@ellyesse da la colpa al neoliberismo in un paese dove di (neo)liberismo se ne è visto proprio poco.
Basta pensare ai tassisti, ai farmacisti, ai balneari, ai notai.
A quanti permessi servono per costruire da un garage o un termovalorizzatore.
Alle università che possono conferire solo i titoli di studio della lista sacra del ministero.
Mi ricorda chi vive in aree dove non si vede un immigrato, ma che è convinto che la rovina del paese sia l'immigrazione.
Entrambi puntano il dito verso quello che non esiste.
Entrambi sono, quando va bene, inutili e, quando va meno bene, pericolosi.
Elly #Schlein: “Il modello economico neoliberista ha fallito, è insostenibile. Ci serve il coraggio di ripensare il modello di sviluppo mettendo al centro la giustizia sociale e climatica, la pace, l’innovazione e la solidarietà”.
@PolitikosIt
Fratelli d’Italia propone un bonus una tantum da 80-100 euro, da erogare attraverso la carta “Dedicata a te” o i fringe benefit.
La Lega vuole aiuti per camionisti, tassisti e partite Iva. Per finanziarli propone la solita (idiota) tassa sugli extraprofitti di energetiche e banche oppure uno scostamento di bilancio.
Forza Italia vuole estendere gli aiuti anche ai pensionati. No alla tassa sugli extraprofitti, salvo un accordo con le aziende (?).
Noi Moderati propone di includere anche i professionisti che usano l’auto per lavoro.
Camionisti, tassisti, partite Iva, pensionati, professionisti, chi saranno i “selezionati” dal governo? E con quale criterio? Reddito, litri consumati, peso del carburante sul bilancio familiare e sull’attività lavorativa? Molto curioso.
Un record di durata che dovrebbe essere un imbarazzo. Una maggioranza solida, eppure in quasi 4 anni non abbiamo visto nessuna riforma strutturale.
Il governo Meloni naviga a vista, a colpi di populismo e propaganda elettorale. Nessun alibi per le riforme mancate: indipendenza energetica, sovranità digitale, innovazione, ricerca, scuola, competizione internazionale, giustizia…
Gli italiani oggi stanno peggio di quattro anni fa. Il caro vita continua a mordere al rientro dalle ferie. Nel frattempo, le tasse sono salite (per chi le paga) ma quel gettito è stato sprecato. I soldi del PNRR sono stati un’opportunità sprecata. Il sistema pensionistico è al collasso e continua a divorare fiscalità generale, oltre ai contributi.
Il governo Meloni ha fallito su tutti i fronti. Restare in carica senza governare davvero è la ricetta perfetta per far continuare il declino economico dell’Italia.
Basta sprecare tempo, è necessaria una politica in grado di farsi carico delle necessita del paese, ORA!
Con Marco Bussi ci siamo posti una domanda molto semplice: e se invece di buttare via 400 miliardi per rifare le facciate delle case e costruire robe senza senso in sperduti paesini, ne avessimo speso anche solo una minima frazione in innovazione di frontiera, come i semiconduttori?
@ora_italia@TheManInTheLow2
Link: https://t.co/yLSAl2FzhL
1/ C’è chi si vanta, con elogi e glorificazioni, della stabilità del governo Meloni e del record di giorni. Io, dopo quasi quattro anni, vedo una cosa peggiore: un governo che ha avuto una stabilità politica enorme, una maggioranza solida, un’opposizione praticamente nulla, il PNRR, cinque anni davanti e che non è riuscito a cambiare strutturalmente nulla, amplificando il declino economico, tecnologico e culturale dell’ Italia.
Partiamo dall’ #economia : Il debito non scende e l’Italia non cresce.
C’è chi guarda allo spread, al deficit dell’anno e conclude che i conti italiani siano ormai sostanzialmente sotto controllo. MA occorre guardare qualche anno più avanti.
Il debito italiano non è su una traiettoria strutturalmente discendente e la crescita necessaria per mettercelo semplicemente non c’è.
Nello scenario della Commissione europea, tra il 2028 e il 2036 la crescita reale media dell’Italia è appena dello 0,3% l’anno. Contemporaneamente, i titoli emessi negli anni dei tassi bassissimi scadono e vengono progressivamente sostituiti con debito più costoso. Il tasso implicito medio passa da circa il 3% nel 2025 al 4,1% nel 2036. La spesa per interessi sale dal 3,3% al 5,8% del PIL.
