Ci sono miti (fasulli) duri a morire!
Karl Marx non era un filosofo del popolo. Era un parassita invidioso che ha succhiato soldi per tutta la vita: prima dai familiari, poi da Engels, che lo manteneva con regolarità mentre lui bruciava tutto in speculazioni sbagliate e nel vizio.
Quando le richieste diventavano troppo oscene, Engels stesso si innervosiva. Marx non riusciva a nascondere l’invidia per la ricchezza altrui. E da questa invidia personale ha costruito un’ideologia.
Il comunismo non è una teoria della liberazione: è l’invidia elevata a sistema. Invece di creare ricchezza, insegna a odiare chi la crea. Invece di premiare il merito, premia il risentimento. E quando prende il potere, trasforma lo Stato in una macchina di saccheggio legalizzato.
Non è un caso che ovunque sia stato applicato abbia prodotto miseria, carestie, gulag e morte di massa. Oltre cento milioni di vittime nel XX secolo, come documentato nel Libro nero del comunismo.
Hayek lo aveva capito: il socialismo non è solo economicamente fallimentare, è il preludio inevitabile al totalitarismo. Solženicyn ha descritto l’orrore dei campi. Mises ha smontato la sua economia prima ancora che si realizzasse.
Marx non ha mai lavorato un giorno in vita sua in modo produttivo. Ha passato il tempo a teorizzare come rubare il frutto del lavoro altrui. E la sua ideologia ha solo fornito la giustificazione morale a generazioni di parassiti, tiranni e sicofanti.
Il comunismo non è una sfortunata applicazione di un’idea buona. È un’idea cattiva fin dall’origine, nata dall’invidia e dalla pigrizia intellettuale di un fallito che ha voluto rifarsi una vita a spese degli altri. E il mondo continua ancora oggi a pagarne il prezzo.
E la nostra battaglia culturale deve continuamente ribadirlo!
Türkischer Vater zur Tochter:
"Du darfst keinen christlichen deutschen Freund haben!"
Linke: Das ist deren Kultur.
Deutscher Vater zur Tochter:
"Du darfst keinen muslimischen türk. Freund haben!"
Linke: Dieser Rassist!
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Genau diese Doppelmoral mache ich nicht mit.