Articolo 3: L'uguaglianza formale e sostanziale, senza distinzione di razza o opinioni politiche.
È la risposta diretta alle leggi razziali del 1938, alle discriminazioni ideologiche e al confino politico per i dissidenti.
Giuristi del calibro di Calamandrei, Mortati e Basso decisero di non fare una legge d'opinione.
Capirono che per superare la dittatura fascista bisognava smantellarne i meccanismi pezzo per pezzo.
Una Carta è scritta interamente "al contrario" rispetto alle leggi del Ventennio.
Il monarchico Lucifero propose una Costituzione "afascista" (cioè neutra), scatenando la reazione dei leader della sinistra come Basso e Togliatti.
Ma la scelta finale fu ancora più profonda: scrivere una Carta in positivo.
Non ciò che l'Italia NON è, ma ciò che VUOLE essere.
La matrice è scritta lì.
Ma la Costituzione non si ferma a un divieto formale.
I Padri Costituenti non hanno inserito la parola "antifascista" nei principi fondamentali non per mancanza di coraggio o per un compromesso al ribasso, ma per una scelta ben precisa.
Partiamo dal testo.
In effetti la parola esatta "antifascista" nella Carta non c'è.
Ma c'è il suo sinonimo storico e giuridico più pesante.
Nella XII Disposizione transitoria e finale c'è: il divieto, "sotto qualsiasi forma", di riorganizzazione del disciolto partito fascista.
Capita spesso di leggere che "nella Costituzione italiana non c'è traccia della parola antifascista".
È un'affermazione piuttosto diffusa, usata spesso per sminuire il valore della Resistenza.
Ma contiene un grosso errore di fondo.
Proviamo a fare un po' di chiarezza.
Dimenticavo.
Per quelli che oggi parlano del comunismo con troppa disinvoltura (intonando cori da stadio nei congressi politici), ricordiamo un dettaglio istituzionale.
Ogni volta che un ministro o un premier giura fedeltà alla Repubblica, giura su un testo che porta tre firme.
Accanto a quelle di Enrico De Nicola (liberale) e di Alcide De Gasperi (democristiano), c’è una firma decisiva per la nascita di questa democrazia.
È quella del Presidente dell'Assemblea Costituente: Umberto Terracini.
Che era un comunista di ferro.
Terracini passò ben undici anni nelle carceri fasciste e al confino proprio per le sue idee.
Eppure, nel 1947, fu l'arbitro imparziale e il garante dello straordinario compromesso democratico che ha unito il Paese.
Quella firma dimostra che la Costituzione è nata includendo chi il fascismo lo aveva combattuto, pagando di persona.
Equiparare tutto nel solito "calderone" ideologico significa ignorare la storia.
Perché, come diceva Sandro Pertini nel 1979...
"Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza.
Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi."
La memoria va custodita.
Sull’ipotesi di ingresso di Kyiv nell’UE si è scatenato un circo che la dice lunga su quanto il nostro paese resti fondamentalmente un’Italietta senza visione, fatta di piccole bottegucce e orticelli da proteggere, gestita da venditori di pentole di varia fatta che si atteggiano a statisti.
Salvini ad esempio ha fienili e trattori a cui dover rendere conto, quindi non dice che l’eventuale ingresso di un colosso agricolo come l’Ucraina sarebbe inevitabilmente accompagnato da norme di adattamento che impedirebbero di dirottare a est tutti i fondi del PAC.
Conte ha la scusa della “pacieh” e spiega che tirare dentro un paese in guerra ci trascinerebbe tutti nel conflitto. Ma lo può dire chi non ha mai letto l’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea, che parla, si, di mutua assistenza, ma lasciando ai governi la scelta dei mezzi, che possono consistere anche in un supporto economico, umanitario e militare, cioè quello che facciamo già.
L’uscita più interessante, però, mi pare quella di @StefanoFassina, il quale al @fattoquotidiano (e a chi sennò?) dichiara che far entrare l’Ucraina ed altri, immetterebbe sul mercato 70-80 milioni di lavoratori sottopagati che rischierebbero di creare un gigantesco dumping sociale.
