𝐏𝐞𝐫 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐯𝐢𝐯𝐚, 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨
Prima di essere una città unica, con un patrimonio culturale eccezionale e una profonda radice spirituale,
Pompei Città Partecipata nasce per riportare i cittadini al centro e, come primo passo, si apre con fiducia alla comunità, alle associazioni di volontariato e di categoria, e alle forze politiche che condividono la nostra visione.
Una partecipazione che ha a fondamento le persone e la comunità, con un riguardo particolare per i giovani e gli anziani, per costruire insieme il futuro della nostra città.
basata su grandi eventi e opere pubbliche scadenti. Pompei merita molto di più!
Pompei Città Partecipata nasce dall’incontro di diverse sensibilità, unite per costruire una Pompei vivibile, inclusiva, trasparente, sicura e sostenibile. “𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐞 𝐞 𝐕𝐢𝐯𝐚”,
Tenetevi forte. Fortissimo.
Nel tragicomico scaricabarile del governo Meloni sul caso Almasri, l’ultima perla è quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Nordio non poteva risolvere la questione. È arrivato un documento in inglese di 40 pagine da tradurre, non è così semplice".
Dopo il complotto degli 007 tedeschi, mancava il complotto dell'inglese. Si fa fatica a rimanere seri, ma ricapitoliamo:
- Meloni, Presidente del Consiglio, ha mentito, dicendo che la scarcerazione è stata colpa della magistratura e inventando un avviso di garanzia mai ricevuto;
- Nordio, ministro della Giustizia, ha ignorato un mandato d’arresto internazionale (in inglese, 19 gennaio), la notifica della DIGOS (in italiano, 20 gennaio) e quella del Procuratore generale (in italiano, 21 gennaio);
- Piantedosi, ministro dell'Interno, è sparito, saltando l’informativa in Aula;
- Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, ha paventato un complotto dei famigerati 007 tedeschi;
- Tajani, ministro degli Esteri, ha passato le sue giornate a inventare la scusa più ridicola di sempre
Questi sono quelli che dovrebbero difendere la sicurezza nazionale. Ma si arrendono davanti a un PDF in inglese.
@Gipailsa@soumi_ds Inanticidi come a Parma dove una ragazza per non abortire (non sia mai... l'aborto è un abominio!) ha ucciso ben 2 neonati e li ha seppelliti in giardino?
Nel silenzio quasi generale, è appena stato approvato alla Camera il disegno di legge più pericoloso, retrogrado, a tratti incostituzionale, degli ultimi anni: il nuovo Ddl Sicurezza. Parolina magica dietro cui la destra da sempre nasconde ed edulcora tutte le proprie porcherie.
Dentro c’è una summa di tutto il peggio di Lega e Fratelli d’Italia messi insieme.
Aumento delle pene fino a 6 anni e 300.000 euro di multa per chi protesta o blocca una strada con l’unico scopo di reprimere gli attivisti per il clima e qualunque altra forma di dissenso.
Aggravanti per chi manifesta contro un’opera pubblica “strategica”. Come ad esempio - una a caso - il Ponte sullo stretto.
Nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile, una norma assolutamente superflua nel nostro sistema legislativo che serve solo a solleticare le viscere dei propri analfabeti elettorali sul caso Salis.
Poteri quasi assoluti alle forze di polizia, che, tra le altre cose, potranno anche detenere fuori servizio armi senza licenza.
Invece di risolvere la situazione drammatica di Cpr e carceri, introducono il reato di rivolta contro migranti e detenuti che osano protestare per le condizioni inumane in cui sopravvivono.
Via libera al carcere a donne incinte e madri di minori di un anno.
Revoca della cittadinanza agli “stranieri” che delinquono e Sim del cellulare vietata a chi non ha il permesso di soggiorno.
Criminalizzazione e definitivo affossamento della cannabis light, messa ormai fuori legge insieme alle migliaia di lavoratori del settore.
In tutto sono stati introdotti 24 tra nuovi reati e nuove aggravanti.
E non bastasse tutto questo, tra le maglie del Ddl, Salvini ha voluto inserire anche un ordine del giorno che apre alla castrazione chimica. Direttamente dal Medioevo.
Siamo passati in una notte (lunga due anni) dallo Stato di diritto allo Stato di polizia.
Ed è solo l’inizio. Di Lorenzo Tosa
Quindi ricapitoliamo.
L’ex compagno del signor presidente Giorgia, padre di sua figlia, ma mai sposato con la premier, è stato mollato dopo aver fatto lo scemo con una giovane collega, chiedendole se faceva il threesome o il foursome.
Il vicepremier ha divorziato dalla prima moglie con cui ha avuto il un figlio, si è lasciato dalla donna con cui ha convissuto dopo il primo matrimonio e con cui ha avuto la seconda figlia e dopo una relazione con una conduttrice televisiva ne ha ora un’altra con la figlia di un ex politico condannato. Però il suo modello di famiglia è il presepe.
Vittorio Sgarbi ha fatto il sottosegretario.
L’ex quasi cognato del signor presidente Giorgia, dopo una lunga lunga relazione, si è lasciato con la sorella della premier. Anche loro non erano sposati.
Abbiamo assistito ai funerali di Stato e all’intitolazione di un aeroporto al “papi” di Noemi Letizia. Quello delle “cene eleganti”, delle “olgettine”, di Ruby nipote di Mubarak ecc…
Una deputata di Fratelli d’Italia siede ancora in Parlamento (e ha pure il coraggio di pontificare su tutto…) malgrado una condanna definitiva per peculato. Tra le “spese pazze” a lei contestate, il libro “Sexploration, giochi proibiti per coppie, istruzioni per l’uso”.
E poi Gennaro Sangiuliano. Poche ore prima il signor presidente Giorgia aveva detto “stiamo facendo la storia”. Il problema è che “la storia” sembra ispirata a un cinepanettone con Massimo Boldi, con un ministro ostaggio delle storie Instagram di una furbissima tipa di Pompei con cui ha avuto una relazione extraconiugale. Una tipa che si portava in giro, che aveva accesso a palazzi e documenti. Basterebbe questa leggerezza a licenziarlo e a chiedergli di lasciare ogni incarico pubblico e dedicarsi alla vendita di contraccettivi per criceti.
Insomma, i personaggi che vorrebbero imporre a tutti il modello della cosiddetta “famiglia tradizionale”, quella dove mamma e papà si sposano in chiesa e fanno quattro pargoli, sono i peggiori sponsor di quel modello.
Il problema è che non provano vergogna. Né loro né quel pezzo di Paese regredito che li vota.