Cosa aumenta le temperature?
La tua libertà personale.
Cosa scatena le epidemie?
La tua libertà personale.
Cosa indebolisce la democrazia?
La tua libertà personale.
Ogni giorno una nuova "emergenza" e il problema è sempre lo stesso: la tua libertà personale.
✍🏻 Roberto Riccardi
Gente da coltello. Gli immigrati presentano un tasso di coinvolgimento nelle aggressioni con le armi bianche superiore del 550% rispetto agli italiani e la comunità nordafricana da sola copre il 22% dei reati.
Non è una sensazione. Sono i numeri elaborati dall’Istituto di Scienze Forensi sulle rilevazioni del Viminale per il biennio 2024-2025.
Ma il dato che toglie il sonno è che circa l’80% della quota straniera di questi reati è commessa da irregolari. Non da stranieri genericamente intesi.
Da chi non ha un permesso di soggiorno, da chi non dovrebbe trovarsi sul territorio nazionale, da chi lo Stato ha già dichiarato espellibile e poi ha lasciato libero di vagare con un coltello in tasca.
I casi più eclatanti sembrano uscire da copie con la carta carbone. Per pronta memoria eccone solo alcuni. Diversamente si dovrebbe riempire una enciclopedia.
👉🏻 L’algerino che ha sfregiato la ragazza a piazza Duomo era stato arrestato la sera prima. Per furto e danneggiamento. Rilasciato dopo la convalida. Ventiquattro ore dopo, una ventitreenne ha una cicatrice sul viso che si porterà per tutta la vita.
👉🏻 Redouane Moslli, marocchino, 43 anni, precedente per rapina. Finisce nel CPR di Macomer. Il giudice di pace non convalida il trattenimento. Esce con il foglio di via. Resta in Italia e uccide a coltellate Francesca Marasco, tabaccaia di Foggia.
👉🏻 Marin Jelenic, croato, ha in tasca un decreto di allontanamento firmato dal prefetto di Milano. Il 5 gennaio 2026 uccide il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna.
Ogni singolo aggressore era già dentro il sistema. Fermato, identificato, schedato, in molti casi già destinatario di un provvedimento di espulsione. E ogni singola volta il sistema ha aperto la porta e lo ha restituito alla strada.
Non per un errore. Non per una svista. Per un meccanismo strutturale che funziona esattamente come è stato progettato.
I CPR sono pieni, i giudici di pace non convalidano i trattenimenti, i fogli di via vengono ignorati senza conseguenze, le espulsioni non vengono eseguite perché mancano gli accordi di rimpatrio e il contenzioso sulla protezione internazionale blocca tutto per anni.
Non è un caso di cronaca che si ripete. È un ingranaggio.
Quanti nomi devono finire sulle lapidi prima che qualcuno riconosca la verità che nessuno vuole pronunciare? Un decreto di espulsione che non viene eseguito non è un atto amministrativo.
È una cambiale firmata con il sangue del prossimo cittadino che si troverà sulla traiettoria di una lama.
Il governo ha varato il Decreto Sicurezza, con la stretta sul porto di coltelli oltre i cinque centimetri e l’arresto facoltativo in flagranza. Ottimo.
Ma a cosa serve vietare un coltello a chi ha già violato un ordine di espulsione? A cosa serve l’arresto facoltativo se la convalida dura meno della nottata? A cosa serve costruire CPR se il sistema giudiziario li svuota con la stessa velocità con cui le forze dell’ordine li riempiono?
Non si può curare un’emorragia con i cerotti.
Ma il coltello non è solo l’arma dell’irregolare. È diventato l’arma dell’Italia.
I dati del Viminale dicono quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: l’uso delle armi bianche ha superato quello delle armi da fuoco. Nel 2024, un omicidio su tre è stato commesso con una lama.
E il fronte che cresce più velocemente non è quello della criminalità adulta. È quello dei minorenni.
Gli omicidi commessi da minori in Italia sono aumentati del 150% in un anno. Da 14 a 35. Rappresentano ormai circa l’11% del totale.
Un dato in controtendenza rispetto agli omicidi complessivi, che continuano a diminuire.
Non è la violenza che aumenta. È la violenza giovanile che esplode.