Ovviamente, si tratta di numeri completamente campati in aria. Le uniche candidature immaginabili al momento si limitano infatti all’Ucraina e ai paesi balcanici, che in totale contano 56 milioni di abitanti. Il che significa tra i 22 ed i 24 milioni di lavoratori. Lo stipendio medio in questi paesi non è di 400, ma di 600-850 euro. Ora, faccio presente a Fassina che tra il 2004 ed il 2007 sono entrati a far parte dell’UE 12 paesi, che hanno portato in dote 45 milioni di lavoratori (cioè il doppio di quelli degli stati in attesa), con un gap stipendiale di gran lunga superiore a quello degli attuali candidati. Nonostante questo la mobilità interna negli anni successivi si è limitata a circa 4-5 milioni, i quali hanno per lo più occupato posizioni scoperte. Inoltre Fassina dimentica che 6 milioni di Ucraini si sono già spostati all’estero nei primi mesi di guerra e molti di loro si sono integrati. È dunque probabile che a seguito di un ingresso nell’UE, con le nuove opportunità che gli investimenti comporterebbero, si determinerebbe semmai un esodo al contrario, cioè un rientro di milioni persone in patria. Quelli di Fassina sono quindi numeri sparati a caso che servono a giustificare la chiusura antieuropeísta dell’intervista, nella quale spiega che l’idea di ammettere Kyiv è un modo con cui le élite politiche di Bruxelles puntano a sopravvivere attraverso uno status di guerra permanente. Il fatto che si ritrovi a dire roba tipo “prima gli italiani” e “Europa guerrafondaia” come un Vannacci qualsiasi non sembra sembra destare in lui alcun turbamento.
Un cenno lo meritano infine anche le parole del Ministro @GuidoCrosetto, che devo dire sono state per me la delusione peggiore di tutte. Non perché i timori legati alle sfide che un ingresso dell’Ucraina siano infondati, ma per l’approccio opportunista e la totale mancanza di strategia che le sue parole rivelano. Affermare che Kyiv non può entrare ma può fare con noi accordi sulla difesa vuol dire semplicemente tenere un intero paese fuori dalla porta e pretendere che ti dia solo quello che ti serve. Inoltre dire che la guerra è un ostacolo anziché immaginare che l’Europa sia il mezzo migliore per concluderla lancia un messaggio pericoloso a Vladimir Putin. E cioè che se vuole impedire che paesi come l’Armenia e la Moldova entrino nell’UE è proprio la guerra lo strumento che deve utilizzare, perché è l’unico in grado di arrestare il processo. Sarebbe inoltre la vera ricompensa per i 12 anni di aggressione all’Ucraina, iniziata proprio per impedire l’avvicinamento all’UE. Chiedo a Crosetto: se ancora una volta confermiamo allo zar che aggredire, uccidere e bombardare paga, come possiamo pretendere che smetta di farlo?
Dopo un’ora e mezza di dibattito tosto e stimolante con gli studenti della Bicocca, due ragazzi di “Cambiare rotta” hanno deciso di interromperci — non per confrontarsi, ma per accusarmi di essere un europeista e un guerrafondaio (perché parlo di difesa comune). Poi sono andati via prima di ascoltare qualsiasi considerazione.
Quello che ho detto al resto della sala è che non ho mai rifiutato di discutere con un contestatore in vita mia. Perché il confronto, anche duro, anche scomodo, è esattamente il motivo per cui vale la pena vivere in Europa. In altri posti, proprio queste cose non sarebbero ammesse. Qui devono esserlo. Sempre.
ULTIM'ORA: Lo hanno impiccato! È atroce! Terribile! Orribile! Rivoltante! La Repubblica islamica ha impiccato Amirhossein #Hatami, 18 anni.
Sì, il brutale regime iraniano, come le squadracce delle SS naziste! Questa mattina, subito dopo il discorso del presidente Trump, all'alba, in nome di Allah, il regime iraniano ha impiccato anche questo giovane manifestante di 18 anni.
Trump aveva detto che non ci sono più leader radicali in #Iran. No, in #Iran ci sono al poter leader molto radicali come ci sono sempre stati. In Iran c'è al potere da 47 anni un sistema terroristico che si chiama "Repubblica islamica che giustizia i propri figli per rimanere al potere.
Il "crimine" di Amirhossein? Aver rivendicato libertà, dignità e una vita normale come quella dei suoi coetani in occidente. È stato impiccato dopo un brevissimo processo farsa, senza alcun assistenza legale. Nessuno in occidente gli ha dato voce nonostante lo abbiamo denunciato per giorni da questo account. Nessun processo equo. Nessun ultimo saluto alla sua famiglia. Torturato e impiccato dopo una confessione estorta alla televisione di Stato, dopo essere stato torturato per essere costretto ad ammettere un crimine che non aveva mai commesso.
Ora, nelle carceri iraniane ci sono altre centinaia di giovani come lui che sono condannati a morte.
