Giornalista curioso, con una passione morbosa per i canidi, i tortelli di zucca e qualunque cosa funzioni a corrente o batterie. Fondatore di @DigitalicMag
Perth, 26 agosto 2026. Da una villetta sul mare di Cottesloe esce, accompagnato dagli agenti, un ragazzo di ventun anni con una felpa nera e i capelli lunghi fino alle spalle. Secondo l'FBI è il capo di TeamPCP, la banda di hacker che ha violato più di mille organizzazioni nel mondo.
La strada che porta la polizia fino a quella porta comincia cinque mesi prima, in una chatroom dove una dozzina di persone si scambia segreti senza essersi mai vista in faccia. Un giorno ci entra un nuovo membro, presentato da qualcuno del giro che garantisce per lui; interviene il minimo indispensabile per non sembrare strano, e intanto osserva. Lavora per Google.
Nella nuova puntata di DigitMondo racconto come funziona una banda di hacker, come ci si si entra e come una talpa è riuscita a restarci per mesi senza farsi scoprire.
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𝗛𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗿𝗼𝗯𝗼𝘁 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗼𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲 𝘀𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗲 𝗽𝘂𝗿𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝗮...
A Colonia la polizia ha sequestrato un robot umanoide accusato di aver molestato una sedicenne.
Il robot, alto poco più di un metro, indossava una canottiera bianca, occhiali da sole e una grossa catena dorata.
Secondo la ricostruzione della polizia tedesca, avrebbe toccato i glutei della ragazza, compiendo poi movimenti sessualmente espliciti.
Due giovani avrebbero ripreso e trasmesso la scena sui social. Nelle fotografie diffuse dagli investigatori sembra un personaggio uscito da una parodia tecnologica, ma lindagine riguarda un contatto fisico indesiderato e il possibile coinvolgimento di due persone.
Cè un particolare che mi ha colpito leggendo il comunicato originale della polizia: gli investigatori non sanno ancora come fossero controllati i movimenti del robot.Potrebbe essere stato guidato a distanza, aver eseguito una sequenza programmata oppure aver utilizzato funzioni autonome.
Sono possibilità che richiedono accertamenti differenti, soprattutto quando si deve stabilire chi abbia deciso un movimento e con quale intenzione.Per anni ci siamo occupati delle responsabilità legate ai contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale, dalle informazioni false alle immagini manipolate.
Con la robotica umanoide lo stesso problema entra nello spazio fisico, dove un comando software può diventare un contatto con il corpo di una persona.
In questa storia c'è anche il ruolo dei social, perché la presenza di una diretta potrebbe aver contribuito a trasformare il comportamento della macchina in uno spettacolo, con una ragazza minorenne coinvolta senza averlo scelto.
Ho ricostruito su Digitalic il caso partendo dal comunicato della polizia di Colonia, approfondendo le caratteristiche tecniche del robot, le ipotesi degli investigatori e le questioni giuridiche che ne derivano.
A dover rispondere delle sue azioni, eventualmente, saranno le persone.
https://t.co/4nokMeW29O #IntelligenzaArtificiale #Digitalic
Duncan Okindo ha 26 anni, è keniano e non ha mai visto una mandria. Ogni giorno si finge un allevatore del Texas e truffa agenti immobiliari americane, con ChatGPT che gli scrive le frasi giuste. Non lo fa per scelta.
