Oggi ho deciso di indossare il burqa e attraversare Milano. Non per provocare. Non per deridere. C’è ben poco da ridere. Ma per capire, sulla mia pelle, cosa significa vivere una giornata intera con il volto il corpo, l’identità e i sensi negati. Camminare. Mangiare. Comprare. Respirare. Fare gesti semplici che per noi sono scontati e che, così, diventano faticosi, innaturali, umilianti, degradanti.
Questo non è un gioco. È un esperimento di realtà. Perché la libertà non è un concetto astratto: è fatta di cose concrete. E quando viene tolta, lo si capisce subito. Si soffoca.
E comunque, nonostante fossi tutta nascosta e siano in vigore in Italia leggi che vietano il travisamento, nessuno mi ha fermata per identificarmi. Lo trovo grave e preoccupante. Possiamo fare tutti i decreti sicurezza che vogliamo, ma le leggi sono inutili se manca l’applicazione. Le norme già ci sono, assente è l’esecuzione. Questa è la vera crepa nella nostra sicurezza.
MOVIMENTO DELLE BANDIERE
Il potere che non conosce limite
«L’unico limite al mio potere è la mia moralità»
La frase è questa. Nuda. Senza attenuanti. Non è una scivolata, non è un’iperbole. È una frase che non cerca scampo, che non chiede interpretazioni benevole. Dice una cosa sola: non esiste nulla fuori da me che possa fermarmi. Nessuna legge, nessuna istituzione, nessun controllo.
Solo ciò che io, in quel momento, mi concedo di ritenere giusto.
Quando Donald Trump parla così, non sta elaborando una teoria. Sta mostrando un’idea del mondo. Sta chiedendo al paese di fidarsi non delle regole, ma del suo carattere. Il limite non è pubblico, non è condiviso, non è verificabile. È interno. È suo. Ed è sempre così che il potere comincia a perdere vergogna.
In quella frase c’è una pretesa precisa: il potere come identità personale. Non come funzione, non come mandato temporaneo, ma come estensione dell’io. Thomas Hobbes aveva immaginato un potere enorme, concentrato, persino spaventoso. Lo aveva fatto per una ragione chiara: impedire che la società precipitasse nella guerra di tutti contro tutti. Il suo sovrano era un argine. Qui l’argine non c’è. Il potere non contiene, occupa. Non protegge, si espande. È Hobbes privato della responsabilità, ridotto a puro istinto di comando.
Quando il potere smette di essere strumento e diventa identità, cambia natura. Non serve più a tenere insieme. Serve a confermare chi lo esercita. Ed è qui che affiora un’altra ombra, più vischiosa, più pericolosa. Friedrich Nietzsche non come autore letto o capito, ma come fantasma storico. L’idea che il valore nasca dall’individuo forte, che non esistano limiti esterni, che la morale sia un affare interno. È questa versione semplificata e brutalizzata che il Novecento ha trasformato nel carburante del fascismo. Il capo che si fa misura di tutto. Il capo che non risponde. Il capo che scambia la forza per verità. Trump non teorizza nulla. Agisce. E in politica la pratica pesa più delle parole.
A destra amano immaginarsi eredi dell'impero romano, amano evocarlo come simbolo di ordine e grandezza. Ma l’Impero, quello reale, è il luogo storico in cui il potere, quando il limite diventa interno, personale, emotivo, smette di governare e comincia a divorare. Lo Stato non è più una struttura. È un riflesso dell’ego di chi comanda.
Gli imperatori nella fase della degenerazione, Caligola, Nerone, non erano anomalie pittoresche. Erano l’esito naturale di un sistema in cui il confine tra pubblico e privato si era dissolto. La legge seguiva l’umore. Il comando diventava spettacolo dell’io. Il potere non serviva più a governare, ma a sentire, a possedere, a prendere. Quando Trump dice che il suo limite è la sua moralità, sta dicendo esattamente questo: io sono il confine. Io sono la misura. Io sono lo Stato.
A rendere tutto più torbido c’è il linguaggio religioso. Trump si percepisce, e viene raccontato, come un prescelto. Un mandato che viene dall’alto. Non è fede. È una strategia antica. Gli imperatori romani si facevano divinizzare per sottrarsi al giudizio degli uomini. Trump non chiede templi, ma fedeltà. Se il potere viene da Dio, allora nessuna istituzione umana può limitarlo. Chi critica non è un avversario politico. È un empio.
È qui che Immanuel Kant entra come linea di frattura. Kant aveva capito che affidare il limite del potere alla coscienza del governante significa rinunciare alla libertà. Significa sperare nella bontà del capo. Ma la speranza, in politica, è una resa. Le democrazie esistono per togliere al potente la possibilità di decidere da solo quando fermarsi. Trump, con una frase, cancella questa architettura e chiede di essere creduto.
La similitudine con gli imperatori romani arriva fino alla materia più concreta, quella che non ha bisogno di interpretazioni sofisticate. Trump usa il potere per arricchire se stesso e la sua famiglia. Non come incidente, ma come metodo. Pubblico e privato fusi. La carica come leva di accumulazione. È la logica predatoria dell’Impero: il potere come bottino. Prendere tutto finché si può. Senza misura. Senza vergogna.
Qui l’egocentrismo smette di essere un tratto caratteriale e diventa fame. Una fame rapace, mai sazia. Denaro, consenso, immunità, adorazione. Acchiappare tutto ciò che è possibile acchiappare. E chi prova a mettere un limite diventa un nemico.
