@vgg5465@massimogiorgi5@VeroDeRomanis@romi_andrio sa benissimo che Draghi era lì per gestire l’avvio del PNRR. Inoltre è stato messo lì proprio per l’incapacità della politica (come accade puntualmente quando si accorgono di non sapere che pesci prendere, vedi tutti i governi tecnici)
@chiadegli@Marco7197645154 Direi il contrario: se apri un’impresa/partita/IVA con l’idea di avere come committente solo lo Stato o sai di lavorare in un settore dove non esiste mercato da parte dei privati o sai che ti verranno dati degli appalti. E la prima regola è evitare la monocommittenza.
@massimogiorgi5@VeroDeRomanis@romi_andrio come si fa a essere così bugiardi? Draghi espresse chiaramente il suo disaccordo sul superbonus, Conte minacciò di far cadere il governo per difendere il superbonus. Dovete farla finita di raccontare bugie.
Appendino: “non mettere una patrimoniale e’ immorale. Si possono ottenere 15 mld”
Per info
Bonus 110 - ideato dai 5Stelle - e’ costato circa 180 mld, ne hanno beneficiato i ricchi e lo pagano i giovani attraverso il costo del debito
@chiadegli@Marco7197645154 Allora ho interpretato male la parte del tweet “servizi che altrimenti i privati non venderebbero”. Perché questi servizi verrebbero comunque venduti ad altri.
@chiadegli@Marco7197645154 Scusi ma quei servizi non è vero che rimarrebbero invenduti se non fosse lo stato ad acquistarli. A meno di non presumere che quelle ditte lavorino solo ed esclusivamente per la PA.
@suzukimaruti@nomfup perché continuano ad andargli dietro? Perché non sono riusciti a costruire un gruppo dirigente in grado di trasformare il partito in qualcosa di più moderno?
@marcotravaglio Vedendo i vostri conti pare che l’operazione per chiudere il vs, giornale sia iniziata anni fa, tutto merito vostro. Ah, e non vorrei togliere parte del merito anche alla qualità della vs. informazione.
«Lo scorso settembre il presidente del Kazakistan ha chiamato Donald Trump e gli ha detto che voleva concedere i diritti di estrazione del tungsteno a un'azienda americana. Il mese successivo, i figli di Trump, Eric e Donald Junior, ottengono una partecipazione nell'azienda americana che gestisce l'affare minerario. Sei giorni dopo, il Kazakistan annuncia che questa azienda avrà la più grande quantità di tungsteno non sviluppata conosciuta al mondo. Passano poche settimane, e il governo degli Stati Uniti prende 1,6 miliardi di dollari pubblici per finanziare il loro progetto minerario in Kazakistan. Tutto questo mentre i cittadini americani pagano di più per la benzina, per la spesa, per l'assistenza sanitaria, e questa è solo la punta dell'iceberg». (Jon Ossoff, senatore statunitense)
Al momento le proposte del PD per il rilancio (sigh) del Paese sono:
- Imposta patrimoniale; di cui non si sa l'aliquota, la base imponibile e, ovviamente, il gettito atteso;
- Il salario minimo; l'impostazione è 9 euro l'ora senza alcuno studio come invece era previsto nella proposta Nannicini del 2018;
- "Diritto a restare"; 200 euro al mese per 3 anni per gli under 35 con reddito inferiore ai 45k; agevolazione acquisto prima casa; 250 euro annui per le spese di rientro nel comune di residenza; 250 euro per abbonamenti al trasporto pubblico locale.
Le coperture verrebbero dal Fondo Fispe le cui disponibilità al momento sono di 856 milioni.
La sola misura dei 200 euro al mese per evitare la fuga all'estero costerebbe 8 miliardi l'anno ; altri 2 miliardi servirebbero per far rientrare gli oltre 600.000 giovani che, secondo i calcoli del PD, se ne sono andati.
Possiamo tranquillamente ipotizzare una spesa annua di 12 miliardi (per 3 anni); insomma un bonus facciate 2.0 con gli stessi risultati.
