IL vicino di casa di Sempio trovato con la gola tagliata e buttato in un anfratto per strada. Parlava troppo al bar si diceva....e io insisto su chi sia stato #Garlasco...alibi?
Sembra di capire che i Poggi e i Cappa non riescano a darsi pace del fatto che dopo oltre un anno trascorso a riverificare i gli indizi a carico di Stasi tutta Italia si sia convinta che è innocente. E ne diano la colpa a un'abile orchestrazione mediatica di De Rensis. Il che fa il paio con lo spiazzamento dei protagonisti dell'informazione che non riescono a darsi pace del grande interesse popolare per il caso Garlasco. Ora lo ripeto lentamente: il fatto è signori, che Stasi fu condannato perché NON aveva sangue sotto le scarpe e NON c'erano sue orme sulla scena del delitto. Permettete che mezza Italia sia interessata a capire se in questo Paese passi in cavalleria che puoi essere condannato per non avere tracce che ti uniscono alla scena del crimine?!?!? #garlasco
MISSIONE MISTERO
La difesa di Stasi chiese che venisse acquisita la ripresa satellitare del 13 agosto 2007. Richiesta respinta. Domande: un colpevole chiederebbe tale accertamento?
La richiesta non venne mai presa in considerazione o fu acquisita e tenuta nascosta?
HANNO SEMPRE MENTITO!😏
-Le parole di Paola Cappa alla nonna
-Andrea Sempio conosceva le Cappa
(Facciamo qualche passo indietro...)
#Garlasco#Cappa#Sempio
LE PAROLE DI PAOLA CAPPA ALLA NONNA
Tra gli altri elementi investigativi su cui ora ci si sta (di nuovo) lavorando, c’è anche un’intercettazione di Paola Cappa che parlava con la nonna e non aveva parole buone per i genitori di Chiara Poggi: “Odio gli zii, non li sopporto più“. “E perchè poverini?”, chiedeva la nonna. “Perchè non li sopporto più, mi hanno roto i coglioni, basta”. La nonna: “Ma non vengono tanto”. Paola: “Ma che non vengano direttamente! Guarda, noi stiamo male per i cavoli nostri, dobbiamo stare male il doppio? Guarda nonna se io e Stefania siamo ridotte così è per questa storia qua!“.
LA FESTA IN PISCINA
Una collega di lavoro di Chiara Poggi, Francesca, al tempo parlò agli inquirenti di una festa in piscina che dovrebbe essersi svolta a luglio, quindi poco tempo prima del delitto. E anche su questa festa (a cui dovrebbero aver partecipato diversi amici e conoscenti della ragazza, probabilmente anche lo stesso Andrea Sempio) potrebbero essere fatti approfondimenti per capire meglio alcune circostanze: Chiara Poggi gliene aveva parlato citando la presenza della cugina Paola, al tempo anoressica, e spiegando che questo malessere creava tensioni in famiglia. Questa collega, a cui gli inquirenti chiedevano se sapesse di interessi di Chiara verso altri ragazzi diversi da Stasi, disse che per quanto sapeva non aveva altri uomini intorno. Disse, però, che Chiara stava spesso al telefono con molti amici.
https://t.co/uwkEQAylFz
Non ci sarebbe più alcuna traccia degli scatti fatti da Stasi e Poggi al Santuario della Bozzola, dove di certo andarono nell’aprile 2007Chiara Poggi e Alberto Stasi, le foto sparite: tutto torna?
sabato 31 maggio 2025
"Ho visto di sfuggita Chiara Poggi al santuario, e Sempio più volte. In quegli anni, nel 2007. Al bar e al santuario, insieme alla sua compagnia ma non sono mai stato a guardare cosa facevano": una testimone lo ha detto ai microfoni di Canale 5, aggiungendo nuovi dettagli all'inchiesta sul delitto di Garlasco. Per l'omicidio della 26enne Chiara Poggi, trovata senza vita nella villetta di famiglia vicino a Pavia il 13 agosto 2007, è stato condannato il suo ex fidanzato Alberto Stasi, ma di recente la Procura ha deciso di riaprire l'inchiesta concentrando le indagini su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
Nel caso ora viene tirato in ballo il Santuario della Bozzola, un luogo ancora oggi frequentatissimo, meta di migliaia di fedeli nel 2007 per le messe di guarigione del mercoledì. E che, con il suo passato di scandali sessuali, è ancora un punto di discussione all'interno della comunità. Su cosa ci facessero lì Poggi, Stasi o Sempio non si sa molto. Ma si presume che andassero lì a pregare: "Uno che viene qua ascolta le funzioni, le celebrazioni, le preghiere. Altro non si può fare", ha raccontato ancora la testimone.
