbracciano definitivamente quella progressista, la stessa di Biden, Macron e Soros. Sbandieravano il limite ai mandati, oggi l'hanno eliminato e sono per la politica di professione. Rigettavano i compromessi, ora sono costitutivamente pronti per le alleanze pur di arrivare al potere. Si dichiaravano contro i privilegi della politica, ora accettano tranquillamente il finanziamento pubblico del 2x1000. Erano per la politica senza soldi, oggi approvano le tessere a pagamento.
Trovate differenze col Pd? Non ce ne sono. Sono perfettamente sovrapponibili ad esso. Condividono ormai ogni punto sostanziale. Tutto il resto, le famose "differenze", sono dettagli trascurabili e verranno eliminate quando dovranno fare l'alleanza per il governo. Tutto per il potere.
Anzi sì, una differenza c'è. Il PD, con tutti i suoi difetti, tollera almeno le minoranze interne, il dissenso, le diverse anime al suo interno, le famose correnti. Il M5s di Conte, invece, ha un modo tutto suo di gestire il dissenso: eliminazione di 70.000 iscritti, silenziamenti di personaggi come Danilo Toninelli e Virginia Raggi e accuse di tradimento addirittura a Beppe Grillo che è stato eliminato dal movimento che lui stesso ha fondato con l'approvazione di un vergognoso quesito parricida.
Il M5S è diventato l’ennesimo ingranaggio di quel sistema che diceva di voler distruggere.
Hai creduto nella rivoluzione? Oggi ti ritrovi con una brutta copia del PD. Ringrazia Conte. E i suoi lacchè.
VIDEO IMPERDIBILE!! Conte contestato dagli iscritti M5s: "Dimissioni! Siete come il PD!"
Inizia #OccupyM5S?
L'esordio dell'Assemblea M5s è andato malissimo! Poco fa il Presidente Giuseppe Conte è stato duramente contestato da un gruppo di iscritti del M5S. Non era mai accaduto che un capo del M5s subisse un'umiliazione così. Segno dei tempi e dello scollamento con la base dei vertici contiani.
In particolare, riportano le agenzie, Cone è stato contestato da alcuni giovani con lo slogan "trasparenza" e "dimissioni" nel corso del suo saluto di benvenuto. Un folto gruppo di persone ha iniziato a gridare "dimissioni, dimissioni" e ancora "voi non siete il Movimento", "siete come il Pd".
Alla faccia della democrazia e del dibattito, i ragazzi sono stati allontanati quasi subito dal palco, ma il gruppetto ha continuato a contestare. "Avete dimenticato tutto, siamo nati tra i banchetti, non in un teatro. Siamo nati per strada e oggi ci portano in teatro". "Siete con Grillo?", hanno chiesto i cronisti, "Noi siamo con i principi e con i valori. 70mila iscritti cancellati per avere il quorum vergognatevi", hanno risposto.
Tutto inizia malissimo per Conte. Contestazioni e richieste dimissioni dai suoi stessi iscritti. E il quorum ancora non si vede. Il M5s sta davvero per tramontare? Seguiremo la manifestazione e vi terremo aggiornati.
Mentre mancano pochi giorni all'inizio della Costituente che trasformerà il M5s in un partito come gli altri, assistiamo ad una operazione di evidente manipolazione e spudorato revisionismo della storia di questo movimento politico a opera di alcuni dei suoi esponenti più illustri. Esponenti un tempo considerati vicinissimi e leali a Grillo (a cui devono praticamente tutto), che ora hanno abbandonato per diventare fedelissimi del nuovo capo Giuseppe Conte.
Prendiamo per esempio l'intervista, pubblicata ieri, del Fatto Quotidiano a Roberto Fico. L'ex presidente della Camera, che fu eletto allo scranno più alto di Montecitorio grazie a un accordo e con i voti del centrodestra, compresa Forza Italia, arriva ad affermare che il M5s è nato progressista! Noi non ci ricordavamo che il Vaffanculo fosse progressista. Forse Fico era distratto mentre Grillo fondava il M5s mandando a fanculo tutti i partiti e in particolare quelli progressisti rossi e verdi. Il M5s delle origini può essere etichettato come antisistema, populista, qualunquista, visionario, utopista, rivoluzionario, ma di certo non progressista come lo si intende oggi. Quel movimento, per esempio, era l'apoteosi del politicamente scorretto, mentre i progressisti a cui ammicca Fico sono l'esatto contrario. Ma c'è un motivo per questo tentativo di revisione storica. Fico vuole diventare a tutti i costi il prossimo Presidente della Regione Campania e per farlo ha bisogno che il neo partito5s rimanga alleato del Pd.