A Milano, tra gennaio e ottobre 2025, 1.390 denunce per porto di armi da taglio. Il 10% a carico di giovanissimi. Le lesioni dolose commesse da minori sono cresciute del 48% a Milano, del 55% a Genova.
Il coltello tra i maranza è diventato quello che il coltellino svizzero era per i boy scout: lo porti perché appartieni al gruppo. Solo che il gruppo non pianta tende. Pianta lame nella carne.
E qui si apre il buco nero delle statistiche ufficiali.
Chi sono i maranza? Sono in gran parte figli di seconda generazione. Nati in Italia o arrivati da bambini. Molti hanno la cittadinanza italiana. E nelle tabelle del Viminale finiscono nella colonna “italiani”.
Questo significa che quel 550% non fotografa l’intero fenomeno. Perché il Viminale classifica per cittadinanza, non per origine familiare.
E chi ha il passaporto italiano scompare dal conteggio degli stranieri, qualunque sia la cultura della strada che lo ha formato, il codice del branco che lo governa, il rapporto con la lama che lo definisce.
Quanto pesa questa quota invisibile? Non lo sappiamo. Perché nessuno la misura.
E ciò che non viene misurato non scompare. Diventa semplicemente più facile negarlo.
Ci sono numeri che nessuno vuole sommare perché il totale fa paura. Ma i numeri non hanno ideologia. Non votano. Non si offendono. Tagliano, come le lame che raccontano.
E finché la sinistra e i media che le fanno da megafono continueranno a nascondere il righello per non misurare il problema, saranno i cittadini a misurarlo. Sulla propria pelle.
Il vax è stato creato per il virus
oppure il virus è stato creato x introdurre il vax?
La pandemia è stata creata dal test pcr o il test pcr è servito x creare la pandemia?
Le misure sono state casuali o sono state studiate a tavolino precedemente alla pandemia per creare traumi?
Comunque se guardate bene il video, #GiuseppeBarboni atterra l'iracheno solo quando quest'ultimo gli fa cadere la parte finale del cornetto Algida, quella col cioccolato, quella che vale tutto il gelato. Possiamo biasimarlo?
#SanBenedettoDelTronto
Loreto, Ancona. Sami Khelaies, tunisino di 39 anni, ha massacrato a coltellate la moglie, Luigia Fortunato, 33 anni. Ma di questa vittima non frega nulla a nessuno perché il femminicida non è un maschio bianco ma un maschio immigrato islamico.
Il patriarcato va bene se è di Allah
L'attore giapponese Hiroyuki Sanada ha parlato delle contraddizioni della natura umana:
“Alcune persone sognano di avere una piscina a casa, mentre chi ce l'ha quasi non la usa. Coloro che hanno perso una persona cara provano un profondo senso di perdita, mentre altri spesso si lamentano dei parenti in vita. Chi non ha un partner ne desidera uno, mentre chi ce l'ha spesso non lo apprezza. Gli affamati darebbero qualsiasi cosa per un pasto, mentre i sazi si lamentano del gusto del cibo. Chi non ha un'auto sogna di possederne una, mentre chi ha un'auto ne cerca sempre una migliore.”
La chiave della felicità è la gratitudine: vedere e apprezzare davvero ciò che già abbiamo, e comprendere che da qualche parte, qualcuno darebbe qualsiasi cosa per ciò che noi diamo per scontato.
Il mio commento:
Questa riflessione tocca una verità tanto antica quanto ignorata: l'essere umano soffre di una cronica miopia emotiva.
Corriamo dietro a ciò che ci manca, svuotando di valore ciò che abbiamo già conquistato. Il paradosso evidenziato da Sanada fotografa perfettamente la nostra tendenza a trasformare i privilegi in scontate abitudini e i desideri esauditi in nuove forme di insoddisfazione.
Ma se allarghiamo lo sguardo oltre la sfera individuale e guardiamo alla nostra esistenza attraverso la lente del tempo e della storia recente, questa cecità smette di essere un semplice limite psicologico e diventa una tragedia collettiva.
La certezza del tempo: una Terra di condannati a morte
C'è un dato biologico e matematico che dovrebbe azzerare ogni nostro barlume di arroganza: tra cento anni, quasi nessuno degli oltre 8 miliardi di esseri umani che oggi calpestano questo pianeta sarà ancora qui.
