Continuiamo pure a negare che ci sia un problema di cultura del possesso e dell'oggettivazione della donna, continuiamo.
Da padre di un bimbo di 6 anni, ho già dovuto cominciare a spiegargli che le cose che dicono alcuni suoi compagni di asilo sono sbagliate e violente.
E voi?
"Devi fare la fine di quella di Vigonovo". Quella di Vigonovo è, ovviamente, la povera Giulia Cecchettin, ossia la vittima di un recente fatto di cronaca che avrebbe dovuto smuovere le coscienze di tutti ma evidentemente non è stato così. E la cosa, purtroppo, non sorprende assolutamente.
Ne parliamo perchè questa frase, assieme ad altre offese che l'hanno preceduta, sono state pronunciate ad una partita di basket.
Ad una partita di basket di ragazzi di 17 anni, arbitrati da una coetanea.
La frase è stata pronunciata dal padre di uno dei giocatori durante una partita giocata lo scorso week end in provincia di Padova, proprio a pochi km da Vigonovo.
Ad intervenire per cercare di arginare la violenza verbale dell'uomo, è stato il padre dell'arbitra. La Federazione ha offerto tutela e vicinanza all'arbitra e a breve prenderà provvedimenti in merito. Ma non è questo il punto.
Di fronte ad un fatto del genere, non dobbiamo indignarci perchè sia avvenuto ad una partita di basket, sport che ci sta tanto a cuore.
Dobbiamo indignarci perchè questo orribile episodio sia avvenuto.
E perchè, quotidianamente, in ogni ambito sociale, accadono episodi di violenza come questi.
Dobbiamo indignarci perchè prima di questa frase, nessuno è intervenuto quando l'uomo aveva già iniziato da diversi minuti ad offendere l'arbitra. Come se fosse normale. Come se fosse una consuetudine radicata nello sport offendere un arbitro.
Dobbiamo indignarci perchè, probabilmente, tutto ciò che viene fatto per cercare non solo di migliorare la cultura sportiva, ma soprattutto di arginare l'enorme problema della violenza contro le donne, è gravemente insufficiente.
Dobbiamo indignarci perchè questo episodio è lo specchio di una parte della società in cui viviamo. Una società che si auto-assolve al grido di "non siamo tutti così", dimenticandosi del focus del problema: risolverlo.
Anche questo episodio, come tutti, creerà scalpore per alcune ore, salvo poi riporlo nel cassetto in attesa del prossimo. Su un campo da basket, in un ufficio, sull'autobus, in discoteca, tra le mura domestiche.
Mandiamo un grande abbraccio a questa ragazza (la foto è casuale e non ritrae l'arbitra in questione), sperando possa superare quello che le è accaduto, sperando che non perda la voglia di arbitrare e l'amore per il basket, sperando di garantirle in futuro di vivere le sue passioni in un ambiente migliore grazie all'impegno concreto di tutti.
"Devi fare la fine di quella di Vigonovo". Quella di Vigonovo è, ovviamente, la povera Giulia Cecchettin, ossia la vittima di un recente fatto di cronaca che avrebbe dovuto smuovere le coscienze di tutti ma evidentemente non è stato così. E la cosa, purtroppo, non sorprende assolutamente.
Ne parliamo perchè questa frase, assieme ad altre offese che l'hanno preceduta, sono state pronunciate ad una partita di basket.
Ad una partita di basket di ragazzi di 17 anni, arbitrati da una coetanea.
La frase è stata pronunciata dal padre di uno dei giocatori durante una partita giocata lo scorso week end in provincia di Padova, proprio a pochi km da Vigonovo.
Ad intervenire per cercare di arginare la violenza verbale dell'uomo, è stato il padre dell'arbitra. La Federazione ha offerto tutela e vicinanza all'arbitra e a breve prenderà provvedimenti in merito. Ma non è questo il punto.
Di fronte ad un fatto del genere, non dobbiamo indignarci perchè sia avvenuto ad una partita di basket, sport che ci sta tanto a cuore.
Dobbiamo indignarci perchè questo orribile episodio sia avvenuto.
E perchè, quotidianamente, in ogni ambito sociale, accadono episodi di violenza come questi.
Dobbiamo indignarci perchè prima di questa frase, nessuno è intervenuto quando l'uomo aveva già iniziato da diversi minuti ad offendere l'arbitra. Come se fosse normale. Come se fosse una consuetudine radicata nello sport offendere un arbitro.
Dobbiamo indignarci perchè, probabilmente, tutto ciò che viene fatto per cercare non solo di migliorare la cultura sportiva, ma soprattutto di arginare l'enorme problema della violenza contro le donne, è gravemente insufficiente.
Dobbiamo indignarci perchè questo episodio è lo specchio di una parte della società in cui viviamo. Una società che si auto-assolve al grido di "non siamo tutti così", dimenticandosi del focus del problema: risolverlo.
Anche questo episodio, come tutti, creerà scalpore per alcune ore, salvo poi riporlo nel cassetto in attesa del prossimo. Su un campo da basket, in un ufficio, sull'autobus, in discoteca, tra le mura domestiche.