Riuscirà Fico con questa falsificazione storica a convincere gli iscritti? Da solo forse no. Ed ecco allora che in suo soccorso arriva l'ex ministro, nonché attuale capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, che oggi, in un'intervista a Repubblica, riesce ad affermare: "I 5 Stelle resteranno una forza di sinistra". Il diavolo è nei dettagli: "resteranno"! Capito? Per far passare il messaggio che il M5s è sempre stato di sinistra. Menzogna totale! Per anni Grillo, Casaleggio e qualsiasi esponente del M5s, compreso probabilmente lo stesso Patuanelli, hanno sempre affermato "Non siamo né di destra né di sinistra" e guadagnando i consensi di milioni di italiane e italiani. Ma anche per Patuanelli il revisionismo è finalizzato a manipolare gli iscritti M5s affinche confermino l'alleanza col Pd, vitale per la sopravvivenza politica dell'ex ministro friuliano. Sa bene che in caso contrario non sarebbe più rieletto.
Pur di salvare o guadagnare qualche poltrona, esponenti di calibro del M5s, dopo aver tradito Grillo, si approfittano della buona fede degli iscritti e li prendono platealmente per i fondelli, raccontando loro una storia che è totalmente diversa dalla realtà.
«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato», scriveva George Orwell, una massima che oggi vale anche per il M5s. Conte e i suoi lacchè che oggi controllano il movimento raccontano un passato diverso per poter avere un futuro come vogliono loro: alleati col Pd per avere qualche poltrona in più. Obiettivo legittimo, ma sarebbe più onorevole raccontare la verità e non prendere in giro elettori ed iscritti.
Non cascateci. Ricordate. Ragionate con la vostra testa.
Le regionali che si sono concluse ieri ci offrono tanti dati da cui trarre considerazioni importanti. Vediamoli insieme.
In Emilia Romagna è andata come doveva andare: trionfo del centrosinistra con oltre 16 punti di distacco rispetto al centrodestra. In Umbria ci si aspettava una vittoria di misura del centrodestra, invece ne è arrivata una netta del centrosinistra.
A sinistra il Pd conferma il suo ruolo di partito di guida della coalizione. Prende più di 12 volte i voti del M5s (641.704 vs 53.075) in Emilia Romagna e più di 6 volte in Umbria (97.089 vs 15.125). A destra FdI e FI raddoppiano i voti rispetto alle precedenti elezioni in entrambe le regioni, mentre crolla verticalmente la Lega.
Il risultato peggiore, tra i partiti nazionali, è però ancora una volta quello del M5s di Giuseppe Conte, che tocca il suo minimo storico in entrambe le regioni. In Emilia Romagna si attesta appena al 3,55% e in Umbria al 4,71. Il 5%, così come accaduto in Liguria, resta un miraggio. Non erano mai andati così male. Se si guardano i voti reali sono praticamente dimezzati. Ai 102.595 voti guadagnati in Emilia Romagna nel 2020 rispondono 53.075 raccolti ieri. In Umbria nel 2019 i voti per i 5Stelle erano stati 30.953 a fronte dei 15.125 raccolti ieri.
Una debacle totale, che però non ha impedito al campo largo di vincere. Né Pascale, candidato in Emilia Romagna, né Proietti, candidata in Umbria, hanno ceduto ai veti di Conte e hanno lasciato che i renziani si candidassero nelle liste civiche, facendo passare un messaggio di unità del centrosinistra e raccogliendo tutti i voti possibili. Probabilmente, senza i veti di Conte in Liguria, il campo largo avrebbe trionfato anche lì. La Meloni ringrazia.
