@NicolaPorro Ma quando tutto questo circo finirà, quando la tua amata Meloni nn sarà piu al governo, cosa farai? Nn sei un giornalista sei un tifoso da stadio! Mahhh 🤦♂️
Chômeur : 900€ pour essayer de survivre.
Ouvrier: 1300€ pour survivre
Militaire: 1400€ pour risquer sa vie.
Pompiers: 1800€ pour sauver une vie.
Instituteur : 1600€ pour préparer à la
vie Médecin : 2200€ pour nous
maintenir en vie. Ministre : 18.000€ pour foutre la vie des autres en l'air !!
faite tourner si comme moi vous trouvez cela SCANDALEUX
@Antonio_Tajani@GiorgiaMeloni Mamma mia, state fracassando i cogl con sti post! È un continuo su tutti i social...l'Italia sta andando a rotoli e voi ci annorbate con ste cazzateee! Bastaaaaaa , fate qualcosa per la gente...bastaaaa 😤
La questione morale
C’è un momento preciso in cui smetti di credere. Non è un momento drammatico. Non è una rivelazione. È più simile a un’erosione, una cosa lenta che ti lavora dentro per anni finché un giorno ti accorgi che non ti importa più. Che il telegiornale lo cambi. Che il nome del ministro non lo ricordi. Che alle elezioni ci vai per abitudine, se ci vai, e metti una croce come si butta una moneta in una fontana. Senza convinzione, senza speranza.
La politica italiana ha perso il popolo. Non per caso, non per sfortuna. Lo ha perso perché ha fatto di tutto per perderlo.
Partiamo dall’immunità parlamentare. I padri costituenti la pensarono come uno scudo per proteggere il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Un principio sacrosanto, nato dall’esperienza del fascismo: il potere esecutivo non doveva poter intimidire chi rappresentava il popolo. Era una garanzia democratica, non un privilegio personale. Oggi quell’istituto è diventato qualcosa di irriconoscibile. L’immunità è stata stirata, allargata, interpretata fino a coprire qualsiasi cosa. Reati comuni, comportamenti che manderebbero in galera qualsiasi cittadino, condotte che in qualsiasi azienda privata ti farebbero licenziare in tronco. Il parlamentare ne esce sempre pulito. Sempre.
Il meccanismo è perfetto nella sua oscenità. Quando un parlamentare finisce davanti alla Giunta per le autorizzazioni, non è la giustizia a decidere. È la politica. I suoi colleghi. Gente che domani potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Il risultato lo conosciamo tutti: una mano lava l’altra. Oggi salvo te, domani salvi me. Non importa se sei di destra o di sinistra. Il corporativismo parlamentare è trasversale, è il vero partito unico italiano. Il PD che vota per piazzare Gasparri in commissione Sicurezza, salvandogli la poltrona, non è un incidente. È il sistema. Cane non mangia cane.
La Santanchè è ancora al suo posto. Delmastro è ancora al suo posto. La Montaruli è ancora al suo posto. Persone con procedimenti penali, con condotte che in qualsiasi democrazia matura avrebbero prodotto dimissioni immediate. Non in Italia. In Italia resti, resisti, ti aggrappi alla poltrona e aspetti che passi la tempesta mediatica. Perché passa sempre.
Poi ci sono i soldi. Le retribuzioni dei parlamentari italiani sono tra le più alte del mondo occidentale. Lo sanno tutti. Quello che la gente percepisce ma non riesce a quantificare è il resto: il mutuo a tasso vicino allo zero mentre tu paghi il tre per cento, la pensione dopo quattro anni e mezzo di legislatura mentre tu lavori quarant’anni sperando che non ti spostino l’asticella un’altra volta. I rimborsi, le consulenze per gli amici, le fidanzate sistemate, gli amichetti piazzati. Il valore reale di un seggio parlamentare è incalcolabile. Non perché sia alto. Perché è nascosto.
