Je m’appelle Luca, j’ai 29 ans.
À 25 ans, je suis diplômé en ingénierie mécanique. Mention très bien, félicitations académiques, tape dans le dos des proches pendant la fête de diplôme. J’étais persuadé que j’allais conquérir le monde.
Je commence à envoyer des CV. Après trois semaines, une entreprise locale de taille moyenne me contacte. Entretien avec le patron. Il me fait tout son discours sur “l’excellence italienne”, sur le fait qu’ils sont une famille, qu’on travaille dur mais qu’on progresse.
On me propose un stage extra-curriculaire de six mois. 600 euros par mois de “remboursement de frais”. J’accepte. Je me dis : ok, je serre les dents six mois, j’apprends le métier, puis ils m’embauchent.
Ces six mois ont été un enfer. J’arrivais à huit heures du matin, je partais à sept heures du soir. Je faisais des plans sur CAD, je gérais les contacts avec les fournisseurs, je résolvais des problèmes en production. Je faisais, en tout point, le travail d’un ingénieur junior. Mais interdiction de se plaindre : j’étais là “pour apprendre”.
Un jour, je dois aller chez le dentiste, je pars à 18h pile (l’horaire officiel de mon contrat). Le chef d’atelier me voit passer avec ma veste, regarde l’heure et lâche une petite pique devant tout le monde : “Aujourd’hui demi-journée, hein, ingénieur ?”
Arrive la fin des six mois. On me convoque au bureau. Le patron s’assoit derrière son bureau en acajou, pousse un soupir théâtral et me regarde avec un air paternel.
“Luca, tu es un bon garçon, tu es appliqué. Mais tu sais, le marché est difficile, les coûts de l’énergie explosent, on n’a pas le budget pour te mettre en CDI. Mais on croit en toi. On te propose encore six mois de stage à 800 euros, comme ça tu continues ta formation, et ensuite on verra pour un apprentissage.”
Je suis rentré chez moi avec un nœud à la gorge indescriptible. À 26 ans, avec un master en ingénierie, je devais encore demander de l’argent à mon père pour changer les pneus de ma voiture. On me volait littéralement mon temps et ma dignité.
Ce soir-là, je m’enferme dans ma chambre. J’ouvre LinkedIn. J’envoie trois CV en Allemagne. Au hasard, par pure détresse, avec un anglais scolaire.
Une semaine plus tard exactement, je reçois un email d’une multinationale à Stuttgart. Entretien sur Teams.
Je me retrouve devant la caméra en sueur froide. En face, un manager allemand. Il ne me demande pas quel est mon “animal totem”, il ne me parle pas de famille d’entreprise. Il me fait un entretien technique. Il me demande comment je résoudrais un problème de tolérances sur un arbre moteur. Je réponds. Il acquiesce.
Trois jours après, je reçois l’offre officielle par email. Je dois la relire quatre fois, pensant à une erreur.
Pas de stage. Pas de faux apprentissage. Contrat à durée indéterminée. 48 000 euros bruts par an comme salaire de départ. Plus 2 500 euros de prime de relocation non remboursable pour m’aider avec le déménagement et les premières dépenses. Et la responsable RH qui s’excuse en me demandant si un mois de préavis est suffisant ou si j’ai besoin de plus de temps.
Le lendemain, je vais au bureau en Italie. J’annonce au patron que je ne signerai pas le renouvellement du stage car je pars en Allemagne.
Il devient rouge de colère. Il me regarde comme si je venais de lui voler son argenterie. Et il ose me dire : “Les jeunes d’aujourd’hui sont comme ça. Ils fuient à la première difficulté. Ils ne veulent pas faire d’efforts, ils veulent tout tout de suite.”
Aujourd’hui, je vis à Stuttgart depuis trois ans. Je travaille dans un bureau moderne. À 17h, j’éteins mon ordinateur, mon chef passe derrière moi, me salue et me souhaite une bonne soirée. Si je fais des heures supplémentaires, elles sont payées le mois suivant, jusqu’au dernier centime.
Je ne suis pas parti parce que je fuyais les difficultés, comme il le disait. Je suis parti parce que je fuyais les abus.
And just like that, it completely VANISHED from the media.
But a sitting congressman, Ted Lieu, said on the record The Epstein files are being blocked because they show Trump raped and threatened to kill children.
Don't trust me... listen to him 👇
Nel primo giorno di guerra, Trump parlava così al popolo iraniano: «Quando avremo finito, prenderete il controllo del governo, sarà vostro».
Ora che Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo per concludere la guerra, il regime degli ayatollah è ancora lì. In compenso, tra pesantissime conseguenze economiche per mezzo mondo, è stato riaperto il canale di Hormuz. Che prima dei bombardamenti americani era già aperto.
Piccola storia un po’ triste un po’ patetica.
@GiuseppeConteIT pubblica su X il proprio intervento alla Camera, inserendo in più punti le immagini di @GiorgiaMeloni, la quale però in quel momento non era presente in aula.
Al post risponde lei, domandando il perché di quell’inutile manipolazione.
Ri-risposta di Conte con una supercazzola di 40 righe nella quale rivendica, tra le altre cose, di aver ottenuto i 209 miliardi del PNRR.
E così alla manipolazione e alla fuffa ha aggiunto pure la menzogna, perché la cifra fu determinata da un algoritmo scritto da due funzionari olandesi e non fu il risultato di alcuna negoziazione.
