Stamani, durante la diretta di Mattina 24 su RaiNews, il professor Gian Franco Veraldi, Direttore di Chirurgia Vascolare dell'Università di Verona, è scoppiato in lacrime.
Dopo un mese trascorso in un ospedale a Gaza, la sua voce si spezza e scoppia in lacrime. Cade il collegamento. Riprovano a ricollegarsi. Con le lacrime agli occhi, Velardi dice:
"Bambini, ripeto, sparati in testa. E l'unica loro colpa per cui hanno ricevuto un colpo in testa, di pistola o di non so che cosa, è stata quella di essersi avvicinati troppo alla yellow line. Non è umano tutto ciò. lo tornerò sicuramente a Gaza. È stata un'esperienza terribilissima ed è un dolore indescrivibile vedere certe scene: ti strappa il cuore”.
Due giorni prima, al Corriere della Sera, Velardi aveva dichiarato:
«Qui opero con ferri che trovo e quando esco dall'ospedale i bambini affamati ci rincorrono. Facciamo quello che possiamo, ma serve una mobilitazione globale».
Una mobilitazione globale che non c’è, anzi sono in tanti a prendersela con chi, come Francesca Albanese, combatte contro questo sterminio, ma viene insultata e massacrata sulla base di un video artefatto e parole mai dette.
Il dramma di Gaza ci dice chi è vivo e chi no. Chi ha cuore e chi no. Le lacrime strazianti del dottor Velardi sono le lacrime di un eroe contemporaneo. Un uomo straordinario e prezioso, che combatte contro i mulini a vento e difende un popolo di cui non pare fregare niente all’Occidente.
Fratelli d'Italia mente sul #referendum e tenta di strumentalizzarmi. E lo fanno perché non hanno argomenti.
Non ho mai detto che avrei votato sì al referendum.
Ho detto che vorrei una riforma della giustizia, una vera riforma.
Ma questa non lo è.
Io voto #NO#Avs#giustizia
Ogni volta che c’è uno sciopero, spunta il genio di turno che fa la solita battuta: “Ah, di venerdì, così si fanno il ponte.” È la frase più vigliacca, più meschina e più ipocrita che si possa dire. Perché non è un’ironia, è un veleno. È il modo più subdolo per delegittimare chi sciopera, per ridicolizzare un diritto, per svuotare di senso una forma di protesta che è sacrosanta.
Chi parla di “ponte” quando migliaia di persone rinunciano a una giornata di paga non ha mai conosciuto la fatica, non ha mai dovuto scegliere tra lavorare o farsi rispettare. È chi vive di rendita, chi sta seduto al caldo mentre gli altri si prendono l’acqua e le offese. Chi ha paura del conflitto perché non ha mai dovuto affrontarlo.
E guarda caso, questa idiozia non nasce per caso. Nasce dove nascono quasi tutte le frasi che puzzano di disprezzo sociale: nella Lega di Salvini. Il partito più populista del Paese, quello che si riempie la bocca di “popolo” e poi sputa addosso al popolo vero. Quello che urla contro “le élite” ma è diventato un’élite di ignoranti, pieni di rancore e vuoti di vergogna.
E poi arriva lei, Giorgia Meloni, che da presidente del Consiglio decide di ripetere quella battuta. Di farla sua. Di trasformare un diritto costituzionale in una barzelletta da bar sport. Non una parola sui motivi dello sciopero, non una riflessione sui salari da fame, sulla sanità pubblica distrutta, sui contratti scaduti da anni. Solo la solita risatina di chi non ha nulla da dire.
Lo sciopero è fastidio, sì. È disagio, è interruzione. Deve esserlo. È la voce di chi non ha voce. Ma questi signori non tollerano più neppure il rumore del dissenso. Vogliono lavoratori muti, obbedienti, felici di essere sfruttati e pure grati.
Chi ironizza sullo sciopero del venerdì è il volto più schifoso dell’ipocrisia italiana. È chi si scandalizza se un operaio sciopera, ma non se un ministro ruba. È chi si indigna per un treno fermo, ma non per un ospedale chiuso. È chi deride chi protesta, ma non dice una parola contro chi governa con l’arroganza dei forti e la vigliaccheria dei codardi.
Sì, la battuta farà ridere nei salotti buoni e nelle chat dei camerati digitali. Ma fuori da quei circoli di potere e ignoranza, la gente vera lo sa bene: non c’è nulla da ridere. Lo sciopero è una ferita aperta, è la voce del Paese reale. Ed è proprio per questo che chi comanda, invece di rispondere, ride. Perché ha paura.
@Antonio_Tajani I tuoi amici di Israele radono al suolo Gaza (case, scuole, ospedali) e non hai mai scritto "Basta odio!", ma lo fai per una scritta spray che si rimuove in 5 minuti?
