Trump ha detto che nominerà Tulsi Gabbard direttrice dell’agenzia che coordina tutte le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti, compresa la Cia. Gabbard è una politica americana che nel 2017 è andata in Siria per incontrare in segreto il dittatore Bashar el Assad e i cui interventi pubblici vengono doppiati in russo e trasmessi dai canali televisivi di Mosca tanto sono aderenti alla propaganda putinista e utili alla retorica del Cremlino. Gabbard ha detto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un despota. Nel 2017 era andata ad Aleppo per partecipare a una visita guidata (dal regime) nella città, distrutta dai bombardamenti del governo di Damasco e dell’aviazione del suo migliore alleato Putin.
Nel suo reportage per un pubblico americano, Gabbard aveva raccontato i mutilati negli ospedali e il dolore dei parenti delle vittime, ma era riuscita a non citare mai i responsabili dell’assedio di Aleppo, della distruzione di Aleppo e degli oltre trentamila morti tra gli abitanti della città, cioè i suoi accompagnatori. Una volta tornata a casa, aveva confezionato un video in cui rimproverava il suo paese per la guerra che aveva come obiettivo un “regime change”, ma i filmati che aveva inserito nello spot mostravano bombardamenti siriani e russi, non americani.
Nel 2012, quando è iniziata la guerra in Siria, il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama, che aveva fissato la linea rossa: non permetteremo ad Assad di usare le armi chimiche. Poi Assad aveva usato le armi chimiche contro i siriani e non gli era successo niente. Immune alla realtà, Gabbard aveva continuato a ripetere che l’obiettivo di Obama era il regime change a Damasco. Quando Trump era approdato alla Casa Bianca, Gabbard aveva accusato pure lui di “finanziare i terroristi” pur di far fuori Assad.
Tulsi Gabbard potrebbe sembrare un’ingenua che si è fidata delle fonti sbagliate, eppure aveva fatto un viaggio in Siria anche nel 2015, all’epoca non era accompagnata dagli uomini del regime ma da Mouaz Moustafa, un civile e un attivista, il direttore della task force per le emergenze. Lui le aveva presentato i parenti dei bambini morti sotto i barili bomba di Assad, in quel caso lei non s’era commossa e sui suoi canali social con milioni di seguaci a quelle voci non aveva dato spazio.
È difficile immaginare un dialogo tra gli informatori della Cia nei regimi (in Siria, in Iran, in Russia), gli alleati degli Stati Uniti sparsi per il mondo, a cominciare da Kyiv, e Tulsi Gabbard. Provate a pensare come deve sentirsi oggi un dissidente siriano in Siria, che si è fidato degli Stati Uniti e ha passato informazioni, i cui dati sono conservati nei registri delle agenzie d’intelligence che Gabbard sta per andare a coordinare.
(Se vi state chiedendo questo: sì, Gabbard appoggia i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza.)
Trump ha detto che nominerà Tulsi Gabbard direttrice dell’agenzia che coordina tutte le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti, compresa la Cia. Gabbard è una politica americana che nel 2017 è andata in Siria per incontrare in segreto il dittatore Bashar el Assad e i cui interventi pubblici vengono doppiati in russo e trasmessi dai canali televisivi di Mosca tanto sono aderenti alla propaganda putinista e utili alla retorica del Cremlino. Gabbard ha detto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è un despota. Nel 2017 era andata ad Aleppo per partecipare a una visita guidata (dal regime) nella città, distrutta dai bombardamenti del governo di Damasco e dell’aviazione del suo migliore alleato Putin.
Nel suo reportage per un pubblico americano, Gabbard aveva raccontato i mutilati negli ospedali e il dolore dei parenti delle vittime, ma era riuscita a non citare mai i responsabili dell’assedio di Aleppo, della distruzione di Aleppo e degli oltre trentamila morti tra gli abitanti della città, cioè i suoi accompagnatori. Una volta tornata a casa, aveva confezionato un video in cui rimproverava il suo paese per la guerra che aveva come obiettivo un “regime change”, ma i filmati che aveva inserito nello spot mostravano bombardamenti siriani e russi, non americani.
Nel 2012, quando è iniziata la guerra in Siria, il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama, che aveva fissato la linea rossa: non permetteremo ad Assad di usare le armi chimiche. Poi Assad aveva usato le armi chimiche contro i siriani e non gli era successo niente. Immune alla realtà, Gabbard aveva continuato a ripetere che l’obiettivo di Obama era il regime change a Damasco. Quando Trump era approdato alla Casa Bianca, Gabbard aveva accusato pure lui di “finanziare i terroristi” pur di far fuori Assad.
Tulsi Gabbard potrebbe sembrare un’ingenua che si è fidata delle fonti sbagliate, eppure aveva fatto un viaggio in Siria anche nel 2015, all’epoca non era accompagnata dagli uomini del regime ma da Mouaz Moustafa, un civile e un attivista, il direttore della task force per le emergenze. Lui le aveva presentato i parenti dei bambini morti sotto i barili bomba di Assad, in quel caso lei non s’era commossa e sui suoi canali social con milioni di seguaci a quelle voci non aveva dato spazio.
È difficile immaginare un dialogo tra gli informatori della Cia nei regimi (in Siria, in Iran, in Russia), gli alleati degli Stati Uniti sparsi per il mondo, a cominciare da Kyiv, e Tulsi Gabbard. Provate a pensare come deve sentirsi oggi un dissidente siriano in Siria, che si è fidato degli Stati Uniti e ha passato informazioni, i cui dati sono conservati nei registri delle agenzie d’intelligence che Gabbard sta per andare a coordinare.
(Se vi state chiedendo questo: sì, Gabbard appoggia i bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza.)
Soldi dello Stato alla ‘ndrangheta, commissariata #BancaProgetto: la banca è di proprietà di #Oaktree, che a settembre ha firmato un accordo per cedere tutte le sue quote
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Domani sera possiamo chiudere il campionato 2024/2025.
Troppo divario, troppa differenza.
Mi immagino Conte, Motta e Fonseca vedere City-Inter e imbarazzarsi davanti al solo pensiero di credere di poter fermare questa Inter.
Stiamo parlando di due mondi diversi, l'Inter fa un altro sport.
Direi CAMPIONATO FINITO OGGI, MASSIMO DOMANI.
#InterMilan