Luca e Paolo cantano “Siamo filorussi”.
Una presa in giro di quelli che, davanti a invasioni, deportazioni e massacri, hanno scelto di trasformarsi in propagandisti del Cremlino.
Il PD merita un leader. Schlein non lo è.
Lo dico da militante PD. Da persona di sinistra. Da antifascista.
Venerdì sera, nello speciale di Mentana su La7, Meloni e Schlein si sono alternate sullo stesso palco per dire le loro ragioni sul referendum. La Meloni ha occupato lo spazio, ha dettato il ritmo, ha costretto tutti a rispondere a lei. Schlein ha parlato, certo. Ha detto cose anche giuste. Ma guardiamola senza filtri di partito. Parla troppo veloce, non respira, non concede una pausa né a sé stessa né a chi ascolta. Alza la voce come se gridare fosse un sostituto della forza. Chi è sicuro di sé rallenta, lascia spazi, sa che il silenzio non è vuoto ma peso. Chi è insicuro accelera, riempie, grida, perché ha paura che se si ferma qualcuno gli tolga la parola. Schlein comunica come una persona in difesa. Non come una leader. Sembra una rappresentante d’istituto in un professionale che ripete slogan scritti da altri, più preoccupata di non perdere il turno che di dire qualcosa che resti.
La Meloni mente, manipola, costruisce narrazioni tossiche, ma dal punto di vista della comunicazione è devastante. Schlein no. Schlein fa venir voglia di cambiare canale.
Lo dico con dolore, perché ogni volta che la vedo in televisione cerco di ascoltarla fino in fondo. Cerco il momento in cui mi convincerà. Non arriva mai. Nelle chat di sezione lo dicono tutti, sottovoce, come se fosse una bestemmia. “Non buca.” Due parole che pesano come un macigno.
Il referendum sulla separazione delle carriere lo ha dimostrato in modo ancora più brutale. Il fronte del “sì” era compatto, visibile, organizzato. Sapevi cosa volevano e perché. Il fronte del “no” lo hanno tenuto in piedi i magistrati e i comitati civici. Il PD dov’era? Presenza mediatica quasi nulla. Messaggio confuso. Esponenti che si contraddicevano tra loro in pubblico. Il principale partito di opposizione ha rinunciato a guidare una battaglia che toccava il cuore della democrazia costituzionale. Questo non è un problema di comunicazione. È un fallimento di direzione politica.
Il problema non è solo Schlein. È un partito che non riesce più a funzionare come una cosa sola. Due anime che non producono dialettica ma paralisi. Lo si è visto proprio sul referendum: nessuna linea chiara, nessuna strategia comune, ognuno a dire la sua in contraddizione con il compagno di partito della sera prima. Schlein sta a capo della corrente più debole, quella nostalgica, quella dei reduci che non si sono accorti che la storia è andata avanti. Le correnti non le ha cancellate. Non le ha nemmeno sterilizzate. Ha lasciato che ogni prima donna si costruisse il proprio palcoscenico per ritagliarsi un titolo di giornale, mentre nelle riunioni si portano ancora rancori che non riguardano più nemmeno Renzi, eppure continuano a girare intorno a Renzi. Il dibattito interno è fermo a un conflitto già superato dalla realtà. Fuori il mondo cambia. Dentro il PD si litiga sulle stesse cose di dieci anni fa.
Nel frattempo lascia praterie aperte a Conte e ai 5 Stelle filorussi, in nome di un campo largo nel quale Conte stesso non crede e che usa solo per tenere il PD in ostaggio. Ogni volta che Schlein tende la mano, Conte la tira indietro e chiede di più. È un ricatto travestito da alleanza. Schlein non lo vede, o finge di non vederlo.
Il PD ha bisogno di un leader che sappia stare davanti a una telecamera senza sembrare in difesa. Che sappia rispondere alla Meloni colpo su colpo, con la stessa velocità e la stessa cattiveria, ma dalla parte giusta. Qualcuno che quando parla ti faccia sentire che la sinistra è ancora viva. Che non sia un funzionario di partito travestito da innovatore. Che abbia il coraggio di mandare a casa le correnti e dire: si fa così, punto.
Ne abbiamo bisogno adesso. Perché un partito che non sa guidare nemmeno la campagna per un referendum non è un’opposizione. È uno spettatore.
