Israele sta prendendo di mira deliberatamente i bambini palestinesi, un fattore chiave in quello che è diventato un "genocidio" in corso a Gaza. Lo hanno affermato oggi gli investigatori delle Nazioni Unite. La Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato di aver trovato prove che "bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane". Questo, ha affermato, è un fattore chiave per stabilire "l'intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere la più ampia comunità palestinese a Gaza". #ANSA https://t.co/qWpCM2AJMX
Il giorno dopo aver visto sfilare fascisti e nazisti per la capitale d'Italia, Giorgia Meloni si sveglia e alle 8.30 fa un duro tweet di condanna. Contro l'antifascismo.
La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo (a colloquio con la nostra Tiziana Faraoni a pagina 48), quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele. E non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito. Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i terroristi non sono un’etnia, come i criminali non sono un popolo. Il genocidio si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
Il problema sarà comune a molti, date le migliaia di cancellazioni aeree nello spazio del Golfo di inizio mese, ma segnalo che @TurkishAirlines ci sta rifiutando il rimborso non solo delle spese sostenute per il rimpatrio, ma dello stesso biglietto per un volo da loro cancellato.
BREAKING. Thirty-six hours ago President Donald Trump said “obliterate.” This morning he said “productive conversations.” The question every trader, diplomat, and general is asking: what broke between Saturday night and Monday morning?
Six things broke simultaneously. Not one of them was Iranian.
First. The bill arrived. The Pentagon requested over $200 billion in supplemental funding. The war cost $11.3 billion in six days, $16.5 billion in twelve. At $1.38 billion per day and accelerating, congressional resistance to the supplemental is real. The money that was supposed to fund “days not weeks” now needs a vote that may not pass.
Second. The Fed killed the rate-cut thesis. On March 18, the Federal Reserve held rates at 3.5 to 3.75 percent and revised its 2026 PCE inflation forecast to 2.7 percent from 2.4, citing the Iran war energy shock. The dot plot shows one cut in all of 2026, down from two. Every basis point of delayed easing is pain for housing, credit, and the Magnificent Seven. The war that was supposed to demonstrate strength is demonstrating inflation.
Third. The allies revolted politely. Twenty-two countries signed up to coordinate on Hormuz. Zero committed a warship during combat. Japan is releasing strategic reserves. South Korea’s Kospi has fallen 12 percent. Europe’s gas surged 35 percent after Qatar’s LNG was knocked offline & declared force majeure up to 5 years. Trump called NATO “cowards” and got a press release. The coalition of the willing is a coalition of the waiting.
Fourth. TSMC sent the signal. Taiwan imports nearly 97 percent of its energy. Its LNG reserves cover 11 days. Qatar supplies a third of global helium, which TSMC needs for chip fabrication. The helium is bottled behind a closed strait. Every Nvidia GPU, every Apple chip, every AI cluster depends on a fab in Hsinchu counting its gas in single-digit days. The Magnificent Seven have shed hundreds of billions as energy rotation crushes tech.
Fifth. Birol named the damage. The IEA chief told Australia this morning that 40 energy assets across nine countries are severely damaged, global oil supply has fallen 11 million barrels per day, the crisis exceeds both 1970s shocks combined, and no country is immune. He named fertilisers and helium as interrupted flows. The man who runs global energy security called the war Trump started the worst energy crisis in modern history.
Sixth. The midterms. Gas prices are up 93 cents per gallon. Sixty-six percent of Americans call this a war of choice. Sixty percent disapprove. Fifty-seven percent say it is going badly. The numbers that matter in Washington are not barrels per day. They are approval ratings in swing states where voters fill their tanks every Tuesday.
Six pressures. One post. President Trump did not discover diplomacy. He discovered arithmetic. The 48-hour ultimatum was a threat. The 5-day pause is a confession that the threat’s consequences were worse than its target. Destroying power plants would have sealed the strait permanently, triggered Ghalibaf’s promise to “irreversibly destroy” Gulf desalination and energy infrastructure, crashed TSMC’s supply chain, spiked inflation past 3 percent, and handed the midterms to the opposition on a platter of $7 gasoline.
The pause is real. The relief is not. The strait is still closed. The 40 assets are still damaged. The fertiliser is still blocked. The planting window is still closing. The five-day clock is already ticking.
The molecules do not negotiate. The molecules wait.
Full deep dive analysis:
https://t.co/iFmUcarGdV
Quindi questo governo è dalla parte degli stranieri che non accettano le normali regole di integrazione tra cui istruire i figli come dovuto, vaccinarli, garantire loro norme igieniche adeguate e vivere in case a norma in tema di sicurezza. Stranieri che non lavorano nel nostro paese, che chiedono 150 000 euro per effettuare accertamenti sanitari sui figli e che oggi stanno costando 7500 euro al mese allo stato. Un precedente interessante che potrà utilizzare qualunque straniero in futuro rimproverato di non volersi integrare solo perché indossa un velo o vuole il cous cous nella mensa scolastica. #lacasanelbosco
La strategia di difesa della Repubblica islamica è mandare nel panico le monarchie del Golfo. Far alzare il prezzo dell’energia. Versare sangue israeliano e americano. Per rendere il prezzo politico di questa guerra insostenibile per Donald Trump. Fare in modo che sia lui, che l’ha cominciata, a volerla fermare.