«L’unico limite al mio potere è la mia moralità»
Quando il potere arriva a dire questo, non siamo davanti a una deviazione momentanea. Siamo davanti a una dittatura moderna che non ha bisogno di stivali né di parate. Una dittatura che mantiene le elezioni, ma svuota le regole. Che lascia in piedi le istituzioni, ma le piega. Che non sospende la democrazia, la consuma dall’interno. È un fascismo nuovo, senza dottrina e senza pudore, fondato sull’ego del capo, sulla fede personale, sull’idea che il limite sia un difetto e non una garanzia. E come ogni potere imperiale che si riconosce solo in se stesso, si circonda di braccia armate che non rispondono alla legge, ma alla volontà.
La Immigration and Customs Enforcement diventa così la forza armata privata del nuovo imperatore, pretoriani senza uniforme rituale, autorizzati a uccidere e poi essere assolti dal potere, liberi di deportare senza prove, di esercitare forza senza responsabilità. Non uno strumento dello Stato, ma una guardia personale. Non un apparato di legge, ma una milizia di fedeltà. È la stessa logica che teneva in piedi Caligola: uomini armati pronti a difendere il capo fino alla morte, perché il capo è la legge. Non governa. Preda. Non costruisce. Accumula.
Quando il potere diventa questo, la storia non lascia alternative: non produce ordine, produce obbedienza. Non produce grandezza, produce macerie.
My husband is a woodworker and no one buys anything in his workshop, he gets very upset. Recently he opened his store and people are interested in it, and now we have a baby boy and he made a cradle like this for him. He would be very happy if you could say a few kind words.
Credit - Katie Thomson
Quando George, a 79 anni, andò in pensione, non comprò un campo da golf né una comoda amaca. Invece, appese un cartello fatto a mano alla finestra del suo garage:
«Oggetti rotti? Portali qui. Gratis. Solo tè e due chiacchiere.»
I vicini, nella stanca città industriale di Maple Grove, pensarono che fosse impazzito.
— Chi ripara le cose gratis? — borbottava il barbiere.
Ma George aveva un motivo profondo. Sua moglie Ruth, per decenni, aveva rammendato cappotti lisi e riparato cornici rotte per chiunque bussasse alla sua porta.
— Lo spreco è un’abitudine, diceva lei. La gentilezza è la cura.
Era morta l’anno prima. E le mani di George, rimaste senza il loro scopo, cercavano qualcosa da aggiustare. Qualcosa che lei avrebbe voluto sistemare.
La prima a presentarsi fu Mia, otto anni, che trascinava una piccola automobile giocattolo con una ruota staccata.
— Papà dice che non possiamo comprarne un’altra, mormorò.
George si mise a frugare nella sua vecchia cassetta degli attrezzi, canticchiando sottovoce. Un’ora dopo, la macchina tornava a sfrecciare — stavolta con un tappo di bottiglia al posto della ruota e un po’ di nastro argentato.
— Adesso è un’edizione speciale, le disse strizzando l’occhio.
Mia se ne andò sorridendo, ma sua madre rimase ancora un momento.
— Potrebbe… sistemare un curriculum? — chiese piano. Da quando ha chiuso la fabbrica, non riesco più a trovare lavoro.
— Mamma dice grazie per il colloquio.
Poi arrivò l’intimazione.
— Attività non autorizzata, dichiarò un ispettore comunale. Sta violando il regolamento urbano.
Il sindaco di Maple Grove, un uomo con il cuore a forma di foglio Excel, ordinò a George di chiudere il suo piccolo laboratorio.
La mattina seguente, una quarantina di vicini si radunò nel suo giardino. In mano avevano tostapane rotti, coperte strappate e cartelli con scritto:
«Aggiustate le leggi, non solo gli oggetti!»
Un giornalista locale realizzò un servizio: «Essere gentili è diventato illegale?»
Il sindaco fece marcia indietro. In parte.
— Se proprio volete aggiustare le cose, fatelo in centro. Affittate la vecchia caserma dei pompieri. Ma non aspettatevi garanzie.
La caserma si trasformò in un alveare di vita. I volontari la svuotarono, la tinsero di giallo sole e la ribattezzarono “Il Rifugio di Ruth”.
Ma la vera magia accadeva nelle conversazioni. Una vedova aggiustava una lampada accanto a un padre solo che rattoppava una ruota bucata. Parlavano di Ruth. Del dolore. Della speranza.
La settimana scorsa, George trovò una lettera nella cassetta postale. Era di Mia, oggi sedicenne, tirocinante in un laboratorio di robotica:
«Mi ha insegnato a vedere il valore in ciò che è rotto. Sto progettando un braccio protesico alimentato a energia solare.
P.S.: L’automobilina funziona ancora!»
Oggi, dodici città dello stato hanno il proprio Fix-It Hub. Nessuno chiede denaro. Ovunque si offre del tè.
Curioso, vero? Come un uomo con un cacciavite possa contribuire a ricostruire un mondo.
Happy Birthday, Venice! ✨
According to ancient manuscripts, Venice was founded on March 25, 421—an incredible 1,604 years ago!
Over a millennium and a half of endless charm, amazing art, and captivating mystery
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There's more to ancient amphitheaters than the Colosseum.
The Roman Empire, alone, built over 230 arenas, theaters and stadiums.
So here are some of the very best ones... 🧵
1. Pula Arena, Croatia (68 AD)