Gentile presidente @GiorgiaMeloni,
dopo l’ennesimo curioso episodio che ha interessato la campagna elettorale ungherese non posso esimermi dal pormi e porle alcune domande sul reale posizionamento internazionale del nostro paese.
Da mesi lei si sta infatti direttamente spendendo per la rielezione dell’attuale primo ministro @PM_ViktorOrban, colui che nel corso dei suoi mandati ha trasformato l’Ungheria in una “autocrazia elettorale” (secondo Parlamento Europeo e Freedom House), prendendo iniziative come la riduzione dei poteri della corte costituzionale e l’ampliamento dei membri di nomina governativa, l’istituzione di un organo che gestisce scelta e carriere dei giudici, la creazione di una fondazione filo governativa (KESMA) nella quale è confluita la proprietà di centinaia di testate e media nazionali e locali i quali sono quindi ora - insieme alle tv di Stato - veri e propri organi di propaganda, la modifica della legge elettorale per massimizzare il peso del partito di governo, l’approvazione di leggi che limitano le attività di ong che tutelano i diritti civili e politici, il dirottamento di fondi UE in favore di oligarchi vicini al regime.
Se vogliamo tradurre questa trasformazione in cifre la “cura Orbán” è ancora più chiara. Nell’indice di Freedom House l’Ungheria ha perso nell’ultimo quindicennio 20 punti, pasando da Stato “libero” a “parzialmente libero”. Transparency International ha attribuito a Budapest un punteggio di 40/100 nel 2025 (era 55/100 nel 2012) classificandola come la nazione più corrotta d’Europa. Il V-Dem Institute ha registrato il dimezzamento del Liberal Democracy Index (passato da 0,65 del 2010 a 0,32 nel 2024), segnano il record del più rapido processo di “autocratizzazione” del mondo. Infine RSF ha segnalato il continuo scivolamento dell’Ungheria nell’indice della libertà di stampa dalla posizione di eccellenza del 2010 (23° posto) all’attuale 68esima posizione, la peggiore tra tutti i paesi UE. E ci sono addirittura casi di giornalisti accusati di spionaggio, come Szabolcs Panyi, autore dell’inchiesta che ha rilevato i legami perversi tra l’esecutivo ungherese e il Cremlino.
Perché bisogna essere onesti nel dirci che si tratta di un paese guidato da un governo che negli ultimi anni ha stabilmente fatti gli interessi di Mosca, riproponendone la narrazione, ostacolando le sanzioni, seminando divisioni nell’UE e attuando una politica radicalmente ostile all’Ucraina, nazione contro la quale Orbàn ha condotto la sua intera campagna elettorale. Una campagna affidata al controllo di “esperti” mandati da Mosca - cui si è scoperto che l’attuale Ministro degli Esteri ungherese fa puntualmente rapporto durante ogni riunione di livello europeo - e nella quale si stanno registrando inquietanti episodi di compravendita di voti nelle campagne e nelle periferie da parte di Fidesz, il partito attualmente al governo.
L’ultimo episodio è avvenuto ieri con del presunto esplosivo che sarebbe stato trovato nei pressi di un gasdotto verso l’Ungheria, in Serbia, altro Stato satellite della Russia, che pure, stando alle parole del Ministro Tajani, per il nostro governo avrà la precedenza rispetto all’Ucraina nel percorso di adesione all’UE.
Vista anche la recente nomina di un putiniano doc come Maurizio Marrone (grande sostenitore, tra le altre, delle repubbliche separatiste del Donbas) alla vice presidenza della Regione Piemonte, su indicazione del Suo partito, da cittadino chiedo cortesemente di sapere quale sia il reale posizionamento internazionale del nostro paese, quale livello di condivisione e compromissione esista tra Italia e le varie colonie di Mosca e se la “fasciorussificazione” dell’Ungheria che lei sta attivamente supportando debba intendersi come modello che Lei intende perseguire anche per il nostro paese.
Consapevole del fatto che non avrò mai una risposta, la saluto cordialmente.
You’ve read heaps about the Strait of Hormuz recently.
This visual guide by Al Jazeera features cool maps (worth skimming over even if you’ve done your research already). Source: https://t.co/Tw5EvqY7nd
Vorrei capire le logiche che stanno dietro questa decisione del Ministero. Quella di Giulio Regeni non dovrebbe essere una battaglia di una sola parte, l’intervento di Domenico Procacci al TG3.
The lead article in #LePoint from #France (“The Great Heist”)is an extensive investigation into the intersection of Trump’s second term and his and family’s private business interests. The report argues that the White House under Trump has shockingly been transformed into a "cash machine" for the #Trump family and their associates.
Key themes of the article include:
1. The "Crypto-President": The report examines how the administration’s shift toward pro-crypto policies coincided with the launch of Trump-branded digital assets and "World Liberty Financial," alleging that regulatory decisions are being influenced by the President's personal holdings.
2. Insider Trading Allegations: Le Point investigates "troubling" market fluctuations that occur immediately following the President's social media posts or policy announcements. It suggests that a small circle of "insiders" may be profiting from prior knowledge of these shifts.
