Nel 1993 un colpo di fucile spezzò l'ala di Malena, una cicogna bianca che da quel giorno non riuscì più a volare. Mentre le altre migravano verso l'Africa, lei rimase a Brodski Varoš, un piccolo villaggio della Croazia orientale. A prendersi cura di lei fu Stjepan Vokić, un pensionato che le costruì un rifugio, la nutrì e le permise di sopravvivere agli inverni più rigidi.
Ma è quello che accadde negli anni successivi ad aver reso questa storia famosa in tutto il mondo. Ogni primavera, infatti, Klepetan, il suo compagno, tornava puntualmente da lei dopo aver trascorso l'inverno in Sudafrica. Un viaggio di circa 13.000 chilometri attraverso l'Africa, il Mediterraneo e i Balcani, concluso sempre nello stesso punto: quel tetto dove Malena lo stava aspettando.
Per 16 anni consecutivi il ritorno è stato documentato senza interruzioni. Insieme hanno allevato oltre 40 pulcini, nonostante Malena non potesse insegnare loro a volare. Ogni autunno lui ripartiva con i giovani verso sud. Lei restava. E ogni primavera il cielo riportava Klepetan nello stesso nido.
Una storia che per molti parla di istinto. Per altri, di fedeltà. Per tutti, di qualcosa che è difficile spiegare con le sole parole
Jane Fonda ha vinto due Oscar e sette Golden Globe, ricevuto un Leone d’Oro alla carriera, sposato tre uomini, avuto tre figli, recitato accanto a Robert Redford, l’amico che ha amato segretamente per quarant’anni, Marlon Brando, Diane Keaton, Dolly Parton, in film che sono il cinema americano, quello del sogno e quello del soft power. […] Ma niente di tutto questo ha dato senso alla sua vita come l’attivismo: «Ho iniziato a 33 anni, era il 1970. E la mia vita di prima mi sembra una stupidaggine, una cosetta minuscola, priva di valore e significato», dice seduta nel salotto di Diane von Fürstenberg, che con la sua fondazione le ha assegnato il Dvf Award (che da 17 anni viene consegnato a donne che portano un cambiamento nel mondo).
Mentre parla, le agenzie italiane battono la notizia della morte di Gloria Steinem, sua grande amica. Quando parla di lei, per un momento, le si strozza la voce: «Ha cambiato la vita di tutte le donne. Sapevo che sarebbe successo, ero preparata». […]
L’intervista integrale di Simonetta Sciandivasci è su La Stampa
#LaStampa
Mentre il ministro più indecente si appresta a festeggiare a #Bari son partite 2500 lettere
di licenziamento all'Ilva!
Prenderli a calci in culo è il minimo!
“Ho svolto il mio compito, ho fatto il mio dovere, vi abbraccio tutti, scusatemi”.
Giuseppe Francese è una vittima di mafia, tanto quanto il padre.
Aveva 12 anni e stava attendendo che il padre rientrasse da lavoro la sera del 26 gennaio 1979. All’improvviso sentì gli spari, che rimasero impressi per sempre nella sua memoria. Così come il corpo del padre che vide colpito a morte.
Da quella sera raccolse tutte le forze e, con tenacia e testardaggine, mise insieme le prove, le informazioni, gli elementi per trovare i responsabili dell’omicidio del padre.
Riuscì, dimostrando che la forza di volontà è tutto, a far condannare tutti i vertici della cupola mafiosa: da Riina a Bagarella fino a Provenzano. Il giorno dopo la sentenza di condanna, il 3 settembre di 24 anni fa, si uccise.
Come Rita Atria, anche lui è una vittima di mafia. Giuseppe e Rita, due ragazzi eccezionali a cui possiamo solo dire grazie.
Oggi a palazzo Chigi a Roma non c'era nessuno. Era tutti a festeggiare il record di permanenza sulle poltrone. Pensano a questo invece di dedicarsi si problemi degli italiani.