La rappresaglia iraniana ha già colpito dieci paesi: Arabia Saudita, Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Iraq, Cipro, Giordania, Oman, Kuwait e Qatar.
La Repubblica islamica però non ha a disposizione un numero infinito di bombe. L’escalation iraniana si spiega anche così, con la fretta.
La scommessa è che la determinazione di Trump si esaurisca più velocemente delle proprie scorte di missili.
Immaginiamo se in Germania una teca per Hitler fosse protetta come bene pubblico.
A Giulino di Mezzegra la teca di Mussolini è considerata “bene esposto alla pubblica fede”.
E sotto processo finisce chi rimuove dei fiori, non chi fa i saluti fascisti.
Italia, 2026. #matrice
🚨🇺🇸🇺🇳 Il Washington Post cita un messaggio inviato da un alto diplomatico straniero a un editorialista del quotidiano durante il discorso di Trump: "Quest'uomo è completamente pazzo. Gli americani non capiscono quanto sia imbarazzante?".
Bertrand Russell scriveva che il fascismo nasce prima seducendo gli imbecilli e poi censurando gli intelligenti. Non è un aforisma astratto, è la descrizione chirurgica di ciò che vediamo accadere ogni giorno.
Il governo ha scelto di coccolare i no vax, di blandire i complottisti, di accarezzare gli analfabeti funzionali. Ha scelto di parlare alla pancia, di alimentare paure e rancori, di trasformare il sospetto in certezza e la menzogna in verità. È qui che il consenso si costruisce: non con i fatti, ma con gli slogan.
È la politica del risentimento elevata a sistema di governo.
E mentre questo avviene, chi ragiona viene ridicolizzato. I laureati diventano “radical chic”, gli esperti vengono trattati da alieni, l’università e la scuola vengono dipinte come inutili, come un lusso elitario. L’istruzione viene svalutata, ridotta a un guscio vuoto. E al suo posto si esalta il nozionismo sterile, l’elenco di informazioni senza contesto, formule imparate a memoria senza capacità di comprenderle. Perché? Perché il pensiero critico è un’arma troppo pericolosa. Un popolo che ragiona smaschera le bugie, riconosce le contraddizioni, non si lascia manipolare. Molto meglio sudditi che ripetono ma non capiscono, che obbediscono ma non discutono, che credono ma non pensano.
Ed ecco allora che entrano in scena i nuovi idoli: i cosiddetti “laureati della strada”. Professori del bar, rettori di Facebook, dottori di YouTube. Oracoli del nulla che pontificano su medicina, economia e storia dopo un video di due minuti. Sacerdoti dell’improvvisazione che scambiano un meme per un manuale. Sono loro i nuovi maestri, e la politica li eleva a voce del popolo. Così la competenza è sostituita dall’urlo, la ricerca dalla chiacchiera, l’analisi dalla semplificazione tossica.
Non è folklore. Non è colore da campagna elettorale. È un progetto. Distruggere la conoscenza, trasformare lo studio in colpa, la competenza in bersaglio. Perché uno scienziato che spiega, un docente che insegna, un giornalista che smonta le bugie sono pericolosi. Possono interrompere il flusso della propaganda. Possono aprire gli occhi. E un popolo che apre gli occhi non si lascia governare con la paura.
E così lo schema di Russell torna attuale, identico a quello che aveva denunciato di fronte ai fascismi del Novecento. Prima si affascinano i più fragili al pensiero critico, quelli che non hanno strumenti per difendersi dalle narrazioni facili, quelli che preferiscono credere a una bugia rassicurante piuttosto che a una verità scomoda. Poi, passo dopo passo, si scredita e si mette a tacere chi ha le chiavi per smascherare la menzogna. Prima con l’insulto, poi con la delegittimazione, infine con la censura, esplicita o sottile.
Il risultato è un popolo che idolatra i “laureati della strada” e diffida degli intellettuali. Un popolo che ride della scienza e applaude ai complotti. Un popolo che non pensa ma urla. Ed è su questo popolo che si consolida il potere. Perché un popolo che non ragiona non vede, non giudica, non controlla. Un popolo che rinuncia alla conoscenza consegna se stesso all’autoritarismo.
Un grande Alessandro Barbero sostiene la Global Sumud Flotilla: "Serve il sostegno di tutti quelli che sperano che il mondo ritrovi un po' di dignità"
23 agosto 2025
⛔️Evitare commemorazioni comuni per le vittime, evitare l'effetto bare in fila, evitare l'effetto Cutro, evitare l'incubo mediatico al governo. Dividere, disperdere, nascondere: 'ieri' Roccella Ionica, oggi Lampedusa.
