Meanwhile Iranian singer Parastoo Ahmadi has been sentenced to 74 lashes, 2 years of travel ban & 2 years of artistic activities ban by the Islamic judiciary court.
Her crime? Holding a concert, singing and not wearing “appropriate” Islamic clothing
حرفهای کم و نادقیقی گفته شده و بدترین انتخاب، این خواهد بود که یک سیاه مست را دستگیر کنید؛ بعد از آن دومینوی دستگیریِ مستها فرا میرسد؛ دنبال راه حل باشید. به حل مساله بیاندیشید، فرار نکنید، فرافکنی نکنید؛ مردم در این لحظه به پاسخ های واقعی نیاز دارند.
هر جوابی در این لحظات بسیار پر ریسک از دهان شما بیرون بیاد، میزان دارایی عقلی شما را نشان خواهد داد.
Not just the best, but the ONLY guarantee that the regime won't build, buy or obtain a nuclear weapon, is not a nuclear deal, but that the Iranian people take over the regime once and for all.
سیاست عرصه احساسات نیست او فارغ از هر هیجانی میگویم ما ملی گرایان سوار هواپیمایی هستیم که دیگر امکان اجکت نداریم.
ادغام در سیستم و سازش با ابر فاسدی مثل قالیباف یا امثاله بعد از دیماه باعث لعنت تاریخی بر ما میشود
از لیدر میهن پرست خود تا پای جاندفاع کنیم
حتی اگر تنهای تنها بمانیم
اما یک سؤال ساده؟
آیا اگر ۸۰۰ فرمانده دیگر حذف شوند، ۲۰۰ تأسیسات دیگر زده شوند، اورانیومها جابهجا شوند و زیرساختهای بیشتری نابود شود، این به تنهایی پیروزی میآورد؟
اگر پاسخ بله است، پس فقط منتظر قدرتهای خارجی بمانید.
اما اگر پاسخ خیر است، پس وقت آن است که راهبردهای خودمان را بازبینی کنیم؛ سازماندهی کنیم، انسجام پیدا کنیم و برای فرصت بعدی آماده باشیم و تا میتوانیم از هر فرصتی از هر دولتی چه خوشمان بیاد یا نیاد با لطایف الحیلی کمک جمع کنیم
من در سه رشته دانشگاهی درس خواندم و جز یکی مدرک نگرفتم. چون دنبال دانستن بودم، نه کاغذ.
اگر از سرما مریض شدم، سرما را مقصر نمیدانم؛ لباس مناسب نپوشیدهام.
اگر به امتحان نرسیدم، خرابی ماشین را مقصر نمیدانم؛ باید زودتر راه میافتادم.
اگر مطلبی نوشتم و کسی نفهمید، مخاطب را بیسواد نمیدانم؛ باید بهتر مینوشتم.
ملت ژاپن بعد از شکست دنبال مقصر نماند؛ دنبال راه ساختن آینده رفت.
ما هم باید یاد بگیریم به جای زندگی در گذشته، برای فرصت بعدی آماده شویم.
رژیم در ۲۴ ساعت میتواند روایتش را از واقعیتی که نبوی گفت این یک شکست بزرگ است تا هر تحلیلگرش بازسازی کند، شکستش را پیروزی بنامد و نیروهایش را پشت یک روایت واحد جمع کند.
آیا وقت آن نیست ، که فرد ملزم به اطاعت از ساختار تصمیم باشد نه تک روی ، حتی اگر ناراضی باشد
اما ما هنوز گاهی هر کسی ساز خودش را میزند.
اگر از روز اول این میزان از وظیفهشناسی، سازماندهی و مسئولیتپذیری در جامعه ما وجود داشت، عمر این رژیم هرگز به چند دهه نمیرسید.
هیچ قدرتی روی اسب بازنده رژیم سرمایهگذاری نمیکند.
قدرتها زمانی به یک ملت کمک میکنند که ببینند آن ملت خودش برای پیروزی آماده است.
“In World War 2, the Allies didn't say ‘let's stop and leave 25% of the Nazi army intact’. They fought until the Nazis surrendered”
- Benjamin Netanyahu, Aug 8, 2025
Who in the Trump administration is leaking to Trita Parsi? 🤔
He’s supposed to be deported. Why would anyone from the admin be speaking to him about Iran?
@SecRubio
هیچ چیز خطی در مبارزه با رژیم وجود ندارد. جایی که لازم شد باید شلیک کرد. اگر یگان پهپادی لازم بود باید تشکیل داد. اگر نیاز به کمک قبایل آمازون بود باید فراخواند، اگر به کارتلهای امریکای جنوبی استخدام ارتش خصوصی نیاز است باید به کار گرفت و اگر زمانش بود خیابان و اعتصاب را به دست گرفت.
موضوع اساسی این است که محاسبه بقا در قدرت را باید هدف قرار داد و به گفته جناب الیور تامبو، کشور را غیر قابل حکمرانی کنید! جمهوری اسلامی به هر قیمتی، باید نابود شود و هیچ قیمتی بالاتر از بقای رژیم نیست! حرف نهایی این است که آیا دو برابر رژیم اسلامی میتوانید شرور و بیرحم باشید یا خیر؟
باقی حرفها اصلاحطلبی بستهبندی شده، کادو پیچ و جاکشی اصلاحات نوین است؛ تمام!
Le donne occidentali di sinistra sono il gruppo che ha subito i danni peggiori dal virus dell’ideologia woke: «Valorizzare il fatto di togliersi il velo è una cosa razzista e islamofoba.»👇
Dovremmo scambiarle con le donne afghane: ne guadagneremmo tutti.