Un nuovo dettaglio emerge nell'intricato caso dell'omicidio di Chiara Poggi. Alla ricerca del movente nonostante...A insospettire gli inquirenti, come riporta Repubblica, è il fatto che Alberto Stasi e Chiara Poggi andarono al Santuario in bici nell’aprile 2007. Un fatto certo, così come certo è che lì scattarono delle foto. Negli atti, però, queste immagini sono poi sparite.
https://t.co/1BRmNwUPIn
“No, quello no”. Garlasco, l’ultimo sms choc di Chiara Poggi alla gemella Cappa
25 Dicembre 2025
L’ultimo messaggio inviato da Chiara Poggi alla cugina Paola K, pochi giorni prima di essere uccisa, riapre uno dei capitoli più oscuri e discussi del delitto di Garlasco. Un dettaglio rimasto a lungo ai margini, ma che oggi torna al centro dell’attenzione, portando con sé interrogativi pesanti e scenari che sembrano aggiungere nuove ombre a una vicenda che da anni continua a dividere opinione pubblica, esperti e tribunali. Quel breve sms, emerso nelle ultime ore, viene descritto come il punto di massima tensione di rapporti familiari fragili, logorati da incomprensioni e preoccupazioni mai davvero risolte.
Mentre il caso torna a occupare i principali spazi televisivi, con confronti sempre più accesi e toni durissimi, lo scontro tra Roberta Bruzzone e l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, alimenta ulteriormente il dibattito. Ogni dettaglio, anche il più marginale, viene analizzato e riletto alla luce di nuove ipotesi. In questo clima, un nuovo tassello emerge dalle anticipazioni pubblicate dalla rivista Giallo, che attraverso alcuni post social ha riportato l’attenzione sui rapporti complicati tra Chiara e la cugina Paola Cappa nei mesi precedenti all’omicidio.
Secondo quanto anticipato dal settimanale, in una conversazione con Alberto risalente a circa un mese prima del delitto, Chiara avrebbe espresso giudizi durissimi sulla cugina, mescolando preoccupazione e frustrazione. “In una chat con Alberto, un mese prima del delitto, Chiara dice che la cugina Paola è un’idiota perché non frequenta più il centro per la cura dell’anoressia e ha smesso di mangiare ancora. Chiara era preoccupata, ma non aveva peli sulla lingua: il suo atteggiamento può aver infastidito qualcuno? Tutta la storia su Giallo in edicola”.
Parole che, lette oggi, restituiscono l’immagine di una giovane donna diretta, forse brusca, ma sinceramente allarmata per la salute di una persona a lei vicina.
Il passaggio più inquietante, però, riguarda proprio l’ultimo sms scambiato tra le due cugine. Un messaggio che, secondo la ricostruzione di Giallo, avrebbe segnato una frattura definitiva. “Nell’ultimo sms di Chiara a Paola, Chiara si rifiuta di comprarle senza ricetta il Contramal, un potente oppioide. Un farmaco da usare sotto controllo medico che dá dipendenza. Le dice che non glielo comprerà nemmeno sabato. Sabato Paola tenta il suicidio. Lunedì Chiara muore. Avevano litigato per questo? Di certo c’erano tensioni, perché le tre cugine da venerdì non si telefonano più”. Una sequenza temporale che colpisce e inquieta, soprattutto per la drammatica vicinanza degli eventi.