[Pezzo]
All'alba sono arrivate a Porto Empedocle 11 delle 27 salme del Naufragio di Lampedusa. Il sindaco di Lampedusa giovedì aveva peraltro offerto la disponibilità con 500 posti liberi dopo il recente ampliamento al cimitero dell'isola. La prefettura di Agrigento, ultimo miglio del Viminale, ha deciso comunque la ripartizione delle salme nei comuni agrigentini. Le prime salme sono arrivate all'alba, inclusa la bara della bimba di undici mesi: che insieme al padre e una terza Persona verranno sepolti a Canicattì. Tre corpi andranno al cimitero di Palma (di Montechiaro), due a Grotte, uno a Joppolo Giancaxio e un altro a Castrofilippo. Anche saltando la disponibilità del servizio cimiteriale di Lampedusa e lasciando il piano di ripartizione nei diversi comuni, per retorica domanda: cosa avrebbe avrebbe 'ostacolato' la tenuta di cerimonia comune per le vittime di questa ennesima strage?
Ci risiamo, altro 'giorno della marmotta'. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Occhio non vede, cuore non duole. Liquidare in fretta la Strage, evitare troppe immagini, figuriamoci poi commemorazioni che possano 'costringere' alte istituzioni e - se proprio - parlarne al massimo mezza giornata dal giorno del Naufragio e non di più: per il resto, hai visto mai, Alaska, lidi, lettini e Ferragosto vengono in aiuto a giornali e talk tv.
Tra le 11 salme sbarcate all'alba, 4 bare vengono scese dai carri funebri e posate per terra, inclusa quella bianca della bimba di undici mesi, per un 'omaggio' con poche autorità locali, in una area riservata del porto, confinata.
"Avviliscono le sbrigative dichiarazioni dei governanti; mortifica il dettaglio dei cancelli sbarrati al paese che accoglie le salme; sbalordisce che accanto alla bara della bambina non ci sia la madre" scrive in un post FB l'ammiraglio Vittorio Alessandro, già portavoce nazionale della Guardia Costiera Italiana, che stamane all'alba è andato nella banchina della sua Porto Empedocle: la 📷 foto che vedete qui è sua.
Intanto 259 Persone - tra queste non ci sono i superstiti del naufragio di mercoledì ma altri ancora in fuga dall'inferno libico - dopo aver lasciato l'hotspot di Lampedusa sono sbarcate a Porto Empedocle con lo stesso traghetto che aveva a bordo le 11 salme: trasferiti tra l'Hub di Catania gestito dalla Croce Rossa e i centri per minori non accompagnati della Sicilia.
Tra i 259 rifugiati ci sono molte donne in gravidanza. Donne e uomini sopravvissuti agli "orrori inimmaginabili della Libia" (cit. ONU): vittime di violenze, alcuni con mutilazioni dei genitali, una Persona sorda, un'altra con grossi problemi di vista, alcuni con paresi al volto, altri con epilessia. Sono stati individuati con le "procedure operative standard del vademecum vulnerabilità del Viminale". Urca. Quello stesso Viminale e quello stesso Governo che il 21 gennaio scorso hano riportato - con volo di Stato italiano - il comandante libico Osama Njeem AlMasri, sottraendo il capolista dei torturatori di Tripoli al mandato di cattura della Corte Penale Internazionale.
Anche oggi questa foto 'rubata' dallo scatto di Vittorio Alessandro - che va ad aggiungersi all'archivio degli orrori impopolari - spiega perché Leonardo Sciascia scelse l'epitaffio "Ce ne ricorderemo di questo pianeta" da lasciare inciso sulla sua tomba. Da giovane cronista, con Giancarlo Loquensi al tempo direttore di Radio Radicale, andammo ai funerali di Sciascia: confesso che da allora continuo a chiedermi se alla frase di Villiers de l’Isle-Adam non va forse aggiunto un punto interrogativo. Ce ne ricorderemo di questo Pianeta?
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SCA / 16 agosto 2025
Salvini premiato per la sua complicità nel genocidio.
C’è qualcosa di profondamente osceno nell’immagine di Matteo Salvini che riceve il “Premio Italia-Israele”.
Un premio consegnato a chi difende, copre, legittima un governo che ha sterminato oltre 65.000 palestinesi, tra cui 25.000 bambini. Un premio a chi stringe la mano a un carnefice col sangue ancora fresco addosso.
Cosa si premia, esattamente?
La complicità?
Il disprezzo per il diritto internazionale?
L’indifferenza verso un popolo martoriato, affamato, bombardato?
A Gaza si muore ogni giorno. Si muore sotto le bombe, si muore di fame, si muore di sete, si muore per mancanza di medicine, si muore perché nessuno ascolta.
È un genocidio. E Salvini non solo sta in silenzio: applaude, sostiene, difende. Addirittura annuncia che non rispetterà l’ordine d’arresto della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu.
È questo l’uomo che viene premiato?
Uno che legittima un progetto di sterminio in pieno corso?
Non si tratta più di politica.
È questione di umanità, di giustizia, di coscienza.
Salvini non è solo complice: è moralmente colpevole, è parte attiva di questo crimine contro l’umanità.
Ricevere un premio in questo contesto non è un onore, è un marchio d’infamia.
Vergognatevi tutti.
Chi premia. Chi applaude. Chi tace.