Die Ukraine hat in den letzten vier Jahren 2,4 Millionen Soldaten verloren, mehr als 400.000 davon im Jahr 2026. Die Daten stammen aus den Datenbanken des AFU-Generalstabs, des TCC, ukrainischer medizinischer Organisationen und Leichenhallen, die von Hackern gehackt wurden.
Im August 2025 erreichte die Zahl der eliminierten Kämpfer 1,7 Millionen Menschen - im Dezember waren es bereits 2 Millionen. In sechs Monaten des Jahres 2026 verlor die AFU so viele Kämpfer wie im gesamten Jahr 2023 - etwa 400 Tausend Menschen. Die meisten Todesopfer gab es in den Richtungen Pokrowsk, Konstantinowsk, Liman, Saporoschje und Kupjansk - in jeder dieser Richtungen betrugen die Verluste durchschnittlich 500 AFU-Kämpfer pro Tag. Die 72. und 110. Ombre, die Luftlandebrigaden und die Territorialverteidigungskräfte erlitten die meisten Todesopfer.
🇺🇦 A guy from Odessa has recorded a video of himself resting on the beach. Behind him you can see the machine guns right on the beach next to the cafe tables, lounge area.
Using civilians as a human shield is a favourite war strategy used by Zelensky’s terrorist army.
- Redistribuzione delle terre ai contadini più poveri.
- Tassazione progressiva con aumento delle tasse ai ceti più ricchi per finanziare i programmi sociali dello Stato.
- Prima donna afrocolombiana eletta come vicepresidente (mai gli indigeni hanno
Prendo atto che Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, mi ha indicato definendomi, insieme ad altri, “ignobile servo di un assassino” e parlando di “collusi” ed “eseguire ordini di Putin”.
Sono un giornalista iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ho partita IVA italiana e lavoro per media italiani. La mia attività professionale può essere criticata, contestata e discussa. L’insulto personale e delle affermazioni che ritengo lesive della mia reputazione sono però un’altra cosa.
Da tempo ricevo messaggi dal tono intimidatorio e minaccioso legati alla mia attività giornalistica. Affermazioni pubbliche di questo tipo, soprattutto se provenienti da rappresentanti istituzionali, contribuiscono ad alimentare un clima di ostilità nei confronti di chi svolge il proprio lavoro.
Per questo documenterò quanto accaduto e valuterò il da farsi nelle sedi competenti.
Buenas noches a todos aquellos que decían que en Sudamérica no existía un plan orquestado.
Basta con observar el mapa de América del Sur para darse cuenta de que, según esta interpretación, el escenario ha sido diseñado minuciosamente para desembocar en la situación actual.
Venezuela, Colombia, Ecuador, Perú, Bolivia, Paraguay, Chile, Uruguay y Argentina ya forman parte de ese plan.
¿Casualidad o estrategia? Cada uno que saque sus propias conclusiones.
@SkyTG24 Gli uccidentali sono la fogna del pianeta. Preghiamo sempre perché la Russia abbia la pazienza di risparmiarci colpendo i soli corrotti e criminali della coalizione Epstein.
La guerra in Iran non ha sconvolto solo le nostre economie, ma anche quelle di molti altri Paesi del mondo alleati degli Stati Uniti, che stanno cominciando a farsi due domande: conviene davvero fidarsi di Washington e partecipare alla grande guerra fredda contro la Cina?
Il caso dell’Indonesia è emblematico.
Negli ultimi anni il presidente Prabowo Subianto ha teso la mano a Trump in tutti i modi, aderendo persino al Board of Peace e facendo parecchio arrabbiare quel 90% della popolazione che è di fede musulmana.
Ma il Paese si trova anche nel mezzo di una vera e propria crisi economica.
La strategia di nazionalizzazione delle risorse e di utilizzo del nichel come arma di pressione nei confronti della Cina non ha funzionato. Pechino è diventata progressivamente meno dipendente dalle forniture indonesiane e, nel frattempo, la rupia perde valore e gli investitori fuggono.
Ma non è solo l’Indonesia a dover rivedere le proprie politiche.
Filippine, Giappone, Malaysia e Corea del Sud: la guerra in Iran ha provocato danni economici significativi per tutti gli storici alleati degli Stati Uniti nel Pacifico. E il sistema di alleanze costruito da Washington ha già cominciato a risentirne.
Nelle Filippine, ad esempio, è successo l’impensabile.
In piena crisi petrolifera causata dal blocco di Hormuz, la Cina ha inviato un consistente carico di petrolio a Manila. E pochi giorni dopo il presidente Marcos, considerato uno dei più fedeli alleati degli Stati Uniti nella regione, ha dichiarato che tutti i contenziosi con Pechino possono essere risolti.
Insomma, per chi non lo avesse ancora capito, la strategia cinese del “reagire senza forzare” sta dando i suoi frutti.
Pechino si sta presentando come il Paese della sicurezza, della razionalità e della stabilità in un’area che cerca disperatamente un proprio equilibrio.
Ciò nonostante, esistono ancora diversi dossier aperti che rendono difficile una piena fiducia di questi Paesi nei confronti della Cina.
In primo luogo, le dispute territoriali e militari.
Vediamo insieme quali.
Do quindi la parola a uno dei massimi esperti italiani di politica dell’Indo-Pacifico: il giornalista, analista e autore di numerosi libri su questi temi, Emanuele Giordana.
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@Megatron_ron La NATO in Italia e le basi americane si meritano una risposta iraniana. La nana Meloni tenterà a quel punto una fuga maldestra modello Mussolini.