ITALIA–BELGIO, TRIBUNA AUTORITÀ.
A prima vista sembrava la gita serale di una RSA: qualche simpatico anziano accompagnato allo stadio per trascorrere un paio d’ore all’aria aperta.
Poi la regia ha allargato l’inquadratura e ho capito.
Era la fotografia dei vertici dello sport italiano.
Cambiano gli allenatori, cambiano i giocatori, cambiano le generazioni.
In tribuna, invece, il tempo sembra essersi fermato.
E poi ci chiediamo perché nel calcio italiano la parola più pronunciata sia sempre la stessa:
“Rinnovamento”.
La Corte dei Conti assolve Sgarbi: “Nessun danno per le casse dello Stato. Ha esercitato diritti e libertà fondamentali”.
Il Ministero della Cultura condannato al pagamento delle spese legali.
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@stampasgarbi
Giornalista:"Perché l'Italia va benissimo negli altri sport mentre fa fatica nel calcio?"
Gravina:"Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici"
Una risposta del genere è gravissima e dà l'idea del personaggio e della sua incompetenza
Non solo manca la dignità per dare le dimissioni. Manca anche la lucidità nell’analisi. Questo vuol dire non essere in grado di capire il disastro in corso. O, peggio, prendere per allocchi i tifosi italiani. Ringraziare il tecnico per l’eliminazione dalla Bosnia è surreale.
IL COLPO DEL SECOLO
(Che nessuno vi sta raccontando bene)
Ma vi rendete conto del colpo pazzesco che ha appena fatto l'Italia? Lo Stato si è portato a casa il «Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini» di Caravaggio per 30 milioni di euro e onestamente, a guardare i prezzi folli che girano oggi, è quasi un regalo.
Siamo abituati a vedere aste assurde a New York o Londra dove quadri che onestamente valgono poco o nulla, spesso solo marketing e speculazione, vengono venduti a 100 o 200 milioni. Poi arriva il Ministero della Cultura e con una cifra "normale" per quegli standard si assicura un pezzo di storia eterna che non passerà mai di moda.
La cosa incredibile è che il quadro tornerà proprio a Palazzo Barberini, nella casa del futuro Papa Urbano VIII che è il protagonista del dipinto. È un cerchio che si chiude e che ci ricorda quanto siamo fortunati ad avere questo patrimonio. Se una tela del genere fosse finita sul mercato libero internazionale sarebbe stata una guerra al rialzo tra miliardari stranieri, e invece resta qui, di tutti noi.
Ogni tanto la cultura vince sulla finanza e sulla fuffa dei mercati moderni. Questa è l'Italia che ci piace, quella che sa quanto vale la sua storia e non se la lascia scappare. Ben fatto davvero. #Caravaggio #ArteItaliana #PalazzoBarberini #Cultura #PatrimonioNazionale #MadeInItaly
La vicenda è ormai certificata anche nei documenti interni. La cabinovia non entrerà in funzione in tempo utile per le gare, salvo ipotesi residuali e parziali legate a singoli eventi. Il responsabile operativo dei Giochi lo ha messo nero su bianco: il venir meno dell’impianto genera rilevantissime criticità organizzative, con effetti diretti sulla sicurezza, sulla gestione dei flussi e sulla tenuta complessiva del sistema. È la presa d’atto formale di un fallimento annunciato.
L’impianto avrebbe dovuto collegare il centro di Cortina alle aree di gara, funzionando come una metropolitana di montagna in una valle priva di ferrovia. Al suo posto arriva il “Piano B”: navette, mega-parcheggi, limitazioni alla circolazione privata e una richiesta che pesa come un atto d’accusa, la chiusura delle scuole secondarie nei giorni delle gare femminili di sci alpino. La soluzione tampone diventa così un costo sociale scaricato sulla comunità locale, chiamata a compensare un’infrastruttura che non c’è.
Ieri però la richiesta della Fondazione Milano-Cortina è stata rispedita al mittente dal Tavolo sulla sicurezza e l’ordine pubblico. L’istituto omnicomprensivo Ampezzo Cadore resterà aperto e farà lezione regolarmente.
Fino a pochi giorni prima, la stazione appaltante Simico aveva continuato a rassicurare sul rispetto del cronoprogramma. Il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini parlava di lavori in linea con le previsioni. Il 28 gennaio, una comunicazione interna costringe la Fondazione Milano-Cortina a cambiare piano e a correre ai ripari. Ne nasce uno scontro istituzionale, con Simico che rivendica una competenza limitata alle opere fisse e respinge ogni responsabilità sulla logistica, definendo estranei al proprio perimetro temi come la chiusura delle scuole o la gestione dei volontari.