Siamo, a tutti gli effetti, una gigantesca comunità di condannati a morte, passeggeri temporanei dello stesso treno che viaggia verso un'unica identica destinazione.
Di fronte a questa comune e inevitabile fragilità, la logica più elementare della sopravvivenza e dell'empatia vorrebbe che ci stringessimo gli uni agli altri.
Dovremmo aiutarci, consolarci, rendere il viaggio il più umano e dignitoso possibile per tutti. Invece, la storia ci mostra l'esatto contrario.
Invece di allearsi nella comune transitorietà, l'umanità si divide, si combatte e si distrugge.
La follia dei guerrafondai e l'orrore dei conflitti attuali
Mentre consumiamo la nostra breve esistenza a lamentarci del superfluo, le logiche geopolitiche e i leader guerrafondai continuano a calpestare il valore sacro della vita per meri interessi di potere, terra e denaro.
Ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi — con il dramma umanitario a Gaza e in Libano, e la tragica realtà della guerra in Ucraina — è la manifestazione più estrema di questa totale assenza di gratitudine e rispetto per l'esistenza. Intere popolazioni vengono private del diritto fondamentale alla vita, alla casa, alla sicurezza.
Bambini, madri, padri, persone a cui viene tolto non il superfluo come la piscina della riflessione di Sanada, ma l'aria stessa per respirare, il pane, il domani.
Mentre una parte di mondo si dispera per un cibo non perfettamente gradito o per un modello di auto non abbastanza moderno, un'altra parte di mondo scava tra le macerie alla ricerca dei propri cari, sperimentando il grado zero dell'ingiustizia umana.
Il risveglio della coscienza
La vera gratitudine non è un esercizio passivo di contentezza, ma un atto di profonda ribellione contro la barbarie e l'indifferenza.
Capire che ciò che diamo per scontato è il miracolo negato a qualcun altro è il primo passo per restare umani.
Se solo fossimo consapevoli della nostra comune e temporanea natura su questa Terra, la politica della distruzione lascerebbe il posto alla politica della cura.
Finché non capiremo che siamo tutti sulla stessa barca, destinati a svanire nel giro di un battito di ciglia, continueremo a sprecare l'unico vero patrimonio che abbiamo ricevuto in dono: il tempo e la possibilità di restare umani insieme.
✍🏻 Roberto Riccardi
Accogli un immigrato, ricongiungi la sua famiglia, mantieni a tue spese una comunità.
Funziona così. L’Italia chiede all’immigrato che vuole portare in Italia la moglie e due figli di dimostrare quattordicimila euro di reddito: è la garanzia, dice la legge, che li manterrà da sé.
Poi la famiglia arriva. E dal mese successivo quello stesso Stato, che quel reddito aveva preteso come prova di autosufficienza, versa duecento euro al mese per ciascun figlio, li cura gratuitamente, li istruisce a proprie spese. A pagare, da lì in avanti, sei tu.
Ma la catena non finisce qui, perché la legge non la chiude. Il Testo Unico ammette anche i genitori: a carico, ultrasessantacinquenni, alle loro condizioni e i nonni che arrivano a sessantacinque anni non verseranno un contributo, ma entreranno in un servizio sanitario già in ginocchio.
C’è di più. La moglie ricongiunta, dopo due anni, diventa a sua volta sponsor: può aprire la sua pratica, per i suoi genitori. Il reddito che serve? Si somma quello di tutta la famiglia e lei può lavorare dal primo giorno.
Ogni anello paga l’anello successivo. Uno è diventato quattro con un modulo; quattro possono diventare otto con la pazienza.
E la catena ha un ultimo anello, che non passa da nessuno sportello: la sala parto. La moglie ricongiunta è giovane, per definizione è la ragione stessa per cui è qui. Le donne straniere mettono al mondo il sessanta per cento di figli in più delle italiane.
Oggi un neonato su otto, in Italia, è già straniero: al Nord, uno su cinque. Il quarto componente della famiglia è arrivato con un visto. Il quinto e il sesto arrivano con un vagito e per loro non serve dimostrare alcun reddito: sono nati dentro il conto che paghi tu.
