Il problema non è il cambiamento del clima, è che vi siete infrociti. Quando avevo 10 anni mio padre ci caricava in 4 sul sedile posteriore del 131 senza alcuna aria e ci portava in vacanza sotto il sole. Quando arrivavamo prima di scendere doveva scollarmi dai miei fratelli.
Le ondate di calore sono indubbiamente diventate più frequenti, ma è altrettanto vero che la soglia di sopportazione del caldo è crollata vertiginosamente. Da ragazzo ricordo periodi anche molto lunghi dove sembrava di vivere dentro una serra, facevo la doccia due volte al giorno, niente aria condizionata in casa o in auto. Sul treno o in macchina i pantaloni si incollavano al sedile e la camicia sulla schiena era una pezza bagnata, al ritorno a casa la potevo strizzare. La mattina mi svegliavo in un sudario, le lenzuola come una sindone. C’era gente che dormiva sui balconi o che metteva il cuscino nel frigorifero, ma non c’era neanche lontanamente il dramma collettivo che si vede in questi giorni.
Molto clamore.
Molti articoli.
Titoli ovunque.
Giustamente.
Perché cinque italiani morti in mare sono una tragedia enorme.
Ma nel rumore assordante di queste ore, quasi nessuno sta parlando dell’uomo in questa foto.
Morto per riportare in superficie i corpi.
A Cuba non c’è corrente elettrica da giorni, a causa del blocco di trump.
I medici cubani fanno funzionare manualmente i ventilatori polmonari per non far morire i bambini.
I neonati in terapia intensiva moriranno per mancanza di ossigeno.
#assassiniamicidiassassini
Le famiglie di cui si dovrebbe parlare in TV.
Santa Domenica di Ricadi. In spalla per tre piani: la lotta di Chiara per la figlia disabile.
La mamma di Giulia da mesi in attesa di una casa popolare a piano terra.
https://t.co/V7YpVCOAso
Chi si affanna a smascherare Banksy credendo di fare uno scoop rivela solo l’incapacità di godere della bellezza del mistero.
Il suo anonimato è parte dell’opera. E tradirlo, nell’epoca dell’esibizionismo permanente, è molto più banale che rivelatore.