Rest in Peace, Mr. Armani. 🙏🏽
It was one of the greatest honors of my career to represent Olimpia Milano and proudly wear your name. You were always gracious and kind to me and my family. Your legacy will live on forever. ❤️
39 punti
6/10 da due
7/10 da tre
6/7 ai liberi
8 rimbalzi
3 assist
41 di valutazione
Abbiamo battuto la Bosnia.
Lo abbiamo fatto grazie a colui che ha incassato le critiche e stasera ha sfornato una prestazione da far leccare i baffi anche ai bambini di 7 anni.
STRATOSFERICO FONTECCHIO.
#EuropeiTipo
#Eurobasket
Il comunismo promette una società senza classi e senza Stato, dove ognuno contribuisce secondo le proprie capacità e riceve secondo i bisogni.
Nella storia, però, ha prodotto Stati autoritari, scarsità e libertà ridotte.
Perché teoria e pratica divergono?
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“Il giocatore che ho fatto più fatica a marcare è Marco Belinelli. Era sempre in movimento, sfruttava perfettamente un sacco di blocchi, era sfiancante doverlo rincorrere ovunque”.
Queste parole sono state pronunciate da Jaylen Brown.
In Italia abbiamo sempre avuto il brutto vizio di non saper riconoscere appieno le qualità di molti nostri giocatori. Quella che sta per cominciare sarà la prima stagione, dopo 23 anni, in cui il cognome “Belinelli” non sarà presente su nessun parquet.
A 39 anni, uno dei migliori giocatori nella storia della pallacanestro italiana, ha deciso di appendere le scarpe al chiodo.
Riavvolgendo il nastro della sua carriera, troviamo un ragazzino che in provincia di Bologna, a San Giovanni in Persiceto, schiacciava e segnava raffiche di punti fino a 15 anni, prima di finire nel settore giovanile della Virtus, esordire in Serie A, per poi vincere da protagonista a 19 anni uno scudetto con la Fortitudo.
18 esima scelta al draft NBA, tra molto scetticismo italico che non lo vedeva assolutamente all’altezza per quel mondo, lascia l’Italia per inseguire il suo sogno: giocare con i migliori.
Dopo tre stagioni passate più in panchina che in campo tra Golden State e Toronto, di Belinelli in Italia si scriveva solo e soltanto che la sua avventura in NBA era finita, che non era un giocatore di quel livello, che sarebbe dovuto tornare in Italia.
E lui?
Esplosione a New Orleans accanto a Chris Paul, una stagione stupenda a Chicago, il primo ed unico italiano a vincere un titolo NBA e la gara del tiro da tre punti all’All Star Game in maglia San Antonio Spurs, allenato e stimato da Gregg Popovich, perfettamente inserito nel sistema di una delle migliori squadre della storia con Duncan, Ginobili e Parker.
L’ultima parentesi, alla Virtus, lo ha visto infine vincere altri due scudetti, tre supercoppe, una Eurocup che ha permesso alla Virtus di tornare in Eurolega, e la palma di MVP della Serie A a 38 anni.
Dicevamo prima che uno dei peggiori vizi che abbiamo è quello di non saper apprezzare con obiettività i nostri atleti.
Le ultime righe della sua carriera le ha scritte ieri Jaylen Brown: MVP delle Finals 2024, uno dei migliori giocatori NBA e uno dei migliori difensori al mondo.
Grazie di tutto Marco, è stato un piacere averti come compagno di viaggio per buona parte delle nostre vite.