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1/8 L'indagine del CENSIS va presa per quel che è: un sondaggio, ovvero la fotografia di un momento. Ribadisco l'ovvio per consolare il lettore (e pure un po' me stesso): qualora l'Italia si ritrovasse in guerra, i suoi abitanti sarebbero più o meno consapevolmente protagonisti di quel fenomeno noto come "rally around the flag", letteralmente "raduno attorno alla bandiera". Dinanzi all'emergenza, al pericolo vero, c'è da credere (e da sperare) che una percentuale molto più elevata dell'attuale 16% risponderebbe positivamente al richiamo della patria, dicendosi disposto a combattere per la propria terra (nonché libertà). Eppure è inutile nascondersi, fa un certo effetto scoprire che fra gli individui anagraficamente più adatti alla difesa del Paese (18-45 anni) la percentuale più alta (39%) protesterebbe contro la guerra in nome di un anacronistico pacifismo. Sarebbe stato curioso aggiungere un quesito al sondaggio: "Scenderebbe in strada con la bandiera arcobaleno anche nel bel mezzo di un bombardamento?".
Ma se credete che questo sia il peggio, siete fuori strada.
I 20 minuti che sconvolsero il mondo.
Una cosa mai vista, impensabile, inconcepibile: una lite, toni che si alzano, gesti a stento trattenuti nello Studio Ovale della casa Bianca. Incredibile.
Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, JD Vance, suo vice, che rimbrottano ai limiti dell’insulto e della minaccia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che risponde per le rime mentre si dipinge in volto la più assoluta incredulità e un dolore quasi fisico.
Vale la pena ricordarlo ancora, prima che della storia e della verità non rimanga più traccia in quest’era stravolta: il Presidente di un Paese aggredito da un nemico incommensurabilmente più potente, in guerra da tre anni per la propria sopravvivenza e libertà a prezzo di immani sacrifici e perdite umane e materiali. Quest’uomo è stato sballottato, posto di fronte a un vero e proprio ricatto, senza neppure la voglia e quel minimo di decenza di far finta che non sia così: “O firmi l’accordo o noi siamo fuori!“, ha quasi urlato Donald Trump, riferendosi all’accordo sui minerali rari dell’Ucraina da cedere agli Stati Uniti.
Ma qui l’accordo non c’entra niente, il contenuto - peraltro estremamente vago - ancor meno. Siamo alla pura prevaricazione del più forte sul più debole, al ricatto. Alla profanazione del luogo che da quando siamo nati abbiqmo interpretato come un tempio della democrazia, pur con tutti i suoi limiti e umanissimi difetti. Una cosa raggelante, rivoltante. Insultante. Vergognosa.
The array of gasoline prices across nations is a direct reflection of varying economic policies, natural resource endowments, and taxation levels. On one end, we see Iran 🇮🇷, Libya 🇱🇾, and Venezuela 🇻🇪 with remarkably low prices, which could be attributed to their abundant oil reserves coupled with government subsidies. Conversely, countries like Hong Kong 🇭🇰 and many European nations such as Norway 🇳🇴, Denmark 🇩🇰, and Italy 🇮🇹, show significantly higher prices, often a result of heavier taxation and fewer oil resources.
This pricing dichotomy isn't merely a matter of resource distribution; it's a complex tapestry woven from geopolitical circumstances, domestic policy decisions, and global market dynamics. In countries with subsidized fuel, the low cost at the pump may seem beneficial to consumers but can pose long-term economic and environmental sustainability questions.
For nations like the USA 🇺🇸 or Canada 🇨🇦, where prices are moderate relative to income, the figures reflect a balance between market pricing and modest taxation. This balance aims to account for environmental policies while not overly burdening consumers.
The high prices in European countries are often part of a deliberate policy to encourage energy efficiency and public transportation, with the added benefit of funding social services through tax revenue. The prices serve as a disincentive for excessive use, aligning with broader goals of reducing carbon emissions and promoting sustainability.
The global average price gives a benchmark, yet each country's figure tells a story of its own fiscal strategies, environmental policies, and economic structures. The diversity in pricing strategies reflects the challenges and priorities facing different nations as they navigate the delicate balance between energy affordability and environmental responsibility.
As we contemplate these prices, we are reminded of the broader implications of energy costs. They affect economic growth, living standards, and the pace of innovation in alternative energy sources. Understanding the reasons behind these numbers can foster informed discussions on energy policy, consumer behavior, and the quest for sustainable energy solutions.
In the end, gasoline prices are more than just numbers at the pump; they are indicators of national priorities, economic realities, and the global quest for energy that is both accessible and accountable to the needs of our environment and society.
In questi giorni, insieme alle grandinate grosse come palle da tennis, agli eventi estremi e al caldo record, si sta affacciando una nuova (in realtà vecchissima) categoria di disagiati: i negazionisti del clima.
Mario Tozzi, il noto geologo e divulgatore scientifico, ha preso allora una decisione che condivido al 1000 per cento: non parteciperà più ad alcun talk show o convegno in cui saranno presenti negazionisti di ogni genere. Lo ha spiegato, perfettamente, così:
“Anche basta.
Il campionario di fesserie prive di alcun contenuto scientifico propalate dai negazionisti del ruolo antropico nell'attuale cambiamento climatico si accresce di nuova zavorra inutile ogni giorno.
Siccome il tempo è prezioso e non può essere sciupato nel lavare la testa agli asini, non partecipo più a nessun talk show o convegno in cui, anche lontanamente, si profili l'ombra ignorante di un negazionista. Nessuna validità di controparte scientifica a chi nega l'evidenza scientifica dei fatti. Non vanno né contrastati né invitati, vogliono solo fare confusione e ritardare ogni regolamentazione del sistema economico. Vanno trattati come appestati o ignorati, in nessun modo amplificati. Nel caso, meglio nessuna risposta”.
Anche le virgole.
Lorenzo Tosa
@OfficialTozzi
@_Meli_P Diciamo che, a volte, per mare s’intende un po’ tutto, una gran fetta di turisti oltre all'acqua vuole un po’ di “contorno”, e così escono fraintendimenti
@CharlyMatt Il bello che qualcuno di questi trova pure chi ci va, mentre qualcuno che va in tv offrendo 1200 netti per 4 ore non riesce, chissà quale mistero c'è dietro.🤦🏻♂️
Si puo dire a genovesi di alzare un pò il volume della sua voce? È l'unico dei commentatori che parla come fosse in chiesa, un pò di allegria per favore #GirodItalia
Hanno intervistato il fondatore di Dubai, *Sheikh Rashid,* sul futuro del suo paese, lui ha risposto:
′′ Mio nonno camminava con il cammello, mio padre camminava con il cammello, io cammino in Mercedes, mio figlio va in Land Rover, e mio nipote andrà in giro in Land Rover, ma al mio bisnipote gli toccherà tornare a camminare con il cammello……”
Perché?′′
“I tempi difficili creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili. I tempi facili creano uomini deboli, gli uomini deboli creano tempi difficili.
Molti non capiranno, ma bisogna crescere guerrieri, non parassiti…“