@intuslegens Cosa leggi? Hitler? “La nazione o più precisamente la razza non consiste nella lingua ma soltanto nel sangue”. “Che altri popoli vivano …0 crepino … non mi interessa… abbiamo bisogno di loro come schiavi al servizio della nostra cultura” tutti erano pidocchi da estirpare
@RoVannacci Per realizzare il tuo piano sulla remigrazione leggi libri di Himmler o Goebbels Deportare migranti 350.000 irregolari o tutti per la salvezza della nostra razza pura 5.000.000 non è facile. Hitler impiego più di 5 anni per “sbarazzarsi dei pidocchi” 12.000.000 di umani. Orrore!
Vannacci devi spiegare ogni punto del piano remigrazione 1) tutti gli extra europei 2) uomini donne bambini 3) chi compila le liste 4) chi li “prende”5) dove li mettete 6)chi li sorveglia ecc in attesa della partenza 7)mezzi di trasporto… Dimenticavo, chi si rifiuta o scappa?
Remigrazione 2
Guardate cosa hanno fatto. Non discutono più se la remigrazione sia giusta o mostruosa. Discutono quanto costa. Hanno spostato la conversazione di un millimetro, e in quel millimetro c’è tutto.
Il trucco è vecchio e funziona così. Se ti faccio litigare sul prezzo, ti ho già fatto accettare che la merce esista. Se ti chiedo dove troviamo i soldi per i vagoni piombati, per i campi, per le deportazioni, ho ottenuto da te la cosa che mi serviva: che tu dia per scontato che quei vagoni partiranno. Non devo convincerti di niente. Mi basta farti calcolare.
Chi parla per primo non sceglie solo le parole. Sceglie la domanda. Chi sceglie la domanda ha già deciso metà della risposta. “È accettabile deportare milioni di persone?” ha una sola risposta possibile, nella testa di chi non si è ancora arreso. “Quanto ci costa?” invece ti tira dentro, ti mette in mano la calcolatrice, ti fa annuire mentre rispondi.
Vogliono che il buio diventi una voce di bilancio. Una cifra da contrattare, un capitolo di spesa, una pratica da istruire. L’orrore non entra mai dalla porta principale gridando il proprio nome. Entra travestito da problema tecnico, da questione organizzativa, da numero scritto su un foglio.
Lo aveva capito una donna che aveva guardato da vicino il secolo peggiore, seduta in un’aula a fissare un imputato qualunque: il male più feroce non ha bisogno di demoni, gli bastano uomini ordinari che eseguono e tengono i conti in ordine. La banalità, non la furia. La contabilità, non l’odio urlato.
Non è una questione di soldi. Non lo è mai stata. È deportazione, ed è la stessa parola che il Novecento ci ha lasciato scritta col sangue. Chiamatela col suo nome ogni volta che provano a chiamarla in un altro modo.
Il gioco è tutto qui. Farvi credere che la cosa è decisa e che resta solo da pagarla. Nel momento in cui vi accorgete di star discutendo i costi, avete già perso il pezzo che contava. Quindi non rispondete. Rifiutate la domanda.
La destra vuole trasformare parchi, aree protette e perfino spiagge in luoghi dove si può sparare. Con la riforma della caccia il governo Meloni colpisce la biodiversità e il patrimonio naturale del Paese, ignorando anche i richiami dell’Europa sulle direttive Habitat.
Remigrazione 3
Mi tocca fare una breve lezione sulla remigrazione, per i tanti nazisti che girano su questo social e non sanno nemmeno cosa difendono. Ignoranti e arroganti: non conoscono le teorie naziste che sposano e non hanno nessuna voglia di conoscerle.
Qualcuno lo fa apposta, certo. Annacqua il discorso per far sembrare la remigrazione una cosa quasi per bene e non l’abisso che è. La maggior parte no. La maggior parte è convinta che remigrazione significhi rispedire al loro paese gli stranieri che delinquono.
Mi spiace informarvi: non è questo. Quello è un normale procedimento del codice penale, si applica già adesso, quattro o cinquemila persone che commettono reati ogni anno vengono rimpatriate. Potrebbero essere di più o di meno, può darsi. Non c’entra niente con la remigrazione.
La remigrazione è una teoria inventata pochi anni fa da un fanatico nazista austriaco. Prevede la deportazione coatta, forzata, di massa di tutti gli stranieri che vivono sul nostro territorio. Tutti. Seconda generazione, terza generazione. Quelli che lavorano, quelli che hanno una casa, quelli che ci vivono accanto da anni, quelli che hanno fatto le scuole in Italia. Cinque milioni di persone, più i loro figli nati qui. Deportati con la forza per il solo fatto di essere stranieri.
Questa è la remigrazione. Questo è ciò che difendete.
Una cosa la sapete fare bene: scegliere chi deportare. La remigrazione che sognate non riguarda l’americano che si è comprato il casale in Toscana, né l’inglese con la villetta sul Garda. Quelli restano, quelli vanno bene. La pelle giusta, il passaporto giusto.
Riguarda l’africano. Riguarda chi prega rivolto alla Mecca. Riguarda chi ha la pelle scura e un nome che non sapete pronunciare. La vostra non è una questione di stranieri, è una questione di razza e di religione, come sempre lo è stata per i nazisti. Lo dite pure voi, basta ascoltarvi: non vi danno fastidio gli stranieri, vi danno fastidio quegli stranieri lì. Chiamatela col suo nome, allora. Non è remigrazione. È pulizia etnica con l’ufficio stampa.
Per questo sì, il paragone con i vagoni blindati delle SS è pienamente valido. Nessun errore. La chiamate remigrazione perché la parola suona carina, o almeno più carina di deportazione.
Non siete stupidi, sarebbe troppo comodo. La stupidità si perdona. Potete anche ignorare il nome di chi ha inventato la vostra teoria, ma sapete benissimo cosa chiedete, e lo dite con la parola morbida apposta per non sentirla. Cinque milioni di persone. Più i loro figli, cresciuti qui, che parlano come voi e meglio di voi. Volete spostarli. Con la forza. Allora ditemi come. Ditemi dove li tenete mentre aspettano il treno, ditemi chi sale sul vagone per primo, il bambino o la madre.
Ditemelo, perché ogni vostra parola sulla remigrazione presuppone un campo, e un campo qualcuno deve costruirlo, sorvegliarlo, riempirlo. Lo sappiamo già chi si offre volontario. Lo abbiamo già visto in faccia. Aveva la vostra stessa identica espressione.