@Danireport Arriverebbe ammucchiatona "per il bene dell'Italia" quindi un anno di cantilena "poteri forti e sinistra non ci hanno fatto lavorare" poi voto e fasci che tornano in sella. Gioggia resisti!
"Il G7, nelle sue mani diventa una pizzeria. I leader mondiali si trasformano in "Gigi", "Peppino", "Donato", gente da ritrovare dopo un anno per ridere delle vecchie bravate, tra pacche sulle spalle, sorrisi forzati e quella continua ricerca di intimità esibita, quasi teatrale"
@Corriere La poveretta presa a sputazzate in faccia dopo che lei stessa aveva giurato sulla ritrovata sintonia con Trump, ma per il giornalino di Cairo è "scontro" 😂
Per farsi umiliare come ieri serve un metodo: corteggiare Donald Trump senza pudore e spacciare l’infatuazione per politica estera. Giorgia Meloni quel metodo l’ha applicato alla perfezione. Ieri il presidente americano al telefono con La7 ha spiegato agli italiani che la loro premier lo avrebbe «implorato» di fare una foto con lui al G7 di Evian, e che gliel’ha concessa perché «mi ha fatto pena». Roba da asilo, certo. Solo che l’asilo, stavolta, è il rango internazionale dell’Italia.
Trump fa quello che è: non si sente presidente degli Stati Uniti, si sente Trump, e il Paese che dovrebbe rappresentare gli pare un orpello. Insulta una persona, che è pure capo di governo, convinto di non toccare uno Stato. E lo fa con la spocchia del maschio che alla donna concede l’elemosina e poi la racconta, perché esibire l’umiliazione vale più del galateo fra alleati.
Il guaio vero, però, se lo è cercato lei. Meloni si è venduta per anni come «ago della bilancia», il ponte tra Washington e Bruxelles, l’unica capace di parlare al tycoon. Ha scambiato una simpatia per una carica e ha spacciato come asse geopolitico uno strascico sentimentale. Risultato: l’Italia ridotta a straccio, appesa alle bizze di un signore che la tratta a seconda dell’umore.
Da Bruxelles la premier ha replicato che «io e l’Italia non imploriamo mai», e che le dispiace vedere Trump così arrendevole con i nemici dell’Occidente. Dignità tardiva. Il gelo, del resto, viene da lontano: era già esploso sull’Iran, con l’equilibrismo del né approvare né condannare, la difesa del Papa dagli attacchi del Tycoon, il no alla base di Sigonella e da pupilla del presidente lei era scivolata a imputata di scarso coraggio nel giro di una stagione. E mentre Antonio Tajani disdice in fretta la trasferta americana per salvare la faccia, la sostanza resta.
Perché su quell’amicizia Meloni ha costruito quasi tutta la sua statura internazionale, dall’inaugurazione del 2025 da unica europea in platea fino alle foto a Mar-a-Lago. La merce su cui aveva puntato l’ha tradita in diretta Tv. E all’estero la fotografano per quello che è oggi: una premier che ha appeso la propria autorevolezza a un selfie e adesso lo smentisce davanti alle telecamere. Chiede rispetto per l’Italia: bastava non offrirla in saldo.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
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⚡️TRUMP:
“Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”
Cara @GiorgiaMeloni, da sempre mi occupo di analisi politica e di #comunicazione e, con tutto l’affetto, vorrei consigliarle di LICENZIARE chi si occupa della sua #immagine e che, probabilmente, le ha suggerito l’atteggiamento da tenere con #Trump!
AVETE SBAGLIATO TUTTO:
la sua comunicazione non verbale (ed anche verbale) è stata #imbarazzante ed evidenziava la sua impellente necessità di ricucire il #rapporto con Trump:
ammiccamenti, occhiolini, risatine, pose inutilmente infantili e sfacciate!
Ma cosa vi é venuto in mente?!?
Lei è il Presidente del Consiglio d’Italia!
Ovvio che, uno come Trump, abbia poi espresso quel concetto #offensivo… ha incontrato degli “stuoini ridanciani” al #G7 e lui NON ha #rispetto per chi si mostra #sottomesso.
ULTIMI DUE ERRORI:
1. la sua risposta #piccata quando invece doveva essere solo #ironica.
Non si scende MAI allo stesso livello.
2. la rinuncia al viaggio in USA di #Tajani.
Doveva andare, parlarne con #Rubio in modo riservato e serio e ottenere le #scuse.
#Usa #Ue #Italia
Raid fascista a Niguarda.
Distrutte le corone di alloro per i partigiani e martiri della Resistenza: Mario Brambilla, Francesco Rigoldi, Enrico Pozzoli e Vittorio Salvoni. Sfregiata la lapide in via De Calboli e strappate le locandine ANPI. #matrice