Quindi ci dovremmo ragionevolmente aspettare un Conte che presenta le dimissioni dopo l'ennesimo fallimento elettorale. Invece tutti nel M5s cantano vittoria. Lo stesso Conte, ma poi Patuanelli, Fico, Maiorino, Floridia, tutti gli onorevoli lacchè del Presidente esultano di gioia.
Patuanelli: "Due vittorie nette. Una, più netta di quanto era immaginabile. Il centrosinistra torna a vincere e torna a farlo bene, con un’unità reale di coalizione. Senza ammucchiate. Il MoVimento riparta ora con questo spirito e si impegni dando il suo contributo a questi due meravigliosi Presidenti!"
Fico: "Una vittoria del campo progressista."
Maiorino: "La duplice vittoria del campo progressista in Umbria e in Emilia Romagna rafforza quanto penso circa il nostro posizionamento politico e la questione delle alleanze. Il nostro obiettivo deve essere mandare a casa questa compagine di destra fanatica e pericolosa."
Floridia: "Il campo progressista con progetti concreti e con candidati forti, è capace di vincere. Ed è ovvio che non è solo somma algebrica. In questo contesto noi del MoVimento 5 Stelle, nel pieno di una fase costituente e in un momento di trasformazione, non abbiamo potuto dare il massimo."
Sono onorevoli fuori di testa e fuori dal mondo? Ma no! Come abbiamo raccontato ieri, vogliono semplicemente proseguire l'opera di revisionismo storico e di manipolazione degli iscritti in vista della Costituente.
Ma le persone non sono così stupide da bersi questa propaganda di bassa lega, basta vedere i commenti a questi post per rendersene conto. Ve ne proponiamo una selezione:
"M5S ai minimi storici. In Emilia Renzi davanti... Ma scherzi vero?"; "Vittoria del PD. Non ns! Tua forse non del movimento! Dimettetevi tutti!!!!"; "Fate ridere i polli...."; "Il PD ha vinto. Non noi. Ti ricordo che sei del movimento."; "Ma scherzi? In Emilia l' M5S ha i renziani davanti. Ma lavorate per l'M5S o per il PD? Così si muore. State sbagliando strada!!!!"; "Gioisci per il 4%? Ma sei con il M5S o con il PD 😂"; "Cara amica stiamo a livello di prefisso telefonico, forse forse un po di modestia e cambiamo stereotipo! 3,4% da una parte 4,3% dall'altra e buona notte ai suonatori!"; "Il M5S è stato superato anche da Avs, Lega e Fi. SIETE ESTINTI."; "Beh un altro paio di elezioni e si scende alla percentuale di Renzi. Per lui sarà un godimento a 5 stelle."; "Ecco il campo progressista, il campo largo, "il campo santo" del Mago di Oz, stanno prendendo schiaffoni in ogni competizione elettorale e sono contenti".
Chissà se gli onorevoli leggeranno questi commenti o continueranno a crogiolarsi nelle loro poltrone. Fossimo in loro ci preoccuperemo di quelli che pensano elettori ed iscritti.
La Costituente del M5s è alle porte. La volontà del Presidente e sei suoi lacchè è chiara: il M5s deve essere un partito progressista e di sinistra, stare nel campo largo, e pazienza se si perdono voti perché l'importante sono le poltrone. Gli iscritti la penseranno così? E soprattutto: chi dà la garanzia che il voto non sia manipolato visto che ad oggi nemmeno si sa il numero degli iscritti? A voi la parola! Meglio un M5s progressista e di sinistra alleato del pd in un campo largo che può battere il centrodestra e ottenere un bel po' di poltrone o un M5s fuori dalle alleanze né di destra né di sinistra?
Beppe Grillo umilia ancora Conte dopo l'ennesimo flop elettorale
Beppe Grillo colpisce ancora. Dopo l'ennesima disfatta elettorale del M5s che, come abbiamo visto, ha dimezzato i voti anche in Emilia Romagna e in Umbria, il garante (ancora per poco) non ha perso l'occasione per lanciare una frecciata velenosa a Giuseppe Conte.