Questi elementi, sebbene non costituiscano prove, contribuiscono ad ampliare il quadro emotivo e relazionale attorno al delitto. Emergono legami familiari segnati da fragilità, paure e conflitti mai chiariti fino in fondo. In un caso che sembrava ormai cristallizzato, l’eco di quell’ultimo messaggio riporta alla luce domande rimaste sospese e aggiunge nuove sfumature a una storia che, a distanza di anni, continua a far discutere e a lasciare aperti interrogativi profondi.
@uaivito I bts, sono 7 ragazzi e sia insieme che singolarmente hanno una discografia molto ampia e variegata. Probabilmente continuerei ad ascoltarli anche il giorno dopo AHAHAHA.
Guardatela bene, questa foto.
Guardateli in faccia, uno per uno.
Ieri pomeriggio, a Modena, in via Emilia centro, un uomo lancia un’auto a cento all’ora contro la folla. Falcia otto persone. Poi scende, tira fuori un coltello, e prova a scappare.
Luca Signorelli gli si butta addosso. Prende una coltellata alla testa, ne schiva un’altra. Sanguina, ma non lo molla.
E in quel momento, dietro di lui, arrivano loro.
Quei ragazzi nella foto. Stranieri. Venuti da lontano. Quelli che secondo Salvini sarebbero “il problema dell’Italia”, “l’invasione”, “la sostituzione etnica”.
Sono loro che si gettano addosso all’aggressore.
Sono loro che gli bloccano la testa con un ginocchio mentre Signorelli, ferito, gli tiene il polso.
Sono loro che permettono alla polizia di arrivare e di portarsi via il responsabile prima che faccia altri danni.
Senza di loro, oggi staremmo contando forse dei morti.
Salvini e la Lega, prima ancora di sapere chi fosse l’aggressore, prima ancora che si chiarisse che si trattava di un trentunenne con disturbi psichiatrici in cura da anni, prima ancora che gli investigatori escludessero la pista terroristica, erano già là fuori a sparare la solita filastrocca.
E intanto i veri eroi di ieri pomeriggio, quelli senza i quali oggi parleremmo di altri morti, restano senza nome e senza ringraziamenti.
I loro volti non finiranno nei post di Salvini e della Lega con una grafica con scritto “EROI”. Perché rovinerebbero la narrazione.
Quella narrazione che da quindici anni divide il mondo in due caselle: italiani brave persone, stranieri criminali.
E invece la realtà, ieri a Modena, ha fatto quello che fa sempre: si è messa di traverso.
Un italiano di seconda generazione si è messo al volante per ammazzare la gente. Un altro italiano si è buttato sull’aggressore per fermarlo. E accanto a lui, fianco a fianco, ci sono finiti dei ragazzi stranieri che avevano una scelta semplice, girarsi dall’altra parte, e che hanno scelto di rischiare la pelle per gente che non conoscevano.
Questa è l’Italia vera. Quella che non sta nei comunicati della Lega.
A quei ragazzi, di cui ancora non sappiamo i nomi, va detto grazie. Forte.
E va detto adesso, prima che il rumore degli sciacalli copra tutto.
#Garlasco#Pappalardo
Il maggiore Maurizio Pappalardo, minoranza della gloriosa arma dei carabinieri, il 24 Dicembre 2016 era in permesso 104.
Lo stesso giorno si recò nell'ufficio di Mario venditti sostituto procuratore capo della procura di Pavia nel 2016.
Ha avuto accesso, tramite credenziali, oppure tramite il titolare del PC a contenuti secretati riguardanti l'indagato appena iscritto (il giorno prima) Andrea Sempio.
Ha fatto le foto degli atti e le ha passati a qualcun'altro.
Un'azione da vero sacco di merda qual'è visto quello che ha fatto alla sua ex, al fidanzato della sua ex ed a suo nonno.
La Bermani è da tutti considerata Testimone Inappuntabile: ha visto una bici, sa tutti i particolari quindi è così.
Poi vede la bicicletta di Alberto, dice che NON È QUELLA, ma su questo si soprassiede.