Non tutti percorrono la catena fino in fondo. Ma la legge la offre a tutti e nessuno ha mai votato che fosse questa la politica demografica dell’Italia.
E non è l’eccezione: è la porta principale. Più di un ingresso legale su tre passa oggi dal ricongiungimento familiare. Il lavoro – quello per cui l’immigrazione ci viene venduta da trent’anni – è ridotto a uno su otto.
L’anno del record ne sono entrate centoventottomila: una Ferrara intera, materializzata in dodici mesi senza che un solo telegiornale se ne accorgesse. In vent’anni gli stranieri residenti sono raddoppiati.
Non li ha portati il barcone, che riempie i telegiornali. Li ha portati un modulo dello Sportello Unico, che non riempie niente.
Quanto ci costa, tutto questo? Lo Stato non lo dice e vedremo che non è distrazione. Ma i mattoni per contarlo li pubblica lui stesso.
Incrociando i dati dell’INPS e dell’ISTAT, il solo Assegno Unico versato alle famiglie straniere supera, per stima prudenziale, i due miliardi di euro l’anno.
E per chi la famiglia non l’ha ancora portata, il salasso prende l’altra strada: otto miliardi e trecento milioni di rimesse certificate dalla Banca d’Italia sono usciti dall’Italia nel solo 2024. Sedicimila euro al minuto, ogni minuto, festivi compresi.
Fino a dodici contando i canali invisibili. La prova? La Cina: trecentomila residenti dichiarano l’invio di quattro milioni. Il resto viaggia dove lo Stato non vede.
Ricchezza prodotta qui che qui non torna: o esce dal Paese, o esce dalle tasche di chi lo finanzia. In entrambi i casi, il conto ha lo stesso intestatario.
Chi volesse sapere dove porta questa strada non ha bisogno di un demografo. Gli basta un biglietto ferroviario. Perché l’esperimento è già stato fatto, tre volte, con tre protocolli diversi e un solo risultato.
Nel 1974 la Francia, il Belgio e la Germania chiusero l’immigrazione da lavoro; la Gran Bretagna l’aveva fatto già nel 1971. Porte sbarrate, si disse. Fu esattamente allora che la trasformazione cominciò a correre: perché l’unico varco rimasto aperto era la famiglia. E la famiglia divenne il fiume.
La Francia istituzionalizzò il ricongiungimento per decreto nel 1976 e i lavoratori di passaggio divennero popolo permanente. Le banlieue parigine, Molenbeek, i quartieri di Bradford non li ha costruiti il gommone: li ha costruiti il modulo.
Tre nazioni hanno chiuso la porta del lavoro e sono state trasformate da quella della famiglia.
Cosa dovrebbe accadere di diverso alla quarta, che tiene aperta la stessa porta?
L’Italia, intanto, è arrivata al suo primo tornante. Per la prima volta i musulmani hanno superato il trenta per cento degli stranieri residenti: un milione e settecentomila persone, primo gruppo religioso del Paese straniero che vive dentro il nostro, sorpassati perfino gli ortodossi.
Chi cammina per le strade delle nostre città e nota ciò che nota non soffre di allucinazioni: registra un sorpasso certificato. La strada ha ragione e ha ragione due volte.
Perché quella strada un parigino l’ha già percorsa nel 1985, un abitante di Bruxelles nel 1990, uno di Bradford nel 1975. L’Italia di oggi è, nelle proporzioni, la Francia di fine anni Ottanta.
Chi ha memoria sa cosa venne dopo: prima le marce per l’integrazione, poi i foulard a scuola, poi i quartieri che la Repubblica visita solo in campagna elettorale, poi il Bataclan.
E la destinazione ha già un nome e una cifra. Il Pew Research Center di Washington – istituto che nessuno può accusare di simpatie identitarie – proietta per l’Italia, nello scenario intermedio, sette milioni di musulmani al 2050: il dodici e mezzo per cento della popolazione, più della Francia di oggi.
Con una postilla che gela il sangue più della cifra: l’incremento italiano sarà proporzionalmente il più violento d’Europa non perché da noi si arrivi di più, ma perché da noi si nasce di meno.
