Nella risposta c'è il destino del nostro Paese.
"E dunque, quale potere, autolegittimantesi sull'autorità effettiva, rimane alle istituzioni nazionali, una volta private della "forza" pre-giuridica costituita dall'agire del Potere Costituente del 1948"?
1. "Il potere logora chi non ce l'ha", disse Andreotti riprendendo un aforisma di Charles Maurice de Tayllerand.
Mentre, com'è noto, "Sovrano (cioè l'effettivo titolare del potere) è colui che decide sullo stato di eccezione, nel senso che decide che sussiste lo stato di eccezione e, secondariamente, che decide cosa si debba fare per superarlo" (Karl Schmitt, Teologia politica).
2. Sempre Schmitt (ibidem): "lo Stato (oggi, precisamente, l'entità, non statuale ma "sovranazionale", che decide sullo stato di eccezione e come superarlo) precede logicamente e cronologicamente l'ordinamento giuridico, e se il diritto ha bisogno dell'autorità per venire ad esistenza, perché è la decisione dell'autorità che crea il diritto, l'autorità non ha bisogno del diritto per venire ad esistenza, perché l'autorità fonda la propria esistenza in se stessa, nella potenza del potere politico".
2.1. In sostanza: "l'autorità dimostra di non aver bisogno di diritto per creare diritto", cioè il diritto che viene effettivamente applicato è quello del "più forte".
3. Ora cosa sono le regol€ di bilancio dell'eurozona se non uno stato di eccezione a tempo indefinito e "a risoluzione impossibile", poiché esse stesse precludono l'unica soluzione di una crescita adeguata?
Cosa sono, tali regol€, se non una pura riaffermazione della propria più forte autorità, in special modo, da quando le si considera implicitamente prevalenti sui principi fondamentali della Costituzione, proprio allorché si nega una gerarchia tra i "valori" della Costituzione, con la giustificazione schmittiana (!) di volerne evitare la (misteriosa)"tirannia"?
Cosa altro possono essere, se si dimentica, in ogni ragionamento giuridico, (ma pure economico) che dalla Costituzione soltanto deriva l'adesione e il mantenimento in effetto dei trattati UE?
4. Quale autorità può ormai vantare la Costituzione, se viene "riletta" come una fonte che, di fatto (cioè per pura logica di incontestabile "forza", al di fuori di ogni cosciente richiamo alla gerarchia delle fonti), è abrogabile/disapplicabile ad opera di qualsiasi livello e fonte di diritto UE, in particolare rifiutando di porsi un problema di comprensione sia del paradigma politico-economico ordo-liberale dei trattati, sia del modello socio-economico della Costituzione?
5. E dunque, quale potere, autolegittimantesi sull'autorità effettiva, rimane alle istituzioni nazionali, una volta private della "forza" pre-giuridica costituita dall'agire del Potere Costituente del 1948 (sostituito dall'adesione a dei trattati ratificati con mera legge ordinaria)?
6. Questa realtà sociologica, di puri rapporti di forza, spiega "andreottianamente" (ovvero, a la Tayllerand) il costante e prevedibile logorio cui sono soggette le autorità politiche nazionali.
7. Queste, una volta private del potere di decidere sullo stato di eccezione - ciò che in effetti presuppone l'autorità effettiva, che si manifesta, prima di tutto nel potere di emettere moneta, di decidere sul livello del bilancio statale, di decidere su fini fondamentali del popolo, fondati sull'autorità della Costituzione -, accettano e subiscono, costantemente, lo stato di eccezione dichiarato dalle regole UE (il quale, in pratica, vige dal 1991).
8. Tale stato di eccezione, essenzialmente, è una conseguenza del modo in cui viene considerato, d'autorità (vincolo esterno dei trattati), il debito pubblico nazionale. La sua considerazione secondo un indice numerico del tutto arbitrario, rapportato al PIL annuale, unito, in modo coessenziale, al divieto di garanzia da parte di una banca centrale nazionale, è il fulcro dell'autorità dei trattati.
9. Tale "considerazione" costituisce infatti, in un modo inizialmente e, tutt'ora per lo più, non avvertito dal popolo italiano, il presupposto per un perenne stato di eccezione. E quindi per la ri-dislocazione, al di fuori dalla Nazione e dalle sue istituzioni costituzionali, della titolarità dell'autorità e della sovranità effettive.