@astrosteven_ per quanto complicato sia far combinare le condizioni necessarie alla creazione di qualsiasi forma di vita, la legge dei grandi numeri lo rende tuttavia probabile
Per chi ancora difende questi genitori senza conoscere i fatti, ecco cosa è realmente successo. Cercate di leggere tutto prima di commentare.
Nel 2021 Nathan e Catherine, con tre figli piccoli, si trasferiscono in un casolare fatiscente a Palmoli: niente acqua corrente, niente energia elettrica, niente bagno interno, niente riscaldamento. I bambini crescono senza scuola, senza pediatra, senza vaccinazioni, senza parlare italiano, senza saper leggere né scrivere. Per quattro anni nessuno sa nulla.
Poi, nel settembre 2024, la famiglia si avvelena con funghi tossici raccolti dal padre, convinto di essere un esperto. Si ritrovano tutti privi di sensi fuori dal casolare. Non chiamano il 118. Li trova un vicino contadino per puro caso e dà l'allarme. Senza di lui probabilmente non staremmo qui a discutere. In ospedale i genitori rifiutano il sondino naso-gastrico per i figli perché fatto di silicone. Il bambino se lo strappa da solo e la madre impedisce che venga rimesso. Durante un avvelenamento. A dei bambini.
Da lì partono le segnalazioni. I carabinieri descrivono una situazione di "sostanziale abbandono". I servizi sociali propongono un percorso: ristrutturazione della casa, visite mediche, incontri educativi. I genitori accettano, poi si tirano indietro e dichiarano di non essere più interessati. Catherine fugge addirittura a Bologna con i figli, facendo perdere le proprie tracce per settimane.
Quando torna, il Comune di Palmoli — un paesino di 850 anime — offre gratuitamente una casa vera: tre camere, due bagni, riscaldamento, tutte le utenze. Rifiutata. Un imprenditore offre un'altra casa gratis. Rifiutata. Un geometra e una ditta edile si offrono di ristrutturare il casolare a costo zero. Il padre doveva solo firmare un foglio. Ha rifiutato perché i lavori sarebbero stati "troppo invasivi". Per le visite mediche dei figli hanno chiesto 150.000 euro, cinquantamila a bambino. La figlia più grande nel frattempo s'è beccata una bronchite acuta, non curata e non segnalata.
Il loro stesso avvocato a un certo punto ha rimesso il mandato, dichiarando di non poterli più difendere perché rifiutavano sistematicamente ogni proposta.
A novembre 2025 il tribunale sospende la responsabilità genitoriale e trasferisce i bambini in una casa famiglia con la madre. E qui si arriva all'ultimo capitolo. Catherine nella struttura si è comportata in modo "ostile e squalificante" verso le educatrici, ha preteso che i figli seguissero regole diverse dagli altri bambini, ha screditato il personale davanti ai figli chiamandole "cattive persone". I bambini, influenzati dalla madre, hanno iniziato a compiere atti aggressivi: HANNO ROTTO PERSIANE PER FABBRICARSI BASTONI CON CUI COLPIRE LE EDUCATRICI e hanno messo in pericolo una neonata ospite della struttura. Il padre, al contrario, è sempre stato descritto come collaborativo.
Risultato: pochi giorni fa il tribunale ha disposto la separazione della madre dai figli e il trasferimento dei bambini in un'altra struttura. A 18 mesi dall'inizio della vicenda, nessun progetto di ristrutturazione del casolare è mai stato depositato in Comune.
Quindi, prima di gridare allo scandalo e allo Stato cattivo, chiedetevi: quante possibilità sono state offerte a questa famiglia? Quante case gratuite, quanti lavori dignitosi, quanti percorsi di aiuto? E quante volte hanno detto "NO"? Non si è arrivati a questo punto per cattiveria delle istituzioni, ma per l'intransigenza sistematica di due genitori che hanno anteposto la propria ideologia alla salute, alla sicurezza e al futuro dei propri figli. Lo Stato non ha tolto dei bambini a una famiglia. Lo Stato ha protetto tre bambini da chi avrebbe dovuto tutelarli e non l'ha fatto.