Non è l’Islam che corre. Siamo noi che ci siamo fermati. In una nazione che si spegne, non serve invadere: basta entrare e aspettare.
Davanti a tutto questo, cosa fanno gli Stati? Smettono di contare. La Francia, per dogma laicista, si vieta per legge di censire la religione: il Paese con più musulmani d’Europa non sa ufficialmente quanti ne abbia.
L’Italia non rileva la fede in nessun registro, e il suo istituto di previdenza eroga miliardi di assegni familiari senza pubblicare la cittadinanza di chi li riceve.
Non potendo governare il fenomeno, lo si rende invisibile. Non potendo rispondere alla domanda, si abolisce la domanda.
Parigi, Bruxelles e Londra non hanno mai votato ciò che sono diventate. Hanno solo smesso di guardare.
A noi la storia ha concesso un privilegio che a loro negò: il nostro 2050 esiste già, ha indirizzi precisi e dista tre ore di treno.
Nessuna generazione, prima di questa, ha potuto visitare il proprio futuro con un biglietto ferroviario. Saremmo la prima ad averlo potuto fare.
E la prima ad aver scelto, deliberatamente, di guardare dal finestrino dall’altra parte.
@Giorgioaki apposta vengono pagati milioni di euro: per diffondere stupidaggini alltraverso film improponibili, che hanno la pretesa assurda di forgiare le idee e riscrivere la storia. Evitare il botteghino, ASSOLUTAMENTE!
Ci avevano giurato che erano olandesi, francesi, italiani...
È bastato un pallone per scoprire la verità.
Amici, vi ricordate quando ci dicevano che basta nascere in Italia per essere italiani?
Che la cittadinanza è un diritto di chi “si sente” italiano, francese, olandese. Che non conta da dove vengono i tuoi genitori, conta il posto dove sei nato e cresciuto. E che chiunque sollevasse un dubbio era un razzista da rieducare.
Ecco. È bastato un Mondiale di calcio per smontare vent’anni di questa narrazione.
Il 30 giugno il Marocco elimina l’Olanda ai rigori. E nei Paesi Bassi succede una cosa interessantissima: migliaia di “olandesi di origine marocchina”, compresi quelli NATI in Olanda, pure di terza generazione, scendono in strada a festeggiare l’eliminazione del Paese che li ha visti nascere.
E non solo festeggiano.
A L’Aia, secondo le ricostruzioni, un corteo prova a invadere la Marktweg, la storica “strada degli Oranje” dove gli olandesi celebrano le vittorie della loro nazionale. Apposta, per provocare.
La polizia li blocca e parte la guerriglia: pietre, bottiglie, fuochi d’artificio sparati contro gli agenti, cariche, idranti, arresti. Motociclisti della polizia circondati e costretti a scappare.
Gente nata nei Paesi Bassi che assalta la polizia olandese per festeggiare la sconfitta dell’Olanda.
Riflettete su questa frase.
E i calciatori? Ancora meglio. Mazraoui, Amrabat, Salah-Eddine: nati nei Paesi Bassi, cresciuti nelle accademie calcistiche olandesi, formati coi soldi del calcio olandese…
Potevano scegliere la maglia Oranje.
Hanno scelto il Marocco.
E il CT del Marocco ha spiegato il perché con una frase che vale più di mille convegni sull’integrazione:
“sono marocchini prima di tutto”.
Lo ha detto lui, eh. Non Vannacci. Non io. Il commissario tecnico del Marocco.
Poi il Marocco batte il Canada e passa ai quarti. E la scena si ripete, stavolta anche in Italia: Torino, quartiere Barriera di Milano, fuochi d’artificio sparati ad altezza uomo e contro le auto, strada bloccata tutta la notte. Milano, Bologna, Vicenza, stesso copione. La comunità marocchina che vive in Italia “festeggia” il Marocco devastando le città italiane che la ospitano.
E adesso arriva il bello.
Stasera, ore 22: Francia-Marocco, quarto di finale.
Sapete come si sta preparando la Francia a una PARTITA DI CALCIO?
Tolosa ha imposto il coprifuoco per i minori di 16 anni non accompagnati. Clermont-Ferrand ha annunciato la tolleranza zero. Parigi trema al ricordo dei festeggiamenti del PSG in Champions, finiti con un morto. Il Viminale, da noi, ha allertato le questure.