Questa volta, lo ha fatto pubblicando una storia su WhatsApp che lo ritrae accanto a un uomo in divisa militare giapponese, con la didascalia "Oz Onoda". Per chi non conoscesse il riferimento, Hiroo Onoda è stato un militare giapponese che continuò a combattere nella giungla filippina per quasi 30 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, convinto che il conflitto non fosse mai terminato. Grillo usa questa metafora per dire a Conte ciò che molti pensano ormai da tempo: "Non hai capito che il Movimento è finito". L'accostamento a "Oz", il soprannome dato a Conte, rende ancora più evidente il sarcasmo: il presidente del M5s, secondo Grillo, è un illuso che si aggrappa a una realtà che non esiste più.
Il M5S è davvero "finito", come dice Grillo, e Conte si rifiuta di capirlo come l'ultimo dei giapponesi? Diteci cosa ne pensate nei commenti.
Ps: Grillo avrà tanti difetti, ma le sue battute sono sempre fulminanti.
La paura fa 90 nel M5s! Domani iniziano le votazioni per l'assemblea costituente e Conte e i suoi lacchè sono terrorizzati da quello che potrebbero decidere gli iscritti. Se prima era un dubbio, ora è una certezza. Ieri il presidente Giuseppe Conte ha sbottato e si è lasciato andare a una minaccia vera e propria: "C'è stato un percorso fatto fin qui, se sarà messo in discussione ne trarrò tutte le conclusioni". Ossia lascerà il M5s se le cose non andranno come vuole lui. Ricorda i bambini che quando perdono si prendono il pallone e tornano a casa...
Il tema che preoccupa l'avvocato è soprattutto quello delle alleanze. Dopo l'ennesimo flop elettorale, con voti dimezzati in Emilia Romagna e in Umbria, gli iscritti e gli elettori del M5s iniziano ad avere qualche dubbio sulle capacità politiche del Presidente. E come dargli torto?
Conte rischia di vedere la sua linea respinta dai suoi stessi iscritti. Ma il quesito vero è: qual è la linea di Conte? Cosa propone quest'uomo valido per tutte le stagioni? Non lo sa nessuno. Un giorno è contro il campo largo. Il giorno dopo è pappa e ciccia con Elly Schlein. Quello dopo ancora attacca il Pd. Ne passa un altro e lo difende. Chi lo capisce è bravo e infatti non lo capisce nessuno. Neanche gli elettori a giudicare dai risultati. Quel che è chiaro è che la sua leadership ormai traballa e rischia di terminare proprio con il voto dell'assemblea costituente che lui stesso ha voluto e organizzato (male) e che ora sembra essergli sfuggita di mano.
Non è un caso quindi che Chiara Appendino, in panchina, si stia scaldando per la successione. Diversamente da Conte, Appendino ieri ha parlato chiaro: "Non sono né felice né soddisfatta. Non possiamo essere soddisfatti quando il nostro Movimento va, ancora una volta, sotto il 5% avendo quindi all’interno della coalizione un peso specifico ridotto al lumicino. E qui la riflessione che dobbiamo fare è tutta interna al Movimento: come facciamo a convincere le persone a votarci se non è chiaro per cosa lottiamo? Recuperiamo quella radicalità e quelle sane differenze interne che ci hanno reso unici e guardiamo al futuro con l’ambizione di essere noi il motore del cambiamento".
Il M5s, come abbiamo già raccontato, è dilaniato tra linea Travaglio, che vuole il M5s fuori dalle alleanze con il Pd, e la linea Bettini ossia M5s stabilmente alleato del Pd. L'Appendino è la massima esponente della linea Travaglio, mentre Todde, Fico e Patuanelli sposano la linea Bettini. Conte, come dicevamo prima, non si capisce da che parte sta.
La linea Appendino/Travaglio vincerà e l'ex sindaca di Torino sarà incoronata nuovo leader? Scriveteci le vostre osservazioni nei commenti.
La Sardegna è un bel posto per chi arriva dal "continente", ma ultimamente è un posto bellissimo per chi arriva da amico di partito del M5S, quello dove milita la presidente Todde.
Prima arrivò Armando Bartolazzi da Roma, il Gigi Riva della sanità, nominato assessore.
Poi fu il turno del nuovo segretario generale Saverio Lo Russo che ha uno stipendio superiore a quello del Presidente della Repubblica.
Poi il capo di gabinetto Luca Caschili, che prende “solo” 153mila euro, una bella consolazione per la mancata elezione nelle file del M5S per le supplettive di Cagliari del 2019.