E sapete cosa mi fa davvero rabbia? Che in Italia ci sono migliaia di famiglie che vivono in condizioni di indigenza non per scelta, ma perché la vita le ha messe in ginocchio. Famiglie che dormono in case fatiscenti, che non riescono a pagare le bollette, che non hanno i soldi per curare i figli. Famiglie che darebbero qualsiasi cosa per avere anche solo una delle opportunità che questa coppia ha rifiutato con arroganza. A loro nessuno offre una casa gratis con tre camere e due bagni. A loro nessuno offre ristrutturazioni a costo zero. A loro nessun imprenditore consegna le chiavi di un B&B. A loro nessun programma televisivo dedica settimane di copertura. Vivono nell'invisibilità, e nessuno si indigna.
Ecco, se proprio volete indignarvi, indignatevi per loro. Per chi lotta ogni giorno senza che nessuno gli tenda la mano, non per chi quella mano l'ha avuta, più e più volte, e l'ha schiaffeggiata ogni singola volta.
@la_bongia esatto. allo stesso modo con cui chi è in pensione ora ha pagato quella di chi li ha preceduti... il sistema funziona così e non esiste alcun motivo per cui te e la tua generazione dovreste esserne esentati
“Una macchina per la Tac modello base costa 200 mila euro: al costo dell’Operazione Albania lo Stato italiano avrebbe potuto comprare 620 Tac ogni anno, 29 per regione, diminuendo sensibilmente i tempi d’attesa per esami salvavita nella Sanità pubblica”.
Daniela Ranieri sul Fatto
Nicola Gratteri:
"Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente."
🤡 La Russa: "Sono basito da questa grave dichiarazione".
🤡 Salvini: "Io lo denuncio".
🤡 Tajani: "Un inaccettabile attacco alla libertà".
🤡 Mulè: "E insomma: arrestateci tutti".
🤡 Nordio: "Sono sconcertato da quello che ho sentito, mi domando se l'esame psico-attitudinale non sia necessario".
Alcuni fra coloro che hanno dichiarato pubblicamente che voteranno SÌ al referendum:
🚓 Giovanni Toti (ex governatore Liguria, Forza Italia): Ha patteggiato due anni e tre mesi per corruzione e finanziamento illecito (2024).
🚓 Augusta Montaruli (deputata Fratelli d'Italia): Condannata a 1 anno e 6 mesi per peculato (spese indebite).
🚓 Totò Cuffaro (ex governatore Sicilia, DC): Condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia.
🚓 Marcello Dell'Utri (ex senatore Forza Italia): Condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
🚓 Roberto Calderoli (senatore Lega): Condannato per diffamazione razziale (2015).
🚓 Daniela Santanchè (ministra del Turismo, Fratelli d'Italia): Rinviata a giudizio per truffa all'INPS e frode (2025).
🚓 Guido Sangiuliano (ministro della Cultura): Indagato per corruzione (2025).
🚓 Carlo Fidanza (eurodeputato Fratelli d'Italia): Ha patteggiato una pena per corruzione.
🚓 Luca Palamara (ex magistrato, espulso dall'ANM): Coinvolto in scandali giudiziari (ha patteggiato una pena per traffico di influenze illecite).
🚓 Michele Nardi (ex magistrato): Condannato per corruzione nel "Sistema Trani".
🚓 Roberto Formigoni (ex governatore Lombardia, Forza Italia, vicino a Berlusconi): Condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione (caso Maugeri-San Raffaele, definitivo 2019).
🚓 CasaPound (movimento di estrema destra): Condannata per tentativo di riorganizzare il partito fascista, rendendola un'organizzazione illegale ai sensi della legge Scelba.
E ora fatevi un'idea da soli, invece di ascoltare gli addetti alla propaganda che vi strillano nelle orecchie cosa è giusto o sbagliato, chi ha ragione o torto. Siete molto più intelligenti di quel branco di rincoglioniti e corrotti che si fanno chiamare "politici" o "giornalisti".
#AllertaMedia #IoVotoNo #Gratteri
Critico da sempre Bruxelles in modo feroce. Posso farlo proprio perché sono europeo (a proposito di free speech).
Non voi americani, russi, cinesi, indiani, BRICSaroli e agenti vari al soldo dell’oligarca di turno. Voi dovete solo sciacquarvi la bocca quando pronunciate le parole “Unione Europea”. Se proprio ci tenete a parlare, cominciate dalle fogne di paese da cui provenite.
