Concordo.
La differenza è sottile ma cruciale e va mantenuta chiara e riaffermata in ogni circostanza.
Come sempre la tolleranza verso l'altro finisce quando la sua richiesta viola i miei valori.
@ora_italia
Il problema non è la Torre Eiffel. Il problema è che, un pezzo alla volta, rischiamo di smontare l’Europa e la cultura occidentale per paura di disturbare qualcuno.
Un gruppo induista chiede di visitare la Torre Eiffel senza donne. E la società che gestisce il monumento, invece di rispondere con la frase più semplice del mondo, “no, qui uomini e donne hanno gli stessi diritti”, concede il via libera. I lavoratori, giustamente, protestano.
È esattamente in questi piccoli cedimenti che cresce la rabbia.
Perché l’inclusione è un principio meraviglioso finché significa: puoi professare la tua religione, vivere liberamente come tutti gli altri.
Diventa una caricatura quando significa che, per includere te, devo escludere qualcun altro, in questo caso le donne.
Una democrazia liberale non deve chiedere scusa per i propri valori. Non deve vergognarsi dell’uguaglianza tra uomini e donne, della libertà individuale, della laicità, dei diritti conquistati in secoli di battaglie. Chi arriva in Europa non deve diventare come noi, mangiare come noi o pregare come noi. Ma deve accettare che qui una donna non può essere cancellata perché la sua presenza offende la sensibilità religiosa di qualcuno.
E c’è anche una questione politica che molti nel mondo progressista continuano ostinatamente a non voler vedere.
Le Pen in Francia, AfD in Germania e Vannacci in Italia si nutrono precisamente di queste follie. Ogni volta che si confonde l’inclusione con la rinuncia, si regala loro un argomento. Ogni volta che per paura di sembrare intolleranti diventiamo intolleranti verso noi stessi, consegniamo un altro pezzo di società a chi promette di difenderla con le ruspe.
La risposta alla destra estrema non è diventare meno liberali. È esserlo molto di più.
Rispettare tutti e non arretrare di un millimetro sui principi che lo rendono possibile.
Altrimenti alla fine avremo ottenuto il capolavoro: per paura di discriminare qualcuno, avremo discriminato le donne.
Una volta messi i condizionatori, farei subito una petizione per fare al massimo 45 giorni di chiusura estiva delle #scuole.
Come succede in tutto il mondo.
Fa troppo caldo, bisogna rinviare l’inizio dell’anno scolastico a ottobre. La richiesta è partita da un appello online ed è stata raccolta da molti insegnanti, ovviamente da alcuni sindacati e persino da tanti genitori. Tutti giustamente preoccupati per le condizioni insostenibili e rischiose per la salute psicofisica di docenti, lavoratori e alunni. Servirebbero i climatizzatori nelle aule, ma non ci sono i soldi e soprattutto non c’è tempo. Ora. Perché in passato ci sono stati entrambi, ma entrambi sono stati sprecati.
Quando nel 2020 c’è stato il Covid, l’Italia è stato il paese che ha chiuso le scuole più a lungo in Europa: 341 giorni, rispetto a una media di 138. All’epoca, una delle discussioni più importanti era l’aerazione delle aule: portare impianti di ventilazione in tutte le scuole era un obiettivo condiviso e prioritario. E le risorse, negli anni successivi, non sono di certo state un problema.
Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni.
Così, dopo sei anni e 450 miliardi, la soluzione è sempre la stessa: scuole chiuse. In fondo anche ai sindacati va bene così, d’altronde tra i tanti scioperi fatti – da Gaza al neoliberismo al climate change– non se ne ricorda uno per l’aria condizionata.
https://t.co/xDDg1vyoOp
*++ Monti a Vannacci, 'combatterò fino all'ultimo la sua retorica fascista' ++* L'ex-presidente del consiglio replica al leader di Futuro Nazionale a Cernobbio (ANSA) - CERNOBBIO, 05 SET - "Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all'ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo" Lo afferma l'ex presidente del consiglio Mario Monti concludendo il dialogo con il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci al forum Teha di Cernobbio. (ANSA).
