La crisi umanitaria a #Ceuta è usata in maladefe dalla malapolitica per distrarre da flop e paure (di @RoVannacci). Lo dimostra, semplicemente, la geografia. Ceuta è territorio spagnolo (no Shengen per #migranti ) in Marocco. Da lì non c’è modo di entrare direttamente in Ue.
“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità.
Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi.
Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie.
Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.
Le parole di Elio sull' autismo di suo figlio Dante
ln Irlanda la Camera ha approvato un divieto alle importazioni di beni dai territori palestinesi illegalmente occupati da Israele
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Pediatra, direttore dell'ospedale di Kamal Adwan fino al dicembre 2024, #HussamAbuSafiya è illegalmente detenuto nelle carceri israeliane da più di un anno e mezzo, quando l'esercito israeliano invase l'ospedale costringendo alla chiusura della struttura. 1/4
Era passata una manciata di ore dopo il solstizio quando il Consiglio dei ministriha certificato che il caldo è un’emergenza. L’ha fatto reintroducendo, dentro il Decreto Infrastrutture e Pnrr, la cassa integrazione in deroga per le aziende costrette a sospendere o ridurre l’attività quando le temperature diventano insostenibili. Una misura che torna ogni estate, sempre uguale, sempre all’ultimo momento.
Nel weekend del solstizio il Ministero della Salute aveva segnato col bollino rosso otto città insieme, da Bologna a Milano a Torino, con notti tropicali e minime che in Pianura Padana non scendono sotto i 25 gradi. L’anticiclone africano si è piazzato sull’Italia e i meteorologi parlano di una configurazione di blocco, destinata a durare.
I numeri dicono perché la cosa conti. Nell’estate 2024 l’Italia ha avuto oltre 19mila morti legati al caldo, prima in Europa per il terzo anno di fila, su un totale continentale di 62.775 decessi stimati: lo certifica uno studio dell’Istituto di Barcellona per la salute globale pubblicato su Nature Medicine. L’anno dopo, tra fine giugno e inizio luglio 2025, Milano ha contato 499 morti in dieci giorni di canicola, 317 dei quali attribuiti dai ricercatori dell’Imperial College e di World Weather Attribution direttamente al riscaldamento di origine umana. I più esposti restano gli stessi: quasi nove vittime su dieci, in quella stima, avevano più di 65 anni.
Un piano che non ha mai avuto i soldi
Il governo, intanto, tratta la questione come un guasto stagionale da tamponare. Antonio Di Franco, segretario della Fillea Cgil, il sindacato degli edili, parla di interventi «in rincorsa e in maniera disarticolata» e chiede una legge organica al posto delle ordinanze a singhiozzo. Il decreto di giugno fa esattamente questo: rincorre, a danno spesso già fatto. Per il segretario i cantieri ad alto rischio andrebbero fermati, senza scaricare sulle imprese le penali per i ritardi sul Pnrr.
Eppure un piano esiste già. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, il Pnacc, è stato approvato col decreto n. 434 del 21 dicembre 2023, dopo sei anni di gestazione. Dentro ci sono 361 misure su acqua, foreste, città, salute. Manca una cosa sola: i soldi. Il piano non ha risorse proprie e nessuna legge di bilancio le ha stanziate. L’Osservatorio nazionale che doveva guidarlo, da istituire entro tre mesi, è arrivato con largo ritardo.
«Non bastano misure emergenziali», ripete Mariateresa Imparato, di Legambiente, che da Napoli ha rilanciato la campagna contro la cooling poverty, la povertà di fresco che colpisce le periferie. A San Pietro a Patiernol’11 giugno i rilevatori hanno toccato i 63,9 gradi di temperatura al suolo. Il caldo sceglie: pesa di più dove mancano alberi, ombra e case isolate.
Le città corrono, ma in ordine sparso
Sui comuni il quadro è a macchia di leopardo. Bologna, prima in Italia a mappare i rifugi climatici, nel 2026 ha portato la rete a 24 spazi ufficiali. Milano ha il suo Piano Aria Clima, Firenze ha attrezzato decine tra biblioteche, cascine e parchi. Roma annuncia un piano caldo per luglio e una lista ufficiale dei rifugi ancora non ce l’ha. Solo che, come misura il Cnr, dove le ordinanze regionali anticipano il rischio gli infortuni sul lavoro calano tra il 20 e il 40 per cento. Nel 2026, prima ancora dell’estate astronomica, le ordinanze sul lavoro nelle ore roventi le hanno firmate 16 regioni.