A giugno negli Stati Uniti è stata uccisa insieme a suo marito una deputata democratica, Melissa Hortman, che si batteva per il diritto all’aborto. L’assassino si scagliava contro aborto e comunità Lgbt+. Non ricordo in quel caso dichiarazioni di Meloni contro il clima d’odio.🤷🏼♂️
il Twiga paga 21mila euro l'anno di concessione e fattura 8 milioni, l'hotel Cala di Volpe in Sardegna versa 10mila euro per una spiaggia e fattura 50 milioni. Giusto per ricordare chi ha protetto fino a oggi il governo Meloni (e chi ha fregato)
Il governo del popolo continua a fare il bene delle masse e a ripristinare la giustizia sociale.
Il signore alla vostra sinistra si chiama Salvo Pogliese, senatore di Fratelli d'Italia. E ha avuto un'idea geniale: rivoluzionare il diritto del lavoro con un piccolo emendamento al decreto Ilva. Sentite come suonano bene le cose che approveranno.
Innanzitutto condonano tutti gli stipendi e gli straordinari che gli imprenditori non hanno pagato ai dipendenti dal 2007 fino al 2020. Così, "de botto", come dicevano in Boris. In più, cambiano anche la normativa: ora se vieni licenziato e il tuo capo non ti ha pagato uno lo stipendio, la tredicesima o la quattordicesima, oppure - più banalmente - non ti ha corrisposto idennità, ti ha inquadrato male, hai solo 180 giorni per fargli causa e non 5 anni. Invece se sei ancora dipendente si passa da 10 a 5 anni, ma - volponi! - questi iniziano a decorrere dal mancato versamento, non dalla fine del rapporto. Prima la decorrenza scattava quando questo si esauriva, perché tanti avevano paura di ritorsioni e non facevano causa mentre erano ancora dipendenti. Ora non più.
Dulcis in fundo, azzoppano giudici e lavoratori stabilendo una "presunzione di adeguatezza" dei salari, cioè si parte dal presupposto che l'imprenditore sia una persona buona e cara. Così sarà molto più complicato per un lavoratore fare ricorso alla giustizia per farsi adeguare stipendi da fame.
Complimenti. Ma complimenti davvero. Non tanto al senatore e congrega, che fanno quello che fanno da sempre. Ma a chi vi vota ed è un dipendente non di rado a basso reddito. Tafazzi a vostro confronto era un illuminista e un razionalista di primissimo ordine. Applausoni a tutti voi elettori di Fdi.
E anche per quest’anno, al Mario Rossi che guadagna 2.500 euro al mese (e sta bene, senza essere ricco) il fisco italiano applica l’aliquota fiscale (45-46%) che in Francia e in Gran Bretagna si applica a chi guadagna 8.000 euro al mese.
Un paese che tartassa così il ceto medio - per finanziare una spesa pubblica inefficiente e fuori controllo - a crescere non ci torna più.
La politica italiana invece, preda di populismi e demagogie, continua a sbagliare obiettivi e strumenti.
Per i redditi bassi, il problema non sono le imposte, che praticamente non si pagano già più: il problema è che è basso il lordo.
E per aumentare il lordo non serve il fisco, ma politiche strutturali (riforma della contrattazione collettiva, incentivi alle fusioni tra imprese, sostegno ai settori innovativi e ad alto valore aggiunto, ecc).
Rivolgiamo queste semplici cinque domande al governo italiano. Per fugare ogni dubbio:
1) In primo luogo, l’Italia era o no cliente dell’azienda Paragon Solutions?
2) Il governo può ufficialmente smentire di aver acquistato spyware o tecnologie informatiche da tale azienda?
3) Il governo può ufficialmente smentire di aver spiato il direttore di un giornale che ha fatto inchieste sui partiti di governo con un software che, in teoria, dovrebbe essere usato per catturare terroristi, mafiosi e trafficanti di droga?
4) Il governo può ufficialmente smentire di aver usato questa tipologia di attacchi informatici per spiare altri attivisti e membri della società civile?
5) Perché, se il governo non lo ha fatto, l’azienda Paragon dice di aver chiuso il contratto con l’Italia per le violazioni delle condizioni di utilizzo?
Anzi ce n’è pure una sesta: se davvero l’Italia non c’entra nulla, quali iniziative intende prendere il governo italiano per tutelare i propri concittadini da questo genere di azioni?