🚨🚨🚨🪖🇺🇦🇺🇸🇷🇺 Volodymyr Zelensky: "Durante la notte ci sono stati attacchi dimostrativi russi contro i nostri aeroporti, a Kyiv e Boryspil. Attacchi deliberati, per la prima volta dopo diverso tempo. È evidente che questi attacchi russi contro gli aeroporti rappresentano una reazione alle discussioni e ai preparativi relativi alla possibilità che la parte americana utilizzi un aereo per recarsi in Ucraina e atterrare all’aeroporto di Kyiv o all’aeroporto di Boryspil. “Shahed” russo-iraniani in risposta alla diplomazia americana.
Abbiamo preso nota di questa mossa russa e la prossima settimana adegueremo di conseguenza le nostre operazioni per quanto riguarda lo spazio aereo russo, diventato pericoloso a causa dei nostri droni e dei nostri missili presenti nei cieli.
Naturalmente, da parte nostra non vi sono e non vi saranno minacce alla diplomazia. L’Ucraina è interessata ad avvicinare la pace. La Russia sarà chiamata a rispondere di ciò che fa".
Dicevamo? https://t.co/sQfEnMyTIR
Che cosa resta della democrazia quando la politica viene dettata dai sondaggi e il loro responso viene commissionato da una delle parti in causa, spacciato come indipendente e pagato con soldi di un paese straniero, fino ad arrivare alle dimissioni di un primo ministro?
Sono domande che stanno scuotendo il Regno Unito, a poche settimane dalle dimissioni di Keir Starmer, dopo uno scoop di Channel 4 News che ha rivelato come Reform Uk, il partito di Nigel Farage, avrebbe commissionato la produzione di sondaggi favorevoli al suo partito, nei mesi precedenti alle elezioni locali di maggio.
Il primo sondaggio, costato 18mila sterline, era poi apparso sulla prima pagina del Telegraph il 17 gennaio con il titolo: “Se si votasse oggi, Labour andrebbe incontro a una disfatta totale”; altri due, da 4 mila e 500 e 10 mila sterline, sono stati pubblicati dal Telegraph e dal Times con i seguenti titoli: “Due elettori su tre vogliono che Starmer se ne vada” e “Tra gli iscritti ai sindacati, Reform è allo stesso livello del Labour”. Gli stessi sondaggi erano poi stati usati dal giornalista Lewis Goodall nel suo documentario per Channel 4 Dispatches, “Keir Starmer: Where Did It All Go Wrong?”, contribuendo a costruire la rappresentazione di una leadership ormai delegittimata e della necessità di una sua sostituzione, mentre Andy Burnham veniva presentato come possibile alternativa.
Insomma, sono bastate 35 mila sterline per minare una democrazia, tra i colpevoli di Reform Uk, e gli opportunisti del Labour che hanno scelto di cavalcare l’onda dei falsi dati del partito di Farage.
Pezzo in thread.
🚨🪖🇮🇹🇪🇺 Mario Monti a Roberto Vannacci durante il Forum Ambrosetti a Cernobbio: "Io ho guardato molto bene le cose che lei ha scritto, le cose che lei dice e il programma recentemente uscito e sono stato molto attratto dai riferimenti alla storia, alla cultura, in particolare alla storia, alla cultura romana.
I romani dicevano 'divide et impera'. Trump e Putin cercano di applicare questo motto all'Europa, cercando di dividerla con un certo successo dall'esterno e i sovranisti dei Paesi europei stanno cercando di farlo, o di fatto lo stanno facendo dall'interno dell'Europa. Poco importa se sono spinti da uno o dall'altro.
Ora, queste forze molto diverse tra loro, ma che indubbiamente stanno andando forte in Europa, si chiamano "populisti" o "nazionalisti" e la mia profonda convinzione è che nella maggioranza dei casi vanno però contro l'interesse del popolo e contro l'interesse della nazione.