Quindi abbiamo un Paese che cresce dello zero virgola mentre deve rifinanziare uno dei più grandi stock di debito al mondo a costi progressivamente maggiori. Il risultato è lo snowball effect, ossia quando il costo del debito diventa troppo elevato rispetto alla crescita nominale, puoi produrre avanzo primario e vedere comunque il rapporto debito/PIL aumentare.
E sopra questo problema ne arriva un altro che conosciamo da + di trent’anni: la demografia. Pensioni, sanità e assistenza assorbono progressivamente il margine fiscale mentre il fabbisogno lordo di finanziamento sale dal 23,3% del PIL nel 2025 al 27,1% nel 2036.
Questo è il dato che dovrebbe dominare qualsiasi discussione sulla politica economica italiana.
Stiamo entrando nel prossimo decennio con una crescita potenziale ridicola, interessi crescenti, una popolazione che invecchia e un debito che non scende.
E dopo quattro anni continuo a non vedere la strategia del governo per cambiare questa traiettoria (o per lo meno lasciar credere di averne una).
#INNOVAZIONE: Zero
Qui per me è dove la situazione è davvero tragica e l’operato del governo ha rivelato la sua natura da italietta medioevale e borghesotta di protezione della rendita attuale.
Tante promesse furono fatte con lo Scaleup Act del 2024. La parte potenzialmente più importante era proprio quella sui fondi pensione, namely provare finalmente a portare una quota maggiore del risparmio istituzionale verso il venture capital. Proprio quella parte si è impantanata tra problemi nelle definizioni legislative, applicazione e pushback del settore. La logica adoperata è stata fallacie ed ingenua, non riuscendo a capire che prima devi far scalare i fondi pensioni con una riforma della previdenza complementare e far costruire ai fondi asset allocation capability. POI, in caso, dai lo sgravio fiscale. NON prima. Imbarazzante.
Continuiamo a pensare che la soluzione di tutto sia l’incentivo fiscale, senza avere prima affrontato il problema della dimensione dei nostri investitori istituzionali e della profondità del mercato dei capitali.
E siamo riusciti a creare incertezza persino su quello, sugli sgravi.
La detrazione ordinaria del 30% per gli investimenti in startup e PMI innovative è arrivata alla scadenza del 31 dicembre 2025 senza che ne fosse assicurata per tempo la continuità, lasciando molti investitori nella totale incertezza.
Il problema non è neanche tanto lo sgravio fiscale in sé, è pretendere che qualcuno investa capitale per dieci anni in un Paese in cui il governo non riesce a garantirgli certezza normativa per dodici mesi.
Non si costruisce un ecosistema dell’innovazione a colpi di proroghe.
Dopo quasi quattro anni, quindi, innovazione zero.
@ora_italia
Quando hai un vero ecosistema dell’innovazione, fatto dall’interazione tra startup, incumbent, piattaforme, capitale, ricerca e una regolazione semplice e agile, l’innovazione arriva sul mercato. E la concorrenza accelera poi il passaggio dal prototipo alla scala.
Wayve ne è un ottimo esempio.
Nasce dall’ecosistema di ricerca AI di Cambridge, sviluppa un general-purpose AI Driver, pensato per essere integrato nei veicoli di diversi costruttori. A finanziarne la crescita ($8,6b di valutazione) sono sia VC, sia produttori automotive come Mercedes-Benz, Nissan e Stellantis, insieme a Big Tech come NVIDIA, Microsoft e a leader globali della mobilità. Oggi la partnership con Uber porta le prime corse autonome supervisionate sulle strade di Londra: perfetto esempio di ricerca, capitale, industria, piattaforme e mercato che si incontrano.
Esattamente quello che @ora_italia vuole fare, copy & paste in Italia.
Se confermato, l’ultimo di una lunga serie di episodi di guerra ibrida avvenuti negli ultimi due mesi in Europa, e l’utilizzo ormai frequente di ordigni esplosivi, come successo ieri e nel caso dell’aeroporto di Lipsia il 4 agosto scorso, mostrano che Putin non si sta facendo problemi ad alzare il tiro.