Coprifuoco. Per una partita di calcio. Fermatevi a pensare cosa significa: tutti sanno benissimo cosa può succedere stasera. Lo sanno i sindaci, lo sanno i prefetti, lo sa la polizia. Lo sanno anche quelli che poi, davanti al microfono, ti spiegano che l’integrazione è un successo e che chi la mette in dubbio è un nostalgico.
E allora stasera abbiamo il test perfetto, ancora più grande di quello olandese. Perché la Francia è il Paese europeo con più cittadini di origine marocchina, “francesi” da due o tre generazioni, passaporto bordeaux con su scritto République Française, nati a Parigi, Lione, Marsiglia.
Se la Francia vince, guardate le banlieue (i quartieri periferici): vedremo quanti “nuovi francesi” festeggeranno la Francia.
Se la Francia perde, guardate le stesse strade: vedremo se piangeranno per la loro patria sconfitta o se sarà la festa più grande dell’anno.
Non serve nessun sociologo, nessuno studio, nessun dibattito televisivo.
Basta guardare le strade stanotte.
Il tifo è la risonanza magnetica dell’appartenenza: puoi mentire a un censimento, non puoi mentire quando entra il gol.
Continua sotto nel primo commento ⤵️
This is Roberta Metsola, the sneaky President of the EU Parliament.
She is responsible for the shenanigans surrounding the 3rd vote on the exception clause for chat control.
She broke several EU rules, like “there must not be an emergency vote on an issue that is being voted on the second or third time.”
Setting the vote on the day when most MEPs return home is another level of trickery.
She lines up alongside Mrs Leyen and Kallas in the phalanx of Europe's destroyers.
Det är officiellt: Fulspelet i Bryssel gick i lås.
En majoritet av ledamöterna i salen röstade precis för att stoppa Chat Control. Men eftersom EU-topparna tvingade fram sin "hastprocedur" krävdes det plötsligt en absolut majoritet på 361 röster från hela parlamentet för att avvisa förslaget. Tack vare att de la omröstningen mitt under semstern, när bänkarna står tomma, var det i praktiken helt omöjligt att nå den spärren.
EU-ledningen lyckades alltså med konststycket att runda en demokratisk majoritet.
Återgå till en ren handelsorganisation? Ja tack, det här överstatliga monstret har spårat ur totalt.
Prodi è uno degli esseri più stupidi, sopravvalutati e umanamente ripugnante della storia dell'umanità. L'artefice della distruzione dell'Italia per mano dell'UE.
SEI MILIONI AHAHAH🤣🤣🤣
La carta da culo🧻Repubblica
ci delizia con l'ennesima minchiata atomica🤦🏻
Ci informa che a causa delle ondate di caldo di questi primi giorni d'estate in Europa ci sono stati sei milioni di morti.
SEI MILIONI. 😂
Złożoność spisku.
Chińskie laboratorium biologiczne w Wuhan należy do Glaxo.
Glaxo jest własnością Pfizera (producenta szczepionek)
Pfizer jest zarządzany przez fundusze Black Rock.
Black Rock zarządza FUNDACJĄ SOROSA.
FUNDACJA SOROSA obsługuje francuską firmę AXA.
AXA jest właścicielem niemieckiej firmy Wintertor.
Wintertor zbudował chińskie laboratoria w Wuhan.
Zostało przejęte przez sojusz francusko-niemiecki.
Następnie pojawia się Vanguard jako akcjonariusz i ponownie spotykamy Black Rock.
Black Rock kontroluje banki centralne i zarządza jedną trzecią światowego kapitału inwestycyjnego.
Nawiasem mówiąc, jest także głównym akcjonariuszem MICROSOFTU.
(własność Billa Gatesa), który z kolei jest akcjonariuszem PFIZERA i pierwszym sponsorem kogo? Tak, to Światowa Organizacja Zdrowia.
Cosa aumenta le temperature?
La tua libertà personale.
Cosa scatena le epidemie?
La tua libertà personale.
Cosa indebolisce la democrazia?
La tua libertà personale.
Ogni giorno una nuova "emergenza" e il problema è sempre lo stesso: la tua libertà personale.