E ne trovano una in un canale vicino ma no: NON GLIELA MOSTRANO
#Garlasco
#Garlasco Nel 2007 si parlava di un'impronta femminile, e di un'assassina, una pista subito abbandonata, chissa'perche'
Source: Libero Quotidiano https://t.co/DxMKbOLlH2
Garlasco, l'audio choc delle zie di Chiara: "Se è morta tra le 9,30 e le 10 ci siete dentro voi"
La conversazione tra Carla e la sorella Maria Rosaria Poggi. Nell'intercettazione le due donne continuano a parlare: "Invece se metti l'orario più tardi lui è dentro in pieno"
Rita Cavallaro 25 giugno 2025
Perché se Chiara è morta alle 9.30-10, ci siete dentro voi altri!». Quell'orario del delitto di Garlasco che agitava gli animi delle zie di Chiara Poggi. È il 12 febbraio 2008 e Maria Rosa, mamma delle gemelle Stefania e Paola Cappa, si sfoga al telefono con la sorella Carla in merito ai colloqui con la pm Rosa Muscio, titolare dell'inchiesta per l'omicidio del 13 agosto 2007. In quel momento, il magistrato aveva deciso di rivalutare gli alibi di mamma e figlie, mai indagate per l'assassinio, che invece ha portato alla condanna di Alberto Stasi.
Le intercettazioni
- «Carla! Dodici ore sono stata là...dalle 11.30 della mattina, siamo andate tutte e tre... ognuna quattro ore». Le due criticano la difesa di Stasi e ripercorrono gli elementi a sostegno degli alibi. «Ma tu non avevi tutti gli scontrini di tutto quello che avevi fatto?», domanda Carla. «Ma sì, ma Carla cosa vuol dire?... Lei doveva essere sicura al cento per cento... mi ha chiesto come ero vestita la mattina, la sera, a che ora sono uscita la mattina... io non ho niente da nascondere...», garantisce. «E le figlie? Anche loro per cosa?», continua la sorella. «Eh, sempre per la storia della mattina, il tutore... anche a me hanno chiesto del tutore, dove arrivava? E se poteva toglierselo».
Poco dopo Carla chiede: «Comunque non è che hai fatto delle cose che ti debba rinviare a giudizio per qualcosa?». E Maria Rosa: «Ma non credo proprio! Perché altrimenti lo avrebbe fatto subito dall'inizio eh... mi ha detto: chi è questo numero di telefono? Chi è quest'altro?... Poi mi è venuto in mente tutto... mi credi che mi sento la spada di Damocle sul collo... per questi qua... (la difesa di Stasi, ndr)... ma poi sai anche a distanza di mesi io non mi ricordavo neanche più che ero andata in posta per esempio... poi sono andata anche dal dottore! Gliel'ho detto, ho le fotocopie delle ricette... e sono arrivata a casa che erano le undici e mezza passate».
Carla sottolinea: «Ma a loro fa tanto comodo spostare l'orario di quando è morta Chiara! Perché se Chiara è morta alle 9.30-10, ci siete dentro voi altri, ammesso! Che poi la Paola... la Stefania era al telefono e tu... a fare le commissioni. E invece se metti l'orario più tardi, lui è dentro in pieno!».
L'ora della morte di Chiara, comunque, era già stata pronosticata con precisione quasi chirurgica da Stefania Cappa, in quella famosa intercettazione in caserma con Stasi. È lo scambio in cui la gemella azzardava che la cugina fosse rimasta vittima di una rapina finita male e, alla supposizione di Stasi che diceva «secondo me qualcuno è entrato lì dentro e lei si è spaventata», esclamava: «Ma alle 9 e mezza?!». La stessa Stefania, il 9 febbraio 2008, piange al telefono con una sua amica: «Per me è uno schifo... ma va guarda Ceci sto proprio di merda... cioè io comunque in questo mesi ho tentato un po' di rifarmi la mia vita diii... un po' di tutto. L'altro giorno ancora mi sono venuti a prendere, mi hanno interrogata ancora... io sono stanca», continua in lacrime la cugina di Chiara, raccontando che stavolta «non mi hanno interrogata i carabinieri... mi ha interrogata la Rosa Muscio... il pm, e quando sono entrata mi ha fattola sua bella ramanzina... che se dichiaravo il falso, il falso sarà usato contro di me al processo e tutte ste cose qua... prima di iniziare l'interrogatorio. Quindi non era più acquisizione sommaria di elementi, qualora un interrogatorio vero e proprio, di fronte ad un uditore giudiziario, la Muscio, e due testimoni».