Nuova puntata di DigitMondo 🎧 https://t.co/Ja8ad5GriM
@ravell80262268 La concentrazione del calcolo crea una contraddizione: più rendiamo potenti le infrastrutture AI, più diventano bersagli strategici. La sovranità tecnologica non è soltanto possedere i server, ma garantirne la continuità anche in una crisi. Ne parlo qui: https://t.co/YZZOfnVCKG
Il rischio europeo non è soltanto produrre meno tecnologia, ma perdere la capacità di scegliere. Chi acquista infrastrutture senza possedere competenze e filiere finisce per acquistare anche le decisioni altrui. È una questione di potere prima che di mercato: https://t.co/LaHerfGUk1
La stupidità naturale almeno ci obbliga a riconoscere un responsabile. Quella artificiale rischia di nascondere le scelte dietro una risposta apparentemente oggettiva. Non basta chiedere se una macchina sia intelligente: bisogna capire chi decide per suo conto. https://t.co/YGi7gFQxaY
C’è una differenza fondamentale: la stupidità umana ha limiti di tempo e di produzione, quella automatizzata può lavorare giorno e notte, su milioni di persone. L’AI non rende necessariamente migliori le idee, ma le rende infinitamente replicabili. Ne parlo qui: https://t.co/YGi7gFQxaY
@24Mattino@paolomieli Un’infrastruttura digitale non è più soltanto un servizio: è un punto di concentrazione del potere economico e, in guerra, una possibile vulnerabilità strategica. La fragilità delle reti finanziarie racconta bene questa dipendenza. https://t.co/BPzasRFwFh
Recuperare aree industriali è ragionevole, ma un data center non si costruisce dove c’è soltanto spazio: servono elettricità, rete e tempi certi. Il rischio è pianificare gli edifici senza creare le condizioni per farli funzionare. La questione è la sovranità digitale: https://t.co/LaHerfGUk1
@lisameyerildra1 La novità dell’AI non è aver inventato il controllo, ma averne abbattuto drasticamente il costo. Sorvegliare, classificare e influenzare milioni di persone diventa scalabile. Il punto è chi stabilisce le regole e chi può sottrarsi. Ne parlo qui: https://t.co/YZZOfnVCKG
@GiaSilvestrini Il boom dell’AI accelera ordini di turbine a gas e accumuli, ma le rinnovabili da sole non coprono il baseload 24/7 dei data center. Il collo di bottiglia è energetico e di rete. Ne parlo in questa puntata sulla corsa infrastrutturale: https://t.co/X9fGXp9VTR
L’avvertimento sull’automazione del 70% delle interazioni entro il 2030 è forte, ma il rischio principale non è la scomparsa netta dei posti di lavoro: è chi cattura la produttività. Chi possiede i modelli e i dati scala, chi esegue perde potere. È il nodo che approfondisco qui: https://t.co/2z7mFtkEtb
Google, Microsoft e NVIDIA stanno scrivendo le specifiche per i data center AI, ma il vero nodo non è solo l’efficienza elettrica. Chi controlla l’hardware e l’energia decide di fatto chi può correre più veloce. Ne parlo proprio in questa puntata di DigitMondo, dove si vede come la corsa ai chip e alle infrastrutture stia ridisegnando i rapporti di forza: https://t.co/8w3S9MJiwc
Il più grande furto di tecnologia AI: Nvidia, la talpa, la Cina
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La storia è quella dell'incriminazione della procura di Keelung (Taiwan) del 24 agosto 2026: secondo l'accusa, un manager della distribuzione di Nvidia Taiwan e due dirigenti di Super Micro hanno fatto superare i controlli a un ordine di 130 server con GPU B300, 74 dei quali sono arrivati in Cina.
Ciò che rende il caso interessante per chi si occupa di sicurezza è che nessuna difesa è stata forzata dall'esterno. I controlli c'erano tutti: lista di compratori approvati, dichiarazione dell'utente finale, ispezione fisica obbligatoria sopra gli otto server. Sono stati aggirati da chi aveva le credenziali per presidiarli: una mail interna che dichiarava idoneo il sito, un'ispezione pilotata in una sala macchine allestita solo per sembrare credibile, colleghi portati sul posto senza sapere nulla. Il castello è crollato per una frode collaterale, fatture false per circa un milione di euro, e per la confessione di un complice minore.
Nella puntata lo descrivi con un proverbio taiwanese: il dio di casa che apre la porta al fantasma di fuori. La spia di oggi non ha il trench, ha un badge aziendale e una casella di posta interna.
𝗜𝗹 𝗣𝗮𝗹𝗮𝗻𝘁𝗶𝗿 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗼: 𝗹'𝗔𝗜 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗹𝗲 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗲/ 𝗣𝗼𝗱𝗰𝗮𝘀𝘁
All'Università di Torino c'è un'intelligenza artificiale che osserva 230 Paesi e prova a prevedere i conflitti fino a dodici settimane prima che scoppino. L'ha costruita @PaolaPisano77 , già ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, oggi docente e direttrice del laboratorio da cui è nata la startup Deeplomacy.
Il sistema incrocia oltre 2.000 basi dati, si aggiorna ogni cinque minuti e mostra quale variabile sta spingendo un Paese verso il rosso: i diritti delle donne che arretrano, per esempio, oppure un aumento anomalo di persone comuni che vendono oro per avere contanti. Secondo il monitoraggio di Deeplomacy i conflitti aperti oggi sono 61; per Paola Pisano è il periodo più caldo dal secondo dopoguerra.