3. Real Estate & Private Clubs: The article details how foreign delegations and lobbyists continue to frequent Trump-owned properties (like Mar-a-Lago), creating a system where access to the Commander-in-Chief is effectively a commercial transaction.
4. The "Trumpification" of Washington: Beyond the money, the article describes an "aesthetic of power," where the President’s personal brand—symbolized by the gold coin shown on the cover—is being merged with the official symbols of the American state as the country approaches its 250th anniversary.
The tone of the piece is highly critical, framing these actions not just as ethical lapses, but as a systematic "heist" of democratic norms for private gain.
Former Israeli Prime Minister Ehud Olmert said Saturday that Jews are committing killings, "ethnic cleansing," and "crimes against humanity" in the West Bank https://t.co/lowYaQ25ta
Elections in Hungary are a global challenge for Russia.
The fight for Viktor Orban's victory is a true existential politial war for Russia. Orban's defeat would mean losing control over Central and Eastern Europe for Russia. That would mean to breaking up the construct Russia has spent years building. If Orban remains in power, Russia would be able to influence negotiations both with the EU and US, including negotiations about Ukraine.
Thus, Russian political strategists and Russian special services, equipped with Russian money, will do anything they can to provide victory for Orban. Their actions are directed at changing the dynamics of the elections race - according to polls, opposition Tisza party is ahead of the currently leading Fidesz party. Looks like the closer to election day, the more dangerous their actions and methods will become.
Election day in Hungary is exactly one week from now, on April 12.
Nazionale, la richiesta dei calciatori prima della Bosnia: un premio da 10mila euro per la qualificazione. Necessario l'intervento di Gattuso per far desistere i suoi giocatori
https://t.co/QIYpFMX7zt
@SBidimedia Che i voti dei giovani orientati a sinistra sia più per AVS che per 5S è un bel segnale .
P.S. Io non voterei mai per AVS ( forse lo avrei fatto 55 anni fa ) .
Molto interessante. Orban in questi 16 anni non ha lasciato niente al caso: ha costruito un labirinto di trappole istituzionali pensate apposta per paralizzare il successore, anche se Peter Magyar e Tisza dovessero vincere le elezioni del 12 aprile. Il cuore di tutto sono le leggi cardinali del 2011, quelle che toccano giustizia, media, sistema elettorale, finanze pubbliche, politica familiare e chiesa: si cambiano solo con i due terzi del Parlamento. Tisza, realisticamente, avrà al massimo la maggioranza semplice e resterà con le mani legate su quasi tutto. Poi ci sono le nomine chiave: la Corte Costituzionale ha tutti e 15 i giudici piazzati da Fidesz (uno è pure un ex ministro della Difesa di Orban), la Curia è guidata da Andras Varga, il Consiglio di Bilancio ha tre fedelissimi nominati per 6-12 anni che possono bocciare qualsiasi bilancio. Il presidente Tamás Sulyok resta in carica fino al 2029 e, dopo le modifiche di dicembre, può rimandare indietro le leggi, mandarle alla Corte o addirittura sciogliere il Parlamento se non passa il budget. Aggiungici i 18 miliardi di fondi UE ancora congelati (per sbloccarli servono riforme entro agosto, ma di nuovo con quella supermaggioranza impossibile) e KESMA, la fondazione del 2018 in cui sono finite centinaia di testate locali e nazionali: cambiare il panorama mediatico è praticamente vietato senza i due terzi.Per finire, le casse sono già state svuotate con i sussidi pre-elettorali (hanno bruciato metà del deficit previsto per il 2026 solo a febbraio). Magyar rischierebbe di trovarsi con una macchina statale ostile, conti in rosso e un’opposizione che può ostruire tutto dal Parlamento o dalla strada, come facevano loro dal 2006 al 2010 .In pratica Orban può perdere le elezioni e continuare a comandare dall’ombra. Roba da manuale di ingegneria del potere. Leggetelo, secondo me vale la pena
⚫️ Ecatombe nel Mediterraneo nel silenzio della politica
Almeno 104 persone sono morte negli ultimi 3 giorni nel Mediterraneo centrale. 19 cadaveri sbarcati oggi dalla Guardia Costiera a Lampedusa, morti di freddo.
https://t.co/jb1V7uOFAE
A Reuters/Ipsos poll found that about two-thirds of Americans want the U.S. to end its involvement in the Iran War quickly, even if it means not achieving its goals.
Only 27% support continuing the war until objectives are met.
The Dalai Lama has joined Pope Leo XIV in condemning the Trump administration's Iran war:
"History has shown us time and again that violence only begets more violence and is never a lasting foundation for peace."
Mentre il Papa spiega che la fede deve disarmare le parole e i comportamenti , la Leghista ci dice che è buona cosa invocare la fede per giungere alla vittoria ( seppur , nel caso , incruenta ).
La UEFA multa la Stella Rossa di Belgrado per una coreografia con un’icona cristiana e la frase: “Che la nostra fede vi conduca alla vittoria”.
Un’ammenda che ignora le radici giudaico-cristiane dell’Europa, parte fondamentale della nostra storia e cultura