Vorrei ricordare che questo venditore di pentole fasulle, tappeti tarocchi e ricambi per aspirapolvere di seconda mano viene dato al 12 e mezzo per cento nei sondaggi. Permettetemi di essere preoccupato per il futuro dell’Italia.
Nel bombardamento russo di questa notte è stato colpito anche il Monastero delle Grotte di Kyiv, il luogo di culto ortodosso più importante dell’Ucraina, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco .
La Russia di Putin è uno Stato terrorista.
A Kharkiv 5 soccorritori sono morti dopo essere intervenuti per spegnere un incendio a seguito di un attacco russo. Un secondo attacco li ha centrati in pieno uccidendoli sul colpo. La tecnica del “double tap”, cioè colpire due volte a distanza di poco tempo per ammazzare anche i vigili del fuoco, i paramedici e gli operatori della protezione civile che intervengono per curare i feriti o mettere in sicurezza gli edifici è una delle tecniche più usate dai terroristi russi.
La Russia è un paese guidato da un vecchio boia che manda i suoi figli (più poveri) a morire in una guerra d’aggressione, e che ora bombarda e distrugge i simboli di quei valori di cui gli utili idioti e i traditori filorussi in Occidente si riempiono la bocca.
Questo mio post ha scatenato il solito piccolo assalto di 5cosi che sono venuti a puntacazzare sul ruolo di Conte nell'ottenimento dei 209 miliardi del Recovery Fund e che forse richiede alcune doverose precisazioni.
Ricordo ai penta-utenti che @GiuseppeConteIT ha rivendicato come proprio merito l'ottenimento di quella cifra fino a quando @PaoloGentiloni non ha svelato che il fondo era stato ripartito in base a criteri puramente matematici. Solo allora la narrazione grillina è cambiata e si è cominciato a dire che in realtà l'avvocato del popolo (e del populismo) era stato bravo non a spillare più fondi, ma ad indurre la commissione ad optare per il debito comune. Anche in quuesto frangente, tuttavia, va detto che il ruolo dell'Italia nelle trattative è ampiamente soprastimato rispetto a quanto lo fu veramente.
Il 25 marzo 2020 la lettera indirizzata al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel per chiedere che venisse fatto debito comune era stata infatti firmata da ben 9 paesi, e cioè, oltre all'Italia, anche da Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Grecia e Slovenia.
Il peso massimo sul piano politico era in quel momento Macron e non Conte. Fu infatti il capo dell'Eliseo e non il premier italiano, alla fine, a conviencere Angela Merkel ad accettare l'emissione di Eurobond, superando così l'opposizione di tutti i paesi del nord Europa. Non a caso, l'accordo fu annunciato dallo stesso presidente francese e dalla cancelliera tedesca nel corso di una conferenza stampa in videocronferenza tenutasi il 18 maggio 2020.
Gli stessi retroscena emersi anche sui nostri giornali nazionali nei giorni successivi (come Corriere della Sera e Sole 24 Ore) confermarono che Macron si era messo alla testa dei paesi del sud per superare le resistenze dei "frugali".
Conte mantenne certamente una posizione intransigente sul fatto che quei fondi dovessero essere garantiti con debito comune e che fossero almeno in parte a fondo perduto, ma la posizione dell'Italia (al pari di quella della Spagna) servì piuttosto come spauracchio, circa il rischio che il tracollo di due grandi economie potesse trascinarsi dietro tutto il mercato comune e far collassare l'Eurozona.
Magari, piuttosto che parlare dei miliardi in entrata dei quali Conte cerca falsamente di attribuirsi il merito, parlerei di quelli in uscita per i vari bonus e superbonus, dei quali invece nega ogni responsabilità...
Trump, fresco di "successo" nel negoziato con l'Iran, è in arrivo a Evian per il G7 e si fa precedere da un messaggio per Macron sulla Digital Services Tax francese. A quando lo stesso messaggio all'Italia?
Trump says France must scrap tech 'sales tax' or face 100% wine tariffs: NY Post https://t.co/PyEYbJoCzP
Sei lezioni da trarre dalla bocciatura dell'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni"
(Il tema della pressione antropica andrà affrontato in altro modo)
https://t.co/JmTAJqE3D3
Un dispositivo Bluetooth con il nome “bomba” ha costretto un aereo della United Airlines dagli Stati Uniti alla Spagna a tornare indietro. L’equipaggio ha chiesto ai 190 passeggeri di spegnere i propri dispositivi, ma due di essi risultavano ancora accesi. Il pilota ha quindi deciso di rientrare a Newark e sottoporre a ispezione il Boeing 767.
Reporter: “Lei è preoccupato, signor Presidente, per l'ultimo dato sull'inflazione pubblicato stamattina?”
Trump: “No, mi piace. Mi piace l'inflazione”.
Spot perfetto per i democratici per le midterm. Non hanno neanche bisogno di far campagna elettorale.
Marco Travaglio ha affermato che “la grazia a Minetti non andava data”, e che “questo è il punto di partenza”. E se lo dice un personaggio condannato ben 14 volte per diffamazione, nonché noto punto di riferimento del Movimento 5 Illetterati, dev’essere senz’altro così.
Dimmi che stampa hai e ti dirò quanto male stai e che tradurre non sai.
Qui il @Corriere, parecchie ore addietro, ha ritenuto di tradurre "strike" con "scioperi" anziché "attacchi".
Complimentoni. Anche ai sindacati libanesi, per la resilienza 🤡