Racconta che tra i primi a farsi avanti ci sono state aziende che con le guerre guadagnano, interessate a comprare le previsioni. Ha rifiutato; chi usa il sistema firma clausole stringenti e, in caso di uso improprio, l'accesso viene chiuso. La sua sintesi: "siamo il Palantir buono".
Nella nuova puntata di DigitMondo partiamo da qui per arrivare a una questione che riguarda chiunque lavori con l'AI in Italia: di chi sono i sistemi che usiamo ogni giorno e cosa serve per smettere di esserne soltanto utenti. Paola Pisano lo chiama AI Creator Gap. Sul ritardo accumulato dall'Italia la sua posizione è netta: "𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼, 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗲 𝗻𝗲 𝗳𝗿𝗲𝗴𝗮, 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶".
Ascolta la puntata: https://t.co/n22yIbzVZ0
𝗟𝗼 "𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗛𝗼𝗿𝗺𝘂𝘇" 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 Chi controlla il posto da cui il mondo sceglie le sue AI.
Nel mondo dell'intelligenza artificiale, tutti (prima o poi) devono passare da un sito: diciotto milioni di sviluppatori, le AI di duecentomila imprese: si chiama Hugging Face. E questa settimana NVIDIA se l'è comprato, per quasi tredici miliardi di dollari.
Non ha comprato dei modelli, ha comprato il passaggio obbligato: il posto da cui il mondo sceglie le proprie intelligenze artificiali, e da cui puoi vedere, prima di chiunque altro, dove sta andando la corrente.
Nella puntata di questa settimana c'è il dietrofront del fondatore che un anno fa aveva detto no, il giorno in cui un modello cinese ha fatto tremare Wall Street, e una domanda sulla libertà che nessun contratto chiude.
Se te la sei persa, la recuperi qui:
https://t.co/Hd4Jedlvur
𝗡𝗩𝗜𝗗𝗜𝗔 𝗵𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝗼 𝗹'𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗛𝘂𝗴𝗴𝗶𝗻𝗴 𝗙𝗮𝗰𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗮𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶: la piattaforma da cui ricercatori, startup e team IT scaricano i modelli aperti passa sotto il controllo di chi produce le GPU su cui quei modelli girano.
Un anno fa Clément Delangue aveva rifiutato un investimento da mezzo miliardo, proprio per non avere un socio capace di condizionare una piattaforma che doveva restare neutrale; quest'estate è stato lui a chiamare Jensen Huang.
Formalmente Hugging Face resta aperta, e probabilmente lo resterà a lungo. La neutralità di un catalogo però non si misura sui divieti: si misura su cosa finisce in cima ai risultati, cosa viene integrato meglio, cosa è ottimizzato per impostazione predefinita.
Per chi sta decidendo su quali modelli costruire la propria infrastruttura AI, la domanda pratica è quanto costerebbe cambiarli fra due anni.
Nella nuova puntata di DigitMondo ricostruisco come ci siamo arrivati, compreso il giorno in cui un modello cinese caricato gratis su quella piattaforma ha fatto crollare il titolo NVIDIA in una sola seduta.
Ascolta la puntata https://t.co/CJv8JIJYvs
𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢: 𝗠𝗲𝘁𝗮 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼: 𝟭𝟴 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼
Autunno 2021. Una ragazza di sedici anni pubblica su Instagram la foto di un'automobile; sotto, uno sconosciuto scrive tre parole: torna in cucina. Non viola nessuna regola. Suo padre, Arturo Béjar, per Instagram lavora, richiamato come consulente sul benessere degli utenti.
Il 18 agosto 2026 Béjar è il primo testimone contro Meta nel processo di Oakland. Sui giornali finisce un numero, 1.400 miliardi: una stima teorica, il tetto di 5.000 dollari a consumatore raggiunto moltiplicato per i milioni di utenti di quattro Stati. I procuratori ne indicavano una realistica, intorno ai 200.
Alla fine non ha deciso nessuno. Il 26 agosto, dopo otto giorni delle sei settimane previste, Meta patteggia: almeno 12,1 miliardi in dieci anni, fino a 18 se anche le altre piattaforme adotteranno le stesse regole, più limiti sull'uso dei minori.
L'azienda nega comuqnue ogni addebito.
Nuova puntata di DigitMondo aggiornata: "Meta patteggia al processo: 18 miliardi e i numeri che contano davvero". https://t.co/zgJlXNrxwl