Il cuore si sta spezzando!
L'#Ue ha dimenticato Osman Kavala. È assurdo il fatto che la #Turchia detenga ancora in prigione il filantropo e attivista dei diritti umani #Kavala. #Ankara sta operando un suo processo di russificazione con una magistratura eterodiretta dalla presidenza della repubblica. La Turchia continua a non rispettare le sentenze della #Cedu, pur facendo parte del Consiglio d'Europa e dunque sottoscrittrice della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.
Il 25 marzo, all'udienza tenutasi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo in merito alla seconda richiesta di scarcerazione dell'attivista per i diritti umani Osman Kavala, gli avvocati del filantropo e i rappresentanti del governo hanno presentato oralmente le loro argomentazioni. La Corte annuncerà la sua decisione a breve.
Nella sua decisione del 2019 relativa al suo arresto, la Cedu stabilì che la detenzione senza prove di Kavala era politicamente motivata e che costituiva una grave violazione dei diritti umani e per questo ne chiese l'immediata scarcerazione.
Nella sentenza del 2022, la Cedu constatò che la Turchia non aveva soddisfatto i requisiti della prima sentenza e ribadì che la perdurante detenzione di Kavala rappresentava una gravissima violazione dei suoi diritti umani.
Il rispetto delle decisioni della Cedu e della Corte costituzionale turca è un obbligo costituzionale per la Turchia. Il Consiglio d'#Europa dovrebbe procedere con urgenza nel processo di espulsione della Turchia dalla principale organizzazione internazionale europea per la difesa dei diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Occorre prendere atto che la Turchia non è un paese democratico. @FreeOsmanKavala
Un invito a leggere il mio articolo per @HuffPostItalia su @NasrinSotoudeh. "Storia esaltante e devastante di una grande donna". Buona lettura!
https://t.co/QoRqZ02BKN
L’avvocata dei diritti umani è stata di nuovo arrestata dal regime iraniano. Trent’anni di persecuzione, condanne, frustate a un’attivista che, dalla Nobel Shirin Ebadi a Vida Movahed, “la ragazza della Via Enghelab”, ha difeso molti simboli della resistenza alla tirannia.
"Mentre la Repubblica islamica conduce una guerra parallela, quella al suo interno che vuole vincere ad ogni costo per poter sopravvivere, l’avvocata Nasrin #Sotoudeh torna ad essere il bersaglio privilegiato del regime iraniano: la prima linea di una guerra che non può permettersi di perdere.
Questa strategia volta a mantenere il controllo interno, nel paese, ha determinato la riduzione al silenzio di una delle voci più insidiose per il futuro della Repubblica islamica che continua in modo serrato ad arrestare, soprattutto intellettuali, e a praticare torture, impiccagioni per annichilire la popolazione e spezzarne ogni velleità di resistenza.
Nasrin Sotoudeh resiste come tantissimi altri avvocati e intellettuali perché sa che la feroce repressione interna non è semplicemente una reazione alla crisi determinatasi col devastante attacco americano e israeliano subito, ma riflette una strategia deliberata volta appunto a garantire la sopravvivenza del regime. Combinando l'applicazione delle ferree misure di sicurezza nelle strade con una estenuante pressione psicologica, con l'uso strategico delle risorse militari e la creazione di “scudi umani”, Teheran spera di restare saldamente al potere e trovarsi davanti, dopo il conflitto, una popolazione così stremata da non avere più i mezzi e la forza per lottare per un cambio di regime.
[...]
L'insistenza di Sotoudeh sull’affermazione dello stato di diritto e la sua incessante lotta contro l'oppressione l'hanno resa un simbolo della lotta delle resistenti e dei resistenti partigiani in #Iran.
Per una lettura completa, proseguire su Huffington Post...
Impiccato stamattina all'alba al grido di "Allahu Akbar"!
Mohammad Amin #Biglari, un giovane manifestante di appena 19 anni.
Torturato, costretto a confessare reati mai commessi.
Sono centinaia i detenuti in attesa della forca in #Iran.
I manifestanti come Mohammad Amin, partigiani della libertà, sono colpevoli di voler vivere come vivono i loro coetani in occidente. Vogliono vivere in una società aperta: libera, democratica e laica.
Sono accusati di "guerra contro dio", condannati a morte in processi farsa durati solo pochi secondi e senza l'assistenza di un legale. L'ordinamento giuridico iraniano non riconosce il diritto alla difesa. La Repubblica islamica è come l'#Isis, come la mafia: una istituzione corrotta basata sul terrore e la legge islamica.