Ma tanto non lo ammetteranno mai c'è sempre bisogno di additare un colpevole
Vi ricordate quando la Meloni ci diceva che paga ancora per gli errori commessi dai governi precedenti, tipo i soldi spesi per il Superbonus?
Oggi viene certificato che quel provvedimento, giusto o sbagliato che fosse, ha generato introiti e non perdite per i conti dello Stato.
Jane Fonda ha vinto due Oscar e sette Golden Globe, ricevuto un Leone d’Oro alla carriera, sposato tre uomini, avuto tre figli, recitato accanto a Robert Redford, l’amico che ha amato segretamente per quarant’anni, Marlon Brando, Diane Keaton, Dolly Parton, in film che sono il cinema americano, quello del sogno e quello del soft power. […] Ma niente di tutto questo ha dato senso alla sua vita come l’attivismo: «Ho iniziato a 33 anni, era il 1970. E la mia vita di prima mi sembra una stupidaggine, una cosetta minuscola, priva di valore e significato», dice seduta nel salotto di Diane von Fürstenberg, che con la sua fondazione le ha assegnato il Dvf Award (che da 17 anni viene consegnato a donne che portano un cambiamento nel mondo).
Mentre parla, le agenzie italiane battono la notizia della morte di Gloria Steinem, sua grande amica. Quando parla di lei, per un momento, le si strozza la voce: «Ha cambiato la vita di tutte le donne. Sapevo che sarebbe successo, ero preparata». […]
L’intervista integrale di Simonetta Sciandivasci è su La Stampa
#LaStampa
#Repost ales_sandro6261
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NON AVEVAMO DUBBI CHE NON ERA DI AMATRICE IL VECCHIETTO ATTORE . I CITTADINI DI AMATRICE CONFERMANO CHE IL VECCHIETTO NON È DI AMATRICE NON LO HANNO MAI VISTO .
#Donzelli lo ha detto davvero:
"Non è mia competenza valutare gli stipendi dei collaboratori di Report, ma colpisce che alcuni giornalisti guadagnino più del Capo dello Stato o dieci volte un poliziotto".
Poi t'informi su #Vespa e guarda un po'...
È l'#Italia di #Meloni
Nunca fueron novios.
Pero él la llamó "mi único amor verdadero".
En 1992 eligió a Whitney Houston para El Guardaespaldas cuando casi nadie apostaba por ella. Le dijo:
-“Si tú no haces esta película, yo tampoco la hago”.
Esperó un año entero.
Le prometió que no la iba a dejar caer.
Y cumplió.
En el set se convirtió en su guardaespaldas de verdad.
El director no se sentía cómodo con ella.
Kevin la guiaba, le tomaba la mano y le decía que era hermosa cuando ella dudaba de todo.
-“Yo le hice una promesa a ella, no a él”.
“Yo te voy a cuidar”.
Y lo hizo.
Le pidió que no trajera séquito.
Fue idea de él que cantara I Will Always Love You a capella al principio.
Sin música, solo su voz.
Porque quería que se notara que lo sentía de verdad.
Cuando Whitney murió, Kevin escribió:
“La dejé caer, debí haber estado ahí y no estuve.
El resto de mi vida voy a vivir con ese dolor.
La salvé entonces, debí haberla salvado ahora.
Ella era mi único amor verdadero.
Todavía tengo I Will Always Love You como tono de llamada”.
En el funeral habló 17 minutos.
No quiso recortar.
Dijo que Whitney, a pesar de ser la más grande, siempre se preguntaba:
“¿Soy suficiente?
¿Soy bonita?
¿Les voy a gustar?”.
Y le contestó delante de todo el mundo:
-“No eras suficiente, eras grande.
Cantaste la canción entera sin banda.
Tú hiciste la película.
No eras solo bonita, eras tan hermosa como una mujer puede ser.
La gente no solo te quería, Whitney, te amaba”.
Nunca fueron una historia de amor convencional.
Fueron algo más raro y más triste:
El hombre que la eligió, la protegió y nunca dejó de guardarla…
Ni siquiera después de que ella se fuera.
Y cada vez que suena esa canción, todavía la está cuidando.