Sempre nello staff della presidente troviamo Annalisa Canova, ex candidata e attivista M5S. Lauti stipendi anche per il consigliere della comunicazione, anche lui importato da Roma dopo aver militato nel M5S.
Sembrava fosse finita e invece no! L'ultima arrivata è Susy Matrisciano, ex parlamentare M5S non rieletta, laurea in lingue straniere. Prima di approdare in Parlamento risulta che il suo ultimo incarico fosse stato quello di addetta alle risorse umane in un’azienda produttrice di torni e fresatrici. Da ora sarà a carico dei cittadini sardi in qualità di consulente dell’Assessorato al Lavoro. Lo stipendio di un consulente, secondo l'Unione Sarda, viaggia intorno ai 23mila euro a trimestre. Alla faccia del salario minimo che Todde ha promesso di realizzare in Sardegna. I salari minimi per i cittadini, massimi per gli amici di partito.
Onestà, trasparenza, merito? Vale solo quando si è all'opposizione. Al governo va bene l'amichettismo a 5 stelle.
Lo studio aggiuntivo sulle cause del crollo del Ponte Morandi (43 vittime il 14 agosto 2018), come riporta Il Secolo XIX, slitta di un mese. "Le udienze restano ferme: tempi sempre più lunghi. Il primo pm del caso è andato in pensione e la sentenza arriverà a 7 anni e mezzo dai fatti."
Il presidente del M5s Giuseppe Conte sta per completare la sua opera di demolizione del movimento fondato 15 anni fa da Grillo e Casaleggio. Ieri sono stati pubblicati i quesiti che saranno votati dagli iscritti nei prossimi giorni. Li abbiamo analizzati per voi per trovare le 6 questioni più decisive, tralasciando quelle di facciata della serie "più spazio ai giovani". Se, come è estremamente probabile, tutte queste proposte verranno approvate, il M5S come l'abbiamo conosciuto cesserà definitivamente di esistere. In calce riportiamo i link ai documenti ufficiali dove potrete verificare tutto quello che scriviamo.
1) Eliminare il ruolo del garante o comunque renderlo totalmente ininfluente
Mesi a dirci che Grillo voleva ammazzare Conte, invece alla fine è Conte che commette il Grillicidio.
2) Iscrizione a pagamento
Dopo aver iniziato a prendere il 2 per 1000 (che è a tutti gli effetti un finanziamento pubblico), il partito di Conte vuole anche i soldi per il tesseramento degli iscritti. Il movimento senza soldi non esiste più.
3) Addio regola dei due mandati
I portavoce del movimento non erano politici di professione, ma cittadini prestati per un periodo limitato al servizio del Paese. Questo non esisterà più. La regola dei due mandati sarà abolita e i politici del M5s diventeranno politici di professione come quelli degli altri partiti.
4) Ulteriori paletti alle candidature degli iscritti
Essendo diventati politici di professione, per candidarsi bisognerà essere o molto vicini Conte o rispettare tantissimi requisiti. Prima chiunque poteva candidarsi e diventare cittadino nelle istituzioni. D'ora in avanti anche nell'ex M5s funzionerà come negli altri partiti
5) Dichiararsi forza progressista o addirittura di sinistra
Gli iscritti dovranno decidere se rimanere né di destra né di sinistra, o essere definitivamente da una parte dello schieramento politico. Per come è strutturato il quesito, la scelta è scontata.
6) Si propone di dare solo a Conte il potere di cambiare il nome e il simbolo
Solo Conte potrà decidere come cambiare il nome e il simbolo.
Dal 21 al 24 novembre gli iscritti del M5s voteranno. I temi statutari in votazione sono dieci. Di questi, sei toccano in qualche modo Grillo. Per rendere valide le votazioni dovranno votare la metà più uno degli iscritti. Il vero quesito quindi è: gli iscritti voteranno? Se sei un iscritto del M5s scrivi se voterai e come voterai.
Fonti e link di approfondimento:
Quesiti: https://t.co/Bjm676AdmC
Post di annuncio dei quesiti: https://t.co/Bz8lXvQjeX
Approfondimento sul Corriere: https://t.co/M96QI0YWAR