Sembra uno scherzo e invece sono seri
@LucaZane10@j_vonneumann Hanno dilapidato centinaia di miliardi tra superbonus e PNRR senza riuscire a fare una riforma strutturale. Continuate a pensare che il problema sia la mancanza di soldi quando il problema è come vengono spesi quelli che ci sono.
Per chi ha voglia, analizziamo con occhio più critico l’editoriale di oggi di Marco Travaglio, perché si tratta di un’opportunità straordinaria per dimostrare, prove alla mano, il grado di coinvolgimento del Direttore del Fatto nella macchina della disinformazione russa.
Scrive Travaglio, all’inizio dell’articolo, che i droni che cadono sui Baltici, potrebbero essere stati “lanciati dagli ucraini da basi segrete gentilmente offerte dai tre governi”, aggiungendo anche che “quello lettone è caduto per questo”. Forse non tutti sanno che la primogenitura di questa doppia “notizia” è del SVR (il servizio di intelligence estera russa), che in un comunicato del 19 maggio 2026, scriveva: "Il regime di Kiev ha convinto la Lettonia ad autorizzare il lancio di droni d'attacco ucraini direttamente dal proprio territorio". Nel giro di poche ore queste parole vengono riprese e rilanciate dall’agenzia statale Sputnik, che lega alla vicenda la caduta del governo lettone, effettivamente connessa ai droni, ma non a basi segrete (in realtà la premier Siliņa ha rimosso il ministro della Difesa, Andris Sprūds, accusandolo di una gestione inefficiente e tardiva dell'allerta aerea, facendo saltare i delicati equilibri della coalizione e provocando il collasso dell'esecutivo) e rafforzandola con una dichiarazione del rappresentante russo presso l’ONU, il quale ha quindi fornito al tutto una copertura istituzionale internazionale.
Travaglio, nel citare quelle parole, ovviamente non può non sapere che non esistono prove di basi segrete ucraine nei Baltici, così come non può non conoscere le reali cause della caduta del governo lettone. Quello che fa è dunque prestarsi consapevolmente come distributore di ultima istanza o, se preferite, venditore al dettaglio, di menzogne fabbricate e assemblate dal regime russo, per scopi strategici e geopolitici che favoriscono un regime criminale.
Alla fine dello stesso articolo c’è poi un esempio ancora più interessante, che permette di allargare lo sguardo e comprendere come quello della disinformazione russa sia in realtà un vasto ecosistema, nel quale si può talvolta riscontrare la “firma digitale” di come la filiera si coordini.
Nell’affermazione che abbiamo appena visto la fonte non viene citata e la ragione è ovviamente che persino per Travaglio sarebbe complicato ammettere di aver fatto un “copia e incolla” delle veline di Putin. Nelle ultime righe chiude tuttavia l’editoriale riprendendo invece una notizia apparsa su “Analisi Difesa”, in un post datato 28 maggio dal titolo “La Russia mette sotto tiro i vertici politici di Kiev”, nel quale si proponeva un’intervista al direttore della testata Gianandrea Gaiani. Su AD e quasi identico sul Fatto si legge: «In un’intervista al quotidiano svizzero “Neue Zürcher Zeitung”, per di più, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha apertamente esortato la Nato ad attaccare Kaliningrad. “Dobbiamo mostrare ai russi che possiamo penetrare nella piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”».
Qui l’errore è che in nessuno dei due pezzi si spiega che quella frase era in realtà la risposta ad una domanda del giornalista in merito ad una eventuale reazione della NATO in caso di attacco russo (una volta decontestualizzata, appare invece una minaccia esplicita contro la Russia).
Questo secondo “incidente” permette di mostrare e tracciare uno schema piuttosto comune per la propaganda filorussa, soprattutto in Italia. Quello del cosiddetto “information laundering”, cioè riciclaggio dell’informazione, che funziona in base allo stesso meccanismo di quello di denaro. In pratica gli organi di disinformazione del regime costruiscono la notizia (inventando o manipolando fatti o dichiarazioni oppure riportando frasi di funzionari o politici russi). Alcuni intellettuali, opinionisti, esperti, centri studi o organi di stampa compiacenti li riprendono e li “rietichettano” (riciclaggio, appunto), trasformandoli in propri articoli o analisi a kilometro zero. Questi scritti o interviste a quel punto non solo assumono una qualche autorevolezza, ma vengono anche ripuliti della loro reale provenienza (Mosca) e possono essere quindi liberamente citati, come avvenuto in questo articolo di Travaglio, essendo stati ufficialmente prodotti Italia, omettendo il fatto che si tratta in realtà di propaganda russa semplicemente tradotta e rinominata.