La gente queste cose le vede. Non le legge sui giornali, le sente sulla propria pelle. Fai la spesa e spendi il doppio di cinque anni fa. Il tuo stipendio è fermo al 2015. La sanità pubblica ti dà un appuntamento tra otto mesi e devi pagare il privato. Tuo figlio laureato con lode manda curricula nel vuoto. Poi accendi la televisione e vedi questi che si insultano, che mettono in piazza le amanti, che parlano di morale con la bocca piena, che litigano su chi odiare oggi.
Chi si stufa per primo, chi smette per primo di votare, non è il professionista del centro di Milano. È l’operaio di Taranto. La commessa di Catania. Il pensionato di Napoli con seicento euro al mese. La disaffezione non è democratica: colpisce più forte chi ha meno strumenti per difendersi, chi dalla politica avrebbe più bisogno e dalla politica riceve meno di tutti.
Un anno lo sopporti. Cinque li sopporti. Dieci, forse. Vent’anni no. Vent’anni di politica costruita sull’odio, sulla contrapposizione identitaria, sulla demonizzazione dell’avversario. Senza proposte vere. Senza visione. Senza persone preparate. Anzi, peggio: con l’istruzione trasformata in un disvalore, la competenza in un sospetto, la cultura in un marchio di élite da cui prendere le distanze. Qui si tocca il punto più profondo: una classe politica che distrugge deliberatamente gli strumenti critici del popolo che dovrebbe rappresentare. Che rende i cittadini incapaci di giudicarla e poi si lamenta che non la giudicano abbastanza. È il governo dei peggiori che si autolegittima smontando pezzo per pezzo la capacità di pensiero di chi lo subisce.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Italia è l’ultimo paese in Europa per crescita economica. L’ultimo. Nonostante i miliardi del PNRR, nonostante le risorse europee, nonostante un tessuto imprenditoriale che resiste per miracolo. Perché nessuno si è mai posto il problema di come sarà questo paese tra vent’anni. Nessuno ha mai pensato a una politica industriale seria, a una riforma fiscale vera, a un piano energetico che non fosse una toppa elettorale. L’unico orizzonte è la prossima elezione. L’unica domanda è: cosa riesco a prendere adesso.
Questa è la questione morale. Non è un concetto astratto, non è un sermone da intellettuali. È la frattura concreta, quotidiana, tra chi governa e chi viene governato. È il motivo per cui milioni di italiani non votano più. Non per pigrizia, non per ignoranza. Per disgusto. Per la consapevolezza lucida, dolorosa, razionale che chiunque vinca non cambierà nulla. Che il sistema si autoprotegge. Che destra e sinistra, quando si tratta dei propri privilegi, sono la stessa cosa.
“Ma perché devo votare? Che me ne frega a me. Tanto questi mangiano, mangiano sempre.”
Non è qualunquismo. È la resa di un popolo che ha capito il gioco. Se non arriva una classe politica nuova, gente che si preoccupa dell’Italia e non del proprio seggio, gente che guarda ai prossimi trent’anni e non alle prossime regionali, questa frattura diventerà irreversibile. La società civile e la politica divergono ogni giorno di più. La politica parla da sola, ormai. In un palazzo vuoto. Fuori la vita va avanti senza di lei. Senza nemmeno più la rabbia. Solo stanchezza.
Tutto sommato #referendum nn è male, a prescind dal risultato ha evidenziato che:
-la dx con la sua propaganda ha spinto la gente a votare.
-azione popolare, quando gli italiani nn sono legati da clientalismo, voti ad amici e parenti, consocenti etc votano secondo🤔 coscienza
A Giorgee' un successone sto video. Anche l'algoritmo di X ti sta insultando, Manco I bot indiani riescono più a starti dietro...🫣 @GiorgiaMeloni#IranIsraelWar
@Antonio_Tajani Ma la famiglia Berlusconi, in nome del padre che tanto teneva alletichetta( vedi richiamo alla compostezza a Galliani durante le partite del Milan), cosa ne pensa di questopersonaggio?🤔