Ministro,
di fronte a uno sciopero generale che ha visto scendere in piazza centinaia di migliaia di cittadini italiani - giovani, studenti, lavoratori, famiglie intere - per chiedere la fine di un genocidio, il Suo silenzio è assordante.
Nessuno giustifica l’imbrattamento di una statua: è un gesto da condannare, senza esitazioni.
Ma trasformare una scritta su un monumento in “scandalo nazionale” e ignorare la voce potente e pacifica di un Paese che si ferma per la vita e per la giustizia è un’operazione miope, che svilisce il ruolo stesso delle istituzioni.
Le statue si puliscono. Le coscienze sporche no.
E i cittadini italiani meritano rappresentanti che sappiano distinguere tra un atto vandalico isolato e la dignità di una mobilitazione civile senza precedenti.
#Gaza #Palestina #Pace #scioperogenerale #Dirittointernazionale
#Travaglio:
“Ogni volta che leggo commenti a sostegno di Meloni non posso fare a meno di ridere, conoscendo la sua storia. Ma mi rendo conto che in molti potrebbero non ricordarla, quindi rivediamo insieme alcune delle tappe principali della leader di #FratelliDiTaglia.
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Volete davvero capire fin dove può arrivare il degrado, l’inumanità, la violenza?
Guardate questa foto.
Sì, proprio questa.
È la misura esatta di quanto in basso possiamo cadere.
Martedì scorso, una vera e propria milizia in assetto antisommossa ha fatto irruzione in una chiesa.
Avete letto bene: una chiesa. Un luogo sacro, di pace, di rifugio.
Lì dentro, nascosti nel silenzio e nella paura, c’erano quattro migranti. Non quaranta, non quattrocento.
Quattro esseri umani. Malati, fragili, poveri, soli.
È accaduto a Vicofaro, nella parrocchia di Don Biancalani. Un prete vero. Non un burocrate della fede, ma un testimone del Vangelo. Uno che da anni accoglie gli ultimi, tende la mano invece di puntare il dito.
Per questo lo odiano.
Lo ha attaccato Salvini, definendolo “amico dei migranti” e intimandogli di “fare il prete o candidarsi”.
Lo ha minacciato Forza Nuova. E ora l’ha colpito il sindaco Tomasi, di Fratelli d’Italia, firmando l’ordinanza di sgombero.
Così, martedì scorso, un esercito in divisa è entrato in canonica come in un teatro di guerra. Hanno portato via quattro migranti in gravi condizioni di salute.
Non per rimpatriarli non ne hanno nemmeno il potere.
Li hanno semplicemente “redistribuiti” nei centri di detenzione statali.
Senza logica, senza umanità.
Solo per punire. Solo per ferire. Solo per esibire la forza contro i più deboli.
Nel frattempo, i crociati dell’odio si esaltano.
Si battono il petto.
Gridano: “Abbiamo riportato la legalità!”.
Festeggiano.
Loro, che si definiscono “cristiani”.
Cristiani?
Cristiani che invadono una chiesa per cacciare poveri e malati? Cristiani che si vantano di umiliare chi non ha nulla? Cristiani che applaudono la sofferenza?
No.
Questo non è cristianesimo.
Non è giustizia.
È viltà fatta sistema.
È odio travestito da ordine.
È fascismo mascherato da legalità.
Ed è una storia che conosciamo già.
Oggi tocca ai migranti.
Domani toccherà a qualcun altro.
E intanto noi restiamo a guardare.
La storia ci sta mettendo alla prova.
E, finora, la stiamo fallendo.
Il rapporto della nostra Francesca Albanese sul genocidio a Gaza è stato mandato in onda su tutte le TV del mondo, tranne in Italia e Israele. Ormai i nostri giornalisti fanno veramente pena. Diffondiamo questo messaggio. Grazie
🌈 Nella giornata di ieri il Sindaco Roberto Gualtieri ha registrato i primi 6 atti di nascita con due mamme, 4 bambine e 2 bambini nati a Roma.
Ciò a conferma del suo impegno e di quello di Roma Capitale verso le famiglie arcobaleno.
Info 👉 https://t.co/0DSDEqHF8K
@AssClienti Ahah stavolta forse so di che app si parla. Io l'ho configurata tutta ed è stato facilissimo!!! Ma anche io non volevo lasciare l'altra mi ero affezionata ahaha
Elio Germano non è solo uno dei più grandi attori italiani viventi. È anche uno dei pochissimi intellettuali rimasti che ci mette sempre la faccia quando deve dire quello che pensa.
