"La memoria vissuta nella carne"
Credevo di essere ormai immune alla rabbia
Non lo sono
Mi stringo ai miei cari e cerco di tenerla a bada, sperando che passi
Ma,come scrive l'avv @iurimariaprado
"La mia ebraicità era una delle cose che ero.Dopo il 7 ott è tutto ciò che sono"
Dov’ero, la mattina di tre anni fa? Leggevo, in giardino, il mio vecchio cane, cui restava una settimana, ai miei piedi. Le immagini, i messaggi cominciarono ad arrivare già prima di mezzogiorno. I due, tre giorni seguenti si svolsero per me sui social. Mi sembrava finalmente tutto chiaro. Mai avrei immaginato, oltre l’orrore, l’orrore del giorno dopo, di questi tre anni, l’eterno loro ripetersi.
Da allora mi sono altalenato fra silenzio e rabbia, reazioni anche sbagliate, moti di coraggio e vigliaccheria, errori su errori. Quante persone perdute, allora e da allora (e quante trovate). Com’è strano arrivare a chiedersi se di fronte è un amico o un nemico. Com’è difficile non chiudersi, resistere alla tentazione di fare finta di niente, per quieto vivere.
Ricordo la prima visita al Nova, ogni dieci minuti un’esplosione; le lacrime nel vedere per la prima volta, dall’incrocio di Sderot, la bianca distesa delle rovine di Gaza. Quel vento sottile, sempre lui, le mani agli occhi di soldati più giovani di me, i mezzi pesanti, l’artiglieria. Com’era cominciato tutto? Capire in un istante che la storia non esiste se non è memoria, memoria vissuta nel presente e nella carne, come ormai muti provavano ad insegnarci i riti.
Un anno fa ero in piazza, tra la folla che attendeva il rilascio degli ultimi ostaggi: l’ansia, i racconti di persone incontrate per caso; pochi giorni dopo, una gioia immensa. Ero fra le bandiere, la folla, i canti, sempre la musica di questo fantastico popolo. Ed ero a casa. Nella tensione e nell’euforia della liberazione. Come ricordo i suoni, il profumo di quelle ore, il cielo terso, il caldo, la luce di quei giorni.
Descrivere la realtà, anche quella esperita, è tutto fuorché vittimismo. Resta irrisolto il quesito: e ora? Ora che, ristrettasi, la strada è diventata un sentiero, cosa fare? Cosa fare del disprezzo che serra la gola, della rabbia che risale dal profondo e vuole sfogo?
Ricado ogni tanto nella trappola: cerco, come una striscia di bianca, quell’istantaneo sollievo nel dare contro a un politico, a un giornalista, come servisse a qualcosa, come se… Vicolo cieco, che erode l’anima tweet dopo tweet, e mai sposterà l’ago della bilancia. Descrivere lo stupro della storia, la manipolazione più totale mai vista, il mondo contro, la vigliaccheria, il cinismo, l’inversione infine compiuta, l’opportunismo di singoli e istituzioni. Per testimoniare, ancora una volta, e dire: c’ero, ho tentato.
Si può tutto descrivere, si può, come ho fatto, ripercorrere il solco profondo dell’antisemitismo, che trascende la politica. È solo filosofia. Et si omnes, ego non. I viaggi in Medio Oriente si sono infittiti. E mi sono sorpreso a trovarmi più a mio agio persino con gli arabi che con gli europei.
Tre anni fa mi sono svegliato da un lungo torpore e, nel tempo, ho capito che nulla posso pretendere dagli altri, nel lento viaggio verso l’età matura. Come per la Shoah, nonostante tanto disquisire in merito, credo che il 7 ottobre sia la paradossale dimostrazione di D-o. Tra le macchie di eucalipti di Be’eri, in quello zefiro basso fra le basse colline, i campi coltivati e il deserto, dove silenziosa era la memoria della sabbia che attutiva la corsa di migliaia di ragazzi e della più oscena barbarie, così profondamente umana, ho saputo che D-o cambia ogni prospettiva, affinandola, ed è rivoluzione.
Credo che il dovere, che viene prima di ogni diritto, sia lasciare il mondo un posto migliore: che il tempo, la vita siano spesi bene, al di là di arresti e contraddizioni. Anche laddove il bene va contro i più personali interessi. La vita resta, dopotutto, un meraviglioso viaggio. Tikkun olam, raccogliere quei frammenti di luce sparsi nella creazione. Assemblarne anche solo qualcuno, nella tavoletta dei destini, riunire i simboli, riconoscere l’altro. Con coerenza vorrei arrivare alla fine e guardando indietro poter dire che in fondo no, queste non erano soltanto parole.
Sono una veggente
Stasera al Tg1 hanno confermato che stanno indagando sui suoi legami con API di Hannoun,in carcere da un anno accusato di finanziamento a Hamas e sanzionato dal dipartimento USA
@lauraboldrini@stefania_ascari
Lo conoscevate?
@DarkLadyMouse A me risulta indagato per...
Stasera anche per i legami con Hannoun in carcere da un anno accusato di finanziamento a Hamas
Non ho letto accertato,ho letto indagato