Io amo molto l'Italia, e quando si è trattato di fare sacrifici anche personali per cercare di aiutare il mio Paese, ho cercato di farlo al meglio: però mi piace la frase che ho trovato nella prefazione all'edizione italiana di Albert Camus nelle "Lettere a un amico tedesco", scritto durante la Seconda guerra mondiale, quando dice: "Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista". Questa è esattamente la mia posizione e le cose da lei non ricordate, successe tra il 50 e il 92, che hanno compreso protempore, stranamente, contro ogni evidenza statistica, la fine della guerra tra gli stati membri dell'Unione europea, quelle cose sono avvenute perché i nazionalismi, dopo aver causato i mali che sappiamo, hanno per un momento declinato il capo.
E ricordo, cito un altro francese - era la mia prima apparizione al parlamento europeo dove lei siede oggi, Generale - nel gennaio 1995 le ultime parole dell'ultimo discorso del presidente Mitterrand, che sarebbe morto da lì a poco, 'Le nationalisme, c'est la guerre', il nazionalismo è la guerra".
This is Marta Kostyuk from Kyiv telling you how her family survives the war.
The official US Open channel avoided posting this. Please share this video so a Ukrainian voice can be heard. 🇺🇦🙏
Oggi Stefano Lorenzetto del @ilfoglio_it Foglio smentisce e smaschera tutte le menzogne statistiche dette da #Belpietro e della Verità su #difterite e #tubercolosi.
Ecco qui il pezzo:
“Maurizio Belpietro, direttore della Verità, in un editoriale attacca l’infettivologo genovese Matteo Bassetti. Argomento: la difterite.
Belpietro sostiene che la portano gli extracomunitari e, per dimostrarlo, si rifà a uno “studio del New England Journal of medicine, e non a un articolo della Gazzetta dei caruggi, in cui si documenta che la malattia infettiva ha visto crescere i casi in tutta Europa a causa dell’aumento dei flussi migratori”. Poco oltre aggiunge: “Per non dire di un altro studio rintracciabile sul sito dell’Istituto Pasteur”. Peccato che non si tratti affatto di “un altro studio”, bensì del resoconto di quello pubblicato sul New England Journal of Medicine appena citato da Belpietro. Dopodiché, a proposito della tubercolosi, egli scrive: “Noi le statistiche le abbiamo guardate e dicono l’opposto di quel che sostiene l’illustre luminare del polpo alla brace. Nel 2024, ultimi dati disponibili, in Italia sono stati
registrati 3.150 casi, corrispondenti a un tasso del 5,3% ogni 100.000 abitanti, con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente”. Deve averle guardate male, le statistiche, perché un tasso “del 5,3% ogni 100.000 abitanti” è palesemente sbagliato. Il dato corretto è 5,3 casi ogni 100.000 abitanti, non il 5,3 per cento, quindi lo 0,0053 per cento, come specifica
l’Istituto superiore di sanità: “Nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi” di Tbc, che corrispondono “a un tasso di notifica di 5,3 casi per 100.000 abitanti”. Belpietro aggiunge: “Scrive Sanità informazione: la quota dei casi tra i nati all’estero è arrivata al 63,2% su 100.000 abitanti, circa 13 volte superiore rispetto ai nati in Italia”. Ma il 63,2 per cento è la quota dei casi verificatisi fra persone nate all’estero: 1.991 su 3.150. Il tasso calcolato sugli stranieri è invece di 29,8 casi ogni 100.000 abitanti, pari allo 0,0298 per cento. Belpietro ha soppresso le parole “con un tasso di notifica di 29,8 per 100.000 abitanti”, presenti su Sanità informazione, saldando così due dati distinti e attribuendo alla fonte un nonsenso statistico. E fin qui
siamo ai numeri a capocchia. Poi ci sarebbe la sintassi: “Bassetti è tornato perciò ai suoi vecchi amori e dunque, vista l’apertura del nostro giornale sulla difterite arrivata in Italia con i migranti, ha deciso di sproloquiare, smentendo la tesi che certe malattie infettive giungano nel nostro Paese sui barconi, nella speranza di guadagnare qualche titolo e magari anche un passaggio tv”. Il soggetto sottinteso di “nella speranza di guadagnare” è correttamente Bassetti, ma la sua distanza dall’espressione e la vicinanza di “malattie infettive” si traducono in una costruzione stilisticamente maldestra, quasi che fossero le malattie a sperare di guadagnare titoli di giornale e passaggi in tv.”