Lo ha fatto anche oggi alla presentazione dei David di Donatello con una dichiarazione politicamente potentissima e una critica netta e argomentata nei confronti del ministro della Cultura Giuli e del governo che (in)degnamente rappresenta.
“Meno male che c’è il presidente Mattarella, perché io ho fatto fatica invece ad ascoltare il rappresentante della cultura del nostro paese, il ministro.
Non voglio esprimere la mia opinione personale, vorrei che il ministro si confrontasse con i diversi rappresentanti della nostra categoria. Il cinema è davvero in crisi e noi crediamo per grossa responsabilità del ministero della Cultura. Sentirci dire che le cose vanno bene, in questo modo tra l’altro bizzarro, è dal mio punto di vista fastidioso.
Invece di pensare a piazzare i loro uomini come fanno i clan nei posti chiave, si preoccupassero davvero di fare gli interessi della nostra comunità mettendo le persone competenti nei posti giusti e incontrando i rappresentanti di categoria per risolvere insieme i problemi non in maniera ideologica o di parte, o come se fosse una continua campagna elettorale, e cercare di fare qualcosa per il nostro Paese, visto che non sono solo le armi che aumentano il Pil…”
Solo applausi.
Lorenzo Tosa
No, carissima Giorgia Meloni.
Giorgio Almirante non è mai stato questa sottospecie di Bambi che stai dipingendo.
Giorgio Almirante fu il capo redattore della rivista "La difesa della razza", in cui furono promosse e divulgate le idee folle e criminali sulla superiorità biologica degli ariani.
Giorgio Almirante fu, nella Repubblica di Salò, capo gabinetto del ministero della Cultura Popolare.
Giorgi Almirante scrisse che "il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue".
Giorgio Almirante firmò un manifesto, distribuito nella provincia di Grosseto, in cui intimava ai militari dell'esercito italiano, sbandati dopo l'Armistizio, di consegnarsi alle truppe naziste, pena la fucilazione.
Giorgio Almirante fu talmente patriottico da sostenere uno Stato fantoccio nelle mani dell'esercito nazista.
Carissima "Giorgia", non sei stata in grado di dedicare un solo tweet al 25 aprile.
Non hai rivolto un solo pensiero a chi sacrificò la propria vita per permettere a tutti noi, te compresa, di essere donne e uomini liberi.
Sei stata in grado, però, di celebrare chi contribuì a negarla, questa libertà.
Non ci sono davvero parole adeguate per esprimere la vergogna che si prova.
Questa notte un giocatore dei San Antonio Spurs ha scritto una pagina di storia della NBA. Prima di parlare della sua incredibile partita, facciamo un passo indietro.
Immaginate un ragazzino di 14 anni chiamato Aleksandre Mamuk'elashvili che lascia una sua famiglia georgiana per venire in Italia ad inseguire il sogno di diventare un giocatore di basket.
Immaginatelo a Biella, nel 2013, in quello che era uno dei migliori settori giovanili italiani, timido ed impaurito perchè non conosceva una singola parola della nostra lingua.
Immaginate i suoi compagni che decidono di insegnargli tutti i giorni, a turno, l'italiano, e lui che anzichè Mamuk'elashvili chiede di farsi chiamare "Sandro" anche per aiutarli.
Immaginatelo in lacrime, per giorni, tre anni dopo, quando ha lasciato l'Italia per andare negli Stati Uniti grazie ad una borsa di studio per giocare.
Immaginate un ragazzo che oggi ha 25 anni, gioca da 4 stagioni in NBA, parla in continuazione dell'Italia a tutti i compagni agli Spurs, sta cercando una casa da comprare a Biella, e in una recente intervista ha dichiarato "Parlo sempre l'italiano anche qui. Non voglio dimenticare mai la vostra lingua perché è speciale. Se non fossi stato georgiano, avrei giocato per l’Italia. Amo tutto del vostro Paese: cibo, città, persone."
Questa notte, quel ragazzino cresciuto a Biella, nella vittoria di San Antonio contro New York, ha giocato 19 minuti. Ecco le sue statistiche:
34 punti
13/14 al tiro
7/7 da tre
6/7 da due
9 rimbalzi
3 assist
0 palle perse
È diventato il primo giocatore della storia a segnare 34 punti giocando meno di 20 minuti.
Ma la cosa più incredibile è forse un'altra: nelle interviste, sul sito ufficiale della NBA, sui giornali, per i suoi compagni, anche per Gregg Popovich, il suo nome è Sandro.
È impossibile non volergli bene a Sandro.
L'espressione "evoluzione della specie" va urgentemente sostituita con "cambiamenti casuali che possono anche produrre curiose botte di culo biologiche ma dalle quali comunque non ci si può aspettare troppo".
Della specie.