Viktor Orbán’s last dirty trick appeared to have worked: a fake “independent” candidate named Péter Magyar cost Tisza nearly 1,000 votes in Vas 2 constituency, less than the winning margin that let Orbán’s Fidesz keep the seat.
@BungaCast@istvan_szilard I’m always amazed by how, abroad, Meloni has developed a reputation as a centrist, while Italians are fully aware of her far-right policies and ideology.
An Italian journalism collective is testing solidarity and mutual support as a way to fight the country's flawed freelance media system.
https://t.co/OdJdVtG4xV
Freelance journalism is a precarious job, particularly in Italy. In his latest piece for The Fix, @alepiloale profiles FADA, a collective that emerged to replace competition with mutual aid.
https://t.co/OdJdVtG4xV
Israel murdered every single person in this photo today in South Lebanon.
Every. Single. One.
2 journalists
7 paramedics
1 Lebanese soldier
They bombed the journalists’ vehicle — then bombed them again when paramedics rushed to help.
L’Italia è ormai un regime🤮
Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a #Roma per un CONTROLLO PREVENTIVO durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi.
A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza.
Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere…viviamo in uno Stato di polizia.
Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze.
Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica! #NoKings
Over the past decade, a wave of English-language media outlets has reshaped how CEE is covered internationally — from Visegrad Insight to @Telexhu and @Direkt36.
🇭🇺 We explore how Hungarian outlets are increasingly addressing global audiences directly 👇
https://t.co/JiU4dj9muA
80 people, €11 million in annual revenue, 1.8 million followers on Instagram, no full-on website. In his latest piece for The Fix, @alepiloale profiled Will, the Italian outlet that redefined news for social media.
https://t.co/ZNXuPMPslt
Here's the translation of the speech of one of the dockworker's leaders in Genoa, before the departure of the ships of the Global Sumud Flotilla.
“I want this to be clear to everyone -- really to everyone: around mid-September these boats will arrive near the coast of Gaza, close to the critical zone. If we lose contact with our boats, with our comrades, even for just twenty minutes, we will block all of Europe. I’ve written it down so I won’t forget it. Together with our union, together with all the dockworkers who stand with us, together with the whole city of Genoa… from this region 13–14 thousand containers leave every year for Israel, not a single nail will leave anymore.
We will launch an international strike, we will block the roads, we will block the schools, we will block everything. Our young women and men must come back without a scratch, and all this cargo, which belongs to the people and is going to the people, must reach its destination, down to the very last box. That's all I have to say.”
💥🕵️ "More than 40 Hungarian media platforms were hit by similar (DDoS) assaults, including prominent names such as Telex, HVG, and 444. The selection of targets appeared deliberate: all were independent and critical of PM Viktor Orbán’s administration." https://t.co/el8vfKpK06
I have just finished the article "Why the Italian freelance journalism system is broken" by @alepiloale . It hits the nail on the head. I hope Giacomo is doing well, and so are the abused workers in the field.
Budapest police have opened regulatory offence procedures against @GretaThunberg. Although the documents do not state the reason, Thunberg's last visit to the Hungarian capital was to attend Budapest Pride in July. https://t.co/xI603NijtM
Da ieri penso alla storia dell'assalto al parco eolico del Mugello - in breve, alcune decine di attivisti incappucciati che hanno fatto irruzione nel cantiere e sabotato la costruzione dell'impianto.
Un paio di anni fa andai sul Mugello a presentare un libro collettivo sul clima. Nel libro non si parlava di quel progetto, ma siccome nell'evento c'erano alcuni attivisti locali schierati a favore dell'impianto, alla presentazione vennero anche due membri dei comitati. Non ce l'avevano con me, ovviamente, mi era solo capitato di trovarmi nel mezzo, ma quello rimane l'unico evento cui abbia mai partecipato finito ad urla. Ricordo il sindaco del paese ospitante che, comprensibilmente, minacciava di buttare tutti fuori dalla biblioteca - favorevoli, contrari e forestieri inconsapevoli - se non ci si fosse dati una calmata.
Ecco, racconto questo aneddoto di un territorio in cui non vivo e di una lotta che non mi appartiene per dire del clima che ha poi portato ai fatti di ieri. Da sardo che già all'epoca si sentiva molto distante dai comitati anti-eolico, ricordo che mi colpì una cosa: l'impianto del Mugello, visto dall'isola, sembrava il più inattaccabile dei progetti eolici. Era in Toscana, una regione ricca ed energivora; era fatto da una società 100% pubblica; era relativamente piccolo; aveva ottenuto l'okay di tutta una serie di associazioni ed enti locali. Molte delle cose che da noi si dicono degli impianti - il colonialismo, la multinazionale straniera, la dimensione record - lì non c'erano. Eppure questo non portava ad una maggiore accettazione sociale o anche solo ad un dibattito più sereno. Al contrario, paradossalmente in Toscana trovai un'aggressività all'interno della stessa comunità locale che non avevo mai visto in Sardegna. E anche il sabotaggio di ieri non ha uguali in nessuna parte d'Italia.
Non voglio entrare nel caso specifico del Mugello. Mi sembra ci sia un elemento di analisi con cui nel mondo ecologista dobbiamo fare i conti: esiste in tanti territori di tutto l'Occidente un fenomeno di sincera, totale opposizione alle rinnovabili, e in particolare l'eolico. In una zona periferica prenderà la forma della mobilitazione anticoloniale, in una zona ricca della difesa dei beni culturali o dell'agricoltura, in un posto sarà guidato da attivisti di sinistra e in un altro da sindaci di destra. Ma è un fenomeno unico, e le critiche puntuali mosse a quello o quell'altro impianto - che possono essere anche ragionevoli, a volte - sono secondarie rispetto al quadro più grande.
Possiamo discutere tutto il giorno di come quest'opposizione nasca *anche* da una transizione di mercato che redistribuisce pochi profitti ed elimina poco fossile - anche, perché l'altra metà del fenomeno è il rigurgito fossile lautamente promosso da chi ha interessi nello status quo. Ma con questa opposizione bisogna fare i conti, e da persona ancora convinta che la transizione ecologica sia una cosa importante e urgente, ho due dubbi sui quali mi piacerebbe interrogare la mia bolla. Primo, come distinguiamo il grano dal loglio, di quali critiche dobbiamo farci carico - come la questione della proprietà - e quali dobbiamo combattere - come, per me, molta della questione paesaggistica. Dall'altra, come affrontare questa nuova fase in cui qualunque cosa che odori di transizione in qualunque territorio troverà sempre un'opposizione non necessariamente maggioritaria ma di sicuro che non accetta compromessi e trasversale agli schieramenti politici. Soprattutto se la lotta contro le politiche verdi - non solo le rinnovabili - continuerà a staccare dividendi elettorali. Detto altrimenti, come si continua a fare ecologismo nell'epoca dell'antiecologismo?
In Turin, Meloni's Italy, despite all things, you can still see a firefighter waved the Palestinian flag he had been ordered by the police to remove from a monument. The crowd applauded. Just imagine this in Germany, in Poland or the US.