L’ennesima figura di m. della Verità che tarocca i numeri della statistica e cita articoli inesistenti per confermare le proprie tesi di razzismo sanitario.
Un consiglio? Oltre che un corso accelerato di malattie infettive, Belpietro farebbe bene a farne uno di statistica e uno di etica professionale
https://t.co/kdSMwbxYoh
Il duro mestiere del no vax di destra è diventato ancora più duro.
Perché quando torna una malattia come la difterite bisognerebbe fare una cosa terribilmente banale: dire alle persone di vaccinarsi.
Ma vuoi mettere?
È molto più avventuroso discutere da dove sia arrivato il batterio. Con il barcone? Con Ryanair? Aveva il permesso di soggiorno? È sbarcato a Lampedusa o è entrato da Ventimiglia? E soprattutto: era almeno in regola con il decreto flussi?
Perché il problema, per una certa destra, non è più prendere la difterite. È prenderla da uno straniero.
Se la prendi da un italiano, evidentemente, è sovranista.
Ora, che alcune malattie infettive possano essere importate da Paesi nei quali circolano maggiormente è una cosa talmente ovvia che non occorre organizzare un convegno. I movimenti delle persone muovono anche virus e batteri. È sempre successo.
Ma qui viene la parte complicata.
Se davvero pensate che dall’estero possano arrivare persone portatrici di malattie prevenibili con i vaccini, dovreste essere i più sfegatati sostenitori delle vaccinazioni.
Dovreste stare davanti agli hub vaccinali con il megafono.
«Italiani, vaccinatevi! Prima gli italiani, soprattutto nell’ambulatorio vaccinale!».
Invece no.
Si riesce nel capolavoro logico di sostenere contemporaneamente che gli immigrati ci portano le malattie e che vaccinarsi contro quelle malattie è una faccenda sospetta.
È come denunciare che stanno arrivando i ladri e poi fare una campagna contro le serrature.
E allora viene un dubbio.
Possibile che non capiate una cosa così semplice? Che, da ovunque arrivi il contagio, la difesa più importante contro una malattia prevenibile resta vaccinarsi? Che i vaccini raccomandati e autorizzati hanno prove solide di sicurezza ed efficacia?
Possibile che, davanti a una bambina morta di difterite, invece di ricordare con chiarezza che vaccinarsi protegge da una malattia grave, vi appassioni soprattutto stabilire il passaporto del batterio?
Oppure lo capite benissimo.
E qui comincia il mestiere davvero duro.
Perché magari una parte dei vostri lettori l’avete allevata per anni a pane e sospetti: Big Pharma, virostar, sieri sperimentali, dittatura sanitaria, medici venduti, scienza ufficiale. E adesso spiegargli che sì, contro la difterite il vaccino è una benedizione della medicina potrebbe creare qualche piccolo problema editoriale.
Bisognerebbe dire: guardate, su questo vi abbiamo raccontato un sacco di sciocchezze.
E perdere un lettore è sempre doloroso. Perdere un lettore no vax, poi, può avere effetti avversi gravissimi sulla diffusione.
Così si cambia argomento.
Non il vaccino, ma l’immigrato.
Non «come ci proteggiamo?», ma «chi ce l’ha portata?».
È una soluzione politicamente formidabile, perché consente di tenere insieme due paure al prezzo di una: quella dello straniero e quella del vaccino.
Peccato che i batteri siano creature poco ideologiche. Non leggono i giornali, non votano, non partecipano ai talk show e soprattutto non chiedono il passaporto prima di infettare qualcuno.
La difterite se ne frega se il contagio parte da Palermo, Bucarest, Lagos o Marte.
E anche noi dovremmo preoccuparcene relativamente.
Possiamo discutere di controlli sanitari, flussi migratori, screening e prevenzione. Anzi, dobbiamo farlo. Ma alla fine resta una domanda semplicissima, quella che una certa destra no vax continua accuratamente a evitare:
il vaccino contro la difterite protegge oppure no?
La risposta è sì.
Ed è forse per questo che preferiscono parlare del barcone.
