Giornalista curioso, con una passione morbosa per i canidi, i tortelli di zucca e qualunque cosa funzioni a corrente o batterie. Fondatore di @DigitalicMag
Aggiungo due dettagli che spiegano bene il peso dei 17 manager, e in particolare di uno.
Jensen Huang non era nemmeno nella lista iniziale dei partecipanti. È stata la stampa a farlo notare a Trump, che ha capito al volo: non si può andare a parlare di tecnologia in Cina senza l’uomo dei chip. Huang è corso ad Anchorage, in Alaska, dove l’Air Force One si fermava per fare carburante, ed è salito lì sulla pista ghiacciata.
Poi a Pechino mentre la delegazione USA si chiudeva nei protocolli e poi (prima di ripartire) buttava tutti i regali ricevuti in un cestino davanti ai giornalisti, Huang ha fatto l’esatto opposto. Si è staccato dal corteo ufficiale, è andato da solo in un vicolo hutong nella zona di Nanluoguxiang, si è messo davanti a un piccolo ristorante Bib Gourmand della Michelin, ha ordinato zhajiangmian, i noodles con la salsa di soia fermentata, li ha mangiati in piedi parlando mandarino con la gente che si era radunata.
Huang è un taiwanese-americano che fa la sua diplomazia personale, parallela, quasi in contrasto con quella ufficiale americana. Mentre i diplomatici dicono “siete una minaccia”, lui dice “io con voi ci voglio parlare”. Una ciotola di noodles vale più di mille briefing.
Nel mio podcast racconto il viaggio per intero. /cc @AlessandroAresu
👉 https://t.co/LaHerfGUk1
@ultimoranet Dettaglio che la news non dà, Xi cita Tucidide al terzo presidente USA consecutivo. L’aveva proposta a Obama nel 2014, l’ha riproposta a Biden, ora a Trump. Non è una frase di circostanza, è la dottrina ufficiale di Pechino sugli USA. Ne parlo qui 👉 https://t.co/YZZOfnVCKG
Sul punto 3 confermo. Le quattro aziende cinesi autorizzate da Trump a comprare H200, Alibaba Tencent ByteDance JD, non hanno ancora fatto un ordine. Il governo ha detto loro di restare su Huawei, dove gira anche DeepSeek. Nvidia in Cina è passata dal 95% a “praticamente zero”, parole di Huang. Ne parlo qui 👉 https://t.co/LaHerfGUk1
@chetempochefa@DeBortoliF Trump ha cambiato tono anche perché a Pechino si è trattato il vero tema del decennio, un protocollo USA-Cina sui modelli di AI, stesse parole degli accordi SALT del 1969. Davanti a queste minacce ci si siede👉 https://t.co/YZZOfnVCKG
@CarloCalenda Aggiungo un livello… Trump non è andato in Cina solo per Taiwan, è andato per l’AI. Scott Bessent ha annunciato un protocollo USA-Cina sui modelli di frontiera, con parole identiche ad Helsinki 1969. L’Europa, anche qui, non è al tavolo. Ne parlo qui 👉 https://t.co/YZZOfnVCKG
Nell'ultima puntata di DigitMondo racconto perché Jensen Huang è sparito per mangiare da solo noodles in un vicolo di Pechino e cosa c'entra YMCA dei Village People col banchetto di Stato.
(Spoiler: né Trump né Xi avevano capito cosa stessero cantando)
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La guerra fredda dell’AI: i delegati USA hanno buttato in un cestino di plastica nera, ai piedi della scaletta dell'Air Force One, tutti i regali ricevuti in Cina: telefoni, spille, badge… tutto
24 ore prima Trump e Xi brindavano tra le rose.
È cominciata la guerra fredda dell'AI 🧵
Podcast: https://t.co/xtDLeQYNYG
C'è però un problema …
Le armi atomiche le costruivano gli Stati, l'AI la costruiscono le aziende.
A un consiglio di amministrazione non puoi presentare un trattato di disarmo...
Non è vero che l’intelligenza artificiale semplicemente distruggerà posti di lavoro, certo lo farà ma ne creerà anche di nuovi e in un modo che in pochi hanno considerato, attraverso una nuova creatività innovativa.
Philippe Aghion, premio Nobel per l’economia, al Al Brussels Economic Forum ha mostrato i dati
Ascolta la puntata di DigitMondo https://t.co/jFFuNVT6F8
Al #EUBEF2026@LucFrieden: l’AI non è solo una nuova tecnologia, ma una trasformazione che ridefinirà economia e società.
L’Europa deve costruire un’AI “of Europe, by Europe, for Europe”.