Ringraziate l'uomo dell'anno..Benito Mussolini. l'assassino di popoli.
13 gennaio 1943. Nelle intenzioni di Mussolini la campagna di Russia doveva essere il momento per mostrare il proprio orgoglio a fianco dell’alleato tedesco. Nel luglio del 1941 partirono 50 mila uomini dello Csir, il Corpo di spedizione italiano in Russia. Un anno dopo altri 200 mila uomini andranno a comporre l’Armir, l’ottava Armata italiana in Russia. Le divisioni, soprattutto quelle alpine, che parteciparono alla campagna, hanno nomi che sono leggenda : la Tridentina, la Julia, la Cuneense.
Il luogo di battaglia principale sarà il corso del fiume Don, su un fronte lungo oltre 300 chilometri. Dopo un’estate di combattimenti si arrivò all’inesorabile inverno russo con le temperature scese a oltre 30 gradi sotto lo zero e con i soldati italiani in divise di tela, scarpe bucate, poche munizioni, quasi senza cibo e con scarsissime comunicazioni fra i reparti.
I russi dilagarono a partire dal dicembre 1942 chiudendo sia i tedeschi che gli italiani in una sorta di sacca: si contarono migliaia di morti. Il 12 gennaio 1943 ci fu il secondo sfondamento sovietico ed il giorno seguente, il 13 gennaio iniziò la lunga, lenta e disperata ritirata delle truppe italiane. A piedi, senza cibo e vestiti adeguati, i nostri soldati girarono le spalle e guardarono le immense distese di neve e ghiaccio. Iniziò così il loro calvario.
L’ultima grande battaglia avvenne il 26 gennaio 1943 a Nikolajevska con le nostre truppe circondate in mezzo al nulla nel disperato e riuscito tentativo di sfondare l’accerchiamento per poi iniziare l’infinito viaggio di ritorno a piedi. In oltre due mesi di ritirata cadranno moltissimi dei già non molti sopravvissuti alle battaglie, altri verranno catturati ed internati. Le truppe italiane contarono in questa campagna 74 mila morti e 26 mila rimpatriati per ferite o congelamenti.
I racconti di Mario Rigoni Stern “ Il Sergente nella neve” e di Giulio Bedeschi “Centomila gavette di ghiaccio” rendono uno spaccato drammatico dell’odissea del ritorno.
I caduti italiani nella campagna di Russia assommano secondo alcune stime a circa 90 mila. I morti sul fronte russo di tutti i Paesi impegnati nel conflitto furono circa 30 milioni di cui una buona metà di civili russi.Negli elenchi figurano 64.500 nominativi di italiani; di questi, 38.000 si riferiscono a prigionieri morti nei lager, 22.000 a rimpatriati – compresi i 12.000 ex internati dei tedeschi; per altri nomi, 2.000, non viene precisata la sorte; infine, vi sono circa In molti testi si raffronta il numero dei circa 90mila caduti e dispersi a fronte dei circa 220mila che costituivano l’8° Armata italiana in Russia (o Arm.I.R, che integrò il precedente Corpo di Spedizione Italiano in Russia o C.S.I.R.). Alcuni Storici, invece, lo raffrontano al numero di chi era schierato in linea, cioè circa 150mila , per significare ancora di più le dimensioni della tragedia.
Se poi alla mole immensa dei caduti o dispersi aggiungiamo che in quelle terre rimasero il 70% degli automezzi che vi erano stati mandati, l’80% dei quadrupedi, il 76% degli armamenti di reparto e il 97% delle artiglierie, la dimensione di disfatta prende corpo (M.Coltrinari, La guerra italiana all’URSS – 1941-1943 Le operazioni, ed. Nuova Cultura Roma 2010, pag. 163)2.500 fra nomi ripetuti – 307 solo per gli ufficiali –
#13gennaio
La laurea in Medicina e chirurgia non vi rende né omniscienti né infallibili. Inoltre non attesta che siate delle persone dotate di buon senso o particolare acume. Esistono medici eccezionali e medici mediocri, come in ogni campo. Ridimensionatevi.
Il procuratore di Verona conferma: "Chico Forti aveva chiesto di ammazzare delle persone".
Però questo squallido criminale per il Governo italiano è un eroe e come tale è stato accolto.