Il Cnr ha registrato per il giugno 2025 un’anomalia di 3,02 gradi sopra la media 1991-2020, il secondo giugno più caldo mai rilevato in Italia. Le estati ormai bruciano prima, e durano. Di fronte a questo il governo certifica l’emergenza il giorno dopo il solstizio e rifinanzia una cassa integrazione che interviene quando il lavoratore si è già fermato. Il piano per prevenire tutto questo è pronto da due anni e mezzo, novecento pagine. Aspetta solo che qualcuno lo paghi.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Al termine della sua esibizione a Repubblica delle Idee, tutta Piazza Maggiore a Bologna si è alzata in piedi per applaudire Lino Guanciale. L'attore ha interpretato il romanzo autobiografico di Alì Ehsani, un bambino di Kabul la cui esistenza viene sconvolta dalla guerra. Dopo aver perso la casa e i genitori sotto un bombardamento, il giovane si ritrova solo insieme al fratello maggiore Mohammed verso l’Europa.
#repidee26
L'alpinista italiano Leonardo #Avezzano ha portato fino alla cima dell'#Everest un aquilone con i colori della bandiera palestinese e i sogni scritti dai bambini di #Gaza.
Un progetto locale trasforma i resti degli edifici distrutti in mattoni a incastro, in un momento in cui materiali e fondi per la ricostruzione scarseggiano https://t.co/80hnj0YxcF
Spari contro chi soccorre vite. La condotta delle motovedette della Guardia costiera libica, finanziate da Italia e UE, dimostra ancora una volta l’urgenza di interrompere subito accordi che producono violenza e violazioni dei diritti umani.
Piena solidarietà a @seawatch_intl
La denuncia è circostanziata: 416 spedizioni. Il numero è nei registri doganali, nelle fatture di export, nei giornali di bordo: 416 trasferimenti di materiale militare dall’Italia a Israele dall’ottobre 2023. Più 224 chilotonnellate di carburante. Più le navi che spengono il trasponder nel Mediterraneo. Più i pannelli di controllo dei caccia F-15 caricati su voli di linea a Roma Fiumicino.
Il governo Meloni ha detto che le esportazioni erano state sospese o limitate. Antonio Tajani ha suggerito una sospensione totale. Guido Crosetto ha ammesso che le forniture erano proseguite nell’ambito di contratti preesistenti. Poi Giorgia Meloni ha precisato che solo le nuove licenze erano bloccate. Tre versioni diverse della stessa storia, tutte nella stessa direzione: far credere a un’Italia sobria, cauta, estranea.
Il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”, pubblicato il 25 marzo 2026 da People’s Embargo for Palestine, Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), Palestinian Youth Movement (PYM) e The Weapon Watch in collaborazione con l’European Legal Support Center, racconta altro. Lo racconta con numeri, nomi di navi, codici di voli, nomi di aziende. Il 5 maggio il dossier è arrivato alla Camera. La deputata Stefania Ascari (M5S) ha depositato un’interrogazione parlamentare. La risposta non c’è ancora.
Forniture a Israele: il carburante clandestino
Dal porto di Taranto, almeno 85,6 chilotonnellate di petrolio greggio sarebbero state spedite verso le raffinerie israeliane di Ashkelon e Haifa dal luglio 2024. Le navi hanno spento il trasponder AIS per una parte del viaggio: sparire dai radar, cambiare la destinazione dichiarata, riapparire in un porto israeliano. Dalla Sicilia, gestita, sarebbero partite altre 138 chilotonnellate di gasolio, consegnate ad Ashdod e Ashkelon nel 2024 e nel 2025. Quel gasolio alimenta i carri armati Merkava e i bulldozer D9 che demoliscono le case a Gaza.
Di tutto di più
I registri, stando al dossier, documenterebbero oltre 150 trasferimenti di componenti aerospaziali. A cominciare dai pannelli di controllo HUD per i caccia F-15: l’interfaccia tra il pilota e il sistema d’arma che decide dove cade la bomba. L’F-15 è la piattaforma con cui Israele ha sganciato bombe MK-84 da 2.000 libbre su edifici residenziali, scuole e campi profughi. Gli attacchi su al-Maghazi e Rafah hanno causato centinaia di morti civili, decine di bambini. Nel novembre 2024 una spedizione classificata come «armi», sarebbe arrivata a Tel Aviv via Milano Malpensa.
Altre quattro spedizioni di componenti aeronautici dalla Puglia sarebbero state recapitate alla Base Aerea di Nevatim, centro operativo degli F-35I israeliani, tra novembre 2023 e febbraio 2024. Poi ci sarebbero pure i 44 pallet di giubbotti antiproiettile a Source Vagabond Systems, fornitore dell’esercito israeliano.
Il 13 aprile 2026 il governo Meloni “ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Poi in Europa si è opposto allo stop all’intesa Ue-Israele. L’ambiguità reiterata nelle dichiarazioni e nei fatti. CHe diventa metodo.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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