Someone in IRGC-owned Fars News' discussion group:
"If they sign a deal, we, value-driven people will conduct acid attacks on women without hijabs. There must be no agreement with the killer of our leader."
Here's a direct link for that very message:
https://t.co/ZvysjxXSNf
Ascoltate e diffondete. 🙏
Shirin Ebadi è la presidente del Comitato per la Giustizia di Transizione dell’Iran, istituito da Pahlavi, ed è un orgoglio nazionale.
Non è monarchica e dimostra che Pahlavi è un punto di riferimento per iraniani di diversi orientamenti politici.
Le spose del jihad
C’è un’immagine che non siamo in grado di cancellare, malgrado gli anni passati e il silenzio che è sceso sulle macerie di Raqqa.
È la foto scolastica di Sabina Selimovic. Ha quindici anni, i capelli biondi che le incorniciano il viso, un sorriso accennato, pulito, identico a quello di milioni di adolescenti che ogni mattina riempiono le aule delle scuole europee.
Pochi mesi dopo, lo sguardo di quella stessa bambina sarebbe stato inghiottito dal nero impenetrabile di un niqab, stretto attorno a un corpo improvvisamente diventato bersaglio, merce e manifesto di una delle più feroci teocrazie della storia moderna.
La storia di Sabina Selimovic, fuggita da Vienna nell’aprile del 2014 insieme all’amica Samra, non è un saggio geopolitico. È una tragedia greca consumata nell'era di internet, un dramma dell'innocenza violata che si è chiuso nel modo più oscuro e brutale.
Tutto ha inizio con un foglio di carta lasciato in una casa ordinaria di Vienna. I genitori di Sabina, rifugiati bosniaci scampati all'orrore della pulizia etnica degli anni '90, avevano cercato in Austria quella sicurezza che la loro terra d'origine aveva negato loro.
Non potevano sapere che il pericolo, per la loro figlia più piccola, non sarebbe arrivato dai soldati o dalle bombe, ma dallo schermo di un computer.
"Non cercateci. Serviremo Allah e moriremo per lui".
Poche parole che spezzano il respiro. A quindici anni non si conosce la morte, la si idealizza. Sabina e Samra prendono un volo per la Turchia, attraversano un confine invisibile e spariscono nel buio della Siria.
Dietro di loro non c'era una scelta matura, ma l'ombra sinistra di un predatore dell'anima: Mirsad Omerovic, il predicatore d'odio che raccoglieva le fragilità di queste ragazze di seconda generazione, sospese nel vuoto tra l'Occidente che le rifiutava e le radici che non trovavano, per vendere loro un'utopia di sangue.
L'ISIS capisce immediatamente il valore di quel bottino. Sabina diventa una "ragazza poster". I canali della propaganda dello Stato Islamico vengono inondati delle sue foto: la bambina di Vienna ora imbraccia kalashnikov, posa fiera accanto a uomini mascherati, scrive messaggi in cui inneggia alla vita nel Califfato.
È la messinscena del terrore che si fa romantico. Lo scopo è mostrare ai coetanei rimasti in Europa che Raqqa è un paradiso per i giovani.
Ma dietro l'obiettivo della macchina fotografica, la realtà è un calvario claustrofobico.
Sabina e Samra vengono private dei passaporti, rinchiuse in dormitori femminili e date in spose quasi subito a combattenti stranieri. Diventano proprietà terrene in una terra che si diceva divina.
Il risveglio dal sonno dogmatico è immediato e disperato. Le intercettazioni e i messaggi filtrati nei mesi successivi raccontano il panico di due bambine che piangono, che vogliono tornare a casa, che implorano le madri di salvarle dall'inferno in cui sono precipitate. Ma da Raqqa non si torna indietro.
La fine di Sabina ha il sapore amaro dell'inevitabilità. Muore prima di compiere sedici anni, verso la fine del 2014, investita dalle schegge di un colpo di mortaio durante i bombardamenti sulla città. Una morte anonima, sotto un cielo di polvere, lontana da tutto ciò che aveva conosciuto.
La sua amica Samra subirà un destino persino peggiore: fustigata a morte dai suoi stessi aguzzini per aver tentato una fuga disperata tra i vicoli di Raqqa.
Oggi che l'ISIS è un ricordo militare e il predicatore che ha avvelenato la mente di Sabina sconta la sua pena in un carcere austriaco, la parabola di questa quindicenne ci lascia un’eredità pesante. Guardare alla sua storia con la freddezza di chi giudica il passato significa commettere un crimine analitico.
Sabina non è stata un soldato nemico; è stata la vittima sacrificale di una guerra psicologica che l'Occidente non ha saputo intercettare e cge va avanti anche oggi..
#islam #iraq #islamism
143 bundles of human hair.
26 kilograms. Hidden inside pillows.
Smuggled out of Iran and just seized by Armenian customs officers.
And for many Iranians, one thought immediately comes to mind:
The hundreds of young women who disappeared after the January 2026 protests.
The daughters whose families still don’t know where they are.
The daughters whose bodies were never returned.
The daughters whose mothers and fathers are still waiting for answers.
The Islamic Republic has spent 47 years murdering, torturing, raping, executing, and disappearing its own people. Families have spent decades accusing the regime of covering up deaths, returning mutilated bodies, and harvesting organs from prisoners and victims killed in custody.
The regime has committed so many horrors against its own people that when authorities intercept 26 kilograms of human hair being smuggled out of Iran, many Iranians don’t see a customs violation.
They see the daughters who never came home.
One question:
Whose hair is it?💔