Una circostanza che avrebbe fatto esacerbare l'animo della gemella, visti i toni che, due giorni dopo, usa parlando con un altro amico. «Lei addirittura (la pm Muscio, ndr)... a dover dire la verità perché se dichiara il falso sarà usato contro di lei al processo, ma va a fanculo va! Le volevo dire ma mettiti un dito nel culo! che ora che fai qui... che fai il processo io sono già espatriata in America e non mi vedi neanche, deficiente!», dice Stefania. Infine, quando l'amico sottolinea «ma tanto è provato che tu non c'entri un cazzo di niente», lei replica: «No, ma al di là di quello, magari mi faceva delle domande e io non mi ricordavo... e allora andavo un po' a logica, eh ma non vada a logica».
"Testi stava presentando in aula i risultati di una camminata su sangue umido, secco e semisecco, che dimostravano l’impossibilità che l’imputato non avesse calpestato sangue quel giorno, quando Giada lo interruppe:
«Lei ha fatto delle prove sperimentali, come furono fatte in primo grado di giudizio, sulla capacità delle scarpe dell’imputato di disperdere le tracce ematiche nelle diciannove ore successive?»
«No, noi non avevamo assolutamente questo compito». E infatti la presidente intervenne: «Non era un quesito che gli avevamo posto»."
Il garbuglio di Garlasco
#Garlasco
No, non interessava a nessuno.
Martina:” il tuo alibi sarebbe invece?”
Sempio”….mmm questa è difficile si può chiedere l’aiuto da casa?no perché ci sono in ballo 30 anni di galera sai com e non vorrei sbagliare”
Martina:”quindi opti per l’aiuto da casa?”
Sempio:”eh ci sto pensando”
#Garlasco
"La Procura chiese a un medico legale di rifare lo studio sul grado di essiccazione del sangue sul pavimento e sulle probabilità di camminarci sopra senza sporcare la suola delle scarpe. La Barbaini infatti aveva notato che il giudice giovane non aveva preso in considerazione i due gradini della cantina che il ragazzo sosteneva d’aver sceso prima di vedere il corpo di Chiara.
Il dottor Roberto Testi partì con grande volontà e sentimento. «Adesso lo sistemo io a questo Stasi!», sostenevano di averlo sentito esclamare gli altri consulenti. O forse qualcosa di un po’ più greve.
Veritiera o no che fosse, a Giada questa chiacchiera era arrivata. Ma non si poteva ricusare il perito sulla base di un pettegolezzo. E si ignorava che Testi fosse un amico intimo del capitano del Ris di Parma Luciano Garofano, quello che nel dicembre del 2007 aveva chiaramente scritto nella sua relazione: «Tutti coloro che sono entrati […] hanno prodotto tracce di scarpa […] Tutti tranne lo Stasi, le cui scarpe, inspiegabilmente, sono risultate".
Il Garbuglio di Garlasco
#Garlasco
Garlasco, spunta l'audio choc che cambia tutto. “Muschitta? L'hanno minacciato”
Rita Cavallaro 22 giugno 2025
«È un quaquaraquà, non è un uomo...sicuramente l’han minacciato...per via di quelle due ragazze lì, è sicuro...poi magari gli han dato anche dei soldi per stare zitto». Spunta un audio che tinge ancor più di giallo il mistero del testimone inattendibile del delitto di Garlasco. È una conversazione del 17 luglio 2022 tra l’ex maresciallo Francesco Marchetto e Alfredo Sportiello, il responsabile della Asm di Vigevano che gestiva i compiti di Marco Muschitta, l’operaio che raccontò di aver visto, quella mattina del 13 agosto 2007 mentre veniva uccisa Chiara Poggi, una ragazza in bicicletta allontanarsi dalla villetta di via Pascoli con in mano una specie di alare da camino. E aveva puntato il dito contro Stefania Cappa. Muschitta, ascoltato il 27 settembre 2007, parlò con i carabinieri per oltre quattro ore, durante le quali il verbale venne interrotto per ben due volte sebbene non sia indicato il motivo, per poi ritrattare, dicendo che «mi sono inventato tutto quello che vi ho raccontato perché sono uno stupido». Finito anche a processo per calunnia contro la gemella ma prosciolto, da allora Muschitta è considerato del tutto inattendibile dalla giustizia. E sono state ritenute irrilevanti anche le intercettazioni, all’indomani della testimonianza, tra lui e il padre. Quando il genitore dice che «per proteggerti, loro ti hanno fatto fare quella roba lì. Per me hai fatto bene a fare quello che hai fatto. Non ti devi pentire. Tu hai detto quello che sapevi...Ma tu hai detto la verità?». E Muschitta garantisce: «Certo, io ho detto quello che ho visto, se poi volete...».