Questo editoriale, dunque, come dicevo, è indicativo, perché permette di osservare come i due sistemi di disinformazione (diretto o tramite la “lavanderia”) possano convivere. Ma schemi come questo li potrete osservare in tutte le manipolazioni proposte da Travaglio, a partire dalla bufala dei 5 miliardi che la Nuland diceva di aver investito nelle proteste a Maidan (balla fabbricata dal complottista americano Wayne Madsen, rilanciata da RT e poi istituzionalizzata poco dopo dall’allora consigliere di Putin, Sergei Glazyev per essere infine ripreso dai propagandisti internazionali), fino al fantomatico intervento di Boris Johnson nell’aprile del 2022, per far saltare gli accordi in corso in Turchia (inventato da RT e Ria Novosti, reinterpretando in modo piuttosto libero un articolo apparso sull’Ukrainska Pravda, e poi ripreso dopo un’intervista del politico ucraino David Arakhamia, della quale venne prodotta una manipolazione, anch’essa copiata parola per parola da Travaglio). Ma se ne potrebbero citare ancora molti altri.
Il perché personaggi come Travaglio (non c’è solo lui) scelgano consapevolmente di essere megafono della propaganda di un regime come quello di Vladimir Puntin è difficile da dire. Quello che vorrei che apparisse chiaro è che quando qualcuno di noi gli dà apertamente del putiniano, lo fa perché, indipendentemente dalle ragioni che lo spingono, le sue azioni dimostrano che è l’interfaccia volontaria e consenziente di una macchina di disinformazione e manipolazione, che senza lui ed altri non arriverebbe al consumatore finale. L’alternativa a tutto questo è che si tratti di un ingenuo che non si rende conto di mentire per conto di un dittatore assassino. Ma questa ipotesi fa ridere quasi più del mio finto editoriale di ieri.
Da @settime2588, scopro dei dati che mi portano ad una considerazione più ampia:
1) Lo stesso Marco Travaglio che oggi dice che i baltici sono “armati fino ai denti” solo pochi mesi fa (7 settembre 2025, editoriale “I soldatini di piombo”) li ridicolizzava scrivendo testualmente: «Estonia, Lettonia e Lituania […] vantano invincibili eserciti di 3.700, 1.500 e 10 mila uomini». Zero carri, zero aerei, “armata fantasma”.
2) Travaglio, come un pollo, ha verosimilmente fatto confusione tra le Forze armate nazionali dei Paesi Baltici e le truppe NATO rotazionali presenti nei tre paesi tramite enhanced Forward Presence (eFP). I numeri che cita corrispondono infatti quasi esattamente ai contingenti alleati:
• Lituania (framework Germania) ≈ 3.700-4.000
• Estonia (framework UK) ≈ 2.000-2.200
• Lettonia (framework Canada) ≈ 1.500-4.000 (in espansione)
I numeri reali degli eserciti nazionali sono ben diversi come qualsiasi persona minimamente competente poteva immaginare:
• Estonia: ~8.200 attivi + oltre 43.000 in struttura di guerra + riserve fino a 230.000 nel registro di mobilitazione.
• Lettonia: 17.870 attivi + 38.000 riserve.
• Lituania: ~23.000 attivi + 28.000 riserva attiva + totale riserve oltre 104.000.
Totale combinato: circa 45-50.000 attivi + 180-200.000+ tra riserve e volontari.
Qualcuno poteva davvero pensare che dei Paesi con un territorio totale superiore al 50% dell’Italia avessero forze armate pari al 10% delle nostre?
Ecco cosa succede quando fai il giornalismo basato sulle cazzate, che ne dici talmente tante che poi non ti rendi più conto di cosa dici. 🐓