Trentacinque milioni per un’assenza
Il dato economico resta quando il resto si sfalda. L’appalto della cabinovia parte da una base di 22 milioni di euro. Nell’agosto 2025 sale a 28 milioni, ufficialmente per integrare monitoraggi geotecnici e prescrizioni ambientali. A febbraio 2026 arriva la stima finale: 35 milioni, un aumento di circa il 60 per cento. L’incremento viene collegato alle criticità del tracciato e agli interventi d’urgenza resi necessari dal cedimento del terreno nell’area di Mortisa, dove durante i lavori si è aperto un cratere di quindici metri. Problemi geologici noti da tempo, sottovalutati nella fase di progettazione.
A pochi giorni dalle gare, l’impianto non ha ancora ottenuto l’omologazione per il trasporto pubblico. L’ipotesi più realistica è un utilizzo posticipato, forse in occasione delle Paralimpiadi. Nel frattempo, l’opera simbolo della mobilità sostenibile olimpica resta inutilizzabile, mentre il sistema viario della valle del Boite si prepara a reggere flussi straordinari con strumenti ordinari.
Il quadro generale delle opere conferma che il caso Socrepes non è un’eccezione. Su 98 interventi previsti dal piano commissariale, solo 40 risultano conclusi; 29 sono ancora in esecuzione, 27 in progettazione, 2 in gara. Le infrastrutture considerate essenziali hanno viaggiato a lungo sotto il 20 per cento di completamento, costringendo a consegne in extremis e test ridotti al minimo.
La cabinovia da 35 milioni che non c’è diventa così una sintesi del modello Milano-Cortina: opere dichiarate irrinunciabili, tempi compressi, costi che lievitano, responsabilità che si disperdono. Alla fine resta una certezza aritmetica e una domanda politica aperta: chi doveva garantire che quell’impianto fosse davvero necessario e davvero pronto?
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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"Sono profondamente addolorato per la scomparsa del Generale di Corpo d’Armata Franco #Angioni.
Figura carismatica e militare dallo stile di comando inconfondibile, lo ricordiamo per i numerosi e prestigiosi incarichi ricoperti, tra cui quello di Comandante del contingente italiano in #Libano, dove nel 1982 seppe affrontare una delle missioni di pace più complesse, distinguendosi per la capacità di unire rigore operativo e sensibilità umana.
Divenne così una delle figure più note e rispettate delle Forze Armate italiane del secondo dopoguerra.
La sua leadership rese l’#Italia un modello di efficacia e umanità riconosciuto a livello internazionale.
Al termine del servizio attivo, il suo impegno a favore del Paese lo portò a essere Parlamentare della Repubblica, continuando a servire con lo stesso senso del dovere e della responsabilità.
Figura di riferimento per l’@Esercito e per l’intera #Difesa, lascia un esempio che continuerà a ispirare le generazioni future.
Ai suoi cari rivolgo la mia vicinanza e il cordoglio più sincero, anche a nome di tutta la Difesa".
Così il Ministro @GuidoCrosetto.
Stava per morire e lo sapeva. E’ andato in sala operatoria, ad operare con 39 di febbre. Ha salvato la vita al paziente, l’ultimo. Dopo poche ore il professor Federico Rea, un luminare della chirurgia, è morto.
L’intervento è avvenuto venerdì 4 luglio. Rea sapeva che solo lui avrebbe potuto salvare la vita a un settantenne con una fistola tracheo-esofagea e ha raccolto le ultime forze per farlo. Ci è riuscito: quell’uomo è uscito dalla Rianimazione guarito, proprio mentre il professor Rea si congedava per sempre dalla vita.
Chirurgo toracico e trapiantologo polmonare, Rea aveva una casistica personale di oltre 4.000 interventi e alcune centinaia di trapianti. Da vent’anni ordinario di Chirurgia toracica all’Università di Padova. Ci ha lasciati un medico straordinario ed un uomo come pochi altri.
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FLORIDA SHERIFF: “If you throw a brick, a firebomb, or point a gun at one of our deputies, we will be notifying your family where to collect your remains at.. We will kill you, graveyard dead.”
Not playing games 🔥