Un cortocircuito probabilmente minimizzato dagli inquirenti, in un momento cruciale dell'indagine che proprio in quei giorni aveva portato al fermo di Alberto Stasi. Inquirenti che, anziché riconvocare Muschitta per incalzarlo alla ricerca della verità e magari indagarlo per false informazioni ai pm, si mettono a cercare prove utili a dimostrare che il tecnico del gas sia un mitomane. È solo così, alla luce dell’audio che Il Tempo pubblica in esclusiva, che può essere interpretato il verbale del 9 ottobre 2007 di Sportiello, a cui seguono, nei due giorni successivi, le acquisizioni alla Asm di Vigevano delle schede di lavoro alle centrali. Sportiello, agli atti, aveva raccontato che il 27 settembre Muschitta gli avrebbe confidato che la mattina del 13 agosto aveva visto quella ragazza in bicicletta e che la sera, vedendo Stasi sotto i riflettori, esclamava: «Non è stato lui, io ho visto altro». La sua convivente gli aveva detto: «Fatti gli affari tuoi, altrimenti ti preparo la valigia e ti caccio via».
L’operaio sarebbe rimasto in silenzio fino al fermo di Stasi, avvenuto il 24 settembre, all'indomani lo avrebbe confidato al padre e ai suoceri, ma sembrava restio ad andare dai carabinieri. A convincerlo proprio Sportiello, dopo averlo fatto parlare con la dirigente amministrativa Maria Lucianer, la quale quel pomeriggio viene sentita in Procura dal comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, mentre Muschitta è ascoltato in contemporanea dal pm Rosa Muscio. Sportiello, invece, viene chiamato a testimoniare solo il 9 ottobre, quando conferma il racconto del suo sottoposto e consegna agli investigatori, che gli chiedono conto dei turni, i fogli di servizio alle centrali in cui è nero su bianco che Muschitta, nell'ora e nel giorno indicato, si trovava a operare proprio sulla via dove aveva raccontato di aver visto la ragazza bionda. Nulla, insomma, piazzava il testimone altrove: l’unica prova dell’inattendibilità era la ritrattazione. A cui Sportiello ancora oggi non crede.
Nella conversazione, il maresciallo Marchetto e l’ex capo del tecnico commentano l’inutile tentativo de Le Iene di parlare con Muschitta. «E non lo vuole dire...non vuol parlare», dice il carabiniere. «È un quaquaraquà, non è un uomo», replica Sportiello. «E ma chissà che minacce gli han fatto però?», esclama Marchetto. «Sì ma lì è stato Cassese...la prima volta...», sostiene il capo di Muschitta, «sicuramente l’han minacciato...per via di quelle due ragazze lì, è sicuro...poi magari gli han dato anche dei soldi per stare zitto...». A Marchetto che lo incalza per capire se l’operaio quella deposizione se la fosse inventata, Sportiello replica: «E lui no ma va, quello che ha visto ha visto eh...lui quella mattina lì alle 9-9.30 ha visto...lui non se l’è inventata, ma figurati. Ha visto questa ragazza in giro con la bicicletta da donna, l’ha vista, lui non se l’è inventata eh. Come l’ha raccontata a me, io davanti alla direttrice gliel’ho raccontata a lei, la stessa identica cosa...perciò non è che uno può inventarsi che Franco è un finocchio, io non posso inventarmelo sapendo a cosa vado incontro... capisci?».