Oltre alle notizie relative a una nuova ondata di mobilizzazioni in Russia, c'è la realtà sul campo militare. Negli ultimi mesi Mosca ha aumentato nuovamente la produzione dei suoi missili ed ha intensificato gli attacchi sui centri abitati ucraini (piu di 1500 droni negli ultimi 4 giorni).
Nel frattempo, quanti paesi europei hanno industrie militari in grado di contrastare questi volumi a costi competitivi?
Per anni la difesa è stata venduta agli elettori come una spesa che si poteva sempre rimandare. Roba lontana, un problema di altri. Oggi tocca dirlo chiaro che la sicurezza costa, e per pagarla bisogna tagliare la spesa pubblica che non produce niente verso attività ad alto valore aggiunto.
Noi di @ora_italia abbiamo detto in tanti modi che l'alfabetizzazione finanziaria in Italia è estremamente bassa e che migliorarla deve essere una priorità.
Non posso che raccomandare questo libro di @Dr_AnnaLusardi, che ha dedicato a questo argomento buona parte della sua attività di ricerca.
Il mio libro di finanza personale, Il sapere che conta, e' basato sui dati e la ricerca. Nel primo capitolo, perche' so che non tutti vogliono leggere un intero libro, do sette consigli per fare bene (sette come i capitoli del libro) basati sulle mie lezioni alla Universita' di Stanford. Sono una buona base per cominciare a prenderci cura dei nostri soldi.
Qui il link al libro: https://t.co/UcilF3TkzJ
L’Italia è tra gli ultimi Paesi d’Europa nell’intelligenza artificiale. E il problema non è solo che formiamo pochi specialisti: è che università e ricerca non sono mai diventate il motore del nostro sviluppo economico.
Secondo LinkedIn, i professionisti AI rappresentano appena lo 0,43% degli iscritti italiani alla piattaforma, contro una media europea dello 0,90%. Milano sta emergendo come hub europeo, ma i problemi strutturali restano: poco capitale VC rispetto ai principali ecosistemi europei, poche exit, un mercato ancora troppo domestico e difficoltà ad attrarre e trattenere profili senior.
Eppure il modello vincente è sempre lo stesso. Dove nasce innovazione di frontiera, c’è quasi sempre una grande università. A Londra l’ecosistema di DeepMind è cresciuto attorno a UCL. A Monaco attorno alla TUM, a Zurigo all’ETH. Negli Stati Uniti il MIT ha dato vita a Kendall Square, probabilmente il distretto dell’innovazione più importante al mondo.
Non è un caso. Università, ricerca e imprese alimentano lo stesso flywheel. I centri di ricerca formano capitale umano; quel capitale umano crea nuove aziende; le aziende attirano investimenti, producono innovazione e formano la generazione successiva di imprenditori e ricercatori. Solo dagli ex ricercatori e dipendenti di DeepMind sono nate startup che oggi valgono oltre 23 miliardi di dollari di enterprise value.
L’Italia, invece, continua a trattare università e ricerca come centri di costo, anziché come infrastrutture strategiche per la crescita. E i numeri si vedono.
Investiamo appena lo 0,3% del PIL nell’università e l’1,37% in ricerca e sviluppo, ben al di sotto della media europea.
Solo l’8,8% degli studenti STEM sceglie percorsi ICT, la quota più bassa dell’Unione Europea.
Per questo continuiamo a perdere terreno.
La soluzione non sono bonus o incentivi a pioggia. Serve trasformare università e ricerca nel motore dello sviluppo economico: finanziare la ricerca competitiva, rafforzare davvero il trasferimento tecnologico e concentrare maggiormente risorse, capitale e imprese in pochi poli di eccellenza capaci di raggiungere una massa critica.
Perché senza grandi università che generano innovazione non nasce un ecosistema tecnologico. E senza un ecosistema continueremo a formare talenti che creeranno valore altrove.
@dom_gag_96 Preferirei una l'impaginazione con solo una colonna.
Cosi largo non funziona con un monitor piccolo e con un monitor grande per una presentazione.
@dhh I just want a conventional window manager. Tiling is great for the minority who like it, but it just does not work for the majority.
No need to mock other OSs.
Excited to see what's next.
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