Mandiamo un grande abbraccio a questa ragazza (la foto è casuale e non ritrae l'arbitra in questione), sperando possa superare quello che le è accaduto, sperando che non perda la voglia di arbitrare e l'amore per il basket, sperando di garantirle in futuro di vivere le sue passioni in un ambiente migliore grazie all'impegno concreto di tutti.
Strano che un artigiano avesse 27mila euro in contanti! Chissà la dichiarazione dei redditi…
Ma alla fine ha trovato uno più ladro di lui. 😅 https://t.co/Pi3EGlc9Ez
@smileanyway0 Tristemente ironico che nella mia TL, subito sotto questo tweet (di cui mi dispiace per te e tutte le donne), ci sia quest’altro tweet che evidenzia il problema a livello mondiale in tutta la sua enormità:
27 giugno 2022, la stella degli Charlotte Hornets, Miles Bridges, viene arrestato con un'accusa molto pesante: avrebbe massacrato di botte sua moglie, tentando anche di strangolarla, procurandole varie fratture e una grave commozione cerebrale. In aggiunta è stato accusato anche di maltrattamenti su due minori (i suoi figli), che hanno confermato testualmente "Papà ha soffocato la mamma". Lascia il carcere dopo aver pagato una cauzione di 130.000 dollari.
4 novembre 2022, Bridges non contesta le accuse e riesce ad evitare il carcere patteggiando una pena di 3 anni di libertà vigilata con la condizionale, accettando il divieto di non potersi avvicinare a meno di 100 metri dalla residenza della moglie per 10 anni (non gli viene tolto l'affidamento congiunto dei figli). Deve anche seguire 52 settimane di terapie e lezioni, e prestare 100 ore di volontariato.
14 aprile 2023, la NBA sospende ufficialmente Bridges per sole 30 partite: ma 20 partite vengono conteggiate nella stagione 2022/2023 che Bridges salta totalmente per i problemi fuori dal campo e perchè free agent, e 10 nella stagione 2023/2024. (la sospensione di Morant è stata di 25 partite).
3 luglio 2023, Bridges firma una qualifying offer da 7.9 milioni e torna ad essere ufficialmente un giocatore degli Charlotte Hornets.
5 ottobre 2023, Bridges riceve due denunce: a gennaio 2023 ha violato la libertà vigilata andato a casa della moglie, minacciandola, e rompendole lo specchietto dell'auto. A ottobre (un mese e mezzo fa) ha violato di nuovo la libertà vigilata danneggiando l'abitazione della moglie e colpendo la sua auto con palle da biliardo mentre all'interno c'erano anche i figli. I capi di imputazione sono tre. Nelle prossime settimane ci sarà un nuovo processo a suo carico.
13 ottobre 2023, viene emesso un mandato di arresto a suo carico. Bridges si costituisce e poi viene rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di soli 1000 dollari. La sera cambia la sua foto profilo su twitter mettendo quella di Johnny Depp per schernire sua moglie.
18 novembre 2023, all'alba italiana di ieri mattina, Bridges è tornato ufficialmente in campo (foto) davanti al proprio pubblico, dopo aver scontato le 10 partite di sospensione di questa stagione. Al quinto minuto della partita casalinga contro Milwaukee, è stato accolto da tantissimi applausi del pubblico di Charlotte. Nel momento del suo ingresso ha indicato il cielo con le mani. Ha poi chiuso la partita con 17 punti e 5 rimbalzi.
Mentre un condannato per gravissimi reati nei confronti di una ragazza (sua moglie), in attesa di un altro processo per ulteriori violenze nei confronti della stessa (e non solo), veniva accolto da grandi applausi per essere tornato a giocare a basket, a migliaia di chilometri di distanza, nel nostro Paese, si consumava ancora una volta ciò che purtroppo tutti sappiamo.
Quegli applausi sono parte del problema.
La punta dell'iceberg di un enorme problema quasi sempre non affrontato o affrontato nel modo sbagliato (come nel caso di Bridges). Permetteteci di dire che secondo noi è stata una pagina veramente brutta del nostro sport.
@smileanyway0@LoPsihologo Da quando sono diventato padre lo faccio anche io. E' un comportamento cosciente per lasciare a mio figlio e mia moglie i biscotti interi.
@confy83 Giusta considerazione. Io volevo ordinare da Amazon ma ho desistito pensando al povero correre, anche se ha un furgone e non una bici gli risparmio un giro. Almeno spero.
@backgroundmusi1@george_peter11@PicturesFoIder This is the right answer and this is why I take the card out of my car and stay meters away from it.
The trunk won’t open if the key is not right behind the car. Even at a 2m distance it won’t work, at least on my car.
@CharlyMatt@stanzaselvaggia Forse sarebbe un buon segnale per un mondo marcio.
Ma essendo certi ambienti puramente patriarcali, nessuno si farebbe del male da solo.
Sono certo che Giambi non sia l'unico né il solo.