La mia analisi su @DigitalicMag https://t.co/K5aOiVqXFT
Philippe Aghion al Al Brussels Economic Forum ha mostrato i dati: l'intelligenza artificiale può aggiungere almeno un punto percentuale di crescita all'anno all'economia europea per un decennio intero, e almeno mezzo punto percentuale per sempre. Non come scenario ottimistico da convegno: come stima minima, calcolata in laboratorio da Philippe Aghion, co-vincitore del Premio Nobel per l'Economia 2025.
Distruggerà posti di lavoro? Sì. Ma ne creerà molti di più, e il motivo sat in un elemento poco trattato nel dibattito pubblico: l'AI non automatizza soltanto la produzione di beni e servizi; rende più facile generare idee nuove, accelera la ricombinazione di conoscenze esistenti, abbassa il costo di fare innovazione. È un moltiplicatore cognitivo, non solo un sostituto operativo. Chi si concentra solo sulla prima parte del ragionamento, quella dei lavori persi, perde la parte più importante.
https://t.co/3SQpblO7YV
#EUBef26
#EuBef26
Luc Frieden ha parafrasato Lincoln in modo esplicito e non casuale: ha invocato un'AI of Europe, by Europe, for Europe. L'idea è che l'AI finirà per influenzare ogni sfera della vita, allora deve essere costruita secondo i valori di chi quella vita la vive: democrazia, stato di diritto, dignità umana; non sono formule astratte, sono il soft power concreto dell'Europa nel mondo.
https://t.co/XVhHLBc0g2 @ecfin
Sono a Bruxelles al Brussels Economic Forum 2026.
L’Europa può ancora giocare la propria partita sull’AI, o resta spettatrice nella corsa tra USA e Cina?
Keynote di Philippe Aghion, Nobel Economia 2025.
Programma: https://t.co/ooBqMMUgWt
#EUBEF26#Bef26#Bef2026@ecfin
💪We are almost ready.
The Brussels Economic Forum will kick off tomorrow at 10.30.
By then all tablesand keynote speakers will have taken their place😁, so a meaningful debate can start on the AI economy & the EU.
🎥Tune in and follow the forum live: https://t.co/a9rQWoCKFh
𝗥𝗮𝗰𝗵𝗲𝗹, 𝗹'𝗔𝗜 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗼 𝟯.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝘂𝗯 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝘂𝗶𝗻𝗲𝘀𝘀 Quanto costa una pinta di Guinness in Irlanda? Sembra una domanda semplice, ma non lo è. Il governo irlandese ha smesso di tracciare quel dato nel 2011. Da allora, nessuno sa la risposta con certezza. Nemmeno le istituzioni. Matt Cortland, un americano di 37 anni, ha deciso che questo vuoto non doveva più esistere. Aveva appena pagato 7 euro e 80 centesimi per una pinta di Guinness a Dublino e c'era rimasto di stucco. Il prezzo non gli andava giù. Così ha costruito un agente AI, gli ha dato una voce nord-irlandese, un nome, e gli ha fatto chiamare tremila pub… per scoprire il prezzo medio della Guinness in tutte le 32 contee d'Irlanda. 👉 𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗱𝗰𝗮𝘀𝘁 𝗗𝗶𝗴𝗶𝘁𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘀𝘂 𝗦𝗽𝗼𝘁𝗶𝗳𝘆 𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗶𝗮𝘁𝘁𝗮𝗳𝗼𝗿𝗺𝗲 https://t.co/IgqXBj1Icp
Hanno tirato una bomba molotov contro la casa di Sam Altman, il fondatore di
OpenAI, ovvero di ChatGPT. La fiamma è divampata, le guardie del corpo sono
intervenute, il fuoco è stato spento in pochi minuti e nessuno è rimasto ferito.
Ma quella fiamma illumina qualcosa di molto più grande di un cancello. Quel fragore
è il rumore di un disagio che sta salendo nella nostra società contro l'intelligenza
artificiale. Ascolta la puntata e dimmi cosa ne pensi.
https://t.co/bEkqgcxR80
𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗼𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗮 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝗿𝗮̀, 𝗴𝗶𝗮̀ 𝘃𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗰𝗲𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝗮𝘀𝗼...
Xiao Gao ha 28 anni, un lavoro, una vita normale.
Si è innamorata di un chatbot, ha pianto per 16 minuti sui social quando l'ha "perso". Il video è stato condiviso 200.000 volte: la metà dei commenti non la insultava, la capiva. Dietro l'AI molti vedono efficienza e produttività, giusto, giustissimo.
Le persone, però, stanno cercando qualcuno che le ascolti senza giudicarle.
Chi ha ragione su cosa fa davvero questa tecnologia?
Nella nuova puntata del podcast DigitMondo racconto questa storia per intero, e la racconto propio per chi si occupa di tecnologia.
Ascoltatela, poi ditemi sul serio cosa ne pensate
🔗 https://t.co/oPBOQUk0wD
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