Continuano ad essere intitolate via a dei tiranni assassini che han fatto milioni di morti, ma il problema è l'aeroporto dedicato a Berlusconi.
(Via Stalingrado, via Lenin, via Allende...)
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CORPORATIVISMO: QUANDO LO STATO FABBRICA I PADRONI
Il capitalismo non è il problema. Il problema è quel simulacro chiamato “capitalismo” da chi vive di appalti, concessioni, sussidi e norme scritte su misura.
Il vero imprenditore rischia capitale proprio, intercetta bisogni reali, serve clienti liberi di andarsene. Il capitalista di relazione, invece, investe nella politica: finanzia campagne, coltiva ministeri, assolda lobbisti, ottiene protezioni. E poi pretende di essere chiamato “mercato”.
Non lo è. È CORPORATIVISMO: socialismo per i grandi gruppi, concorrenza spietata per i piccoli. Lo Stato tassa il panettiere, l’artigiano e il professionista; poi trasferisce risorse ai colossi “strategici”, alle aziende troppo connesse per fallire, alle categorie abbastanza organizzate da strappare privilegi. Il conto, naturalmente, arriva a chi non ha un ufficio a Roma.
Bastiat avrebbe riconosciuto subito il trucco: ciò che si vede è il posto salvato dal sussidio; ciò che non si vede è l’impresa che non nascerà, il salario che non crescerà, il consumatore che pagherà di più.
Ogni licenza inutile, ogni albo chiuso, ogni incentivo selettivo è una barriera contro chi vuole entrare nel mercato con un’idea migliore. Mises lo aveva chiarito: l’intervento non corregge il mercato, lo deforma e poi invoca nuovi interventi per rimediare ai danni precedenti.
La cura non è uno Stato più “severo” con gli amici del potere. È uno Stato senza il potere di distribuire favori. Meno concessioni, meno sussidi, meno regolamenti discrezionali; più responsabilità patrimoniale, contratti liberi e concorrenza autentica.
Se un’azienda non convince volontariamente clienti e investitori, deve poter fallire. Anche se frequenta i palazzi giusti.
Lo Stato moderno racconta una favola rassicurante: tu consegna reddito, scelte e futuro alla macchina pubblica; essa penserà alla salute, alla pensione, al lavoro, alla casa, perfino ai tuoi errori. Ma ogni protezione imposta ha un prezzo: la perdita dell’autonomia.
Chi paga sempre il conto? Il lavoratore produttivo, l’imprenditore che rischia, la famiglia che risparmia, chi rinuncia oggi per costruire domani. Lo Stato preleva a costoro per distribuire secondo criteri politici, non morali: consenso, clientele, categorie elettorali.
La solidarietà, da virtù libera, diventa una procedura fiscale. Il punto non è negare l’aiuto a chi è in difficoltà. È negare che la carità armata di fisco sia carità. La solidarietà autentica nasce da scelta, prossimità, responsabilità; non da un modulo, un decreto o una trattenuta in busta paga.
L’assistenzialismo distrugge inoltre proprio ciò che dichiara di proteggere: incentiva la dipendenza, scoraggia il risparmio, penalizza il lavoro e rende la povertà una condizione burocraticamente gestita. Mises aveva ragione: non esiste prosperità durevole senza calcolo, proprietà e responsabilità individuale.
L'extra profitto non esiste,la sua definizione è soggettiva e dipende dal grado di sfigataggine e invidia sociale di chi la formula.
Affermare che esiste un extra profitto vuol dire punire chi migliora i margini,o aumenta i ricavi,o a parità di margine aumenta gli utili magari perché ha potere conquistato di price making. È anche dare dello scemo con supponenza e arroganza ,al consumatore. È impedire la crescita dell' occupazione e la crescita aziendale e personale.
È da ladri criminali.
(Eugenio Ciolli)
Milei ha posto fine al circolo vizioso: déficit, emissione, debito della Banca Centrale (BCRA), nuova emissione.
La stampante ha smesso di comandare...