E finalmente, la reductio ad unum di ciò che, solo in apparenza, appariva separato ma che condivide la stessa radice e sostanza: promananti dalla stessa fonte e intessuti degli stessi scopi.
Le differenze contingenti di sviluppo e prassi sono state solo strumentali...
"E non sappiamo come spiegarne, fino in fondo, le ragioni...".
A parte il plurale maiestatis, pare evidente che l'inspiegabilità della caduta della produzione industriale sia un problema tutto suo.
Invocare sussidi è una soluzione abbastanza trita e che, dovrebbe saperlo, non piace all'€uropa-che-piace.
E all'€uropa non piacerebbero, in quanto aiuti di Stato, A MENO CHE si finga di ignorare che il sussidio,
correttamente €uropeo, sarebbe indirizzato prevalentemente a produzioni estere che, in quanto importate, ACUIREBBERO la caduta del prodotto industriale nazionale.
E non piacerebbero all'€uropa, ove dirette alla produzione nazionale, come pare implicare l'autore in questione), neppure, pensate un po', se, - come è obbligatorio nella nuova governanc€ (che a lui piacerà tantissimo) -, fossero finanziabili sia con il consueto taglio della spesa in sanità, pensioni, manutenzione del territorio, sia recuperandone l'importo con aggiuntive imposte patrimoniali (in pratica, come non porsi il problema: "ma 'ste auto elettriche sussidiate chi le compra poi? E su quali infrastrutture dovrebbero poi circolare, parcheggiare e ricaricarsi?").
Insomma, dire che si parla troppo di politiche industriali (che sono poche e inefficienti nei limiti imposti dalle regole dell'euro) e "isolarle" dal problema della caduta della produzione industriale, invocando sussidi, è un enunciato senza senso.
🖊️ - Assad è caduto e la Siria è in mano ai "terroristi". Chi vince e chi perde
Stanotte, il regime di Assad è caduto... andato. Damasco è in mano ai miliziani, quelli che in Occidente ora vengono chiamati furbescamente "ribelli" o "rivoluzionari".
Per la Siria si preannunciano tempi incerti. Il rischio di balcanizzazione in stile Libia è dietro l'angolo. E con la balcanizzazione sono a rischio le minoranze, e in particolar modo le minoranze cristiane, che sotto Assad erano comunque tutelate.
Detto questo, ciò che dà da riflettere in questa vicenda è la sostanziale inerzia dell'esercito siriano, che non ha mai combattuto i cosiddetti "ribelli". Se le notizie sul punto non fossero incerte e contrastanti, direi che Assad sia stato tradito prima di tutto dai suoi e poi, forse, dai suoi "alleati" storici.
Parlando di questi ultimi, mi riferisco in particolar modo alla Russia e all'Iran.
Eppure, è difficile pensare che la Russia abbia effettivamente tradito la Siria. In Siria i russi hanno una base navale che si affaccia nel Mediterraneo (l'unica). Per loro il regime di Assad significava mantenere un presidio strategico importantissimo che ora rischiano di perdere, salvo non abbiano già contrattato con il nuovo regime la loro permanenza a Tartus (si vedrà prossimamente).
Se questo è vero, ritengo più probabile che i russi non potevano combattere una guerra al posto dei siriani, soprattutto se questi ultimi (popolazione compresa), davanti all'avanzata dei miliziani, rimanevano sostanzialmente inerti. E non potevano farlo, anche perché per loro l'unica guerra davvero esistenziale e strategica rimane quella in Ucraina, dove stanno investendo le loro migliori risorse.
Quanto all'Iran, qui effettivamente potrebbe esserci stato un mezzo tradimento. Seppure sia vero che la Siria di Assad per l'Iran era ed è strategica, perché permette l'interscambio tra Iran ed Hezbollah, è anche vero che i recenti confronti tra Israele e Iran hanno reso il già dubbioso Pezeshkian ancora più cauto, fino a negare un intervento militare diretto degli iraniani contro le milizie armate anti-Assad. E' probabile, perciò, che un simile intervento, se fosse stato autorizzato, avrebbe legittimato anche Israele a intervenire, facendo letteralmente esplodere la regione.