CI SONO UOMINI CHE HANNO INDOSSATO UNA DIVISA PER SERVIRE LA PATRIA.
E POI C’È ROBERTO VANNACCI.
Oggi consiglio a tutti di leggere l’intervista dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, @CMC_NATO, al Foglio.
Cavo Dragone è stato Capo di Stato Maggiore della Difesa italiana ed è oggi presidente del Comitato militare della NATO. Ma soprattutto rappresenta ciò che dovrebbe essere un grande ufficiale quando parla della sicurezza della propria nazione: competenza, responsabilità, conoscenza della minaccia e senso dello Stato.
Dice cose semplicissime.
Nel 2022 è stata la Russia a invadere l’Ucraina. Mosca ha trasformato la propria economia per sostenere una guerra lunga. Sul territorio europeo abbiamo cyberattacchi, sabotaggi, interferenze GPS, infrastrutture critiche sotto pressione e campagne di disinformazione.
Negli ultimi due anni i caccia alleati sono dovuti intervenire circa 700 volte di fronte a velivoli russi che minacciavano o violavano lo spazio aereo NATO.
E Cavo Dragone ricorda una verità che certa propaganda “pacifista” continua a fingere di non capire: LA DETERRENZA NON SERVE A FARE LA GUERRA. SERVE A IMPEDIRLA.
Un aggressore attacca quando pensa di poter vincere rapidamente e pagando poco. Se trova davanti a sé capacità militari reali, volontà politica e certezza della risposta, il calcolo cambia.
Questa è difesa.
Questo è patriottismo.
Poi abbiamo @RoVannacci.
Anche lui viene dalle Forze Armate. Ma oggi guida un progetto politico che arriva a definire “fantomatica” la minaccia russa.
Vannacci vuole interrompere gli aiuti militari all’Ucraina, contesta il rafforzamento della difesa europea e racconta agli italiani che il pericolo sarebbe chi vuole prepararci a difenderci, non chi ha già invaso un Paese europeo.
E allora la domanda è semplice.
Chi è davvero il patriota?
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, che avverte l’Italia della minaccia e lavora perché venga dissuasa?
Oppure Roberto Vannacci, che mentre la Russia combatte una guerra di aggressione in Europa ci spiega che quella minaccia sarebbe praticamente inventata?
Io non ho alcun dubbio.
Giuseppe Cavo Dragone è un grande servitore della Patria.
E uso consapevolmente parole molto dure:
POLITICAMENTE, IO CONSIDERO ROBERTO VANNACCI UN TRADITORE DELLA PATRIA.
Non perché dissenta da me. Ma perché, mentre una potenza ostile cerca di indebolire la sicurezza europea, lui invita il Paese ad abbassare la guardia.
Il patriottismo non consiste nel gridare “Italia” più forte degli altri o mettere il tricolore nella bio.
Consiste nel difendere concretamente sicurezza, libertà e indipendenza degli italiani.
E oggi significa anche capire che l’Italia da sola non basta.
Abbiamo bisogno di una NATO forte e di un’Europa molto più forte: difesa integrata, industria militare comune, intelligence condivisa, capacità tecnologica autonoma, politica estera comune, decisioni strategiche non paralizzate dal veto di un singolo governo.
Non per sostituire la NATO.
Per rendere finalmente altrettanto forte anche il pilastro europeo della NATO.
Per essere alleati degli Stati Uniti senza dipenderne per sempre.
Per poter guardare Mosca negli occhi senza aspettare che qualcun altro venga a proteggerci.
Perché la sovranità non è una bandiera.
È capacità di agire.
Ventisette eserciti frammentati, ventisette industrie della difesa, ventisette politiche estere e ventisette piccoli sovranismi non producono sovranità.
Producono impotenza.
🇮🇹🇪🇺
Tra Giuseppe Cavo Dragone e Roberto Vannacci c’è tutta la distanza che passa tra chi difende la Patria e chi usa la parola “Patria”.
L’Italia si irrita se non viene convocata nelle riunioni dei volenterosi poi quando le chiedono di partecipare si nega.
Inaffidabili e ondivaghi come sempre nella nostra storia.
#Meloni