Dunque, i veri vincitori della battaglia chi sono? Chiaramente sono tre: Turchia, USA e naturalmente Israele.
Ritengo che questa operazione in Siria, contrariamente a quanto si pensi, è essenzialmente un'operazione della Turchia. Le ragioni sono molteplici. Ne cito alcune: vocazione a essere potenza regionale; discarico dei profughi siriani; sgambetto all'Iran e alla Russia per riaffermare il proprio ruolo di player dominante in Medio Oriente.
Soffermandomi un attimo sullo sgambetto alla Russia, molti rimangono sorpresi del fatto che la Turchia a volte si riveli alleata, amica e sostenitrice della Russia e altre volte si riveli un'antagonista. Ma c'è poco da essere sorpresi. La Turchia è un paese che stringe alleanze di scopo con un unico obiettivo: dominare la regione mediorientale. Perciò, finché gli interessi con i russi coincidono, è alleata dei russi, quando invece collidono, va per conto proprio o ritorna all'ovile occidentale.
Nel caso della Siria, gli interessi turchi e russi non coincidevano del tutto. La Turchia voleva far crollare il regime di Assad e ha fatto di tutto perché avvenisse. Come poi ci sia riuscita per davvero, è ancora qualcosa che deve essere chiarito, ma è indubbio che il supporto anglo-americano sia stato determinante.
E a proposito degli USA, questi non possono che essere lieti per la caduta di un regime ostile e l'avvento di un probabile regime "amico", che ha permesso loro di infliggere una (seppur indiretta) sconfitta strategica a Russia e Iran e permetterà loro di approfittare ancora di più delle risorse di petrolio siriano, mentre tutelano Israele e la sua guerra ai palestinesi.
Ecco dunque che il terzo vincitore è Israele, che con la caduta di Assad, vede reciso il cordone ombelicale tra Iran e Hezbollah. Questo permetterà allo Stato sionista di fare ciò che vuole a Gaza, senza che nessuno possa davvero contrastarlo. Sicché, per i palestinesi, la caduta di Assad può essere considerata una vera e propria sciagura.
Tirando le somme e tenendo presente che il futuro della regione è ancora tutto da scrivere, il vero perdente in questa "guerra" è il multipolarismo promosso dalla Russia. In parte perché da sola la Russia non poteva combattere e vincere una guerra al posto dei siriani, in parte perché gli altri alleati di Assad si sono sostanzialmente tirati indietro (parlo di Iran e Iraq), e in parte perché l'altro grande player geopolitico, la Cina, è rimasto sostanzialmente indifferente alla vicenda. Quale sia il significato di questa indifferenza, lo scopriremo molto presto.
La Corte Costituzionale della Romania ha annullato il primo turno delle elezioni presidenziali per le interferenze nel processo elettorale da parte della Russia di Vladimir Putin.
Una decisione importante posta a salvaguardia della democrazia liberale e contro ogni tentativo di sabotaggio da parte di agenti, piattaforme e corruzione.
Restiamo accanto al popolo rumeno e alle sue istituzioni che si trovano ad affrontare un momento storico delicato. L’Europa non cederà al ricatto delle autocrazie.
#romania #election2024 #putin
@MediasetTgcom24 Le influenze russe... semmai occidentali. E le abbiamo lette in questi giorni. Perché se non viene eletto uno che garba all'Occidente, le elezioni si ripetono finché non vince il candidato anglo-americano.
Il caso Stellantis: esproprio dei siti di produzione e dei marchi storici per creare un'azienda automobilistica italiana pubblica. Il mio intervento nella puntata di ieri di "Che idea ti sei fatto?".
Ve la immaginate la Meloni, come accadde nel 2011, con Sarkozy e la Merkel, che trama per far cadere insieme alla Lagarde un presidente democraticamente eletto come Macron, con l'aiuto della finanza e dei mercati?
Il demagogo (non il populista, ché il populismo è categoria dignitosissima) di turno propone di tosarli, fingendo di non sapere che quasi tutta questa ricchezza è già all'estero.
E' così che ogni ipotesi di patrimoniale finisce per colpire solo il ceto medio.